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di
Giampietro Stocco
Premio Nebula
1988
- Gravità zero
Premio Hugo
1991
Il Gioco dei Vor. 1992 Barrayar. 1995 I due
Vorkosigan. 2004 La Messaggera delle Anime (best
novel)
Lois McMaster Bujold nasce a
Columbus, nell’Ohio, nel 1949, e risiede a Minneapolis,
Minnesota, dal 1995. Molto importante nella sua vita la
figura del padre, insegnante di materie scientifiche e
divoratore di romanzi di fantascienza. Robert McMaster è tra
l’altro docente all’Università di Stato dell’Ohio, e la
piccola Lois fin da bambina vive questo binario parallelo
scienza-fantascienza. A soli nove anni legge il suo primo
romanzo di sci-fi, trafugandolo, appunto al genitore. Dal
’68 al ’72 Lois continua ovviamente a leggere, ma fa i conti
con la realtà: lavora come tecnico di laboratorio in una
compagnia farmaceutica, e poi come tecnica ospedaliera. Nel
’71 conosce suo marito, John Bujold, dal quale anni dopo
divorzierà. John le darà i due figli Anne e Paul.
Lois trova anche il tempo per
coltivare degli hobby: cavalcare, fotografare e suonare la
chitarra classica. In seguito scatta la molla del romanziere:
Lois ha già completato gli studi e ha due figli quando
scopre che una sua vecchia compagna di studi si è messa a
scrivere. “Posso farlo anche io”, decide Lois, e si mette
all’opera: sarà la migliore decisione che potesse prendere
perché, anche se questo le farà mettere da parte i suoi
hobby, presto arriveranno i riconoscimenti e i premi che
faranno di lei uno dei principali autori della fantascienza
contemporanea: quattro premi Hugo, due premi Nebula. Negli
anni ’90 si dedica anche ad altri progetti: il romanzo di
fanta-storia The Spirit Ring, del ’92, che sarà una
palestra per il futuro ciclo fantasy di Chalion.
Ma quello che conta è che Lois
è e rimane un’autrice di fantascienza, con in testa ben
chiaro un genere, quello della space-opera, e un obiettivo:
rinnovare questo stesso filone, rimasto un po’ nell’ombra
dagli anni ’60-’70 e insidiato dal pessimismo cyberpunk. In
Lois non c’è alcun elemento pessimistico: non è così ingenua
dal rimettere tutto nelle mani di un fantomatico progresso
che dovrebbe portare il genere umano solo in avanti, ma
quello che colpisce nei suoi libri è la carica di speranza e
di fiducia nei valori fondamentali: la famiglia, l’amore, il
perpetuarsi della specie, il coraggio. Ma ci sono anche dosi
massicce di umorismo e simpatia: senza una grande dose di
senso dell’umorismo non ci si può avvicinare alla figura di
Miles Vorkosigan, che prende in giro se stesso per
sopravvivere, vista la sua grave menomazione, e arriva fino
a inventarsi una vita parallela pur di realizzare un sogno.
Ed ecco che spunta il tema che
tanto caro è a Lois almeno all’inizio della saga dei Vor:
l’ambivalenza, o per meglio dire la dicotomia. Ma andiamo
per ordine. E’ come se la Bujold avesse un progetto già
chiaro in testa: dall’esordio, con L’onore dei Vor (Nord,
1986, recentemente ristampato), emerge immediatamente una
dicotomia che sarà evidente nei romanzi successivi.
Impariamo infatti a conoscere due dei protagonisti
fondamentali dell’intero ciclo dei Vor, Aral Vorkosigan e
Cordelia Naismith. Aral, rampollo dell’ultraconservatrice
aristocrazia di Barrayar, è uomo abbastanza aperto e
sensibile per innamorarsi dell’anticonvenzionale e
altrettanto carismatica Cordelia, miliziana della
sorveglianza di Colonia Beta, mondo ultraprogressista. Sono
per il momento nemici, si innamoreranno e si sposeranno,
portando la loro finissima dialettica – eccoci dunque alla
dicotomia - come patrimonio genetico a loro figlio Miles,
che diventerà eroe ed antieroe dell’intero ciclo.
Il ciclo vero e proprio dei
Vor comincia con Barrayar (1991, Nord): Cordelia
scopre cos’è vivere su un pianeta dominato da una società di
stampo medievale, formata dai remoti discendenti di greci e
slavi. Impara ad amare la sua nuova Patria e suo marito,
Aral Vorkosigan. Ma l’ennesima congiura di palazzo provoca
stavolta la tragedia: Cordelia, incinta, verrà colpita da
una sostanza velenosa che danneggerà suo figlio, rendendolo
invalido, le ossa fragili al punto di rompersi al minimo
urto. Il futuro di Miles è dunque segnato. Segnato
dall’invalidità e, ancora, dalla dicotomia: prima cadetto
dal futuro incerto causa le pesanti invalidità, pian piano
si ritaglia uno spazio tutto suo. Se il suo pianeta, per
razzismo contro il più deboli, non può mettergli nelle mani
i destini militari, allora lui si crea una flotta su misura,
quella dei Liberi Mercenari Dendarii, diventando un’altra
persona, e cioè l’ammiraglio Miles Naismith, cognome che
prende in onore della madre, mutuandone anche l’accento
betano.
Se l’ammiraglio Miles Naismith
diventa in breve un eroe galattico, Miles Vorkosigan si
ripiega sempre più su se stesso. Difficile per lui avere
rapporti normali con chi lo considera un mutante, difficile
confrontarsi col cugino Ivan Vorpatril , complice e
concorrente sleale nella caccia all’altro sesso. Miles non
avrà grande fortuna amorosa come Vorkosigan, decisamente di
più come l’ammiraglio Naismith, adorato dal suo equipaggio,
soprattutto dalla vice Elli Quinn e dalla geneticamente
modificata Taura. E come ammiraglio, ancora, Miles ne vede
di tutti i colori: dagli orrori genetici del Sistema
Jackson, fino ad arrivare a un passo dalla morte e a essere
rigenerato, in un processo che poi porterà a eliminare le
sue invalidità più serie, ma anche a scoprire
quell’epilessia che gli toglierà alla fine il comando della
flotta Dendarii. Miles porterà avanti finché potrà la
finzione dell’ammiraglio Naismith. Al culmine di questa sua
carriera parallela farà la conoscenza con il suo clone, quel
Mark Vorkosigan educato per ucciderlo, e che poi invece si
rivelerà un acquisto per la famiglia.
Già, la famiglia. Per Miles, è
il polo opposto dell’avventura, il ventre di vacca dove
ritornare, l’appartenenza. Già si intuisce, con l’ammissione
di Mark in casa Vorkosigan, e con le crescenti difficoltà di
Miles a rendere segreta la sua seconda identità, che la Casa
Imperiale di Barrayar e, soprattutto, la sua creatrice Lois
McMaster Bujold hanno nuovi programmi per lui. Se con la
missione su Cetaganda Miles, da Vorkosigan, scopre un
intrigo di dimensioni enormi sul mondo che è il nemico
giurato di Barrayar e si guadagna addirittura la stima dei
geneticamente ultraselezionati aristocratici Ghem e Haut e
dello stesso imperatore, le cose stanno per cambiare.
Si verifica uno strano
incidente: Simon Illyan, capo della sicurezza imperiale,
perde la memoria, si guasta cioè il chip che gli conferisce
una capacità sovrumana di ricordare praticamente tutto.
L’indagine è condotta da Miles, e alla fine l’imperatore di
Barrayar, il pressoché coetaneo Gregor Vorbarra, gli
conferisce l’incarico di Ottavo Ispettore Imperiale.
Si chiude il cerchio. Bruciato
come agente, Miles uccide, per così dire, l’ammiraglio
Naismith lasciando i Dendarii a Elli Quinn e comincia a
indagare direttamente e senza più infingimenti, in nome e
per conto di Barrayar. Si chiude anche la dicotomia e,
guarda un po’, Miles infine cresce, e troverà l’amore in
un’aristocratica di Barrayar, Ekaterin Vorsoisson, che alla
fine sposerà e dalla quale avrà dei figli
Un’epopea che ancora non
conosce fine, questo ciclo dei Vor, che ha riportato di moda
la space-opera, l’ha spolverata e privata di tutte le sue
sovrastrutture e si contrappone alla moda del cyberpunk. Sia
pure ottimistico, il ciclo dei Vor non trascura tuttavia le
zone d’ombra all’interno del nostro cuore. La dicotomia di
Miles, che si traduce visivamente nella vicenda del clone
che diventa fratello. L’importanza della famiglia e della
crescita attraverso il dolore. Tutti buoni sentimenti, si
dirà, ma certo non banali. Come assolutamente non banale è
la rappresentazione di un universo ipertecnologico,
collocato più o meno a quasi mille anni dai nostri tempi,
anche se non si capisce bene quale sia l’anno esatto.
L’umanità ha avuto il tempo di diffondersi nella galassia
utilizzando dei punti di balzo, e si è suddivisa in tante
razze ora concorrenti e diverse fra loro come e più se si
trattasse di alieni. Si pensi agli esperimenti sul gruppo
Jackson o alla perfezione genetica dei Cetagandani. C’è
stato anche il periodo dell’isolazionismo: Barrayar ha avuto
le sue guerre tribali e feudali, e quindi si è riunificata
sotto i Vorbarra. C’è sempre una speranza nei romanzi della
Bujold. E soprattutto c’è modo di aspettarsi altro che non
solo fantascienza militare, o space-opera. Certo, i punti di
balzo sono sempre lì, Cetaganda si staglia sempre a
insidiare Barrayar. E tuttavia ogni volta Lois infonde nei
suoi romanzi un tema nuovo: la intriga la genetica, vecchio
retaggio da tecnico di laboratorio. Il tormentone delle
scaraburre, gli scarafoni alla crema di Guerra di
Strategie, che esasperano Miles nel momento in cui
vengono create con i colori della livrea Vorkosigan. La
scena d’apertura di Immunità diplomatica, con lo
stesso Miles a contemplare le blastocisti che poi
diventeranno i figli suoi e di Ekaterin. Le pagine spese,
volumi addietro, per far capire la gerarchia Haut e Ghem su
Cetaganda, mondo un po’ kabuki, con le sue ritualità quasi
nipponiche e i tatuaggi sul viso dei soldati.
Genetica e non solo:
l’universo femminile, discretamente dominante, sia pure
nell’ombra. Chi comanda davvero in famiglia tra Aral e
Cordelia? E quanto conta il parere dell’ex vigilante betana
nell’ammettere il clone-fratello Mark all’interno della
famiglia? Se le donne possono apparire spaventose – la
modificata Taura – o bellicose – Elli Quinn, Elena Bothari –
o comunque estroverse e aggressive – il clan Koudelka –
Cordelia sembra essere un po’ la sintesi dell’universo
femminino della Bujold, con il suo equilibrio, frutto degli
anni spesi su un mondo conservatore come Barrayar. E come
non notare le similitudini di carattere con la pure più
immediata Ekaterin, non a caso scelta come compagna di vita
da Miles? Miles è alla ricerca della donna che gli faccia un
po’ all’occorrenza anche da madre, ed Ekaterin è perfetta
L’universo maschile, poi,
complicato e introverso: i tormenti di Aral Vorkosigan si
trasferiscono, amplificati, in Miles e anche in Mark. Per
non parlare dell’imperatore Gregor Vorbarra, il cui tormento
interiore si stempera solo con l’amore per Laisa – l’amore
che per Lois risolve (quasi) tutto. Rimane il povero Ivan
Vorpatril: lui, di dubbi non ne ha. E non a caso è il
parente un po’ scemo, anche se è quello che ha successo con
le donne. Tuttavia, negli ultimi romanzi, Ivan si presenta
un po’ più intelligente del macho senza dubbi che avevamo
visto crescere con Miles. Chissà che non evolva verso un
personaggio più interessante?
Cosa dobbiamo aspettarci invece da Miles? Che
si cacci ancora, e sempre nei guai, riuscendo sempre a
cavarsela, contando sulla sua intelligenza e sulla forza
della sua famiglia. |