Intervista a Graziano Versace, autore di “Raimondo Mirabile, futurista”

Un maggiordomo alle prese con un complotto fantascientifico nella Milano della belle époque. Suona strano? E’ l’originalissimo plot di Raimondo Mirabile, futurista, ultimo romanzo dello scrittore Graziano Versace. Raffinato innovatore della fantascienza classica, Versace – alle spalle un romanzo (“Ladri di locandine”, ed. San Paolo) e due finali del premio Urania -  ha creato una straordinaria e  godibilissima ucronia, vincitrice del Premio iNarratori 2008 per le Edizioni XII.

Come ti presenteresti ai nostri lettori?

Salve. Non basta, vero? Mi chiamo Graziano Versace, sono nato a Belmore (AUS), e attualmente vivo a sant’Agata di Militello (ME), insieme alla mia famiglia, dove ho anche la fortuna di lavorare come insegnante di Materie Letterarie e Latino. Ho svolto per qualche anno la professione di psicoterapeuta, ma per vari motivi ho dovuto abbandonare. La scrittura è da sempre la mia passione. Passo intere giornate in cucina a scrivere e a bere caffè.

Le fonti d’ispirazione per il romanzo sono molteplici, vorresti riassumercele tu stesso, così non rischio di dimenticarne una buona parte?

Sì, sono davvero tante. James Blaylock, Jules Verne e H.G. Wells per il tipo di storia. I fumetti di Rex Mundi, di Ruse, di Docteur Mystere, per l’ambientazione. L’idea del romanzo comunque partì dalla lettura de Il diario segreto di Phileas Fogg di P.J. Farmer. Mettici poi la mitologia, una certa letteratura dell’orrore (Machen, Hoffmann, M.R.James), il sincrodestino, la teoria della volontà, la dimensione onirica, e il gioco è fatto. Con risultati, devo dire, che neanch’io mi aspettavo.

Come è nata nella tua testa l’idea di una sintesi tra così tanti elementi così diversi?

Sai, sono quelle ispirazioni/coincidenze che poi si mettono a posto da sole. Hai diversi elementi per le mani e, quasi per pura combinazione, li vedi amalgamarsi tra di loro come un composto chimico ben riuscito. Una fortuna, quando si scrive. O forse è la mente profonda che si mette all’opera, a insaputa della coscienza, trovando soluzioni a volte inaspettate.

Cosa, in particolare, ha ispirato l’adozione del punto di vista “maggiordomestico” della storia? Io sono una grande amante dei maggiordomi nella letteratura (ma non necessariamente solo lì: ho sempre desiderato di avere un mio Alfred personale), perciò mi chiedevo: cosa hai preso dall’immaginario comune del maggiordomo? C’è uno di questi personaggi guantati che ti è stato d’ispirazione più degli altri? A cosa ti sei affidato per rendere “unico” il tuo Gregorio?

Non so se Gregorio sia un personaggio unico. Lo è certamente per il contesto a cui si riferisce. Un maggiordomo protagonista e io narrante di un romanzo di fantascienza è sicuramente una novità. Per il resto, sono sicuramente debitore a tutti i maggiordomi del cinema e della letteratura che da sempre mi affascinano. A partire da Passepartout e da Jeeves (maggiordomo per antonomasia figura forse irripetibile), fino ad arrivare ad Alfred Pennyworth, a Edwin Jarvis, a French, e ad altri ancora.

La scelta dell’ambientazione milanese è interamente dovuta alla presenza del Futurismo o ci sono anche altre ragioni?

Milano, all’epoca, era un eccezionale crocevia politico e culturale. La scelta, vista anche la presenza del Futurismo, non poteva che essere quella. Poteva andare bene anche Firenze, ma Milano mi garantiva un respiro più europeo, nonché un aspetto più grigio e metropolitano che mi sono sembrati più consoni per la stesura del romanzo.

Cosa hai fatto per documentarti sull’ambientazione, storica e non, del romanzo?

Ho scovato cartine e guide del periodo, riviste esoteriche che mi sono costate mezzo occhio della testa, anche solo per il puro piacere di averle; per non parlare della mole di libri di argomento futurista che ho letto per entrare nel vivo di quel momento storico forse tanto unico quanto irriverente.

Sulla razza aliena che viene a visitarci nel tuo romanzo non scopriamo molte cose ma tu hai elaborato ogni aspetto degli Eletti o solo quelli necessari per lo sviluppo della storia?

Ho elaborato ogni aspetto di questa razza, ma la loro storia verrà spiegata solo in eventuali sequel.

Hai previsto un eventuale seguito per questo romanzo? Magari gli Eletti prenderanno il controllo di un certo pittore fallito con dei ridicoli baffetti?

Sì, e sarà ancora più europeo del primo. Nel senso che l’azione si sposterà anche in Francia e in Inghilterra, oltre che a Milano. La storia comunque avrà poco a che fare col Futurismo in genere.

Qual è il rapporto tra i tuoi trascorsi di psicoterapeuta e la “teoria della volontà” in cui credono i personaggi del romanzo?

La volontà era considerata alla stessa stregua di una dea, ai tempi del Futurismo. Ne parlavano e ne avevano parlato Stirner, Nietszche, Assaggioli, Papini, Kardec, Marinetti. Essere padroni della propria volontà poteva significare quel salto evoluzionistico a cui l’essere umano ambiva in quel periodo. Essere parte integrante delle stelle, far scoccare la scintilla divina che ognuno si portava dentro, e altre amenità simili. In effetti, la psicoterapia di Assagioli si basa sull’utilizzo della volontà, e ogni guarigione parte da questo presupposto fondamentale: si guarisce solo se si ha la ferma volontà di volerlo fare.

Cos’è il “sincrodestino” e che ruolo ha all’interno del romanzo?

Riporto più o meno letteralmente da un sito: “La nostra vita scorre attraverso una trama di cui se potessimo conoscere la struttura e il percorso ciò potrebbe permetterci di arrivare alla conoscenza sempre più chiara e piena delle “verità” verso cui ci stiamo muovendo.

All’interno di questa trama ci vengono suggeriti, ma non imposti, dei piccoli percorsi; ciò avviene però in modo sottile, cioè attraverso segni, simboli, coincidenze che ci indicano quale diramazione scegliere per proseguire nel verso giusto.

Probabilmente non comprendiamo il senso di queste indicazioni e scegliamo di non utilizzare tali aiuti. Ma come potrebbe cambiare la nostra vita se cominciassimo a comprenderli?”

La dimensione onirica e gli stati alterati della coscienza giocano un ruolo fondamentale nelle vicende. Quanto c’è di te in Fredreric da Crone, che nel romanzo è l’esperto di queste materie?

Molto. Io e Fredreric Da Crone, nonostante la differenza d’età, siamo caratterialmente più o meno la stessa persona. In assoluto, è il personaggio del libro che più mi assomiglia. O forse è il personaggio al quale io vorrei assomigliare di più.

L’ispirazione è mai venuta a trovarti mentre eri “in altre faccende affaccendato” o più semplicemente dedito all’ozio? Ci sono delle abitudini che ritieni “prodromiche” alla sua venuta?

Questa è una bella domanda. Per ogni libro che ho scritto, l’ispirazione è sempre scaturita in maniera diversa: una frase letta su una rivista, un’immagine, un’intuizione venuta fuori dal nulla, un insieme di coincidenze che confluiscono poi in un titolo. Generalmente, però, è la musica a darmi i primi stimoli su questa o quella trama, così come è sempre la musica ad accompagnarmi nella stesura dei romanzi. Posso dirti che il 90% dei miei libri ha sempre una colonna sonora che in qualche modo li segue e li determina. Senza musica, sarei un autore finito!

Quali sono gli autori a cui ti ispiri in generale nel tuo lavoro di scrittore?

Sono davvero tanti, e occasionali. Nel senso che, per ogni libro che scrivo, leggo almeno altri dieci-quindici romanzi di altri autori affini a ciò che devo scrivere.

Nel futuro, ti dedicherai ancora al fantastico con un nuovo romanzo? Sarà un altro cocktail di generi?

Ho presentato da poco al mio agente letterario un romanzo fantasy, pur sapendo che in Italia, specie per un autore italiano, questo genere letterario ha purtroppo poche possibilità di riuscita, e ho più di una mezza intenzione di scrivere un giallo storico che abbina esoterismo e paranormale, ambientato in Sicilia ai tempi di Federico II, ma il lavoro di ricerca è immane e a tratti l’idea di cominciare mi sconforta. Ma sono sicuro che il libro prima o poi vedrà la luce.

Domanda approfittiamo-del-lavoro-altrui: qual è la domanda più interessante che ti abbiano fatto sul romanzo e quale la sua risposta?

Ti riporto direttamente da un intervista rilasciata a Maurizio Landini per il sito www.liberidiscrivere.com la domanda per me più divertente (ma anche interessante): “Nella vita, Graziano Versace ha più la temerarietà di Raimondo Mirabile o più l’aplomb del suo maggiordomo Gregorio?” Risposta: “Nè l’una, né l’altro. Sono solo un fabbricatore di storie che ama la pace e la tranquillità. Mi bastano un computer, una cucina e una pausa caffè ogni tanto. Non chiedo altro”.

Chi sono Inigo Zac e Basilio Fideli e quale sarebbe dovuta essere la loro storia?

Sono gli “antenati” di Raimondo Mirabile e Gregorio Valli. Avrebbero dovuto essere i protagonisti di un libro intitolato Un mondo in vendita, ma era una storia troppo bizzarra, forse anche improponibile (una razza aliena giunta sulla Terra per smantellare il pianeta e spostarlo in un altro settore di una galassia sconosciuta). Ma è proprio da questa storia che poi è nato Raimondo Mirabile, futurista. Per la cronaca, Basilio Fideli era un maggiordomo, e Inigo Zac una sorta di inventore stralunato che poco aveva a che fare con Raimondo Mirabile.

Perché hai scelto un tono prettamente umoristico per la tua storia?

Il maggiordomo è di per sé una figura umoristica, ma l’umorismo di Gregorio Valli è molto british, se mi concedi l’utilizzo del termine. E’ uno che fondamentalmente scherza in maniera molto seria.

Ringraziamo l’autore per la cortese disponibilità.

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