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	<description>Sito gestito da Roberto Paura.</description>
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		<title>Il Fantsy e le Clamp</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 20:46:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Romanello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

I manga e gli anime sono un settore vastissimo, che comprende opere di vari genere e anche, va detto, di varia qualità, anche se ci sono personaggi e filoni che sono entrati ormai nella leggenda.
Il genere fantasy non è quello che forse viene in mente per primo quando si pensa alle produzioni a fumetti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1190&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2013/01/clamp_fantasy.jpg"><img class="size-medium wp-image-1191 aligncenter" title="clamp_fantasy" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2013/01/clamp_fantasy-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I manga e gli anime sono un settore vastissimo, che comprende opere di vari genere e anche, va detto, di varia qualità, anche se ci sono personaggi e filoni che sono entrati ormai nella leggenda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il genere fantasy non è quello che forse viene in mente per primo quando si pensa alle produzioni a fumetti e in animazione del Paese del Sol levante, ma è comunque ben rappresentato, con opere che riprendono tematiche delle leggende orientali o che si rifanno alla tradizione occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Emblematiche sonodue opere delle autrici Clamp, tra le più amate degli ultimi vent’anni, forse anche solo per il fatto che hanno saputo trasformarsi da fan sfegatate a mangaka: le due opere in questione sono tra le prime e forse le migliori, e sono <em>Rg Veda </em>e <em>Magic Knight Rayearth</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rg Veda</em>, uscito in manga dal 1989 al 1995, tradotto in due diverse edizioni in italiano e alla base anche di un OAV del 1991, si rifà alla mitologia indiana, complessa, intricata, a volte sensuale, ricca di dei, eroi, guerrieri, restituita dalle Clamp con un disegno elegante che richiama a tratti maestri come Mucha e Klimt. Nelle pagine dei dieci volumetti rivive la saga di Ashura, essere asessuato che deve affrontare il tirannico Taishakuten, con un gruppo di compagni formati dalle due guerriere Kendappa-oh e Sohma, dal dio Yasha-o, dall’eroe Ryu-o, dal demone Kujaku, dal quasi angelo Karura-o. Una storia ricca di fascino e di interesse, per gli amanti del fantasy ma anche per chiunque sia interessato alla cultura orientale e alle sue tematiche: per la cronaca la versione narrata dalle Clamp non è quella originale dei libri sacri indiani, ma una rivisitazione giunta in Giappone attraverso Corea e Cina. Da sottolineare come l’elemento fantasy sia molto rispettoso di atmosfere e trama, e non stravolga un universo remoto che rivive in splendide e curatissime tavole.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Magic Knight Rayearth</em>, pubblicato tra il 1993 e il 1995, trasposto poi in animazione sia in tv che in una versione modificata in OAV, è visto da molti come un clone del più celebre <em>Sailormoon</em>, ma in realtà una storia ben più complessa. Partendo dal tema della ragazzina, anzi delle ragazzine, visto che sono ben tre, che vengono risucchiate in un mondo alternativo, che da Alice in poi ha dato tanti spunti, le Clamp costruiscono un mondo fantasy, con reminescenze delle fiabe occidentali, del fantasy alla sword and sorcery venuto fuori con Tolkien, ma anche con richiami all’iconografia orientale, al tema della ragazza guerriera, popolare in Oriente con i wuxpian e introdotto in Occidente nel genere con i romanzi di Marion Zimmer Bradley. La storia si svolge come la classica quest: Umi, Fuu e Hikaru, tre studentesse in visita sulla torre di Tokyo, vengono risucchiate nel mondo di Cefiro, dove devono affrontare varie prove per salvare la principessa Emeraude. Ma il loro scopo finale si rivelerà ben diverso e più tragico, e questo non sarà l’unico viaggio delle tre eroine per caso in quella terra popolata di magia e di luoghi fiabeschi. Forse più commerciale di <em>Rg Veda</em>, <em>Magic Knight Rayearth </em>non è comunque meno interessante, e risulta essere un interessante modo per rivisitare da una prospettiva nuova riti e miti del mondo fantasy.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a queste due opere le Clamp si sono dedicate a esplorare altri aspetti del fantastico, dall’apocalittico <em>X: 1999</em> alle maghette in salsa zen di <em>Card Captor Sakura</em>, dall’horror <em>Tokyo Babilon </em>alla rilettura fiabesca <em>Miyuchi-chan in Wonderland</em>, per citare solo alcune delle loro opere. Ma se si cercano suggestioni fantasy le si trovano innanzitutto in <em>Rg Veda </em>e <em>Magic Knight Rayearth</em>, due opere che mostrano la ricchezza contenutistica delle autrici, capaci di pescare da tanti immaginari e rielabolarli in maniera originale.</p>
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		<title>Il fantasy secondo Hayao Miyazaki</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 21:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Romanello</dc:creator>
				<category><![CDATA[ALTRI FABBRICANTI]]></category>
		<category><![CDATA[hayao miyazaki]]></category>
		<category><![CDATA[i racconti di terramare]]></category>
		<category><![CDATA[ponyo sulla scogliera]]></category>

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Hayao Miyazaki è ormai riconosciuto, anche dai non addetti ai lavori e dai non otaku, come il maestro dell’animazione giapponese, per la cura e la qualità dei suoi film, tra l’altro tra i pochi in animazione tradizionale ancora presenti nelle nostre sale, dove però hanno spesso distribuzioni carenti.
Miyazaki ha parlato nelle sue opere di ecologia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1186&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/12/miyazaki.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1187" style="margin: 1px;" title="miyazaki" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/12/miyazaki-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a>Hayao Miyazaki è ormai riconosciuto, anche dai non addetti ai lavori e dai non otaku, come il maestro dell’animazione giapponese, per la cura e la qualità dei suoi film, tra l’altro tra i pochi in animazione tradizionale ancora presenti nelle nostre sale, dove però hanno spesso distribuzioni carenti.</p>
<p>Miyazaki ha parlato nelle sue opere di ecologia, pacifismo, rapporti tra le generazioni, cooperazione, e in diversi casi ha usato storie fantasy per sostenere questo, con risultati sempre buoni, capaci di interessare e essere graditi anche a chi non amava particolarmente l’animazione giapponese, considerandola troppo dozzinale e commerciale.</p>
<p>Era fantasy il primo film in cui Hayao Miyazaki si distinse come artista, e cioè <em>La grande avventura di Hols</em>, tradotto in italiano come <em>La grande avventura del piccolo principe Valiant</em>, una fiaba nordica, cupa e affascinante, del 1968, diretta dall’amico Isao Takahata, dove lui cura la scenografia, portando in un mondo di ghiacci eterni e forze diaboliche, dove un giovanissimo eroe si incontra e allea con la sorella del perfido mago Grunwald.</p>
<p>Era una rilettura fantasy di una celebre fiaba il secondo film a cui Miyazaki lavorò, stavolta come animatore, è cioè <em>Il gatto con gli stivali</em>, sempre del 1968, per molti l’inizio dell’animazione giapponese contemporanea, delizioso mix tra la storia di Perrault e altre europee, a cominciare da <em>Il lago dei cigni</em>.</p>
<p>Ma la vena fantasy di Miyazaki emerge presto in altre produzioni: <em>Conan il ragazzo del futuro</em>, la serie del 1978, è più un post apocalisse atomica anche se tutti si ritrovano a vivere in condizioni che ricordano il Medio Evo, ma <em>Lupin e il castello di Cagliostro </em>del 1979 ambienta le avventure del celebre ladro scalcagnato in un’atmosfera tra l’operetta e la fiaba.</p>
<p>Del resto, è fantasy l’opera forse più famosa di Miyazaki, <em>Nausicaa nella vale del vento</em>, in manga e animazione, del 1984, dove in un futuro post atomico diventato simile ad un Medio Evo con forti aree di contaminazione, Nausicaa cerca di trovare un equilibrio tra gil esseri umani, la Terra e le nuove creature, spesso spaventose, che si sono sviluppate dopo le guerre nucleari di millenni prima. Eroina a tutto tondo, guerriera della collaborazione e della pace, Nausicaa è ancora oggi uno dei suoi personaggi più amati.</p>
<p>Più steampunk che fantasy è invece <em>Laputa il castello nel cielo </em>del 1986, mentre il fantasy incontra la fiaba in <em>Il mio vicino Totoro </em>(1988), storia agreste di spiriti dalla forma di gattoni che confortano due bambine in campagna, e in <em>Kiki consegne a domicilio </em>(1989), dove una streghetta va a vivere in una città molto simile a quelle mitteleuropee per completare il suo addestramento.</p>
<p>Fantasy puro, in stile giapponese medievale è <em>La principessa Mononoke </em>del 1997, storia di una ragazza cresciuta dai lupi nella foresta, vicina agli spiriti elementali e pronta a difendere il suo mondo dall’industrializzazione incombente. Fiabesco, con forti elementi delle leggende giapponesi, è <em>La città incantata </em>del 2001, il film che fa vincere l’Oscar a Miyazaki come migliore lungometraggio animato, dove una bambina si trova a dover lavorare nelle terme stregate per salvare i genitori, rimasti prigionieri di un maleficio.</p>
<p>Un’altra fiaba di magia con incantesimi è <em>Il castello errante di Howl </em>del 2004, incontro e scontro tra un mago che vive in un castello sempre in movimento e una ragazza trasformata in donna anziana da un maleficio, ispirato ad un romanzo di Diana Wynne Jones, una delle ispiratrici di Jk Rawling per <em>Harry Potter</em>.</p>
<p>L’ultimo film di Miyazaki come regista, uscito nel 2008 in Giappone, è di nuovo di ambientazione fiabesca, <em>Ponyo sulla scogliera</em>, rivisitazione su un’isola giapponese della storia della Sirenetta, che va a sconvolgere le vite di un ragazzino e di alcuni ospiti di una casa di cura. Nel 2010 si è riservato il ruolo di sceneggiatore in <em>Arrietty Il mondo segreto sotto il pavimento</em>, adattamento di un altro libro per ragazzi, <em>I rubacchiotti </em>di Mary Norton, storia di folletti che vivono nelle case degli esseri umani prendendo per se stessi oggetti considerati di poco valore e gettati via.</p>
<p>Nel frattempo, sia pure con molti ostacoli da parte di suo padre, il figlio di Hayao Miyazaki, Goro, ha diretto nel 2006 <em>I racconti di Terramare</em>, tratto dalla saga di <em>Earthsea </em>di Ursula K. Le Guin, un fantasy più classico, fatto di magie, lotte, maledizioni e eroi. Il film non ha soddisfatto l’autrice, ma è tutt’altro che brutto e per la costruzione di un mondo senza tempo, veramente fantasy, con mille contaminazioni culturali. Da vedere se Goro Miyazaki vorrà riprendere in mano questi universi, il suo ultimo film, <em>La collina dei papaveri</em>, del 2011 è di ambientazione realistica.</p>
<p>Hayao Miyazaki non manca mai di portare avanti i discorsi che gli stanno a cuore e la sua filosofia di armonia e non prevaricazione, e l’uso del fantasy e della fiaba è funzionale al suo messaggio, senza mai essere pedante e noioso, capace di creare mondi di perfetto incanto che fanno riflettere e non estraniano soltanto. E questo non è poco.</p>
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		<title>&#8220;Gli Hobbit visti da Tolkien&#8221; di Ives Coassolo</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 21:27:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[effatà]]></category>
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		<description><![CDATA[
In occasione dell&#8217;uscita al cinema di Lo  Hobbit: Un viaggio inaspettato Effatà è lieta di presentare
Gli  Hobbit visti da Tolkien

di Ives Coassolo
96 pagine • ill. b/n •  cm 11 x 18 • brossura
Gli  Hobbit visti da Tolkien – Libro: € 8,00  • ISBN 9788874026890
Gli  Hobbit visti da  Tolkien [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1183&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<p><span style="font-family: Verdana; color: #000080;">In occasione dell&#8217;uscita al cinema di <em><strong>Lo  Hobbit: Un viaggio inaspettato</strong> </em>Effatà è lieta di presentare</span></p>
<p><em><span style="color: #800000;"><big><big>Gli  Hobbit visti da Tolkien<br />
</big></big></span></em></p>
<p><big><big>di Ives Coassolo</big></big></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><strong></strong><strong>96 pagine • ill. b/n •  cm 11 x 18 • brossura</strong><strong><br />
</strong><strong><span style="color: #800000;"><a href="http://editrice.effata.it/libri/9788874026890/gli-hobbit-visti-da-tolkien/">Gli  Hobbit visti da Tolkien</a><a> – <span style="color: red;">Libro</span></a>:</span> € 8,00  • IS</strong><strong>BN 9788874026890</strong><strong><br />
</strong></span><span style="font-family: Verdana;"><strong><span style="color: #800000;"><a href="http://editrice.effata.it/libri/9788874028245/gli-hobbit-visti-da-tolkien/"><span style="font-family: Verdana;"><strong><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Verdana;"><strong></strong></span></span></strong></span></a><span style="font-family: Verdana;"><strong><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Verdana;"><strong><span style="color: #800000;"><a href="http://editrice.effata.it/libri/9788874028245/gli-hobbit-visti-da-tolkien/">Gli  Hobbit visti da  Tolkien</a></span></strong></span></span></strong></span></span></strong></span><span style="font-family: Verdana;"><strong><span style="color: #800000;"><a href="http://editrice.effata.it/libri/9788874028245/gli-hobbit-visti-da-tolkien/"><span style="font-family: Verdana;"><strong><span style="font-family: Verdana;"><strong></strong></span></strong></span></a><span style="font-family: Verdana;"><strong><span style="font-family: Verdana;"><strong><a> – </a></strong></span></strong></span></span></strong></span><span style="font-family: Verdana;"><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: red;">eBook</span>:</span> € 4,99 </strong><strong>• ISBN 9788874028245</strong></p>
<p>Un libro che tratta della figura  di questi straordinari personaggi attraverso ciò che il loro autore, John R. R.  Tolkien, ha scritto nelle lettere con cui rispondeva ai suoi lettori e ai vari  personaggi che ruotavano intorno a lui. Ne esce una sorta di «dietro le quinte»  nei meandri più segreti de <em>Il Signore degli Anelli</em> e de <em>Lo  Hobbit</em>.<br />
</span><big><br />
<a href="http://www.effata.it/2013/01/GliHobbitINT.pdf">Leggi le prime  pagine</a><br />
<a href="http://www.effata.it/2013/01/GliHobbitINDICE.pdf">Leggi  l&#8217;indice</a></big></p>
<p><small><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: #000080;"><em>Gli Hobbit  sono il grande dono che Tolkien ha fatto alla letteratura mondiale. Essi  provengono direttamente dalla fantasia di Tolkien, e neanche lui saprebbe  spiegare da dove siano nati.</em><em><br />
</em><em>Li ha ricevuti in dono un giorno  d’estate di quasi ottant’anni fa e questo dono è stato rimesso in circolo dallo  scrittore inglese per la gioia dei lettori sparsi per il  mondo.</em><em><br />
</em></span><em><span style="color: #000080;">Diceva Borges che la  letteratura è uno dei nomi della felicità, e aveva ragione: gli Hobbit  rappresentano senz’altro il culmine di questa felicità. </span><br />
</em></span></small><small><span style="font-family: Verdana;"><br />
<span style="color: #000080;"><strong>Ives  Coassolo</strong></span> è laureato in Scienze dell’Educazione e vive a Luserna San  Giovanni (To). Alla sua professione di insegnante di religione abbina una grande  passione per il teatro e per la letteratura, in particolare per l’opera di  J.R.R. Tolkien. Nel 2007, con un gruppo di amici, ha dato vita all’Associazione  Sentieri Tolkieniani.</p>
<p></span></small><span style="font-family: Verdana;"><small>Il libro è impreziosito  dalle illustrazioni originali di <span style="color: #000080;"><strong>Valentina  Carbone</strong></span>: studentessa di scenografia, vive ad Avola (Sr) e spesso  passeggia nella Terra di Mezzo per immortalare personaggi e  paesaggi.</p>
<p>L&#8217;introduzione al volume è di <span style="color: #000080;"><strong>And</strong><strong>rea Monda</strong></span>, noto studioso  tolkeniano.</small></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/12/hobbit_cossolo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1184" title="hobbit_cossolo" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/12/hobbit_cossolo-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><small></small><br />
</span><big><span style="color: #800000;"><strong>OFFERTA S</strong><strong>PECIALE ACQUISTO  DIRETTO</strong></span><br />
</big>Ordinando direttamente presso l&#8217;editrice i libri  cartacei proposti in questa e-mail potrai godere di:<big><br />
<span style="color: #000080;"><strong>• SPESE di spedizione <span style="color: #800000;">gratuite</span></strong><strong><br />
</strong><strong>• <span style="color: #800000;">Sconto del  10%</span> se acquisti almeno 2 libri</strong><br />
<strong>Fai il tuo ordine:</strong></span> </big><strong>per telefono: 0121.353.452 / per fax: 0121.353.839 / per e-mail:  info@effata.it</strong><big><br />
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<p>
<b>Fabbricantidiuniversi.it 2004-2011 Tutti i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.</b></p>
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		<title>&#8220;Tra spade e spiedi&#8221;, racconti e ricette d&#8217;avventura dai mondi fantastici di LiT</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 21:24:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
L’Associazione culturale ludico-letteraria LiT è lieta di presentare la nuova antologia natalizia“TRA SPADE E SPIEDI”, una piccola raccolta di racconti ambientati nell’universo fantasy creato dalla comunità per giocare e narrare. Anche quest&#8217;anno i racconti sono stati selezionati mediante un concorso letterario e i partecipanti hanno dovuto misurarsi con un tema obbligato piuttosto inconsueto in ambito fantasy, &#8220;il cibo&#8221;. I tre racconti vincitori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1180&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<div id="_mcePaste">L’Associazione culturale ludico-letteraria LiT è lieta di presentare la nuova antologia natalizia“TRA SPADE E SPIEDI”, una piccola raccolta di racconti ambientati nell’universo fantasy creato dalla comunità per giocare e narrare. Anche quest&#8217;anno i racconti sono stati selezionati mediante un concorso letterario e i partecipanti hanno dovuto misurarsi con un tema obbligato piuttosto inconsueto in ambito fantasy, &#8220;il cibo&#8221;. I tre racconti vincitori hanno saputo superare questa sfida mescolando con maestria ingredienti assai diversi come amore, astuzia, avventura, umorismo, preparando un banchetto letterario ricco di sapori ben armonizzati. Le tre coraggiose autrici che hanno saputo incrociare spade e spiedi per vincere questa competizione sono:</div>
<div id="_mcePaste">Barbara Boella</div>
<div id="_mcePaste">Marta Rossi</div>
<div id="_mcePaste">Serena Valentini</div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div>L’antologia è divisa in due sezioni: <strong>Trionfo di mensa</strong>, contenente i racconti vincitori del concorso, e <strong>Servizio di rinforzo</strong>, nella quale viene presentato un nuovo racconto dei Ludici Scriptores, il collettivo di scrittura di LiT, che come è il suo solito interpreta in modo disincantato i temi tradizionali del gioco di ruolo e della narrativa fantasy. Dulcis in fundo, questa edizione dell’antologia offre un’altra piccola sorpresa ai lettori: un’<strong>Appendice</strong> con le tre ricette attorno alle quali ruotano i racconti vincitori. Sono vere ricette medievali tratte dal sito www.cucinamedievale.it di Francesca Mazzanti che con grande cortesia ha autorizzato LiT a riprodurle nel libro.</div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div id="_mcePaste">LiT, TRA SPADE E SPIEDI, LiT Ed, Roma, 2012, pp. 36</div>
<div id="_mcePaste">Il volume può essere richiesto a: associazioneculturale@luxintenebra.net</div>
<div id="_mcePaste">Per maggiori informazioni: http://associazione.luxintenebra.net/index.php?IdP=196</div>
<div></div>
<div><img class="aligncenter size-medium wp-image-1181" title="spade_spiedi" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/12/spade_spiedi-221x300.png" alt="" width="221" height="300" /></div>
<div></div>
<p>
<b>Fabbricantidiuniversi.it 2004-2011 Tutti i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.</b></p>
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		<title>Chiudono le Edizioni XII</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 21:18:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[edizioni XII]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il comunicato ufficiale
XII . XII . XII
Abbiamo guardato nell&#8217;Abisso, e non potevamo tacere ciò che abbiamo visto.
Come venne deciso tanto, tanto tempo fa, quando la pietra conteneva Chiavi per aprire Mondi, nel dodicesimo giorno del dodicesimo mese del dodicesimo anno di questo Terzo Millennio Edizioni XII ha interrotto la sua attività editoriale.
L&#8217;Abisso si è richiuso, intimidito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1178&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<p>Il comunicato ufficiale</p>
<p><strong>XII . XII . XII</strong></p>
<p>Abbiamo guardato nell&#8217;Abisso, e non potevamo tacere ciò che abbiamo visto.<br />
Come venne deciso tanto, tanto tempo fa, quando la pietra conteneva Chiavi per aprire Mondi, nel dodicesimo giorno del dodicesimo mese del dodicesimo anno di questo Terzo Millennio <strong>Edizioni XII ha interrotto la sua attività editoriale</strong>.<br />
L&#8217;Abisso si è richiuso, intimidito per quanto gli è stato strappato: e come abbiamo imparato in questi anni, non è Bene forzare i suoi ingressi.</p>
<p>Ma il patrimonio racchiuso nel nostro Catalogo è una traccia, immortale e preziosa: per chi sa coglierla e per chi ne sfrutterà i risvolti, per chi riesce a vedere <em>oltre</em> e possiede la volontà di conoscere ciò che le belle storie hanno da dire, il lavoro di Edizioni XII non sarà stato vano. Avrete tempo fino al <strong>31 dicembre 2012</strong>, comunque, per fare vostri i libri che ancora non possedete.</p>
<p>Ci congediamo convinti di essere riusciti nel nostro intento &#8211; fare libri <em>belli</em> -, di aver raggiunto risultati insperati &#8211; per vendite, qualità e quantità dei progetti, prestigio delle collaborazioni -, e di aver superato ogni nostra previsione di espressione e sviluppo. Il seme gettato nella fertile terra dell&#8217;underground letterario italiano è cresciuto e ci ha portati fin qui, grazie al contributo fondamentale di quanti si sono dedicati, qualsiasi fossero ruolo e occasione, allo sviluppo di un&#8217;Idea divenuta splendida realtà editoriale. E ha dato i suoi frutti, compiendo così il Ciclo spettante alle istanze che hanno vita.<br />
Lungi dall&#8217;aver esaurito la sua funzione &#8211; sappiamo che i frutti sono destinati a dar vita a <em>altro</em>, nel rincorrersi di traguardi e ritorni &#8211; Edizioni XII si ferma qui, gridando forte il suo Grazie a quanti hanno voluto far parte di questo sogno realizzato, che sono stati loro malgrado infettati dalla passione per le belle storie, e non potremmo desiderare eredità migliore: a voi, carissimi Lettori di Edizioni XII, soprattutto a voi arrivi il nostro ringraziamento per aver reso possibile Tutto.<br />
Siatene certi: troverete segni di noi, nel caso l&#8217;Abisso dimentichi qualche apertura incustodita.</p>
<p><strong><a href="http://eshop.xii-online.com/store/">Vai al Catalogo di Edizioni XII, accessibile fino al 31 Dicembre &gt;&gt;</a><br />
Per informazioni, scrivici a <a href="mailto:info@xii-online.com">info@xii-online.com</a>.</strong></p>
<p>
<b>Fabbricantidiuniversi.it 2004-2011 Tutti i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.</b></p>
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		<title>Fantascienza e videogiochi: una breve storia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2012 19:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[PER APPROFONDIRE]]></category>
		<category><![CDATA[UNIVERSI VIDEOGAME]]></category>

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		<description><![CDATA[

a cura di Adam Jensen
Il Fantasy e la Fantascienza sono stati dei generi e delle estetiche che hanno quasi sempre influenzato il mondo dei videogiochi e questa relazione cosi speciale ha dato (e può ancora dare) risultati davvero incredibili. Per approfondire ancora meglio questo fenomeno, dobbiamo però analizzare una parte della storia dei Videogiochi:
 
Da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1165&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/matrix.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1166" title="matrix" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/matrix.jpg" alt="" width="298" height="184" /></a></p>
<p style="text-align: center;">a cura di <strong>Adam Jensen</strong></p>
<p>Il Fantasy e la Fantascienza sono stati dei generi e delle estetiche che hanno quasi sempre influenzato il mondo dei videogiochi e questa relazione cosi speciale ha dato (e può ancora dare) risultati davvero incredibili. Per approfondire ancora meglio questo fenomeno, dobbiamo però analizzare una parte della storia dei Videogiochi:</p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>Da una simulazione reale a una irreale</strong></h2>
<div id="attachment_1167" class="wp-caption alignright" style="width: 204px"><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/spacewar.jpg"><img class="size-full wp-image-1167" title="spacewar" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/spacewar.jpg" alt="" width="194" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">Il mito SpaceWar!</p></div>
<p>Se i primi esempi di videogioco avevano l’interesse di simulare situazioni reali (come il “<strong>Cathode Ray Tube Amusement Device</strong>” del 1947)  e addirittura altri tipi di giochi come gli sport ( si pensi a <strong>Pong</strong> del 1971).  Nel 1961 tutto cambia. Infatti in quell’anno fu realizzato <strong>SpaceWar</strong>, il primo vero <strong>videogioco di fantasia</strong> della storia; nonché il primo esempio di come la fantascienza poteva essere una fonte di nuove idee per il videogame. Realizzato nei laboratori del <strong>MIT</strong> da alcuni ricercatori appassionati di fantascienza,  SpaceWar permetteva a due giocatori di controllare due navicelle spaziali (in grafica vettoriale) e di darsi battaglia fra loro. Inutile dire che il gioco ebbe un grande impatto tale da scatenare una serie di altri titoli a tema fantascientifico a iniziare dal ormai celeberrimo<strong> Space Invaders e Asteroids</strong> che ebbero un incredibile successo.   Uno dei primissimi videogiochi di ruolo a tema fantasy invece è stato <strong>Akalabeth: World of Doom</strong><em>, </em>uscito nel 1980 per l’Apple 2 a opera del leggendario <strong>Richard Garriott</strong> e fu precursore della celebre saga di <strong>Ultima</strong> divenuta leggendaria nell’ambito RPG fantasy.</p>
<div id="attachment_1168" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/dungeondragons.png"><img class="size-full wp-image-1168" title="dungeon&amp;dragons" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/dungeondragons.png" alt="" width="166" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">La mitologia creata da Tolkien aveva influenzato perfino la creazione di Dungeons and Dragons del 1974 (gdr carta e penna) Quindi il rapporto tra generi fantastici e giochi in generale ha radici antiche. D’altronde anche creare un mondo fittizzio è un gioco, in quanto è un’attività di fantasia e gratuita con regole proprie.</p></div>
<p>Successivamente con l’avanzare delle tecnologie, si è passati da rappresentazioni piuttosto semplici e superficiali di idee appartenenti ai generi fantastici fino agli attuali <strong>mondi virtuali</strong> capaci di immergere davvero il giocatore in un’ altra dimensione.</p>
<p><a href="http://dimensioneludica.files.wordpress.com/2012/07/images-magiv.jpg"></a></p>
<h2><span style="font-weight: normal;">La diffusione continua</span></h2>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong>E attualmente la maggior parte dei titoli sul mercato presenta  proprio ambientazioni e temi legati alla fantascienza o al fantasy. Infatti scrittori come <strong>H. P. Lovecraft, J. R. R. Tolkien, Robert Bloch, Robert E. Howard, Ray Bradbury, Robert Heinlein, Larry Niven, Orson Scott Card, E.E. Smith</strong>; rappresentano solo una piccola parte di un’enorme lista di autori che hanno ispirato i mondi di innumerevoli videogiochi nell’ultimo ventennio. E se andiamo a vedere tutte le varie tipologie videoludiche che offrono i videogiochi, a parte i soliti racing game, simulatori calcistici e giochi d’azione a uscita annuale; quelli che presentano <strong>più originalità e creatività sono proprio quelli a tema fantastico ( come horror, fantasy e fantascienza)</strong>.  Per esempio perfino <strong>The Legend Of Zelda</strong> o <strong>Alone in the Dark</strong> sono nati da queste fonti. Il primo infatti riprende il <strong>tema del viaggio dell’eroe</strong> descritto da<strong> Joseph Campbell</strong>, mentre il secondo è stato uno dei primi adventure game a ispirarsi ai <strong>miti di Lovecraft</strong>. Il primo e originale <strong>Prince of Persia</strong> d’altra parte, ha presentato un mondo che è nato da il “<em>racconto di Aladdin</em>” e film come il “<em>Ladro di Baghdad</em>”,<strong> Tomb raider: Legend</strong> ha ripreso il<em> mito di Re Artù</em> intrecciandolo in una grande vicenda, <strong>God of War e Too human</strong> si rifanno invece rispettivamente ai <em>miti greci e ai lavori di Joseph Campbell</em>.</p>
<p><a href="http://dimensioneludica.files.wordpress.com/2012/07/vg2.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/ringworld.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1169" title="ringworld" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/ringworld.jpg" alt="" width="155" height="248" /></a>E ci sono anche altre importanti e recenti <strong>saghe video-ludiche</strong> che hanno fatto la loro fortuna basandosi proprio su concept sci-fi o mitologici. Come per esempio <strong>Halo</strong>, che ha costruito una vera e propria mitologia fatta di mondi, personaggi e vicende basandosi su moltissime opere fantascientifiche ad iniziare dal <strong>Ringworld di Larry Niven</strong> che ha dato proprio l’idea di mondo ad anello (diventato poi cosi famoso nei videogiochi) alla saga.  Altri lavori che hanno ispirato l’universo-capolavoro di Bungie arrivano dal film <strong>Alien</strong> (citazioni, alcuni eventi e design simili in particolare in halo combat evolved), <strong>Neuromante di William Gibson</strong> e soprattutto di <strong>StarHammer di Christopher Rowley </strong>che ha dato l’ispirazione del concetto di “<em>super-arma</em>” creata per combattere una specie aliena parassita. Ma anche la grandissima space opera di<em> Bioware</em>:<strong> Mass Effect</strong>, si rifà a moltissimi lavori di fantascienza in particolare quella “<em>dell’età d’oro</em>” (che presenta viaggi spaziali, avventura, forme di vita aliene, eroi) e anche opere come Star wars o Star trek.  La pluripremiata saga di Microsoft,<strong> Gears of war</strong> riprende invece diversi concept da film quali <strong>Starship Troopers, Aliens</strong> e anche<strong> La guerra dei mondi</strong>.</p>
<p><a href="http://dimensioneludica.files.wordpress.com/2012/07/ring.jpg"></a></p>
<h2><strong>Una risorsa creativa indispensabile</strong></h2>
<p>Possiamo quindi dire che negli ultimi anni con l’avvento della settima generazione di consolle, il numero di videogiochi sci-fi e fantasy è cresciuto in maniera esponenziale. Tutto ciò è in parte dovuto alla maturazione del medium videoludico e all’espansione del pubblico ma soprattutto al fatto che questi generi fantastici rappresentano una vera miniera d’idee per i game designer. Quanti sono infatti i videogiochi che utilizzano concept di fantasia per creare tipologie di gameplay particolari e coinvolgenti? Ce sono moltissimi, come: <strong>Half Life 2</strong> con la sua gravity gun, <strong>Portal</strong> con la sua spara-portali, <strong>Crysis</strong> che con la nanotuta concede forza e resistenza sovraumane, <strong>Halo</strong> con gli scudi energetici ricaricabili, <strong>Bioshock</strong> con i suoi plasmidi, <strong>Skyrim</strong> con le sue arti magiche e l’elenco potrebbe continuare ancora per tantissimo tempo. Cosi il videogioco sembra aver trovato la sua dimensione ideale cioè quella di creare realtà uniche e mondi alternativi da far esplorare e vivere al giocatore.</p>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogames_fantascienza1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1172" title="videogames_fantascienza1" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogames_fantascienza1.jpg" alt="" width="224" height="140" /></a></p>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogames_fantascienza2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1173" title="videogames_fantascienza2" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogames_fantascienza2.jpg" alt="" width="225" height="126" /></a><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogames_fantascienza3.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogames_fantascienza3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1174" title="videogames_fantascienza3" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogames_fantascienza3.jpg" alt="" width="230" height="128" /></a></p>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogames_fantascienza4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1175" title="videogames_fantascienza4" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogames_fantascienza4.jpg" alt="" width="228" height="124" /></a></p>
<h2><span style="font-weight: normal;">Fabbricanti di universi alternativi</span></h2>
<p>Ed è proprio questa grandissima potenzialità del videogioco, che è in grado di ripagare l’enorme debito nei confronti di tutti quegli scrittori e quelle opere che hanno dato ispirazione a moltissimi universi videoludici. Cosi grande, da rendere il videogioco <em>un mezzo espressivo unico</em> per i generi fantastici.  In grado di dare davvero delle nuove possibilità. Tutto ciò si può ricondurre al nome di <strong><em>World-Building</em></strong> (letteralmente: “costruzione di mondi”), cioè quell’attività che porta alla creazione di  <em>mondi fittizi e immaginari</em> dotati di caratteristiche proprie come la<em> geografia, la storia e l’ecologia</em> di un luogo.</p>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/hugoaward.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1171" title="hugoaward" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/hugoaward.jpg" alt="" width="215" height="212" /></a>Questo processo creativo viene usato nella realizzazione di romanzi e portato a nuovi livelli dal videogioco. Infatti con i motori grafici attuali, che possono creare spazi virtuali, è possibile fare ormai quasi di tutto: far vivere<em> il futuro, il passato, il sovrannaturale, i nostri sogni e altre vite al giocatore</em>. La sola limitazione è la nostra stessa fantasia e alcune limitazioni tecnologiche ancora presenti. Resta comunque il fatto che il videogioco, per quello che è stato analizzato fino ad ora, offre delle unicità proprie rispetto a tutti gli altri media. E sarebbe davvero un peccato se le varie associazioni di fantascienza  e fantasy come la comunità di appassionati che si riuniscono ogni anno alla <strong><em>Worldcon</em></strong><em> (  World science Fiction Convention)</em> per assegnare annualmente il premio <em><strong>Hugo</strong></em> ( l’equivalente di un Oscar cinematografico) e anche la comunità formata da scrittori, <em>(la Science Fiction Writers of America)</em> che assegna il premio <strong>Nebula</strong>;  non riconoscessero il grande potenziale insito nel videogame, creando almeno una categoria di premiazione dedicata al videogioco. Un primo passo in tal senso fu fatto nel 2006 con l’intenzione di creare la categoria speciale Hugo per il <strong><em>“Best Interactive Videogame”</em></strong>, ma non fu mai realizzata per una mancanza di interesse. Un altro tentativo fu fatto nel 2009, ma anche esso si è risolto con un nulla di fatto.</p>
<p><a href="http://dimensioneludica.files.wordpress.com/2012/07/hug1.jpg"></a></p>
<p>Eppure ci sono ormai diversi milioni di persone che usano i videogiochi nel mondo come parte del loro intrattenimento quotidiano, perché non esiste una categoria specifica per i videogiochi come per i romanzi? Perché non si possono premiare space opera che hanno decine di migliaia di linee di dialogo interattive come Mass Effect? Perché non si riconosce l’enorme lavoro di world-building svolto in videogiochi come Skyrim? Perché non si può premiare l’immersività di un mondo distopico come Half Life?</p>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogameart.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1170" title="videogameart" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/10/videogameart.jpg" alt="" width="197" height="209" /></a>Il potenziale è sotto gli occhi di tutti ormai! Bisogna cambiare atteggiamento e iniziare a riconoscere le peculiarità che questo mezzo ha da offrire!  Speriamo che nei prossimi anni questa situazione cambi, perché bisogna dare anche onore al merito; e come scrive <strong>Nic Kelman</strong> ( scrittore americano di romanzi e saggi) nell’introduzione del suo “<strong><em>Video game Art</em></strong>” riferendosi alla creazione di mondi virtuali: (…) “Se l’arte è tutto quello che possiamo sognare, i video-giochi sono il compimento finale di questo potenziale. E se l’arte è un viaggio nella mente e nell’anima umana, i video-giochi portano avanti questo cammino che la maggior parte di noi non aveva mai immaginato possibile !” (…)</p>
<p><a href="http://dimensioneludica.files.wordpress.com/2012/07/vg.jpg"></a></p>
<p>Un cammino invece, quello nostro, che ci porterà nella prossima “puntata” a scoprire quanto i videogiochi hanno influenzato la fantascienza più recente con uno sguardo alle future possibilità tecnologiche ed espressive del videogioco sempre nell’ambito science-fiction e fantasy.</p>
<p>
<b>Fabbricantidiuniversi.it 2004-2011 Tutti i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.</b></p>
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		<title>Fantascienza e videogiochi: Introduzione</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Sep 2012 16:15:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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a cura di Adam Jensen
Il videogioco, in quanto tale è una particolare tipologia di gioco. Un gioco che mantiene molte delle sue caratteristiche uniche (come l’interazione da parte dell’utente/giocatore) e si presenta su supporti digitali. Inoltre il videogioco, forte della sua componente tecnologica, è in grado di creare (grazie ai media digitali) ambienti virtuali sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1155&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/spaceinvaders.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1156" title="spaceinvaders" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/spaceinvaders.png" alt="" width="232" height="217" /></a></p>
<p style="text-align: center;">a cura di <strong>Adam Jensen</strong></p>
<p>Il videogioco, in quanto tale è una particolare tipologia di gioco. Un gioco che mantiene molte delle sue caratteristiche uniche (come l’interazione da parte dell’utente/giocatore) e si presenta su supporti digitali. Inoltre il videogioco, forte della sua componente tecnologica, è in grado di creare (grazie ai media digitali) ambienti virtuali sempre più realistici, che seppur limitati (per ora) a uno schermo, consentono di “immergere” il giocatore in ambienti unici. Infatti il videogioco non solo ha questa ambizione e capacità di imitare in maniera sempre migliore la realtà, ma ha il potere anche di creare ambienti virtuali che sembrano qualche modo reali ma che appartengono alla sfera della fantascienza e del fantasy.</p>
<div id="attachment_1157" class="wp-caption alignleft" style="width: 267px"><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/portal.png"><img class="size-full wp-image-1157" title="portal" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/portal.png" alt="" width="257" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">Portal permette di immergersi e interagire con un ambiente virtuale, con caratteristiche impossibili da ottenere nella realtà.</p></div>
<p>Ed è proprio questo uno dei maggiori punti di forza, unici del videogioco: La capacità di simulare ambienti virtuali dotati di caratteristiche uniche e che non esisterebbero o sarebbero difficili da ricreare in un ambiente reale. Questa particolarità fra le altre dovrebbe essere sempre sfruttata all’interno di un videogioco e del suo game design.</p>
<h2 style="text-align: left;">La connessione e l&#8217;influenza</h2>
<p>Infatti la storia del videogioco e del suo futuro è potenzialmente legata alla fantascienza e al fantasy. Molti dei primi videogiochi, come vedremo, sono stati influenzati da temi e clichè fantascientifici e a loro volta questi hanno influenzato lavori di sci-fi. C&#8217;è quindi stata fin dalle origini del videogame una profonda connessione e influenza reciproca tra i due campi. Tutto ciò a vantaggio di entrambi.</p>
<div id="attachment_1158" class="wp-caption alignright" style="width: 308px"><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/starwars_videogames.png"><img class="size-full wp-image-1158" title="starwars_videogames" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/starwars_videogames.png" alt="" width="298" height="143" /></a><p class="wp-caption-text">Star Wars non sarebbe mai stato cosi, se non ci fosse stata un&#39;influenza da parte dei videogiochi, come ammette lo stesso creatore George Lucas. </p></div>
<p>Questa proficua collaborazione difatti, continua ancora oggi e ha portato alla luce moltissimi titoli videoludici quali: <em>Doom</em>, <em>Half Life</em>, <em>Halo</em>, <em>Crysis</em>,<em> Gears of war</em>, <em>Portal</em>, <em>Final Fantasy</em> solo per citarne alcuni. Ed ecco allora, che scopriamo che la maggior parte dei videogiochi usciti fino ad oggi, sono a tema fantascientifico o fantasy.</p>
<p><strong>Ma perché proprio questi generi hanno tutt’ora e hanno avuto moltissima presa sul mezzo videoludico?<br />
</strong></p>
<p>Semplice. Il videogioco non vuole immergerci semplicemente in ambienti virtuali il più realistici possibili, ma vuole andare oltre, vuole immergerci in mondi altri, dimensioni alternative, nei sogni e nel futuro; facendoci protagonista. Questa operazione creativa del videogioco è della massima importanza per i generi fantastici.</p>
<div id="attachment_1159" class="wp-caption alignleft" style="width: 309px"><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/videogames_fantasy.png"><img class="size-full wp-image-1159" title="videogames_fantasy" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/videogames_fantasy.png" alt="" width="299" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Il videogioco vuole farci protagonisti di avventure uniche e straordinarie. I generi fantastici sono, potenzialmente, una vera e propria miniera di idee per i videogames.</p></div>
<p>Ma in fondo, non c&#8217;è da stupirsi cosi tanto, infatti il videogioco essendo pur sempre una tipologia di gioco mantiene le sue caratteristiche. In questo caso particolare stiamo parlando della fantasia e della creatività. Il gioco è anche questo. E tali facoltà, proprie dell&#8217;uomo, nascono e trovano espressione in esso.</p>
<h2 style="text-align: left;">La grande importanza del videogioco nei generi fantastici</h2>
<p><em>&#8220;I videogiochi offrono innovazioni per la fantascienza e il fantasy, non solo perchè essi riaffermano in modo nuovo concetti e storie già esistenti o perchè ne creano delle nuove. Ma anche perchè essi creano mondi di gioco virtuali e narrazioni del tutto nuove.&#8221;</em><em><br />
(tratto dal libro: &#8220;<strong>Women in science fiction and fantasy</strong>&#8221; di Robbie Anne Reid, capitolo: </em>Gaming <em>di Laurie N. Taylor)</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_1160" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/mass_effect.png"><img class="size-full wp-image-1160" title="mass_effect" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/mass_effect.png" alt="" width="300" height="168" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Videogiochi come Mass Effect, ci permettono di modificare la storia e di intervenire nel mondo di gioco con le nostre azioni. Quale altro media, oltre il gioco, è capace fare ciò?</p></div>
<p><strong>Possono i videogiochi essere rivoluzionari in campi, nati nella letteratura, come la fantascienza o il fantasy?</strong><br />
<strong> </strong></p>
<p>Si, assolutamente.  Ma per quale motivo possiamo affermare ciò?<br />
<em> </em></p>
<p>Perché i videogiochi sono in grado di rappresentare in maniera completa e interattiva idee, concetti e mondi che in un libro o un film restano solo dei sogni , oggetti statici nella mente del lettore o dello spettatore. Il videogioco sembra invece essere nato apposta per immergere l&#8217;utente e fargli vivere il fantasy o lo sci-fi in prima persona. Ma non solo, i videogiochi in quanto giochi (come i GDR) permettono di creare tipologie narrative uniche e innovative, permettendo all&#8217;utente (non più parte passiva) di modificare storie e intervenire con le sue azioni in tempo reale nel mondo di gioco.</p>
<div id="attachment_1161" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/deusex.png"><img class="size-full wp-image-1161" title="deusex" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/09/deusex.png" alt="" width="300" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Deus ex HR ci permette di provare con mano un futuro prossimo possibile, interagendo con il mondo di gioco e gli innesti biotecnologici.</p></div>
<p>Inoltre, un altro aspetto importante è quello legato allo sviluppo tecnologico digitale e dei videogiochi, che grazie ai loro progressi hanno permesso di creare con effetti speciali digitali, creature e mondi che prima erano solo idee nelle menti di scrittori sci-fi e fantasy. E grazie a ciò è stato possibile avere una rappresentazione materiale e visiva di concetti un tempo impensabili da rappresentare. Anche perchè il computer è in grado di raffigurare immagini impossibili da rappresentare con le comuni tecniche manuali.</p>
<p>Insomma i videogiochi, con la loro natura tecnologica rappresentano una parte ormai importantissima dell&#8217;arazzo sci-fi e fantasy. E proprio per le innovazioni di cui sono capaci in questi generi dovrebbero avere un degno riconoscimento da parte delle associazioni fantascientifiche e fantasy.<br />
<strong><br />
</strong>Questo discorso legato anche ai premi Hugo e Nebula, sarà ripreso nelle prossime puntate. Questà è stata solo una premessa del nuovo argomento che andrà avanti prossimamente e che sarà trattato in maniera dettagliata.</p>
<p><em>Spero che questa anteprima vi sia piaciuta, commentate e datemi pure dei consigli, suggerimenti se ne avete. </em><strong>A presto!!!</strong></p>
<p>
<b>Fabbricantidiuniversi.it 2004-2011 Tutti i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.</b></p>
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		<title>Biancaneve e il cacciatore: come ti rileggo bene una fiaba</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Aug 2012 13:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Romanello</dc:creator>
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Qualche appassionato di fantasy avrà storto il naso e pensato di evitare Biancaneve e il cacciatore vista la presenza di Kristen Stewart, la poco espressiva e incisiva protagonista della saga adolescenziale di Twiligh, tra vampiri e lupi mannari: comprensibili queste remore, ma va detto che la sua presenza è l’unico punto debole di un film [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1151&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/08/biancaneve_cacciatore.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1152" title="biancaneve_cacciatore" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/08/biancaneve_cacciatore-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Qualche appassionato di fantasy avrà storto il naso e pensato di evitare <em>Biancaneve e il cacciatore</em> vista la presenza di Kristen Stewart, la poco espressiva e incisiva protagonista della saga adolescenziale di <em>Twiligh</em>, tra vampiri e lupi mannari: comprensibili queste remore, ma va detto che la sua presenza è l’unico punto debole di un film per il resto molto interessante e ricco di spunti, capace di rileggere stravolgendola una fiaba classica ma senza tradire le sue origini e reinventando un mondo.</p>
<p>Dopo le varie Biancaneve canterine, da commedia, anche erotiche, qui il registro scelto vira sul fantasy, recuperando la carica gotica della fiaba originale e arricchendola di elementi provenienti dall’immaginario fantastico degli ultimi decenni, con citazioni ed omaggi che non sono mai mere scopiazzature.</p>
<p>Regni in lotta con eserciti come ne <em>Il trono di spade</em>, una foresta incantata che rievoca Miyazaki e soprattutto <em>La principessa Mononoke</em>, fughe rocambolesche come in <em>Lady Hawke</em>, incanti ed intrighi: è tanto il materiale su cui si lavora in oltre due ore di film, strizzando l’occhio al cinefilo, all’appassionato di fantasy, ma anche allo studioso di fiabe e a chi è interessato al femminile e femminino nel fantastico. Un film non solo per il pubblico adolescenziale, ma per chi ha passione e interesse per un genere come il fantasy che nasce dalla fiaba e sa reinventarsi senza tradire le sue origini.</p>
<p>Gli effetti speciali non sovrastano una storia che ricorda le canzoni di gesta e le storie al femminile di Marion Zimmer Bradley, dove la fiaba di Biancaneve viene riletta in chiave femminista e di esaltazione degli outsider, i sette nani senz’altro, ma anche il vero eroe salvatore accanto a lei, il cacciatore Eric (l’ex Thor Chris Hemsworth), burbero, alcolista, vedovo di una moglie uccisa dalla regina nella sua ricerca di eterna giovinezza, apre la strada a nuovi campioni e a nuovi sviluppi delle vicende.</p>
<p>La rilettura femminista mette di fronte due donne: la perfida regina strega Ravenna (una splendida Charlize Theron di cui non si capisce la gelosia verso la Stewart), ex bambina abusata, in cerca di un’eterna giovinezza succhiando la vita dalle altre donne, e Biancaneve, principessa prigioniera pronta a diventare una guerriera. Dietro Ravenna si recupera l’ispiratrice storica della Regina cattiva, e cioè la contessa Bathory, che è passata alla storia come la serial killer più sanguinaria della Storia per le centinaie di ragazze che avrebbe ucciso per bere il loro sangue e bagnarsi nel medesimo. Biancaneve invece diventa una combattente, tra Giovanna d’Arco e Xena, allontanandosi dallo stereotipo di protagonista non protagonista, in attesa dell’amore e del risveglio legato ad esso.</p>
<p>Lascia perplessi solo, oltre alla scelta non felicissima della Stewart nel ruolo della protagonista, la volontà di dare un seguito alla vicenda narrata, con di nuovo gli stessi protagonisti, Theron compresa, del primo capitolo: un film unico, con una rilettura interessante e rivoluzionaria di Biancaneve, funziona senz’altro, pensare ad una serie di film si rischia davvero di cadere nel ridicolo.</p>
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		<title>Once Upon a Time</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 13:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Romanello</dc:creator>
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Si chiama urban fantasy quel genere che mescola atmosfere di magia e fantastiche con il mondo di oggi, un genere in crescita in tutti i medium, cinema, libri, telefilm, fumetti, e che ha registrato uno dei suoi più recenti successi con il telefilm Once upon a time, trasmesso negli Stati Uniti dalla ABC e in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1147&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<p><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/06/once_upon_time.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1148" title="once_upon_time" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/06/once_upon_time-300x199.png" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Si chiama urban fantasy quel genere che mescola atmosfere di magia e fantastiche con il mondo di oggi, un genere in crescita in tutti i medium, cinema, libri, telefilm, fumetti, e che ha registrato uno dei suoi più recenti successi con il telefilm <em>Once upon a time</em>, trasmesso negli Stati Uniti dalla ABC e in Italia da Sky, appena rinnovato per una seconda stagione, con un finale in perfetto stile cliffhanger che apre nuove prospettive alla serie.</p>
<p>Gli ideatori della serie Edward Kitsis e Adam Horowitz, già impegnati in <em>Lost</em>, si sono divisi tra due piani spazio temporale, quello del mondo delle fiabe e quello della vita reale, unendo le doppie vite dei protagonisti delle storie classiche, da quelle dei fratelli Grimm a <em>Pinocchio </em>di Collodi, a quelle delle loro controparti reali, in un mondo molto simile se non analogo al nostro.</p>
<p>Nel mondo delle favole la Regina Cattiva di Biancaneve lancia su di lei e sul suo Principe una terribile maledizione, che colpirà tutta Favolandia, trasportando tutti nel paese di Storybrooke, nel Maine, senza memoria di chi erano. Solo la figlia perduta di Biancaneve, nata mentre la maledizione avveniva e trasferita per prima nella nostra realtà, può riportare tutto come era prima: ma Emma Swan, questo è il suo nome, è oggi una trentenne che campa con lavori da investigatrice privata, ragazza madre di un bambino che ha dato in adozione, ironia della sorta proprio alla sindachessa di Storybrook che altri non è che non la Regina cattiva, l’unica che ricorda ancora la maledizione che lei stessa ha lanciato.</p>
<p>Il piccolo Henry, che ha capito cosa c’è dietro a quello strano paese dove il tempo sembra non passare, attira Emma, che pian piano decide di rimanere, incontrando tutta una serie di personaggi, tra cui Mary Margareth, che una volta era l’indomita Biancaneve ed oggi è una maestra e assistente sociale in cerca del vero amore, David, un tempo il Principe Azzurro, e ora sconosciuto che ha passato mesi in coma vegliato da Mary Margareth, il ricco signor Gold, che nasconde dietro di sé l’identità del perfido folletto Tremotino e altri, finché forse si stabiliranno nuovi contatti tra il mondo reale e quello delle fiabe, mentre le vicende della dimensione di Favolandia finiscono per influenzare comunque le vite degli abitanti di Storybrooke.</p>
<p>La fiaba, mamma per eccellenza del genere fantasy, sta incontrando in questo periodo una grande fortuna, tra riadattamenti al cinema, riletture fumettistiche (la graphic novel <em>Fables </em>è la grossa ispiratrice di <em>Once upon a time</em>, sia pure con una trama diversa, ma non mancano i punti di contatto) e nuovi romanzi, come ad esprimere una voglia di tornare alle origini e nello stesso tempo di recuperare la carica fantasiosa e anche in fondo un po’ eversiva del patrimonio fiabesco, tra magie, principesse, streghe e cavalieri.</p>
<p><em>Once upon a time</em> costruisce un mondo di fiaba graficamente se vogliamo abbastanza vicino alla rilettura che ne aveva dato Walt Disney, ma con diverse strizzate d’occhio al genere fantasy, non ultima Biancaneve che diventa una specie di Xena, combattendo contro la Regina. Il mondo di Storybrooke, cittadina esistente ma sperduta nel nulla, è invece debitore ai romanzi di Stephen King, ma anche a <em>Twin Peaks</em> di David Lynch oltre che alle tante cittadine dove capitano fatti strani viste in tante serie televisive, <em>The X-Files</em> in testa, ma riesce ad essere comunque originale come terra di confine, sospesa tra due mondi, luogo non luogo, in cui la protagonista Emma sente comunque che c’è qualcosa di strano oltre che le fantasie di quel bambino che riscopre suo.</p>
<p>Anche in <em>Once upon a time</em> in definitiva le eroine sono le donne, le grandi protagoniste di tante fiabe, nel bene e nel male: non ne manca praticamente nessuna (forse solo <em>La Sirenetta</em>, ma c’è ancora una stagione), ed oltre a Biancaneve guerriera spiccano nel male ma non fino in fondo Regina, che nel mondo reale ha recuperato umanità, e Emma Swan, nuova investigatrice alle prese con il paranormale, non un’adolescente come tante protagoniste del genere, ma una donna sui trent’anni con un passato di dolori e problemi.</p>
<p>Nel cast, tanti nomi noti o già visti in telefilm e al cinema, come Jennifer Morrison, Emma, già nel cast de <em>Il dottor House</em>, Ginnifer Goodwin, Biancaneve, già studentessa irrequieta in Mona Lisa smile e ragazza romantica in <em>La verità è che non gli piaci abbastanza</em>, Robert Carlyle, mister Gold e Tremotino, caratterista di tanto cinema e tv britannici, l’ex amante di <em>Marie Antoinette</em> di Sofia Coppola conte di Fersen Jamie Dorman, qui l’ambiguo sceriffo Graham, e Nicholas Lea, già l’agente doppiogiochista Alex Krycek di <em>The X-Files</em>, qui papà un po’ assente di due bambini che si chiamano Hansel e Gretel.</p>
<p>Forse l’idea di fondo di <em>Once upon a time</em>, concepita da Edward Kitsis e Adam Horowitz quasi dieci anni fa, prima della loro collaborazione a <em>Lost</em>, non è originalissima, ma funziona bene, omaggiando le prime letture di tutti con una visione comunque moderna che mescola bene le suggestioni sul genere fantasy date dalle fiabe. E soprattutto, per una volta, i toni non sono riservati prevalentemente agli adolescenti, ma l’età della maggior parte dei protagonisti è adulta, alle prese con i meandri di due mondi che dovranno ricombinarsi perché uno dei due, quello di Favolandia, possa tornare ad esistere.</p>
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		<title>Le &#8220;Valvole e polmoni&#8221; di Riccardo Donati</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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di Giulio Niccoli
L’AUTORE 
“Donati è nato nel 1978 in Versilia; ama la fantascienza, le storie di picari e pitocchi, le scritture satiriche”. Devo dire che amo questo laconico  (auto?)ritratto fornito nel risvolto di quarta di copertina del libro: rende l’autore un personaggio del romanzo, facendo di più che indicare con precisione un po’ sorniona le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.fabbricantidiuniversi.it%2F%3Fp%3D1142&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/05/valvoleepolmoni.jpg"><img class="size-full wp-image-1143  aligncenter" title="valvoleepolmoni" src="http://www.fabbricantidiuniversi.it/wp-content/uploads/2012/05/valvoleepolmoni.jpg" alt="" width="200" height="292" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>di </em>Giulio Niccoli</strong></p>
<p><strong>L’AUTORE </strong></p>
<p>“Donati è nato nel 1978 in Versilia; ama la fantascienza, le storie di picari e pitocchi, le scritture satiriche”. Devo dire che amo questo laconico  (auto?)ritratto fornito nel risvolto di quarta di copertina del libro: rende l’autore un personaggio del romanzo, facendo di più che indicare con precisione un po’ sorniona le fonti letterarie che gli hanno suggerito la stesura del libro; dimostra anche una divertita adesione al se stesso immaginario “prode scrittore di fantascienza”. Indubbiamente Donati appartiene a quella categoria di scrittori che sono il primo personaggio della loro opera, e hanno un bel daffare a nascondersi e rinascondersi: li si vede benissimo. Un po’ come se Clark Kent scrivesse un libro su Superman.</p>
<p><strong>DE ANDRÉ</strong></p>
<p>L’ovvio riferimento, nel titolo, a <em>Ottocento </em>di De André sembra attagliarsi in modo particolarmente appropriato al tono satirico dell’autore, specialmente per quanto riguarda il minuetto (o valzer o giga o fox trot o quello che diavolo è) iniziale. L’atmosfera enfatica e grottesca rivive nelle messe in scena di Phar-y-Néèlly, nello sciropposo paternalismo del marchese di Beccaillé, negli odiosi perrocchetti. Una citazione, quella del verso “valvole e pistoni / fegati e polmoni”, dunque funzionale alla trama. Quanto alla trama stessa, per chi volesse averne una breve sinossi, rimando al risvolto di copertina.</p>
<p><strong>(CHIAMAMI) AQUILA (O IENA)</strong></p>
<p>Aquila, il protagonista del romanzo, è una centrifuga di John Belushi e (non citato, ma evidente) Kurt Russel più Han Solo. Sulla tomba del primo: “I may be gone, but rock’n’roll lives on”. Ditemi che non è un perfetto epitaffio gaaltoniano.</p>
<p>Di Pliskeen: problemi di arterie e la benda.</p>
<p>Di Han Solo: attitudine da filosofo filibustiere. C’è un aneddoto su Han Solo che forse non è strettamente necessario alla recensione, ma che come atmosfera non mistona a questo punto, e che penso l’autore apprezzerebbe come nota di colore a margine del romanzo: quando George Lucas ha riedito <em>Guerre Stellari</em>, facendone un’edizione con impercettibili modifiche <em>ad usum delphini </em>(o meglio modifiche che sarebbero state impercettibili se <em>Guerre Stellari </em>non avesse un seguito la cui acribia sarebbe in grado di far impallidire il Dipartimento di Filologia Classica di Heidelberg), ha alterato in ragione di un discutibile<em> politically correct </em>la celebre scena del duello nella taverna con il cacciatore di taglie verde. Infatti nella nuova edizione vediamo il buon Han Solo estrarre e far fuoco <em>per secondo</em> (legittima difesa vostr’onore-nessuna giuria mi condannerebbe), mentre tutti ricorderanno che nella versione originale il buon Han lo faceva secco senza tanti complimenti.<br />
L’indignazione popolare si è coagulata in un movimento il cui geniale motto è “Han Solo shot first”, dedicato a mantenere fuori dalla portata dell’america puritana e <em>mainstream </em>la fiera canagliaggine del personaggio e di tutti quelli come lui. “Keep Rock Evil”, per dirla con Anton Newcomb.</p>
<p><strong>RON GOULART</strong></p>
<p>Più che a Douglas Adams, autore che per certi versi gli può essere accostato, Donati fa pensare alla rugginosa e sogghignante satira di Ron Goulart. La differenza dell’umorismo tra i due risiede probabilmente nel fatto che Douglas Adams è di Cambridge, mentre Ron Goulart è di Berkeley.</p>
<p>Quindi se il primo è fondamentalmente uno scrittore settecentesco di satire, un illuminista con un po’ d’azione, il secondo è stato un<em> ghost writer </em>per William “Get-a-life” Shatner, e i suoi romanzi ricalcavano vecchie cantilene immortali come nel caso di<em> Broken Down Engine Blues</em>.</p>
<p>L’influenza del primo su Donati la si può trovare essenzialmente nei dialoghi serrati e caratterizzati sempre da una pointe umoristica, che si trovi nella battuta o nella descrizione di contorno, ma è a frasi come “Appetitosa Tortazampa Gomez: Dolce sintetico composto al quarantadue per cento di neobudino e al cinquantotto per cento di similfarina di frumento non nutritiva, di similsughetto e quasiuova&#8221; del secondo che va il pensiero, nel leggere <em>Valvole e polmoni</em>.</p>
<p><strong>CARNAZZA</strong></p>
<p>Nonostante l’etica gaaltoniana si profonda in lodi della purezza del metallo, e aborrisca l’immorale commistione di organico e metallo, l’attenzione dell’autore sembra calamitata molto più dalle putrescenti possibilità di ogni tipo di viscere organo carne bistecca etc. Questo conferma che è vero quello che valeva fin dai tempi di Omero: che il bello è enunciato, ma il brutto è descritto.</p>
<p>Qua secondo me un’influenza palese è il cinema di Cronenberg, in particolare il suo film più stomacante, <em>Existenz</em>. Andate a chiedere dello speciale del cuoco, se avete dubbi. Questo è un aspetto che pone qualche problema di interpretazione. Non direi che a livello estetico e filosofico Donati sia da ascrivere, come il canadese, alla putrida progenie di Ballard. L’influenza di Cronenberg è puramente visiva. In pratica l’atteggiamento non è quello di <em>Crash</em>, della mostra delle atrocità etc, dove la deformazione corpo-carne-mente è uno specchio di una mutazione culturale e antropologica ecc.</p>
<p>Probabilmente nei confronti della sanie planetaria che coinvolge mondi come Lammath è da ravvisare un’ambiguità di fondo. Innanzitutto il marciume rancido è sempre in qualche modo messo in relazione a un mondo eticamente e socialmente marcio. Un mondo incentrato su un erotismo distorto. L’immagine è quella vecchia delle piaghe nascoste da pizzi e sbuffi. Fermo questo, pare che l’autore non sappia resistere alla tentazione di sfidare la sua e la nostra immaginazione nella descrizione delle suddette piaghe, rendendo quantomeno ambigua, appunto, la sua posizione. Retaggio di un’educazione cattolica?</p>
<p><strong>SEGNALI DI STILE</strong></p>
<p>L’aspetto che colpisce maggiormente del romanzo è la lingua immaginifica e lussureggiante. Anche in questo caso, però, vediamo di intenderci. Ecco un esempio di letteratura italiana <em>mainstream </em>preso a caso, da un romanzo di successo per il quale si sono sprecate etichette discutibili come “Il romanzo che questa (?) generazione non dimenticherà” e premi sponsorizzati da altrettanto discutibili liquori:</p>
<p>&#8220;Aveva imparato a rispettare il baratro che lui aveva scavato tutto intorno a sé&#8230; anni prima aveva provato a saltarlo quel baratro e ci era cascata dentro&#8230; Ora si accontentava di sedersi sul ciglio con le gambe a penzoloni nel vuoto. La voce di Mattia non smuoveva più nulla nel suo stomaco, ma l&#8217;idea di lui era presente e lo sarebbe stata sempre, come l&#8217;unico vero termine di paragone per tutto quello che era venuto dopo&#8221;.</p>
<p>Oppure, citando da <em>Caos Calmo</em> di Veronesi:</p>
<p>&#8220;Devo sforzarmi di essere leggero come lei. Devo sintonizzarmi sulla frequenza purissima del suo fiatone, della sua spossatezza senza passato né futuro. Devo sforzarmi di stare anch&#8217;io dentro la bolla. Neve. Ormoni. Emozione. Silenzio. Ma il silenzio, non so perché, non riesco a sopportarlo. Devo parlare&#8230;&#8221;</p>
<p>Ecco invece come la prende Donati:</p>
<p>&#8220;Fu allora che un evento assolutamente imprevisto si produsse: imprevisto, per la verità, e imprevedibile, solo per chi ignori le infinite risorse di cui può disporre nei momenti critici una fanciulla giudiziosa ed estremamente devota al padre. Accadde dunque che, approfittando della distrazione dei suoi sedicenti salvatori, impegnati a gestire una situazione obiettivamente delirante tra ostaggi, grate e bombe sottocutanee, Dolce sangue si sottraesse alla stretta di Muffa e, scivolandogli di lato, gli sfilasse il fulminatore da sotto il naso&#8221;.</p>
<p>E tralascio lo stomacante <em>Acciaio </em>per non far soffrire ulteriormente il lettore.</p>
<p>Quella di Donati è una prosa rigidamente letteraria divertita e divertente. Effettacci retorici affidabili come Walter Brennan: dilazionare l’evento imprevedibile e riprenderlo con “accadde dunque che…”. Nel romanzo i periodi sono costantemente costruiti in modo che il fuoco del discorso debba ogni volta essere ricercato dal lettore, in modo che arrivi sempre in un modo inaspettato, condito, insaporito da note a margine, precisazioni, battute. Grazie a dio non c’è alcun ascetismo stilistico, nessuna aria da madonnine infilzate: ci credo che adesso è pieno di questi scrittori che si sono fissati con l’anoressia: cazzo, parlano di loro stessi!!! Questa malattia è veramente il male del secolo. Incapaci di immaginare, incapaci di scrivere perché sanno di non avere nulla da scrivere se non qualche storiuccia borghese, queste nuove guide della nazione tremebonde e impotenti hanno l’aspetto e il sapore del mio cibo-nemesi: l’odiosa mela cotta.</p>
<p>er questo dico che i taurocerberi, i moodwraiti, gli aaghvariani e compagnia bella sono sì l’aspetto più evidente del lessico di <em>Valvole e polmoni</em>, ma la cosa che mi ha più colpito è che c’è un grandissimo amore per il mezzo della scrittura in sé, amore che solo un vero letterato marcio può possedere. Magistero fraschiano (nel senso di Gabriele Frasca: si veda il suo libro su Philip K. Dick, o il suo ultimo romanzo, <em>Dai cancelli d’acciaio</em>), innaffiato da un liquore generalmente contenuto in bottiglie caratterizzate da un’etichetta con un cerchio rosso in campo bianco: Urania.</p>
<p><strong>CINEMA</strong></p>
<p>Valvole e polmoni è un romanzo-film. E su che tipo di film possa essere, una traccia ce la dà la lista di attori già bella che pronta in fondo al libro. E che idea fantastica di cinema viene fuori!</p>
<p>Sarebbe errato dire che è un cinema di prime donne, nossignori: se c’è una caratteristica che accomuna tutti i “partecipanti” è quello di essere attori totalmente devoti al cinema, totalmente devoti a un certo tipo di personaggio, attori che fanno il loro ingresso nel film con il passo sicuro e definitivo che possiede l’ubriacone quando entra nel suo bar e sa di avere credito, attori che travalicano ogni personaggio che interpretano e allo stesso tempo vi scompaiono dentro, i cui ruoli spesso sono di persone che riescono sempre a “strappare la sconfitta dalle fauci della vittoria”, gente che il cinema l’ha inguaiato, gente che “aveva visto <em>Frankenstein </em>e si era impressionata”, gente che quando passa tu ti levi il cappello, gente a cui prende fuoco la gobba…</p>
<p>E solo una cosa li rende tali: il patto d’acciaio con il regista. E indovinate un po’ chi vorrebbe mettersi dietro la macchina da presa per questo film…</p>
<p><strong>POLITICA</strong></p>
<p>&#8220;Finché c’è una classe inferiore, io appartengo ad essa, finché c’è una classe criminale, io appartengo ad essa…”<br />
<em> Motto anarchico</em></p>
<p>La polemica sociale e politica è l’aspetto che maggiormente avvicina il romanzo alla satira classica: in essa domina il travestimento, l’allusività e soprattutto l’ironia data da un punto di vista straniato, che consente di parlare al lettore delle storture della propria società tramite l’ironico travestimento della descrizione di paesi o mondi lontani.</p>
<p>Due sono i bersagli ai quali sono maggiormente diretti gli strali di Donati: la retorica della libertà, una libertà protetta dai fucili della polizia spianati sugli esclusi (Carpenter), caratteristica dei perfidi Lammathiani, e soprattutto il cinico disprezzo liberista per le ragioni degli oppressi.<br />
Senza dubbio il punto più scopertamente “politico” del romanzo arriva verso la conclusione, con il discorso del Duca Malferacio, vera anima nera del romanzo. Un discorso che riecheggia da una parte l’autoritarismo miope di De Gaulle (“la ricreazione è finita”), ma, soprattutto, in modo singolarmente puntuale – così tanto che mi chiedo se l’autore non ne abbia sentito dei brani – l’ultimo discorso di Margaret Tatcher al parlamento inglese.</p>
<p>È piuttosto sorprendente notare la consonanza tra le accuse mosse da Malferacio agli scombinati attentatori (il cui succo è: “siccome voi non potete essere come noi, volete distruggerci”), e la sprezzante risposta del primo ministro inglese a un deputato laburista, che, distaccandosi dall’ipocrita clima alla <em>de mortuis nihil nisi bene </em>che dominava nella riunione, anche da parte di quegli stessi membri del partito conservatore che avevano appena pugnalato alle spalle la loro ex “ape regina”, provò a far notare che il livello di vita delle classi sociali più svantaggiate era drammaticamente peggiorato durante il suo governo: parafrasando, “Il livello <em>medio</em> della vita della popolazione inglese è aumentato. La maggioranza della gente è più ricca. Voi con le vostre politiche socialiste volete solo che tutti siano in basso al vostro livello”.</p>
<p>Scombinati attentatori, già. Se l’esito finale del romanzo, la morale potremmo dire, è che “il lusso dei vincitori (non dico a cosa si riferisce per non rovinare la sorpresa) è destinato a divenire il frugale pasto dei sopravvissuti”, non è certo per il GAAT (lo pseudo movimento terrorista gaaltoniano), ma per una specie di implosione necessaria per una società che basa se stessa sull’abuso proprio del capitalismo, qui simboleggiato da un oggetto-feticcio come il condizionatore d’aria, sorta di sintesi di tutte le ossessioni edonistiche contemporanee.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Il romanzo di Riccardo Donati </em>Valvole e polmoni <em>è acquistabile in tutte le librerie online e sul sito delle <a href="http://www.edizionitabulafati.it/">Edizioni Tabula Fati</a>.</em></p>
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