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Douglas Adams (1952-2001)

La copertina dell'edizione Piccola Biblioteca Mondadori del capolavoro di Adams.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  DOUGLAS N. ADAMS

E LA GUIDA GALATTICA PER GLI AUTOSTOPPISTI


1984 - Golden Pan award - Guida Galattica per autostoppisti

1999 - Codie award - Stasrhip Titanic

Una personalità poliedrica come quella di Douglas Noel Adams è più unica che rara. Diversamente da tutti i fabbricanti di universi presenti in questo sito, Adams non è stato né uno scrittore professionista né un grande del cinema di fantascienza, ma assomiglia a queste due figure e allo stesso tempo è stato molto, molto altro. Nato a Cambridge nel 1952 e laureatosi nella prestigiosa università della città in letteratura inglese, Adams ha esordito come inventore di storie nelle vesti di sceneggiatore per la serie televisiva cult inglese Dottor Who, che rappresenta uno dei punti di riferimento del suo bagaglio culturale come fabbricante di universi. Nel 1978 riesce ad avere la possibilità di portare in radio, sulla BBC Radio 4, un suo sceneggiato radiofonico, intitolato “Apocalisse fantastica” e poi noto col nome di Hitch-hicker's guide to the galaxy, o (in italiano) Guida galattica per gli autostoppisti. Lo sceneggiato cambia il mondo, e Adams comincia il lungo lavoro che lo porterà a trasformarlo nel più grande spettacolo mediatico del XX secolo.

Come sceneggiato radiofonico il successo trascende ogni aspettativa, e le repliche non si possono più contare. Nel 1979 avviene il primo adattamento per il teatro, che vedrà ben 19 trasposizioni, tra cui una al West End londinese e un musical di successo. Escono poi i romanzi, che rimangono la sua più alta creazione. Prima Guida galattica per gli autostoppisti nel 1979, poi l’anno dopo Ristorante al termine dell’Universo, nel 1982 La vita, l’universo e tutto quanto e nel 1984 Addio, e grazie per tutto il pesce. Nel 1992 Adams sforna l’ultimo capitolo, Praticamente innocuo. La saga di romanzi rimane un caposaldo della letteratura, non solo fantascientifica, soprattutto in Inghilterra dove viene considerata tra le opere più celebri, preceduta solo dal romanzo di Tolkien e da quello di Jane Austen. Esce poi una serie televisiva, acclamatissima, nel 1981, sempre per la BBC (ma questa volta la rete televisiva), comprendente sei episodi. Dalla serie TV saranno tratti due LP, e dai romanzi una serie di audiolibri, letti dall’attore Stepehen Moore. La serie TV e radiofonica è ora disponibile in CD. Nel 1993 la DC Comics cura un’edizione a fumetti, e l’anno dopo una serie di carte da gioco collezionabili. Il jazzista Klaus Koning compone At the end of the universe – Homage à Douglas Adams. In lavorazione, attualmente, il lungometraggio tratto dalla serie.

Dogulas Adams ha fatto molto, molto altro al di là della Guida galattica. La serie di romanzi di Dirk Gentley, “investigatore olistico” (Dirk Gentley. Agenzia di investigazione olistica), un buon numero di articoli per una rubrica sul mensile MacWorld, essendo egli un grande appassionato ed esperto dei computer MacIntosh. Inoltre, fonda la Digital Valley, azienda produttrice di videogiochi per PC (unico titolo notevole è Starship Titanic). Prima ancora di tutto ciò Adams partecipa a numerose esperienze in radio e TV, come attore, sceneggiatore, voce per radio, in numerose commedie e pantomime. Dall’esperienza di un viaggio per il mondo insieme ad un eminente zoologo avvenuta nel 1989 scaturiranno altre trasmissioni radiofoniche, un libro e vari articoli per riviste.

La fervente attività di Douglas Adams si arresta l’11 maggio del 2001, quando l’eccentrico artista muore per crisi cardiaca in California a soli 49 anni.

Ma passiamo all’universo fabbricato dalla mente di Adams. Scopriamo subito le carte, per chi ancora non lo conosce, e diciamo subito che si tratta di universo delirante, assurdo, paradossale. La saga della Guida galattica, infatti, è una saga letteraria assolutamente e fondamentalmente comica. L’ironia copiosa che deborda da ogni pagina dei romanzi investe il lettore in maniera sbalorditiva, catapultandolo in un universo in cui perdere il filo del discorso è norma. E’ una specie di rilettura in chiave fantascientifica di Alice nel paese delle meraviglie: l’inglese Arthur Dent, unico sopravvissuto alla distruzione della Terra, spazzata via dagli alieni Vogon per far spazio a un’autostrada interstellare, viene coinvolto dall’amico alieno Ford Prefect in una tumultuosa girandola di avventure alle prese con personaggi bizzarri e a dir poco eccentrici. L’eccentricità di tutto questo universo è resa anche più evidente perché i romanzi sono quasi completamente visti dall’ottica di Arthur, un terrestre abituato a una vita semplice e che finisce per confrontarsi con i più incredibili paradossi cosmici. I protagonisti di questa avventura, oltre ai due sopraccitati, sono Zaphod Beeblebrox, ex presidente galattico e responsabile del furto dell’astronave a improbabilità infinita Cuore d’Oro, mezzo di viaggio del gruppo, una donna – Trillian – e l’esasperante e macchiettistico Martin, androide in perenne crisi depressiva. Le avventure sono delle più assurde: scopriamo l’esistenza di una razza che costruisce mondi per mestiere, e che ha costruito anche la Terra; entriamo nel Ristorante al Termine dell’Universo, che grazie a nonsensi temporali permette di mangiare osservando sopra la propria testa gli ultimi minuti del cosmo; apprendiamo di come la Terra sia stata costruita per scoprire la verità sulla vita, l’universo e tutto quanto, di cui sappiamo la risposta, “42”, ma non la domanda; e grazie alle note esplicative della Guida Galattica impariamo i bizzarri usi e costumi dei popoli della Via Lattea.

Cercare una trama in questa pentalogia è davvero difficile. Diciamo che esiste uno scopo per lo meno abbozzato, cioè quello di scoprire la domanda essenziale sull’esistenza la cui risposta è ‘42’. La Terra era stata costruita a tale scopo ma è stata spazzata via qualche secondo prima che un suo abitante fornisse l’attesissima risposta, frustrando un lavoro  millenario. Ma di qui prende poi piede una serie di avventure tra le più diverse, alla ricerca di colui che controlla il destino dell’universo e che può finalmente dare una risposta alla domanda. L’originalità delle trovate e delle sottorame della Guida galattica per gli autostoppisti è uno dei maggior pregi della saga. I personaggi perfettamente caratterizzati, ma spesso capaci di incredibili colpi di scena che rimescolano le carte in gioco, rendono ancora più esilarante la creazione adamsiana, retta anche da uno stile che – se pure a volte (unico neo) trascende in un demenziale forse un po' esagerato e fastidioso – si rifà alla tradizione ironica di Wodehouse e a un umorismo tutto inglese infarcito delle più colorite metafore e allegorie, senza mai scadere nella volgarità o nel grottesco satirico con doppi fini. La narrazione delirante è sostenuta, comunque, anche da un taglio a volta teatrale (non si dimentichi che Adams, prima che scrittore, è soprattutto sceneggiatore) che dà realismo alle descrizioni e fluidità alla lettura. I romanzi peraltro non certo lunghi riescono infatti a mantenere accesa l’attenzione del lettore, il quale, già abbastanza impegnato a giostrare le numerose situazioni e a ricollegarle a un filo conduttore, non è certo ostacolato da una narrazione macchinosa ed elaborata.

Ma non bisogna credere che la saga della Guida galattica per gli autostoppisti non abbia chiavi di lettura al di fuori della semplice avventura comica. In realtà elementi di satira sociale sono presenti abbondantemente nei romanzi. Adams si dimostra intelligente conoscitore e caricaturista di tutti i lati più grotteschi e tragicomici dell’umanità, satireggiandoli con molto humour ma senza la morale bacchettona. In questo senso il lungo viaggio di Arthur Dent non può essere paragonato a un altro viaggio simile, quello di Gulliver nel romanzo di Swift. Se entrambe le opere possono essere lette anche in modo allegorico (ma per Adams fino a un certo punto), la Guida galattica è una satira leggera che, pur prendendo in giro, talvolta è condiscendente verso le debolezze umane, mentre Swift satireggia in modo aggressivo e solo per condannare. Quindi la Guida galattica come satira sociale, da un certo punto di vista, ma soprattutto come satira dei temi più classici della fantascienza. Scritto alla fine degli anni ’70, quando ormai la fantascienza dell’età d’oro iniziava a trasformarsi, l’opera di Adams è una magnifica caricatura di tutti gli stereotipi della letteratura di genere. I viaggi iperluce, tale la loro improbabilità, vengono risolti col motore ad improbabilità infinita che fa svanire - glissando con classe - ogni paradosso; l’antropocentrismo della fantascienza del primo periodo, in cui la Terra gioca sempre un ruolo fondamentale nello scenario galattico, s’inabissa davanti alle sole due storiche frasi che la Guida galattica usa per descriverla: fondamentalmente innocua. La fantascienza di Asimov è simpaticamente tirata in ballo: la Guida galattica per autostoppisti è infatti la dichiarata alter-ego della più celebre Enciclopedia Galattica (una famosa invenzione della Fondazione asimoviana), così come il concetto di robot innocui dediti all’assoluto servizio dell’uomo subisce un estremizzazione in Marvin, il complessato androide che odia tutto e tutti – umanoidi compresi – ma esaudisce sempre ogni ordine.

Ciò che è forse più affascinante è il modo in cui la cultura di Adams si fonde nell’opera creando un mix notevole. Le profonde conoscenze di letterato si mescolano a quelle di esperto della tecnologia e cultore della multimedialità, riuscendo a dare ai romanzi un aspetto del tutto nuovo, che non è il semplice racconto classico, ma qualcosa di molto più vasto. Douglas Adams non si è certo formato in un circolo di letterati o di professori, la sua cultura è esente da influenze dirette culturali. Le derivazioni provengono dalla cultura popolare, e sono infinite. Così, si mescola la sua passione per la musica degli anni ’60 e ’70 (i Beatles in primis) alle sue passioni tecniche (i computer, la TV) e a una vera e propria filosofia di vita che dà anima al romanzo. E in effetti la Guida galattica è un nuovo, moderno “Elogio della Pazzia”, in cui Adams, come Erasmo da Rotterdam molti secoli prima, celebra la potenza dell’assurdità e della follia umana come motore e causa di tutto l’universo, e in un certo senso al termine della lettura sembra che Douglas Adams, con la sua ironia essenziale e la sua dissacrante nonchalance, più di ogni altra persona abbia compreso la verità ultima sulla vita, l’universo e tutto quanto.