Se qualcuno ha
la forza di spulciare per bene la sterminata lista completa delle
opere di Isaac Asimov, avrà la sorpresa di trovare volumi davvero
curiosi: un’edizione annotata del Paradiso Perduto di Milton,
per dirne una, o una storia dell’antica Grecia. Ma in fin dei conti
non è sacrilego affermare che sono opere molto minori, seppur danno
un esempio dell’erudizione e della vastità di interessi di Asimov.
Invece da una parte i numerosi romanzi e gli ancor più numerosi
racconti di fantascienza, e dall’altra le numerose opere saggistiche
di carattere scientifico, costituiscono il perno della produzione
asimoviana. Il trattato di Park Avenue stipulato in un taxi tra
Asimov e il famoso collega Arthur C. Clarke, stabiliva
scherzosamente che se Clarke poteva fregiarsi del titolo di miglior
scrittore di fantascienza, Asimov poteva considerarsi il miglior
divulgatore scientifico (e Clarke si sarebbe accontentato del
secondo posto). Un grandissimo numero di persone conosce Isaac
Asimov non come scrittore di fantascienza, ma come divulgatore di
grandissime capacità.
Due sono i
fattori nella preparazione culturale di Asimov che l’hanno reso un
divulgatore ineguagliato. In primo luogo l’essere stato un “addetto
ai lavori”. Moltissimi tra coloro che oggigiorno si fregiano del
titolo di intermediari tra il mondo accademico e il mondo dell’uomo
di strada non sono altro che giornalisti d’assalto con una
preparazione omnicomprensiva ma largamente superficiale. Essi
cercano di colmare queste lacune informandosi il più possibile
sull’argomento ‘del giorno’ e spiegandolo poi a modo loro, spesso e
volentieri glissando sui particolari più complessi. In questo modo
il lettore apprende solo il minimo indispensabile su un argomento.
Diversamente, Asimov fu un vero scienziato. Laureatosi precocemente
(“Ero e sono tuttora un bambino prodigio”, amava dire sempre
autoironico) all’età di 20 anni in chimica, ottenne il dottorato nel
1948 e subito iniziò a insegnare come professore di biochimica alla
Columbia University. Ebbe inizialmente delle difficoltà ad adattarsi
alla vita accademica e al suo modo di scrivere, e un esempio lo si
può avere leggendo il suo racconto Proprietà endocriniche della
tiotimolina sublimata con cui faceva il verso alle pompose
dissertazioni erudite utilizzando un intricato linguaggio
specialistico e facendo largo uso di assurdi grafici. Dopo il
trasferimento a Boston insegnò nella facoltà di Medicina
dell’università, e qui iniziò una nuova fase della sua carriera: nel
1950 pubblicò insieme ad altri due colleghi il testo per studenti di
medicina Biochimica e metabolismo umano, che conobbe ben tre
edizioni nel giro di poco tempo. «Mi permise di scoprire che mi
divertivo a scrivere cose togate almeno quanto mi divertivo a
scrivere narrativa». E sebbene nel 1958 Asimov abbandonò
l’insegnamento (ma non il titolo), proprio da quel periodo e per
circa un decennio scrisse e pubblicò esclusivamente materiale
scientifico, tra articoli per riviste e volumi veri e propri. La
chimica e la biologia non avevano segreti per lui, ma nemmeno la
fisica che conosceva bene per interesse personale e affinità
culturali.
Dunque, Asimov
sapeva bene quello che scriveva. Ma la sua capacità di scrivere in
modo semplice i concetti più complessi, che in fin dei conti è il
vero segreto del suo successo, deriva da un altro fattore. Oltre
alla laurea scientifica, Asimov poteva vantarsi di una laurea in
lettere e filosofia. Egli conosceva a menadito i meccanismi della
scrittura, da un punto di vista teorico ma anche da quello pratico,
avendo scritto dall’età di 15 anni, e più di tutto aveva una
conoscenza enciclopedica che gli permetteva di compiere una
dissertazione scientifica a 360°: parlando della complessa molecola
del glucosio, Asimov ne approfitta per parlare delle circostanze in
cui Colombo scoprì in America l’uso della canna da zucchero e della
diffusione di questo alimento in Europa. Per capire il suo pensiero
basta leggere uno dei suoi più significativi racconti, Il
Cronoscopio, in cui tra l’altro attaccava il sistema
universitario sempre più diretto alla specializzazione. Asimov fa
dire a un suo personaggio queste importantissime parole: «Un
diploma è il primo passo giù per una china rovinosa. Non vuoi
sprecarlo, perciò ti iscrivi all’università, ti laurei e,
naturalmente, ti specializzi. E di questo passo di ritrovi ad essere
un perfetto ignorante su tutto tranne che per una scheggia
suddivisionale di qualcosa, ossia di niente. Se, al contrario,
custodisci con cura la tua mente mantenendola sgombra di qualsiasi
ingorgo di dati fino ad aver raggiunto una maturità, colmandola
soltanto di intelligenza e addestrandola unicamente a pensare con
chiarezza, ecco che ti ritrovi in possesso di uno strumento potente
e puoi diventare uno scrittore di scienza». Il personaggio che
dice queste parole non è nemmeno un diplomato, ma fa il ghost-writer
di illustri accademici: in pratica i professori gli danno le bozze
di un loro saggio, e lui lo riscrive in gergo comprensibile. «Gli
scienziati non sanno scrivere», afferma di nuovo poche pagine
dopo, e Asimov è della stessa idea. Si potrebbe dire che per lui la
scienza è troppo importante par lasciarla agli scienziati.
Le capacità di
Asimov come divulgatore di scienza sono attualmente insuperate.
Superfluo sarà ribadire che il nostro Piero Angela, che in Italia ha
fatto la storia della divulgazione, ha tratto più di un’ispirazione
da Asimov nel suo modo di raccontare e spiegare la scienza. Basti
leggere il libro di Angela Nel cosmo alla ricerca della vita
per notare come siano riprese le tesi di Asimov sull’esistenza di
forme di vita aliene nel suo Civiltà extraterrestri. Disse la
sua ‘collega’ Connie Willis: «Riusciva a far capire la scienza
meglio di chiunque altro: mio marito usa ancora delle copie sciupate
di The Universe e Understanding Physics per spiegare i
concetti più complicati ai sui studenti di fisica perché “Asimov
riesce a far sembrare tutto più semplice”». E in effetti nessuno
è mai riuscito a spiegare meglio e così dettagliatamente concetti di
estrema complessità come i neutrini o i quark: non si pensi che
Asimov si fermasse agli aspetti superficiali del problema, evitando
di entrare in dettagli complessi perché non alla portata dei lettori.
Egli ci teneva a spiegare tutto, anche i concetti più complessi, per
non dare mai una trattazione troppo semplicistica delle cose.
Sfogliando il suo Libro di Fisica ci si rende conto di ciò:
per esempio, non si parla della fissione nucleare solo in termini da
uomo della strada, come alcuni divulgatori sono avvezzi a fare,
esponendo pro e contro del nucleare. Asimov ci tiene a spiegarci in
dettaglio il funzionamento di un reattore nucleare; non si limita ad
affermare che le scorie rimangono radioattive per milioni di anni,
ma calcola che il dimezzamento dell’uranio 238 è di 4,5 miliardi di
anni, e che persino tra 30 miliardi di anni ci sarà un residuo di un
chilogrammo di uranio attivo per ogni tonnellata oggi esistente
sulla Terra. Ma perché la sua non è semplicemente una fredda e
sterile esposizione di dati?
Consideriamo
Il Libro di Fisica. E’ sicuramente il libro in cui Asimov va
ad affrontare le tematiche più complesse e al contempo più
affascinanti della scienza. Un libro che deve affrontare concetti
difficili da esplicare persino per gli stessi scienziati. Ma Asimov
ha una formula molto intelligente: invece di cominciare da un ABC
fatto di fisica delle particelle e meccanica quantistica, il primo
capitolo è dedicato all’universo. Come a dire, non dal particolare
all’universale come ci si aspetterebbe (in fin dei conti è questo il
metodo classico di spiegazione di un concetto), ma tutto l’inverso.
In realtà qui sta il colpo di genio di Asimov: iniziare con
l’argomento più affascinante – chi resiste al fascino del cosmo? – e
da lì prendere spunto per scendere nei concetti più difficili. Pian
piano si arriva alla Terra, all’atmosfera, agli elementi, e alle
particelle. Dicendo che l’universo è composto quasi totalmente da
idrogeno, Asimov può ricollegarsi per discutere della chimica
dell’idrogeno e passare così a tutte le altre particelle. Il lettore
più svogliato non chiude il libro alle prime pagine di fronte ad
astruse disquisizioni, ma Asimov lo accompagna passo passo in modo
talmente chiaro che quasi non si avvertono i passaggi dei capitoli e
i cambiamenti di tema.
Si potrebbe
però essere stupiti nell’aprire invece Il Libro di Biologia e
notare che si parte da astrusi schemi di catene chimiche. Qui Asimov
sembra trovarsi nell’imbarazzo di non poter spiegare compiutamente
argomenti sicuramente più affascinanti come i meccanismi del
cervello o le possibilità della genetica senza prima informare sui
concetti base. E Asimov, tenendo ai suoi lettori e non volendo
spiegare queste tematiche in modo superficiale, ci parla dunque
della chimica del carbonio e di tutti i meccanismi di base della
biologia. Come fa a non rendere noiosi questi concetti? Qui entra in
gioco un altro meccanismo divulgativo tipico di Asimov, che possiamo
leggere nella sua più bella manifestazione ne I Mattoni
dell’Universo – un libro affascinante ma non più ristampato da
decenni. Questo meccanismo consiste nel mostrare le applicazioni
pratiche di certi concetti, come appunto gli elementi chimici:
parlando degli idrocarburi, Asimov discute del petrolio e della
benzina e dell’importanza che hanno sull’economia mondiale. Mentre
si affrontano gli alcaloidi si giunge a elencare gli effetti
dell’alcol sul sistema nervoso e i sintomi del delirium tremens.
Ne I Mattoni dell’Universo Asimov si cimenta in un vero e
proprio racconto della tavola periodica degli elementi, forse il
peggior incubo per un riottoso studente di chimica, ma la storia
degli elementi chimici viene affrontata in modo completamente
originale: di ogni elemento Asimov racconta l’origine del nome, le
modalità spesso strane e a volte avventurose della sua scoperta, e
soprattutto le sue applicazioni pratiche nei composti. Si scopre
così davvero che tutti gli elementi chimici sono i mattoni del
nostro universo, e tutto ciò che vediamo, tocchiamo, sentiamo è
composto da questi atomi dai nomi spesso molto bizzarri.
In tutti i
suoi libri di divulgazione, ma forse più di tutti in Breve storia
della Chimica e Breve storia della Biologia (in Italia
editi da Zanichelli), Asimov affronta la trattazione come se stesse
narrando un’avventura. Forse qui sta la maggiore particolarità che
rende i libri di Asimov del tutto diversi dai libri di scienza di
qualsiasi altro autore, per non parlare di quelli scolastici.
Prendiamo un esempio a caso: la fisica della luce e delle onde. Come
inizia la discussione di questa in fin dei conti non troppo
eccitante tematica? Proprio dal suo principio, con Dio che dice “sia
fatta la luce”. E’ un modo bizzarro ma significativo, con cui il
convinto ateo razionalista che è Asimov prende a seguire tutte le
teorie fatte sulla natura della luce dall’antichità ad oggi. E’
tutta una lunga, affascinante avventura, quasi una specie di giallo,
un thriller: ogni tanto uno scienziato si ritrova di fronte, in un
suo esperimento, un fenomeno inspiegabile. Asimov ci tiene col fiato
sospeso lasciandoci un momento chiedere come sia possibile ciò, e
poi ci svela che qualche anno dopo un altro scienziato ha trovato
una soluzione modificando la teoria. In questo modo ripercorriamo la
scienza nel suo cammino storico, apprendiamo nello stesso modo in
cui ha appreso l’umanità. Facciamo gli stessi errori che hanno fatto
illustri scienziati nel corso della grande storia della conoscenza,
ma proprio come loro impariamo da questi errori e comprendiamo
meglio il passo successivo. Sempre come esempio la disquisizione
sulla luce. Come si propaga nel cosmo, che è in massima parte vuoto?
Asimov ci racconta del curioso esperimento di Michelson e Morley nel
XIX secolo per dimostrare che i corpi celesti sono immersi in una
specie di fluido in cui la luce può diffondersi, per poi farci
capire l’errore e aiutarci a comprendere come davvero la luce e
altre radiazioni possono diffondersi nel vuoto. Il maggior difetto
di qualsiasi libro di scienza sta nell’esporre un concetto senza
spiegarne le premesse. La maggior parte delle teorie attuali non
sono che modifiche di teorie precedenti. Come si può pensare di
capirle senza conoscerne gli antefatti? Inoltre, così facendo,
Asimov dimostra che la scienza è fatta di errori. Gli scienziati non
sono onniscienti. Per esempio Einstein, che l’opinione comune
considera un semidio, cadde in quello che egli stesso definì “il
peggior errore della sua vita” con la costante cosmologica con cui
voleva evitare di riconoscere che l’universo è in espansione come
invece la sua teoria della relatività spingeva a confermare.
Che la scienza
debba essere affrontata come storia della scienza Asimov ce lo fa
capire anche con la sua ineguagliata Cronologia delle scoperte
scientifiche e tecnologiche, in cui dall’età della pietra agli
anni ’80 ripercorre tutte le più importanti scoperte e invenzioni
dell’umanità, dall’andatura a due piedi al fenomeno del buco
dell’ozono. Forse si dovrebbe prendere davvero in considerazione
questo modo di spiegare la scienza. In fin dei conti la filosofia
nelle scuole non viene spiegata come storia della filosofia? E
allora perché la scienza non dovrebbe essere spiegata come storia
della scienza? Sensazionale più di ogni altro è il modo con cui
Asimov riesce a farci immergere nel più complesso tema scientifico,
la fisica della particelle: L’Universo Invisibile inizia così:
«Immaginate di avere un grosso mucchio di sassolini levigati,
migliaia e migliaia. Se non avete niente di meglio da fare, potreste
decidere di dividerli in due mucchi più piccolo, all’incirca di
dimensioni uguali. Potreste poi scartare uno dei due mucchi, tenere
l’altro e dividerlo di nuovo a metà». E poi via via fino a che
non ci rimane un sassolino, che spezziamo, frammentiamo,
polverizziamo. «Immaginate di poter frantumare la polvere in
particelle ancora più piccole, e poi ancora più piccole. E adesso
ponetevi questa domanda: il gioco non avrà mai fine? Forse non
sembrerà un interrogativo molto importante e nemmeno molto sensato,
dato che non esiste un modo pratico per tentare l’esperimento…
Tuttavia certi antichi filosofi greci si erano posti la domanda e
avevano dato l’avvio a una concatenazione di pensieri, che dopo
venticinque secoli, impegna ancora gli studiosi». Inizia così la
lunga avventura che da Democrito e Leucippo arriva ai quark, al
ciclotrone e al mistero della massa mancante dell’universo che
deciderà se il cosmo si espanderà senza fine o collasserà un giorno
su se stesso. E dopo tante e tante pagine, bellissima la conclusione:
«E tutto ciò ebbe inizio quando alcuni filosofi antichi si
chiesero fino a che punto si poteva dividere la materia: ciò
dimostra dove si può arrivare facendo le domande giuste.»
Per Asimov,
divulgare scienza è stata una vera e propria missione di vita. E non
si può non dire che egli l’abbia adempiuta con successo. Tantissime
persone si sono appassionate alla scienza dopo aver letto i libri di
Asimov, e poi sono diventati scienziati. Tantissime persone hanno
avuto le idee più chiare su fenomeni di estrema complessità leggendo
le sue spiegazioni. Nel suo commovente necrologio ad Asimov, il
celeberrimo collega Carl Sagan affermò: «Per uno che era nato in
una povertà opprimente, e con un passione per la scrittura e
l’insegnamento che gli era durata una vita, Asimov… in uno dei suoi
ultimi libri ci ammoniva di non preoccuparci per lui. Io non lo farò.
Ma mi preoccupo piuttosto per noi stessi, che non abbiamo più un
Isaac Asimov che ispiri i giovani a studiare e ad apprezzare la
scienza.»
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