Dibattito su Isaac Asimov: intervista a Nunziante Albano

Isaac Asimov sta tornando finalmente d’attualità. Non che abbia perso la sua fama leggendaria: le librerie sono ancora piene dei suoi romanzi. Ma è vero che la fantascienza negli ultimi decenni lo ha gradualmente snobbato, autocompiacendosi nella ricerca di nuovi temi e nuovi stili nei confronti dei quali l’opera di Asimov sembra sorpassata. La critica letteraria lo considera una specie di Dumas della fantascienza, la cui estrema prolificità e felicità d’inventiva non è andata di pari passo con una profondità stilistica rintracciabile in altri nomi della letteratura di genere. Due studiosi ed esperti dell’opera di Asimov, Sante Farnararo e Nunziante Albano, discutono qui in esclusiva per “Fabbricanti di Universi” del ciclo delle Fondazioni. Un’intervista ‘doppia’ che getta una luce nuova nel panorama della critica asimoviana, con una serie di spunti di grandissima rilevanza. Un sentito ringraziamento ai due studiosi che hanno accettato di discutere della loro visione dell’opera di Asimov sulla pagine di “Fabbricanti di Universi”.

Nunziante Albano, ricercatore freelance, si occupa di filosofia della storia e di storia delle idee. E’ in corso di pubblicazione un suo libro sulle dottrine razziste di Julius Evola e i suoi rapporti con i regimi fascista e nazista. Alla Biblioteca Nazionale di Napoli ha di recente tenuto un convegno dal titolo “Complotti stellari. La fantascienza di Isaac Asimov tra mitologia politica e filosofia della storia”.

1. Iniziamo con un tentativo di attualizzazione dell’opera di Asimov. Sono passati 70 anni da quando il ciclo delle Fondazioni iniziò a essere delineato sulla rivista di John W. Campbell. La fantascienza ha preso strade molto divergenti da allora. Che cosa possiamo recuperare oggi dei tanti temi introdotti da Asimov, sia nell’ambito della fantascienza che della critica sociale?

Premetto che non sono un esperto né un fan particolare del genere. A me pare che la fantascienza di oggi, quella letteraria almeno, si sia rinchiusa in certe nicchie o ghetti come il cyberpunk, oppure si sia lasciata tentare dal gusto postmoderno e un po’ fine a sé stesso del pastiche o della demistificazione sterile dell’esistente, perdendo sia lo slancio epico e ottimistico delle origini sia l’intento di analisi e critica socioculturale degli anni ‘60/70. Venendo ad Asimov, prima di pensare al recupero di questo o quel tema specifico, andrebbe intanto ripresa con convinzione la dimensione speculativa che proprio con lui si è fatta spazio nel genere, magari rielaborando i metodi con cui essa si esprimeva, come l’iperbole e la proiezione, che mi sembrano tuttora utili.

Nel primo caso si tratta di prendere un aspetto o problema della realtà e portarlo fino alle estreme, paradossali conseguenze. Esempio: in romanzi come Il sole nudo o Le cave d’acciaio, vediamo fenomeni quali la sovrappopolazione delle metropoli o l’espansione delle periferie urbane di villette a schiera “middle class” americane “iperbolizzati” e combinati con altri fattori ugualmente estremizzati quali un certo razzismo e puritanesimo wasp (impersonati dagli abitanti di Solaria).

Con il secondo metodo si sfruttano le potenzialità del genere per “dislocare” situazioni, idee, sentimenti consueti in ambientazioni alternative, in modo da liberarli della patina di abitudine, di deja vu, di esporli o metterli all’opera con una freschezza nuova, di farli interagire in modalità inconsuete. Penso per dirne una ai problemi di convivenza razziale e culturale come vengono immaginati in Paria dei cieli.

Riguardo la ripresa di temi trattati da Asimov, credo che prima di tutto andrebbero scoperti quelli che fino ad oggi sono rimasti più o meno nell’ombra, e che per certi aspetti sono anche i più attuali. Mi riferisco agli importanti elementi di simbolica politica e mitologia politica diffusi nelle sue opere e alla ricorrente – e spesso ideologicamente ambigua – presenza di temi inquietanti come la manipolazione psichica dell’individuo e delle masse e le influenze occulte che agiscono nella società e nella storia.

2. Quando Isaac Asimov cominciò a scrivere Fondazione la Seconda guerra mondiale imperversava, e l’autore stesso ammise di esserne stato fortemente influenzato. Quali sono secondo voi le ‘spie’ che evidenziano, all’interno dell’opera, l’attenzione agli avvenimenti del conflitto da parte di Asimov?

Le suggestioni e i materiali utilizzati per la trilogia della Fondazione sono molti e disparati e sarebbe un errore ricondurli ad un solo o prevalente motivo di ispirazione (come si fa anche con l’abusato esempio di Gibbon). Ciò detto, è indubbia la presenza nel ciclo di forti elementi d’influenza delle drammatiche vicende del secondo conflitto mondiale, e sarebbe da stupirsi del contrario visto che fu pensato e scritto tra il 1941, anno dell’entrata in guerra degli Usa, e il 1949, quando si è appena consolidato l’assetto mondiale uscito dalla guerra.

Mi pare si colga abbastanza bene nell’ “atmosfera complessiva” dei tre romanzi l’eco non solo del conflitto, ma anche – specie in Cronache della Galassia  – dei prodromi di esso. I valzer di alleanze, gli intrighi dinastici, i giochi diplomatici, le minacce di invasione giustificate da scopi “difensivi” o “preventivi”, le offerte di “protettorati”, la preparazione di flotte da battaglia in attesa del momento propizio per scatenare una guerra, i problemi di approvigionamento di materie prime ed energia, le zone di influenza politica, economica e religiosa, pur essendo elementi più o meno eterni del gioco politico tra potenze, hanno in Asimov un chiaro sapore di Anni ‘30 e ‘40.

Nell’attacco di sorpresa tentato alla Fondazione dalla flotta di Anacreon c’è forse l’eco di Pearl Harbor; altri momenti che rimandano all’esperienza bellica sono gli episodi di scontri tra flotte stellari o le secche e concitate scene dal comando del generale Bel Riose. Peraltro, in questa figura di ufficiale, giovane, coraggioso, determinato e talvolta duro, ingenuamente fedele all’Impero e alla sua mistica tradizione militare, vediamo un concentrato di etica militare europea, quasi uno junker prussiano. L’assedio del pianeta Haven da parte delle forze del Mule riflette chiaramente il clima dell’Inghilterra sottoposta ai bombardamenti tedeschi, quando nei primi anni del conflitto sopporta da sola tutto il peso della guerra e dispera di uscirne viva. La fulminea serie di vittorie del Mule e l’ingresso delle sue nere navi da battaglia sul cielo di Terminus non possono che rimandare al genio militare di Hitler e al suo ingresso nella Parigi sconfitta.

Questo personaggio merita qualche parola di più. Chiunque se ne sia occupato ne ha dato per scontata l’ascendenza hitleriana (anche la quarta di copertina di L’altra faccia della spirale – Oscar fantascienza 1974 – citava “l’hitleriana figura del Mutante”) e io condivido senz’altro questa impressione. Sarebbe d’altronde difficile credere che, negli stessi anni in cui il Führer campeggiava ogni giorno nei titoli dei giornali, Asimov non avesse in mente quel modello nel dar vita a un personaggio introverso e ostile all’universo intero, di cui sogna la conquista, e che realizza i suoi progetti con fulminea e feroce determinazione. I punti di contatto tra i due sono molti e molto precisi, e tuttavia il Mule non va visto come una banale imitazione hitleriana proiettata su uno sfondo da fantascienza. Un’analisi attenta scoprirà un interessante lavoro di rielaborazione di questa figura, con delle differenze rispetto al personaggio storico nient’affatto estrinseche, cioè utili solo a inserirlo nel contesto romanzesco sfumando l’eccessiva somiglianza col modello. Differenze che a mio parere esprimono invece significati ben determinati, tali da suggerire un’originale e inquietante lettura simbolica della figura di Hitler. Ma vorrei evitare di addentrarmi troppo in un discorso un po’ oseé, che spero di poter prima o poi riprendere e approfondire adeguatamente.

3. Asimov ha sempre mantenuto una posizione di fermo ateismo. Come si concilia il forte positivismo del suo ‘credo’ con alcuni dei concetti del ciclo delle Fondazioni? Mi riferisco in particolare alla visione quasi messianica della Psicostoria e della figura profetica di Seldon, e alla concezione posteriore di Gaia e della spiritualità che tiene unito il cosmo?

Fai bene a porre l’accento sulla contraddittorietà di certe posizioni asimoviane, che non si riscontra solo in tema di religione e spiritualità. Essa rientra in quella che a mio parere è una delle cifre più caratteristiche dello scrittore newyorchese: la sua profonda ambiguità ideologica. Cifra finora poco evidenziata dalla critica (con qualche notevole eccezione; ad esempio Ruggero Bianchi, Isaac Asimov, 1974).

Ci sono due livelli da tener presenti. Nel primo, il suo ateismo si fonda su un positivismo materialista e scientista che è il suo conclamato credo filosofico. Come spesso accade, però, certe ideologie “laiche” tendono poi a scivolare inavvertitamente verso un atteggiamento “para” o “pseudo” religioso. Un’espressione di questa tendenza la si può ravvisare proprio nel ciclo delle Fondazioni e nel complesso – chiamiamolo “ideologico” – rappresentato dal personaggio di Hari Seldon, dalla sua scienza psicostorica, dal Progetto che lui costruisce sulla base di questa dottrina e dalle Fondazioni che lo dovranno custodire e sviluppare dopo la sua morte.

Come ho cercato di dimostrare nelle mie ricerche, si può ravvisare in Seldon una duplice figura spirituale: quella del Profeta/Messia di una nuova “religione laica” (la psicostoria), e  quella del Noè, traghettatore dei “semi” di vita e civiltà da un’era all’altra, salvandoli dalla distruzione (la caduta dell’Impero) grazie a due “Arche”, le Fondazioni. La Seconda Fondazione, poi, piccola oligarchia monastica di scienziati della “psicostoria” e della “mentalica” custodi del Progetto, manifesta il chiaro aspetto di una setta mistico-esoterica, anch’essa “laicizzata”.

Con il famoso racconto L’ultima domanda, Asimov fa un passo oltre. Da una dottrina scientifica che si trasforma in religione si passa alla “creazione” di una divinità a partire dallo sviluppo esponenziale delle possibilità delle macchine pensanti. Varrebbe la pena approfondire le analogie tra queste suggestioni asimoviane e certi tratti dell’ebraismo cabalistico. E’ una cosa che spero di fare prima o poi nell’ambito di uno studio sull’influenza del retaggio ebraico nell’opera di Asimov. Restando nel generico si può forse parlare di una spiritualità asimoviana di tipo spinozista (tipica del  resto di tanti intellettuali ebrei non appartenenti alla religione ebraica in senso stretto) che associa a un deciso razionalismo un antidogmatismo sincero, tollerante di tutti i culti, e un sentimento del divino fortemente matematizzante.

Quanto a Gaia-Nemesis non si tratta di una originale trovata del Nostro, ma del suo adattamento dell’”Ipotesi Gaia” di Roy Lovelock. In questo caso l’ambiguità tra dimensione scientifica e religiosa nasce già con il suo ideatore e ha contribuito molto a diffondere in un certo ambientalismo New Age un larvato, equivoco “culto” della Natura  e della Madre Terra/Gaia. Va detto che la seconda e ultima fase della fantascienza asimoviana non manca di ammiccamenti al New Age e alla politically correctness che me la rendono sinceramente un po’ irritante.

4. La critica ha sempre biasimato, in Asimov, un’asciuttezza stilistica quasi volontaria. Egli stesso dichiarò più volte di non scrivere per vincere il Pulitzer, ma per chiarire le idee ai propri lettori. Come si concilia, nella sua narrativa, la volontà divulgativa e il sense of wonder dell’affabulazione?

Certo la penna di Asimov non sarà mai ricordata come particolarmente ricca e raffinata. Talvolta la sua “asciuttezza stilistica” sconfina nella piattezza e nella banalità, come ne Il tiranno dei mondi, dimenticabile esempio di space opera, e di solito i suoi personaggi sembrano intagliati con l’accetta (positronica, naturalmente), senza dire della frequente banalità dei dialoghi. Tuttavia il nostro Sante Farnararo ha dimostrato proprio nella conferenza tenuta un anno fa alla Biblioteca Nazionale di Napoli che, quando vuole, il “buon dottore” sa sfoderare gli artigli della ricerca stilistica e dell’originalità espressiva, mentre già Alessandro Portelli aveva rilevato in Asimov un’originale forma di ricerca lessicale (Il presente come utopia, in “Calibano”, n. 2, 1978). E certi protagonisti delle sue storie come la giovane Arcadia Darrell sono nondimeno ritratti con qualche arguzia, per non parlare di una figura originale come quella del Mule.

Ma al di là di questo bisogna dire che le qualità necessarie a fare un buon scrittore sono varie e poste a più livelli. Inoltre quelle richieste a uno scrittore di genere sono in parte diverse da quelle di un autore mainstream. Se a questi occorre per esempio eleganza e precisione introspettiva, capacità di restituire ambienti sociali e storici complessi, un autore di fantascienza come Asimov deve avere piuttosto la capacità di rendere l’ampiezza di respiro spaziale e temporale delle vicende, di reggere la tensione e i colpi di scena della trama, di condurre i lettori nei meandri politico-ideologico-sociali di un grande affresco di storia futura senza annoiare, di rendere scientificamente e tecnicamente plausibile l’invenzione fantastica.

Su questi aspetti Asimov non è secondo a nessuno, e si dimostra esperto in certe tecniche narrative come quella del “personal interest”, l’utilizzo cioè come protagonisti o come “punti di vista” narrativi, di persone comuni con le quali il lettore possa identificarsi facilmente e attraverso le quali si farà introdurre nelle vicende più complesse (vedi la scoperta di Trantor con gli occhi del “ragazzo di provincia” Gaal Dornick in Cronache della Galassia); tecnica diventata un dogma tra gli sceneggiatori di Hollywood. Alcune geniali soluzioni sono di sua stretta invenzione, come i frammenti di “Enciclopedia Galattica” messi a introdurre i vari capitoli, idea copiata poi da tanti. 

5. Dopo l’11 settembre, circolò insistentemente la voce che Al-Qaeda, che in arabo vuol dire “la base” ma anche “la fondazione”, dovesse il proprio nome alla forte passione di Osama bin Laden per l’opera di Asimov. Alcuni lessero nei videotape diffusi dopo gli attacchi un omaggio alle apparizioni di Seldon nella Volta del Tempo al termine delle crisi periodiche. C’è davvero una critica anti-imperialista, se così possiamo chiamarla, nell’opera di Asimov? 

Questa domanda va a toccare uno dei punti più sensibili di quel rilevante tratto di ambiguità ideologica che ritengo di aver colto nell’opera asimoviana. In effetti è molto difficile dire se questa critica anti-imperialista ci sia e di che tipo sia. Diciamo intanto che il ciclo della Fondazione altro non è che la storia di un Impero in formazione che deve succedere a un altro in decadenza. Quindi la civiltà umana coincide comunque in Asimov con un ecumene di tipo imperiale. E’ vero che nel sequel ai primi tre romanzi Asimov cambia un po’ la rotta, modificando in corso d’opera il Progetto Seldon per dargli l’obiettivo più “democratico” di una vaga comunità interstellare chiamata Galaxia e dal sapore molto New Age; ma si tratta di una scelta tardiva e non priva di aspetti discutibili.

D’altra parte il ciclo è anche, a ben vedere, la storia della secolare ascesa al potere di una società segreta (la Fondazione 2) che opera con le stesse armi occulte descritte, per fare un esempio scabroso ma calzante, nei famigerati Protocolli dei Savi di Sion. Società segreta elitaria ed esoterica che, alla fine, è il vero protagonista positivo della vicenda. La conclamata adesione ai valori democratici della società americana è poi contraddetta nell’opera fantascientifica di Asimov dalla frequente simpatia per forme di elitismo politico e culturale, dalla ricorrente proposta di soluzioni tecnocratiche ai problemi delle società di massa attuali e future, dalla insistita rappresentazione della possibilità e necessità di realizzare forme di dominio/manipolazione/suggestione mentale di singoli e di popoli.

Il fatto che tali inquietanti prospettive si accompagnino al disprezzo per tiranni e dittatori o ad occasionali e retoriche esaltazioni della libertà, non basta a negare l’esistenza di un oggettivo scetticismo di fondo nei riguardi della possibilità di realizzare una democrazia non puramente formale. A meno di non pensare che in tal modo Asimov, come il Machiavelli di Foscolo, intenda “sfrondar lo scettro a’ regnatori” e disinnescare, rendendoli pubblici, tali pericoli. Ma sembra un’ipotesi, come dire, un po’ machiavellica.

6. Nel ciclo delle Fondazioni non ci sono alieni. Eppure non manca il tema dell’Altro, a partire dalla figura del Mulo proseguendo con gli abitanti di Gaia e i robot, tutte in qualche mondo “variazioni sul tema”. La galassia ‘tutta umana’ di Asimov, imposta dalle convenzioni di John W. Campbell, ha un impatto nel disegno generale che l’autore voleva esprimere nel suo ciclo o è stato solo un piegarsi alle volontà editoriali?

Asimov ha scritto diversi racconti giovanili che coinvolgono alieni, così come ha ripreso occasionalmente a utilizzarli dopo la “fase Campbell”, anche in alcuni romanzi (Neanche gli Dei; Nemesis). Tuttavia non mi sembra che siano mai stati al centro dei suoi interessi. La maggior parte dei romanzi e dei racconti scritti dopo esser sfuggito alla “presa” del direttore di “Astounding” ne sono privi, e anche quando ci sono non mostrano le possibilità speculative o fantastiche espresse da altri maestri del genere alle prese con questa categoria letteraria. La galassia “tutta umana”, pur imposta da Campbell, ha trovato un Asimov particolarmente ricettivo e dunque non mi sembra solo frutto di passivo adeguamento a una linea editoriale. Ciò peraltro rende la sua galassia un perfetto laboratorio per l’analisi, il collaudo e perfino la “decostruzione” – per usare un termine alla moda – di tante forme storico-politico-sociali dell’uomo contemporaneo.

C’è poi da dire che l’Altro inteso come robot o come “mutante” alla Mule, andrebbe di massima distinto dall’Altro rappresentato dagli alieni. Nel secondo caso si tratta di un vero Altro da Sé rispetto all’uomo, e sta alla scelta dello scrittore di farne un essere umanoide o totalmente “esotico”. Invece tanto il robot quanto il mutante sono creazioni dell’uomo; volute (i robot) o involontariamente derivate da esso (i mutanti). Sarebbe forse meglio definirle un Altro “di” sé, l’espressione cioè di certe potenzialità non sviluppate dell’uomo o un espediente letterario per mettere l’uomo di fronte a un sé stesso di volta in volta migliore o peggiore. E’ questo il vero scopo raggiunto dai robot asimoviani, che alla fin fine mi sembrano meno un’esplorazione dei rischi o dei vantaggi della Tecnica che non uno specchio filosofico della natura umana.

Come ho già accennato, la figura del Mule fa a mio parere storia a parte. Questo originalissimo personaggio asimoviano merita una lettura approfondita e spregiudicata.

7. Roland Emmerich, noto regista che ha firmato Stargate, Independence Day e il recente 2012 (per citare i più famosi), ha iniziato a lavorare a una trasposizione cinematografica del ciclo delle Fondazioni di cui è stata completata una prima stesura della sceneggiatura. È possibile immaginare una versione sul grande schermo dell’opera di Asimov? Quali sono i problemi che sorgerebbero e quali i possibili rimedi?

La resa cinematografica del ciclo delle Fondazioni non è certo impresa facile. Ritengo anzi che solo oggi ci siano le condizioni perché possa realizzarsi. Dopo Star Wars, Star Trek, Il signore degli Anelli, ecc. il pubblico si è abituato a saghe cinematografiche di tre o più episodi, ciascuna lunga anche quattro ore. Non si può pensare a nulla di meno per Asimov. Non avrebbe senso trasporre (per di più sinteticamente) un solo romanzo; il carattere di affresco storico della sua opera si perderebbe e il film sarebbe un sicuro insuccesso. Da valutare preventivamente l’opportunità di realizzare solo la trilogia originaria (cosa a mio parere preferibile) o tutto il ciclo.

Mi lascia un po’ perplesso la scelta di Emmerich, regista perfettamente in grado di gestire produzioni kolossal e con un sicuro senso dello spettacolo e degli effetti speciali, ma un tantino grezzo rispetto all’esigenza di esprimere temi etico-filosofici. E questi non possono mancare nel trasporre Asimov, perché sono parte integrante e centrale della sua opera. Per questo mi sembrerebbe più adatto un regista come Lucas, senz’altro capace di bilanciare i due aspetti, se però non fosse totalmente dedicato alla sua saga e ormai praticamente identificato con essa.

L’esteso utilizzo di voci fuori campo che leggano prologhi o brani dell’ “Enciclopedia Galattica”, magari opportunamente accresciuti e adattati rispetto ai romanzi, sarebbe un escamotage assai utile a chiarire i complessi sfondi politici e gli snodi narrativi e, per una volta, perfettamente in linea con lo stile dell’originale letterario. Andrebbe poi fatto un attento lavoro di resa delle “transizioni storiche”, curando i costumi, le architetture, le armi e i macchinari ecc. (e perché no, anche il linguaggio e gli accenti) affinché diano il senso immediato dei cambiamenti di epoca tra i vari episodi. Stesso discorso per evidenziare chiaramente le differenze “orizzontali” tra le varie entità  politiche (Impero, Fondazione, Anacreon, Korell , Kalgan, ecc.)

8. Infine, una domande più personale. Com’è nato il tuo interessamento per Isaac Asimov e in che modo si è esplicitato nel tuo lavoro di studioso?

Ho letto Asimov verso gli otto/nove anni, partendo proprio da Cronache della Galassia e facendomi subito conquistare dal respiro secolare dei suoi Imperi galattici. Va detto che fin da quell’età mio padre – grande ammiratore dell’opera di Spengler – mi parlava del Tramonto dell’Occidente, oltre a farmi appassionare a tutta la Storia in generale. Perciò le suggestioni asimoviane cadevano su un terreno assai propizio.

Come facevo da bambino e da ragazzo per ogni libro che mi piaceva, rilessi le sue storie per anni e ancor oggi posseggo quelle povere ma per me preziose edizioni Oscar degli anni Settanta, con le mitiche copertine di Karel Thole, ormai tutte consunte e scollate. In seguito ho perso un po’ di gusto per la fantascienza, ma nel coltivare i miei interessi storico-filosofici mi sono spesso ritrovato a fare raffronti con l’opera di Asimov, finché più di recente non mi sono deciso a buttar giù un po’ di riflessioni in materia. Da qui è venuta un’ulteriore stagione di letture, necessarie a riprendere e completare la mia conoscenza di questo autore, e la scoperta di un Asimov che da piccolo avevo ignorato, come quello de La fine dell’Eternità, di Paria dei cieli, de Il sole nudo e di molti racconti. Vidi così dipanarsi dai suoi libri tanti fili rossi che andavano a incrociarsi fittamente in una serie di campi di studio che mi appassionano: filosofia della storia, mitologia e simbolica politica, plot theory, anche nei loro riflessi nella cosiddetta cultura di massa. Ritengo infatti che l’esame critico di autori come Asimov sia importante comunque, a prescindere dalle qualità letterarie, speculative o etiche che gli si vogliano riconoscere, per la loro oggettiva importanza come veicoli di immissione nell’immaginario collettivo di idee, miti e valori destinati prima o poi a riemergere e produrre, nel bene e nel male, effetti concreti.

Fabbricantidiuniversi.it 2004-2011 Tutti i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.

2 Risposte a “Dibattito su Isaac Asimov: intervista a Nunziante Albano”

  1. lucia marinelli scrive:

    complimenti Nunziante
    una bellissima intervista che va a completare l’interessante intervento tenuto presso di noi, alle sezioniamericanae venezuelana con la conferenza Complotti Stellari il 20 aprile.
    La grandezza e universalità di Asimov è sicuramente nel suo vastissimo “respiro” che proietta il lettore, specie quello molto giovane, nello spazio e nel tempo e gli dà il senso delle proporzioni dell’universo quasi quanto un viaggio intergalattico, per l’appunto. E’questo senso di meraviglia che noi lettori di Asimov abbiamo provato nell’adolesenza, anche se in tempi molto lontani (io negi anni sessanta, mio figlio quindicenne negli anni 2000) che lo rende indimenticabile e che ti fa scoprire poi, a distanza di decenni, i vai aspetti, mitopoietici sociopolitici e spirituali della sua produzione. Grazie a te e a Sante, l’anno scorso, siamo tornati a sognare fra le stelle …. almeno per due ore!
    ciao
    Lucia

  2. Nunziante Albano scrive:

    Ciao Lucia, grazie delle tue parole. Sono lieto di scoprire che anche tu sei un’asimoviana di primo pelo… non lo sapevo!

    Ne approfitto per un paio di precisazioni:

    1) Parlando di Gaia mi riferivo ovviamente a James Lovelock. Roy Lovelock non esiste se non come storpiatura di Ray Lovelock, attore italiano noto soprattutto per la partecipazione ad alcuni “poliziotteschi” anni 70. Scherzi della memoria…

    2) Quando “accuso” il nostro Asimov di varie “nefandezze”, mi riferisco sempre a una parte dei complessi e spesso inconsci contenuti della sua opera, non me lo immagino certo come il bieco membro di qualche setta segreta… :)

    buonanotte

    Nunziante

Lascia un commento