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Lois McMaster Bujold (1949)

L'edizione originale del premiatissimo Il Gioco dei Vor (1990)

 

Tutte le opere del Ciclo dei Vor, in ordine di lettura, secondo l'ordine cronologico degli eventi narrati.

Dreamweaver's Dilemma, 1997. [inedito in Italia]

Gravità zero, 1988 [Nord, 1990]

L'Onore dei Vor, 1986 [Nord, 1996, 2005]

Barrayar, 1991 [Nord, 1993]

L'apprendista ammiraglio Vorkosigan, 1997 [Nord, 1997]

The Mountains of Mouring in L'Eroe dei Vor, 1989 [Nord, 1992]

Il Gioco dei Vor, 1990 [Nord, 1992]

Cataganda, 1996 [Nord, 1996]

La Spia dei Dendarii, 1986 [Nord, 1996]

Labyrinth in L'Eroe dei Vor

The Borders of Infinity in L'Eroe dei Vor

Il Nemico dei Vor, 1989 [Nord, 1994]

I due Vorkosigan, 1994 [Nord, 1995]

Memory, 1996 [Nord, 1997]

Komarr, 1998 [Nord, 2002]

Guerra di Strategie, 1999 [Nord, 2003]

Immunità diplomatica, 2002 [Nord, 2004]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  LOIS McMASTER BUJOLD E IL CICLO DEI VOR

di Giampietro Stocco

Premio Nebula 1988 - Gravità zero

Premio Hugo 1991 Il Gioco dei Vor. 1992 Barrayar. 1995 I due Vorkosigan. 2004 La Messaggera delle Anime (best novel)

Lois McMaster Bujold nasce a Columbus, nell’Ohio, nel 1949, e risiede a Minneapolis, Minnesota, dal 1995. Molto importante nella sua vita la figura del padre, insegnante di materie scientifiche e divoratore di romanzi di fantascienza. Robert McMaster è tra l’altro docente all’Università di Stato dell’Ohio, e la piccola Lois fin da bambina vive questo binario parallelo scienza-fantascienza. A soli nove anni legge il suo primo romanzo di sci-fi, trafugandolo, appunto al genitore. Dal ’68 al ’72 Lois continua ovviamente a leggere, ma fa i conti con la realtà: lavora come tecnico di laboratorio in una compagnia farmaceutica, e poi come tecnica ospedaliera. Nel ’71 conosce suo marito, John Bujold, dal quale anni dopo divorzierà. John le darà i due figli Anne e Paul.

Lois trova anche il tempo per coltivare degli hobby: cavalcare, fotografare e suonare la chitarra classica. In seguito scatta la molla del romanziere: Lois ha già completato gli studi e ha due figli quando scopre che una sua vecchia compagna di studi si è messa a scrivere. “Posso farlo anche io”, decide Lois, e si mette all’opera: sarà la migliore decisione che potesse prendere perché, anche se questo le farà mettere da parte i suoi hobby, presto arriveranno i riconoscimenti e i premi che faranno di lei uno dei principali autori della fantascienza contemporanea: quattro premi Hugo, due premi Nebula. Negli anni ’90 si dedica anche ad altri progetti: il romanzo di fanta-storia The Spirit Ring, del ’92, che sarà una palestra per il futuro ciclo fantasy di Chalion.

Ma quello che conta è che Lois è e rimane un’autrice di fantascienza, con in testa ben chiaro un genere, quello della space-opera, e un obiettivo: rinnovare questo stesso filone, rimasto un po’ nell’ombra dagli anni ’60-’70 e insidiato dal pessimismo cyberpunk. In Lois non c’è alcun elemento pessimistico: non è così ingenua dal rimettere tutto nelle mani di un fantomatico progresso che dovrebbe portare il genere umano solo in avanti, ma quello che colpisce nei suoi libri è la carica di speranza e di fiducia nei valori fondamentali: la famiglia, l’amore, il perpetuarsi della specie, il coraggio. Ma ci sono anche dosi massicce di umorismo e simpatia: senza una grande dose di senso dell’umorismo non ci si può avvicinare alla figura di Miles Vorkosigan, che prende in giro se stesso per sopravvivere, vista la sua grave menomazione, e arriva fino a inventarsi una vita parallela pur di realizzare un sogno.

Ed ecco che spunta il tema che tanto caro è a Lois almeno all’inizio della saga dei Vor: l’ambivalenza, o per meglio dire la dicotomia. Ma andiamo per ordine. E’ come se la Bujold avesse un progetto già chiaro in testa: dall’esordio, con L’onore dei Vor (Nord, 1986, recentemente ristampato), emerge immediatamente una dicotomia che sarà evidente nei romanzi successivi. Impariamo infatti a conoscere due dei protagonisti fondamentali dell’intero ciclo dei Vor, Aral Vorkosigan e Cordelia Naismith. Aral, rampollo dell’ultraconservatrice aristocrazia di Barrayar, è uomo abbastanza aperto e sensibile per innamorarsi dell’anticonvenzionale e altrettanto carismatica Cordelia, miliziana della sorveglianza di Colonia Beta, mondo ultraprogressista. Sono per il momento nemici, si innamoreranno e si sposeranno, portando la loro finissima dialettica – eccoci dunque alla dicotomia -  come patrimonio genetico a loro figlio Miles, che diventerà eroe ed antieroe dell’intero ciclo.

Il ciclo vero e proprio dei Vor comincia con Barrayar (1991, Nord): Cordelia scopre cos’è vivere su un pianeta dominato da una società di stampo medievale, formata dai remoti discendenti di greci e slavi. Impara ad amare la sua nuova Patria e suo marito, Aral Vorkosigan. Ma l’ennesima congiura di palazzo provoca stavolta la tragedia: Cordelia, incinta, verrà colpita da una sostanza velenosa che danneggerà suo figlio, rendendolo invalido, le ossa fragili al punto di rompersi al minimo urto. Il futuro di Miles è dunque segnato. Segnato dall’invalidità e, ancora, dalla dicotomia: prima cadetto dal futuro incerto causa le pesanti invalidità, pian piano si ritaglia uno spazio tutto suo. Se il suo pianeta, per razzismo contro il più deboli,  non può mettergli nelle mani i destini militari, allora lui si crea una flotta su misura, quella dei Liberi Mercenari Dendarii, diventando un’altra persona, e cioè l’ammiraglio Miles Naismith, cognome che prende in onore della madre, mutuandone anche l’accento betano.

Se l’ammiraglio Miles Naismith diventa in breve un eroe galattico, Miles Vorkosigan si ripiega sempre più su se stesso. Difficile per lui avere rapporti normali con chi lo considera un mutante, difficile confrontarsi col cugino Ivan Vorpatril , complice e concorrente sleale nella caccia all’altro sesso. Miles non avrà grande fortuna amorosa come Vorkosigan, decisamente di più come l’ammiraglio Naismith, adorato dal suo equipaggio, soprattutto dalla vice Elli Quinn e dalla geneticamente modificata Taura. E come ammiraglio, ancora, Miles ne vede di tutti i colori: dagli orrori genetici del Sistema Jackson, fino ad arrivare a un passo dalla morte e a essere rigenerato, in un processo che poi porterà a eliminare le sue invalidità più serie, ma anche a scoprire quell’epilessia che gli toglierà alla fine il comando della flotta Dendarii. Miles porterà avanti finché potrà la finzione dell’ammiraglio Naismith. Al culmine di questa sua carriera parallela farà la conoscenza con il suo clone, quel Mark Vorkosigan educato per ucciderlo, e che poi invece si rivelerà un acquisto per la famiglia.

Già, la famiglia. Per Miles, è il polo opposto dell’avventura, il ventre di vacca dove ritornare, l’appartenenza. Già si intuisce, con l’ammissione di Mark in casa Vorkosigan, e con le crescenti difficoltà di Miles a rendere segreta la sua seconda identità, che la Casa Imperiale di Barrayar e, soprattutto, la sua creatrice Lois McMaster Bujold hanno nuovi programmi per lui. Se con la missione su Cetaganda Miles, da Vorkosigan, scopre un intrigo di dimensioni enormi sul mondo che è il nemico giurato di Barrayar e si guadagna addirittura la stima dei geneticamente ultraselezionati aristocratici Ghem e Haut e dello stesso imperatore, le cose stanno per cambiare.

Si verifica uno strano incidente: Simon Illyan, capo della sicurezza imperiale, perde la memoria, si guasta cioè il chip che gli conferisce una capacità sovrumana di ricordare praticamente tutto. L’indagine è condotta da Miles, e alla fine l’imperatore di Barrayar, il pressoché coetaneo Gregor Vorbarra, gli conferisce l’incarico di Ottavo Ispettore Imperiale.

Si chiude il cerchio. Bruciato come agente, Miles uccide, per così dire, l’ammiraglio Naismith lasciando i Dendarii a Elli Quinn e comincia a indagare direttamente e senza più infingimenti, in nome e per conto di Barrayar. Si chiude anche la dicotomia e, guarda un po’, Miles infine cresce, e troverà l’amore in un’aristocratica di Barrayar, Ekaterin Vorsoisson, che alla fine sposerà e dalla quale avrà dei figli

Un’epopea che ancora non conosce fine, questo ciclo dei Vor, che ha riportato di moda la space-opera, l’ha spolverata e privata di tutte le sue sovrastrutture e si contrappone alla moda del cyberpunk. Sia pure ottimistico, il ciclo dei Vor non trascura tuttavia le zone d’ombra all’interno del nostro cuore. La dicotomia di Miles, che si traduce visivamente nella vicenda del clone che diventa fratello. L’importanza della famiglia e della crescita attraverso il dolore. Tutti buoni sentimenti, si dirà, ma certo non banali. Come assolutamente non banale è la rappresentazione di un universo ipertecnologico, collocato più o meno a quasi mille anni dai nostri tempi, anche se non si capisce bene quale sia l’anno esatto. L’umanità ha avuto il tempo di diffondersi nella galassia utilizzando dei punti di balzo, e si è suddivisa in  tante razze ora concorrenti e diverse fra loro come e più se si trattasse di alieni. Si pensi agli esperimenti sul gruppo Jackson o alla perfezione genetica dei Cetagandani. C’è stato anche il periodo dell’isolazionismo: Barrayar ha avuto le sue guerre tribali e feudali, e quindi si è riunificata sotto i Vorbarra. C’è sempre una speranza nei romanzi della Bujold. E soprattutto c’è modo di aspettarsi altro che non solo fantascienza militare, o space-opera. Certo, i punti di balzo sono sempre lì, Cetaganda si staglia sempre a insidiare Barrayar. E tuttavia ogni volta Lois infonde nei suoi romanzi un tema nuovo: la intriga la genetica, vecchio retaggio da tecnico di laboratorio. Il tormentone delle scaraburre, gli scarafoni alla crema di Guerra di Strategie, che esasperano Miles nel momento in cui vengono create con i colori della livrea Vorkosigan. La scena d’apertura di Immunità diplomatica, con lo stesso Miles a contemplare le blastocisti che poi diventeranno i figli suoi e di Ekaterin. Le pagine spese, volumi addietro, per far capire la gerarchia Haut e Ghem su Cetaganda, mondo un po’ kabuki, con le sue ritualità quasi nipponiche e i tatuaggi sul viso dei soldati.

Genetica e non solo: l’universo femminile, discretamente dominante, sia pure nell’ombra. Chi comanda davvero in famiglia tra Aral e Cordelia? E quanto conta il parere dell’ex vigilante betana nell’ammettere il clone-fratello Mark all’interno della famiglia? Se le donne possono apparire spaventose – la modificata Taura – o bellicose – Elli Quinn, Elena Bothari – o comunque estroverse e aggressive – il clan Koudelka – Cordelia sembra essere un po’ la sintesi dell’universo femminino della Bujold, con il suo equilibrio, frutto degli anni spesi su un mondo conservatore come Barrayar. E come non notare le similitudini di carattere con la pure più immediata Ekaterin, non a caso scelta come compagna di vita da Miles? Miles è alla ricerca della donna che gli faccia un po’ all’occorrenza anche da madre, ed Ekaterin è perfetta

L’universo maschile, poi, complicato e introverso: i tormenti di Aral Vorkosigan si trasferiscono, amplificati, in Miles e anche in Mark. Per non parlare dell’imperatore Gregor Vorbarra, il cui tormento interiore si stempera solo con l’amore per Laisa – l’amore che per Lois risolve (quasi) tutto. Rimane il povero Ivan Vorpatril: lui, di dubbi non ne ha. E non a caso è il parente un po’ scemo, anche se è quello che ha successo con le donne. Tuttavia, negli ultimi romanzi, Ivan si presenta un po’ più intelligente del macho senza dubbi che avevamo visto crescere con Miles. Chissà che non evolva verso un personaggio più interessante?          

Cosa dobbiamo aspettarci invece da Miles? Che si cacci ancora, e sempre nei guai, riuscendo sempre a cavarsela, contando sulla sua intelligenza e sulla forza della sua famiglia.