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EDMOND HAMILTON
E IL CICLO DI JOHN GORDON
di
Giampietro Stocco
1946: First Fandom's "Hall of Fame" Award
1996: Retro Hugo Award (per il 1945), best novel: "Red Sun of
Danger"
"Extraterrestre portami via, voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a cercare, voglio un pianeta su cui
ricominciare…”
(Eugenio Finardi, Blitz, 1978)
Chissà se Finardi ha mai letto I Sovrani delle Stelle,
opera-chiave di Edmond Hamilton.
Certo è che il desiderio che esprime in maniera così struggente il
protagonista di una delle colonne sonore più belle della giovinezza
di molti di noi sembra proprio essere lo stesso dell’oscuro travet
americano John Gordon: una notte, infine, la sua voce viene
ascoltata, ma l’E.T. non arriva a bordo di un’astronave, bensì come
una voce dentro la sua mente. Ecco il primo colpo di genio: Hamilton
non perde tempo a studiare propulsioni avveniristiche o paradossi
temporali; la forza del pensiero e la sua velocità bastano al
protagonista per calarsi in profondità negli eoni e nello spazio,
fino a prendere le fattezze del principe del futuro Zarth Arn.
Eccolo scambiarsi di ruolo con un sovrano delle stelle, appunto, e
dover affrontare il quotidiano di un remoto futuro pieno di insidie
e anche di fascino. Uno scrittore, Hamilton, estremamente prolifico,
e parte maschile di una coppia devota alla fantascienza: sua moglie
era infatti l’altrettanto famosa scrittrice
Leigh Brackett. Ma andiamo a fare la conoscenza con il nostro
autore e con i passi salienti della sua vita e della sua opera.
Edmond Moore Hamilton nasce nel 1904 a Youngstown, nell'Ohio, da una
famiglia di origini scozzesi-irlandesi e di religione presbiterana
lì trasferitasi nel 1820. Il padre, proprietario di una piccola
acciaieria, è disegnatore professionista e lavora per numerosi
quotidiani; la madre, prima di sposarsi, era stata maestra di
scuola. Poco dopo la nascita di Edmond gli Hamilton sono costretti,
da avversità finanziarie, a trasferirsi a Poland, in una fattoria
priva di elettricità, gas e acqua. E' quindi nella sicurezza
dell'ambiente di campagna che il futuro scrittore trascorre la
propria infanzia.
Come studente, il giovane Edmond è un ragazzo prodigio: entra al
liceo nel 1914, all'età di 10 anni, e si diploma, senza difficoltà,
all'età di 14. I genitori, convinti di avere un genio tra le mani,
lo iscrivono al Westminster College di New Wilmington,
nell'autunno del 1919. Edmond supera con risultati d'eccezione gli
esami attitudinali d'ammissione ed il suo quoziente intellettivo
risulta il primo tra tutti i nuovi allievi: docenti e parenti si
aspettano dunque da lui grandi cose. E lui è pronto: porta a termine
gli esami del corso di Fisica in un solo anno ma, con l'inizio del
secondo anno, la differenza d'età tra lui e gli altri studenti
produce ben presto i suoi effetti: Edmond inizia ad annoiarsi della
scuola, comincia a chiudersi sempre più in sé stesso, inizia a
disertare le lezioni e, alla fine del terzo anno, viene espulso dal
college.
Lavora allora come impiegato presso la Pennsylvania Railroad
Company. Nel 1924 tale lavoro termina, ed Edmond - già lettore
appassionato di
Abraham
Merrit ed
Edgar Rice
Burroughs - decide di sedersi davanti ad una macchina da
scrivere per elaborare i suoi primi racconti fantastici. Da quel
giorno non avrebbe lavorato più in altri campi. Esordisce come
narratore sul numero di agosto del 1926 di "Weird Tales", col
racconto Il Mostruoso Dio di Mamurth. In quello stesso numero
venivano pubblicati anche un racconto di
Abraham
Merritt ed uno di
H.P.
Lovecraft, allora gli indiscussi maestri della narrativa
fantastica. Nelle preferenze dei lettori il racconto di Hamilton si
piazzò immediatamente dietro quello di
Merritt,
precedendo largamente quello di
Lovecraft.
Dal 1928, con l'uscita de I Soli che si scontrano - primo
racconto del ciclo della Pattuglia dello Spazio (1928-1934) - e soprattutto,
nel corso degli anni Quaranta, col ciclo imperniato sul personaggio
di Captain Future, Hamilton si conquista una solidissima fama di
scrittore vulcanico. Scrive anche storie per serie a fumetti della
DC Comics, quali Batman e Superman.
Anche se di indiscutibile interesse, le opere giovanili di Hamilton
risultano in verità oggi abbastanza limitate, ingenue ed
eccessivamente schematizzate nello sviluppo della trama. Certo, lo
scrittore riusciva a trasmettere al lettore il suo entusiasmo e la
sua speranza nei confronti della Scienza e del futuro, ma in quegli
anni Hamilton si premurava principalmente di sfornare nuove idee a
getto continuo, senza preoccuparsi troppo della validità letteraria
dei suoi scritti, che risultavano tutti ricalcati sul medesimo
modello: una scena che permette di inquadrare l'ambiente e i
protagonisti, l'annuncio di qualche terribile minaccia cosmica, una
spedizione lanciata verso l'ignoto - quasi sempre con pochissimo
tempo a disposizione - per salvare la situazione, lo scontro finale
con l'immancabile vittoria... La disinvolta abilità con cui riusciva
a trovare una soluzione alle terribili minacce che l'Umanità doveva
fronteggiare nei suoi racconti, lo resero comunque il più popolare
ed amato tra i giovani scrittori americani, e gli valsero il
soprannome di World-Saver Hamilton (Hamilton Salvatore del
Mondo).
Con gli anni giunge alla maturazione letteraria. La profonda
amicizia che lo legava infatti a
Jack
Williamson, altro famoso scrittore di fantascienza di
quegli anni, li porta a trascorrere insieme una lunga vacanza in un
ranch del Mississippi. Entrambi ne usciranno notevolmente
trasformati: Hamilton fornisce infatti a
Williamson
la capacità di inventare in continuazione idee nuove, mentre
Williamson
aiuta Hamilton a portare alla luce spunti che già esistevano, in
forma ebrionale, nelle sue opere. E nel 1940 Hamilton incontra Leigh
Brackett, giovane scrittrice che quello stesso anno aveva debuttato
su "Astounding Science-Fiction", col racconto The Martian Quest.
Si sposano nel 1946 e rimarranno uniti per più di trent'anni, fino
alla morte di lui. Vivranno in California, lei coltivando la sua
passione per l’esotico, lui per la fotografia. Il confronto con la
prosa più raffinata, elegante e fantasiosa della moglie porta
Hamilton a migliorare il suo stile, che mostra da questo periodo un
arricchimento d'inventiva, ed una più profonda caratterizzazione
umana. L'ordinata vita del matrimonio spinge inoltre l'autore a
stemperare quell'irruento entusiasmo che aveva caratterizzato la
prima fase della sua attività letteraria e a scrivere più lentamente
ed in maniera più riflessiva. Inizia allora per Hamilton una seconda
fase di carriera, che lo porterà ad offrire alla fantascienza i suoi
testi di maggior valore: Agonia della Terra (City at World's
End, 1951), la Trilogia delle Stelle - La Stella della Vita (1959),
Gli Incappucciati d'ombra (1960) e La spedizione della V
flotta (1961), nonché Incidente nello spazio (1965). Nel 1966 Hamilton pubblica
Ombre sulle stelle (Doomstar),
probabilmente il suo capolavoro autentico. L'anno seguente inizia il
ciclo di Starwolf (1967-1968), incentrato sulle avventure di
Morgan Chane, suo ultimo lavoro nonché summa di tutta la sua
produzione narrativa. In Starwolf Hamilton riprende infatti,
ma in una luce più malinconica e disincantata, trascinante e
commovente, tutti gli archetipi classici della fantascienza.
Muore nel 1977 a Lancaster, in California. La moglie lo avrebbe
seguito a breve distanza, poco dopo aver completato la sceneggiatura
de L'Impero colpisce ancora, il secondo film di Star Wars,
ed il suo capolavoro letterario: il ciclo di Eric John Stark.
Amplissima la
bibliografia di Edmond Hamilton: più di duecento racconti brevi,
poco meno di una cinquantina i romanzi, con un’ampia fetta dedicata
alla saga di Captain Future.
Captain Future è il paladino della giustizia che viaggia nel cosmo
alla velocità della luce, un eroe che solca la galassia con la sua
astronave Future Comet, insieme a una straordinaria squadra di
alleati, la bella Joan, il robot Greg, l'androide mutaforma Otto, il
cyborg dr. Wright, il cane Yiek e la tartaruga Oak. Capitan Futuro
nasce dalla penna di Edmond Hamilton negli anni '40, l'età d'oro dei
fumetti di supereroi. Ma la serie si distingue da tutte le altre per
un'innovazione assoluta, che ha segnato la storia della
fantascienza: Hamilton distingue per la prima volta robot, androidi
e cyborg. Una descrizione fondamentale, perché sarà fatta propria da
altri autori della fantascienza, e che porrà Hamilton tra gli autori
più importanti del mainstream nel genere. Captain Future sarebbe poi
diventato, a cavallo degli ultimi anni di vita del suo creatore, un
manga di discreto successo, portato in televisione dalla giapponese
Toei.
Il suo capolavoro più conosciuto, tuttavia, e per certi versi il più
curioso, è il ciclo dedicato a John Gordon. Edmond Hamilton lo
inizia nel 1949 con I Sovrani delle Stelle (The Star Kings),
e poi vi rimette mano nel 1970, con Ritorno alle Stelle
(Return the Stars). Si tratta di una space-opera nel classico senso
della parola, con viaggi e avventure, combattimenti e colpi di
scena, con un cattivo per antonomasia – il mitico Shorr Kan, che si
rivelerà tuttavia un personaggio più complesso di quello che si
possa credere. La grande avventura è tutta giocata dapprima
sull’equivoco John Gordon-Zarth Arn, e poi, nel sequel Ritorno
alle Stelle, il protagonista si sviluppaa come personaggio
autonomo in un quadro ben diverso. Cambia infatti il privato
dell’eroe John Gordon: nel primo romanzo sboccia l’amore con
l’altrettanto mitica principessa Lianna, sovrana del regno di
Fomalhaut, che riscopre uno Zarth Arn diverso da quello che si
aspetta. Nel secondo libro dovrà innamorarsi una seconda volta, ora
consapevolmente, di John Gordon. Gioco degli equivoci, commedia
della parti. Un ciclo corto, solo due romanzi, ma che non si stenta
a definire epico, soprattutto perché fu alla base dell’ispirazione
di George Lucas, appassionato fan di Hamilton, per Guerre Stellari.
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