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Asimov in un'illustrazione un po' anomala.

La copertina della prima edizione Sonzogno de Il Club dei Vedovi Neri.

L'unica edizione italiana de Gli Enigmi dell'Union Club.

L'assurda copertina di The Sensous Dirty Old Man, la raccolta di 'limerick' fatta da Asimov.

Azazel è una raccolta di storie che ha per protagonista un diavoletto di un'altra dimensione.

L'ALTRA FACCIA DI ASIMOV

Le storie gialle e umoritstiche, dai Vedovi Neri ad Azazel

 

Di Isaac Asimov abbiamo conosciuto, all’interno di questa sezione, soprattutto lo scrittore di fantascienza, naturalmente, dato che la fama di Asimov è legata alla sua sensazionale produzione fantascientifica. Ma Asimov è stato e rimane una personalità a dir poco eccezionale soprattutto per la sua incredibile versatilità. In primo luogo divulgatore scientifico tra i più apprezzati al mondo, autore di un buon numero di scritti scientifici di tutto rispetto (ricordiamo come ad esempio Piero Angela abbia preso largo spunto dai testi di astrofisica di Asimov per i suoi libri e i suoi programmi scientifici). In secondo luogo giallista di buon talento e fine umorista. Qui andremo a scoprire l’altra faccia di Asimov, appunto la sua faccia giallistico-umoristica.

Questi due aspetti della produzione di Asimov, il giallo e il racconto umoristico, sono accomunati da un elemento peculiare: l’aria tipicamente vittoriana che si respira. Per vittoriano non si intende, in questo caso, l’epoca ottocentesca che si ebbe in Inghilterra e le sue mode, almeno non solo, ma soprattutto il tradizionale puritanesimo da un lato, e il gusto estremizzato per le cortesie, le frivolezze e il bon ton dall’altro. E questo lo vediamo fin dalla più importante e celebre opera gialla scritta da Asimov, Il Club dei Vedovi Neri. E’ questa una serie di racconti, circa cinquanta, apparsi prima su rivista (l’Ellery Queen’s Mystery Magazine) e poi raccolti in alcuni volumi. Comprendiamo subito cosa vuol dire racconto giallo per Asimov: non certo un sinonimo di racconto poliziesco, perché – rifacendosi alla più tipica tradizione giallistica inglese di Arthur Conan Doyle e Agatha Christie – sono persone che con la polizia non hanno nulla a che fare, investigatori o semplici appassionati di rompicapi, a risolvere i misteri. E non abbiamo nemmeno omicidi, almeno nella maggioranza delle storie, che si ‘limitano’ a raccontare di episodi curiosi tra truffe e casi di spionaggio, ma sempre misteri che non scadono mai nel banale e che presentano una straordinaria complessità di intreccio, quasi impossibile da risolvere, ma inevitabilmente risolto dall’ineffabile Henry, il cameriere “che serve la soluzione insieme al brandy”. Questo perché gli incontri dei Vedovi Neri, sei persone in tutto, si svolgono sempre nel prestigioso ristorante Milano, dove un commensale invitato dal club espone un mistero che lo ha ossessionato.

I racconti del Club dei Vedovi Neri si sviluppano dentro formule fisse, quasi mai trasgredite. Il ristorante, la soluzione di Henry, i sei membri del Club ognuno con una propria e ben definita personalità, la formula d’inizio “Come giustifica la sua esistenza?”. Tutte le storie sono naturalmente condite da leggere e ‘puritane’ sfumature umoristiche, spesso satiriche. L’ispirazione per questi racconti deriva dagli incontri mensili di Asimov con i Trap Door Spiders, un gruppo di amici di cui alcuni molto legati all’autore e che egli utilizza come falsa riga per i suoi divertenti Vedovi Neri, tra cui i famosi scrittori di fantascienza L. Sprague De Camp per la figura di Geoffrey Avalon e Lester Del Rey per Emmanuel Rubin. Forse il personaggio di Henry è una versione umoristica di Asimov stesso.

Ad Asimov le storie dei Vedovi Neri piacciono molto, e cercherà di riprenderle cambiandone leggermente la forma in un'altra serie di racconti, Gli enigmi dell’Union Club. Anche qui c’è un circolo di amici, amanti dei rompicapi e delle storie strane. Anche qui non subentra mai il poliziesco, perché le storie non sono mai a sfondo criminale. Anche qui il modello delle storie di Sherlock Holmes viene ripreso e sviluppato con formule nuove. Negli Enigmi dell’Union Club il gruppo è composto da quattro persone, che si riuniscono in una biblioteca e iniziano a conversare del più e del meno, fin quando improvvisamente il protagonista fisso, Griswold, viene svegliato dalla sua perenne pennichella iniziale da una frase che gli rammenta una storia strana che finisce per raccontare. La storia si interrompe ad un certo punto per lasciare il tempo ai lettori e ai tre amici di trovare un finale verosimile. Alla fine è sempre Griswold a sorprendere tutti con soluzioni come sempre impeccabili. La serie di racconti iniziò nel 1980, quando il direttore di una rivista poliziesca, un certo Eric Protter, chiese ad Asimov di scrivere una storia al mese a sfondo giallo da pubblicare nella sua rivista «Accettai, perché trovo difficile dire di no alle persone gentili e simpatiche» afferma Asimov. La prima storia si intitolava Pari e patta e aveva come protagonisti i quattro amici, che riappariranno poi regolarmente, e un diavoletto alto due centimetri e mezzo. Era un misto tra un racconto poliziesco e un racconto fantastico, ma Protter l’accettò. Quando però Asimov tentò di proporne un altro, di nuovo con in mezzo il diavoletto, si vide arrivargli un rifiuto. L’elemento fantastico non doveva diventare un vizio. E così quel secondo racconto fu trasformato nel primo della futura e fortunata serie di Azazel (vedi più sotto), mentre Asimov riprese a scrivere storie ‘poliziesche’ (come stranamente le chiamava lui) senza elementi fantastici. «Trenta di queste storie (le cui lunghezze, su esplicita richiesta di Eric, andavano dalle diecimila alle dodicimila battute) vennero in seguito raccolte nel volume Gli Enigmi dell’Union Club. Però non vi inclusi “Pari e patta”».

Come membro dei Baker Street Irregulars, un club ispirato ai racconti di Conan Doyle, Asimov aveva sicuramente una buona esperienza delle storie di Holmes. Asimov, in realtà, non apprezzava eccessivamente i racconti di Sherlock Holmes in sé per sé, quanto la formula ‘sedentaria’ e vittoriana. Una formula che Asimov riprende ancora una volta in un buon numero di racconti, questa volta di fantascienza. Una recente raccolta dei suoi racconti fantascientifici in chiave giallistica è stata pubblicata dalla Fanucci col titolo I Misteri di Isaac Asimov. Tra le storie più propriamente del genere, con un mistero da risolvere e un investigatore pronto a farlo, possiamo trovare innanzitutto Immagine Speculare, la celebre storia in cui compaiono Elijah Baley e R. Daneel Olivaw, protagonisti dei romanzi della serie dei robot. Straordinario il modo con cui Baley, seduto sulla sua poltrona e ascoltando l’amico R. Daneel esporgli il resoconto del caso, risolve il tutto in quattro e quattr’otto senza bisogno di prove e senza alzarsi dalla sua comoda posizione. Le storie fantascientifiche di un altro investigatore sedentario non sono ugualmente eccezionali ma s’inseriscono perfettamente in questo contesto: sono i due racconti del dottor Wendell Urth, esperto astrofisico che conosce perfettamente ogni palmo dell’universo ma che non è mai uscito dal proprio pianeta perché terrorizzato dai voli (un’altra evidente parodia di Asimov stesso, che pur raccontando storie di viaggi incredibili in giro per la galassia aveva paura di prendere l’aereo). In Il dottor Urth, investigatore e in Pietra parlante, le due storie in cui compare questo simpatico personaggio, ancora una volta viene posto un intricato mistero prontamente risolto in cinque minuti e senza bisogno di raggiungere luogo del delitto e raccogliere impronte digitali.

Commentando un suo poco conosciuto racconto di fantascienza, Biliardo Darwiniano, Asimov scriveva: «Biliardo Darwiniano consiste in linea di massima in un dialogo tra alcune persone. Ho sempre avuto una gran voglia di scrivere racconti di questo tipo, forse perché molti di quelli che ho letto e mi sono piaciuti di più cominciano con la descrizione di un gruppetto di persone che stanno sedute intorno al fuoco di un caminetto in una notte tempestosa a raccontare storie, e uno poi comincia col dire “Proprio in una notte come questa mi è successo…” [un caso esemplare di questo modello si può ritrovare in La Prima Legge, con protagonista il celebre Micheal Donovan (v. Tutti i racconti)]» Questa formula l’abbiamo pienamente ritrovata nelle due raccolte di racconti gialli dei Vedovi Neri e dell’Union Club, ma è possibile ritrovarla ancora una volta in un’altra racconta di storie, Azazel.

Le storie di Azazel sono tra le più formidabili scritte da Isaac Asimov. Sono, in primo luogo, storie assolutamente umoristiche, tipicamente ‘vittoriane’ e quindi puritane (ci sono sempre richiami al sesso, ma espressi tramite metafore e eufemismi irresistibili). Inoltre, ancora una volta, abbiamo modelli fissi. Abbiamo due persone, uno scrittore scettico (un altro alter ago di Asimov) e un bislacco ed eccentrico perditempo, George, amante dei pranzi costosi e degli amici ricchi da sfruttare, che ha la capacità di evocare un piccolo demone di un altro universo, Azazel. George usa Azazel per risolvere i problemi dei suoi amici, ma le soluzioni che Azazel escogita fanno sempre un buco nell’acqua rovinando ancora di più le sfortunate vittime e dando vita a magnifiche gag. Tutte queste storie vengono raccontate da George al suo amico scrittore durante pranzi in ristoranti, sempre a spese dell’amico. Non solo le figure di George e dell’Asimov in incognito danno vita a divertenti e sempre ben congegnati scambi di battute, ma tutto l’universo di personaggi e di situazioni inverosimili delle storie di George fanno la fortuna di questi racconti, conditi di un sottile umorismo che si rifà a P.G. Wodehouse (il famoso scrittore inglese) e il cui richiamo Asimov stesso definisce “non casuale”. Ciò che è ancora più piacevole nelle storie di Azazel è il modo in cui viene orchestrata la trama, incredibilmente fantasiosa ma sempre inattaccabile dal punto di vista dell’attendibilità, e che rende questi racconti non solo molto divertenti, ma anche esempi perfetti della fantasia di Asimov.

«Sono stato accusato spesso, con mio disagio e meraviglia, di fare dell’umorismo. Oh, io ci provo, sì, ma con la massima cautela, e per molto tempo ho pensato che nessuno se ne fosse accorto. Vedete, nell’umorismo non c’è margine per l’errore… cosa accade se non fate centro con l’umorismo? Che il risultato è moderatamente umoristico? L’osservazione non del tutto umoristica, il commento non del tutto arguto, l’episodio non del tutto farsesco sono, rispettivamente, qualcosa di insulso, di stupido e di risibile». E’ con queste parole che Asimov ha giustificato il tono sempre serio e grave nei romanzi e nelle storie che ha scritto, ma dimostrando ancora una volta, tuttavia, che alle sue capacità narrative non ci sono veri limiti, essendo perfettamente in grado di scrivere storie umoristiche assolutamente ‘spassose’. «Non dovevo far altro che assumere uno stile pseudo-vittoriano, lievemente esagerato, ed ecco che riuscire divertente risulta la cosa più facile del mondo». E infatti la formula usata in Azazel si rifà a quella, più vecchia, che Asimov utilizzò in storie fantastiche e fantascientifiche degli anni ’50 e ’60. Stregone Moderno, ad esempio, un’altra divertentissima storia che inizia da una semplice conversazione e trascende in una clamorosa girandola di situazioni farsesche e gag fenomenali. Natale su Ganimede, uno dei racconti più vecchi scritti da Asimov, splendida rivisitazione in chiave fantascientifica della leggenda di Babbo Natale. O ancora Playboy e il dio limaccioso, satira fenomenale sul sesso e le sue tradizioni. La storia di robot AL-76 è un altro perfetto esempio di come temi seri possano essere usati per fare dell’umorismo. Qui il celebre tema del complesso di Frankestein, una delle più importanti teorie sviluppate da Asimov, viene trattato con una leggerezza notevolmente satirica.

Forse la produzione giallistica e umoristica di Asimov può apparire strana e fuori contesto agli occhi di chi ha conosciuto ed apprezzato sempre e solo il grande autore di fantascienza, ma dimostra come i limiti per Asimov non abbiamo mai avuto senso. Scrisse il celebre scrittore di fantascienza Norman Spinrad in un elogio in memoriam: «Lui era l’autore di centinaia di tomi eruditi, e tuttavia poteva scrivere The Sensous Dirty Old Man (Il vecchio sporcaccione voluttuoso) e firmarlo Dr. A., apparendo in una foto anonima sul retrocopertina mascherato con un reggipetto».

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