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La prima edizione italiana del Libro di Fisica, che nell'originale s'intitola The Intelligent Man's Guide to Science

Il Libro di Biologia nell'edizione Oscar mondadori.

Ne Il Collasso dell'Universo sono raccolti gli articoli di Asimov sul cosmo apparsi in riviste.

In Domani! Asimov guarda al futuro e cerca di predire i progressi della scienza negli anni a venire.

 

IL VAGABONDO DELLE SCIENZE

Asimov divulgatore scientifico: alla ricerca della sua formula ineguagliabile


Se qualcuno ha la forza di spulciare per bene la sterminata lista completa delle opere di Isaac Asimov, avrà la sorpresa di trovare volumi davvero curiosi: un’edizione annotata del Paradiso Perduto di Milton, per dirne una, o una storia dell’antica Grecia. Ma in fin dei conti non è sacrilego affermare che sono opere molto minori, seppur danno un esempio dell’erudizione e della vastità di interessi di Asimov. Invece da una parte i numerosi romanzi e gli ancor più numerosi racconti di fantascienza, e dall’altra le numerose opere saggistiche di carattere scientifico, costituiscono il perno della produzione asimoviana. Il trattato di Park Avenue stipulato in un taxi tra Asimov e il famoso collega Arthur C. Clarke, stabiliva scherzosamente che se Clarke poteva fregiarsi del titolo di miglior scrittore di fantascienza, Asimov poteva considerarsi il miglior divulgatore scientifico (e Clarke si sarebbe accontentato del secondo posto). Un grandissimo numero di persone conosce Isaac Asimov non come scrittore di fantascienza, ma come divulgatore di grandissime capacità.

Due sono i fattori nella preparazione culturale di Asimov che l’hanno reso un divulgatore ineguagliato. In primo luogo l’essere stato un “addetto ai lavori”. Moltissimi tra coloro che oggigiorno si fregiano del titolo di intermediari tra il mondo accademico e il mondo dell’uomo di strada non sono altro che giornalisti d’assalto con una preparazione omnicomprensiva ma largamente superficiale. Essi cercano di colmare queste lacune informandosi il più possibile sull’argomento ‘del giorno’ e spiegandolo poi a modo loro, spesso e volentieri glissando sui particolari più complessi. In questo modo il lettore apprende solo il minimo indispensabile su un argomento. Diversamente, Asimov fu un vero scienziato. Laureatosi precocemente (“Ero e sono tuttora un bambino prodigio”, amava dire sempre autoironico) all’età di 20 anni in chimica, ottenne il dottorato nel 1948 e subito iniziò a insegnare come professore di biochimica alla Columbia University. Ebbe inizialmente delle difficoltà ad adattarsi alla vita accademica e al suo modo di scrivere, e un esempio lo si può avere leggendo il suo racconto Proprietà endocriniche della tiotimolina sublimata con cui faceva il verso alle pompose dissertazioni erudite utilizzando un intricato linguaggio specialistico e facendo largo uso di assurdi grafici. Dopo il trasferimento a Boston insegnò nella facoltà di Medicina dell’università, e qui iniziò una nuova fase della sua carriera: nel 1950 pubblicò insieme ad altri due colleghi il testo per studenti di medicina Biochimica e metabolismo umano, che conobbe ben tre edizioni nel giro di poco tempo. «Mi permise di scoprire che mi divertivo a scrivere cose togate almeno quanto mi divertivo a scrivere narrativa». E sebbene nel 1958 Asimov abbandonò l’insegnamento (ma non il titolo), proprio da quel periodo e per circa un decennio scrisse e pubblicò esclusivamente materiale scientifico, tra articoli per riviste e volumi veri e propri. La chimica e la biologia non avevano segreti per lui, ma nemmeno la fisica che conosceva bene per interesse personale e affinità culturali.

Dunque, Asimov sapeva bene quello che scriveva. Ma la sua capacità di scrivere in modo semplice i concetti più complessi, che in fin dei conti è il vero segreto del suo successo, deriva da un altro fattore. Oltre alla laurea scientifica, Asimov poteva vantarsi di una laurea in lettere e filosofia. Egli conosceva a menadito i meccanismi della scrittura, da un punto di vista teorico ma anche da quello pratico, avendo scritto dall’età di 15 anni, e più di tutto aveva una conoscenza enciclopedica che gli permetteva di compiere una dissertazione scientifica a 360°: parlando della complessa molecola del glucosio, Asimov ne approfitta per parlare delle circostanze in cui Colombo scoprì in America l’uso della canna da zucchero e della diffusione di questo alimento in Europa. Per capire il suo pensiero basta leggere uno dei suoi più significativi racconti, Il Cronoscopio, in cui tra l’altro attaccava il sistema universitario sempre più diretto alla specializzazione. Asimov fa dire a un suo personaggio queste importantissime parole: «Un diploma è il primo passo giù per una china rovinosa. Non vuoi sprecarlo, perciò ti iscrivi all’università, ti laurei e, naturalmente, ti specializzi. E di questo passo di ritrovi ad essere un perfetto ignorante su tutto tranne che per una scheggia suddivisionale di qualcosa, ossia di niente. Se, al contrario, custodisci con cura la tua mente mantenendola sgombra di qualsiasi ingorgo di dati fino ad aver raggiunto una maturità, colmandola soltanto di intelligenza e addestrandola unicamente a pensare con chiarezza, ecco che ti ritrovi in possesso di uno strumento potente e puoi diventare uno scrittore di scienza». Il personaggio che dice queste parole non è nemmeno un diplomato, ma fa il ghost-writer di illustri accademici: in pratica i professori gli danno le bozze di un loro saggio, e lui lo riscrive in gergo comprensibile. «Gli scienziati non sanno scrivere», afferma di nuovo poche pagine dopo, e Asimov è della stessa idea. Si potrebbe dire che per lui la scienza è troppo importante par lasciarla agli scienziati.

Le capacità di Asimov come divulgatore di scienza sono attualmente insuperate. Superfluo sarà ribadire che il nostro Piero Angela, che in Italia ha fatto la storia della divulgazione, ha tratto più di un’ispirazione da Asimov nel suo modo di raccontare e spiegare la scienza. Basti leggere il libro di Angela Nel cosmo alla ricerca della vita per notare come siano riprese le tesi di Asimov sull’esistenza di forme di vita aliene nel suo Civiltà extraterrestri. Disse la sua ‘collega’ Connie Willis: «Riusciva a far capire la scienza meglio di chiunque altro: mio marito usa ancora delle copie sciupate di The Universe e Understanding Physics per spiegare i concetti più complicati ai sui studenti di fisica perché “Asimov riesce a far sembrare tutto più semplice”». E in effetti nessuno è mai riuscito a spiegare meglio e così dettagliatamente concetti di estrema complessità come i neutrini o i quark: non si pensi che Asimov si fermasse agli aspetti superficiali del problema, evitando di entrare in dettagli complessi perché non alla portata dei lettori. Egli ci teneva a spiegare tutto, anche i concetti più complessi, per non dare mai una trattazione troppo semplicistica delle cose. Sfogliando il suo Libro di Fisica ci si rende conto di ciò: per esempio, non si parla della fissione nucleare solo in termini da uomo della strada, come alcuni divulgatori sono avvezzi a fare, esponendo pro e contro del nucleare. Asimov ci tiene a spiegarci in dettaglio il funzionamento di un reattore nucleare; non si limita ad affermare che le scorie rimangono radioattive per milioni di anni, ma calcola che il dimezzamento dell’uranio 238 è di 4,5 miliardi di anni, e che persino tra 30 miliardi di anni ci sarà un residuo di un chilogrammo di uranio attivo per ogni tonnellata oggi esistente sulla Terra. Ma perché la sua non è semplicemente una fredda e sterile esposizione di dati?

Consideriamo Il Libro di Fisica. E’ sicuramente il libro in cui Asimov va ad affrontare le tematiche più complesse e al contempo più affascinanti della scienza. Un libro che deve affrontare concetti difficili da esplicare persino per gli stessi scienziati. Ma Asimov ha una formula molto intelligente: invece di cominciare da un ABC fatto di fisica delle particelle e meccanica quantistica, il primo capitolo è dedicato all’universo. Come a dire, non dal particolare all’universale come ci si aspetterebbe (in fin dei conti è questo il metodo classico di spiegazione di un concetto), ma tutto l’inverso. In realtà qui sta il colpo di genio di Asimov: iniziare con l’argomento più affascinante – chi resiste al fascino del cosmo? – e da lì prendere spunto per scendere nei concetti più difficili. Pian piano si arriva alla Terra, all’atmosfera, agli elementi, e alle particelle. Dicendo che l’universo è composto quasi totalmente da idrogeno, Asimov può ricollegarsi per discutere della chimica dell’idrogeno e passare così a tutte le altre particelle. Il lettore più svogliato non chiude il libro alle prime pagine di fronte ad astruse disquisizioni, ma Asimov lo accompagna passo passo in modo talmente chiaro che quasi non si avvertono i passaggi dei capitoli e i cambiamenti di tema.

Si potrebbe però essere stupiti nell’aprire invece Il Libro di Biologia e notare che si parte da astrusi schemi di catene chimiche. Qui Asimov sembra trovarsi nell’imbarazzo di non poter spiegare compiutamente argomenti sicuramente più affascinanti come i meccanismi del cervello o le possibilità della genetica senza prima informare sui concetti base. E Asimov, tenendo ai suoi lettori e non volendo spiegare queste tematiche in modo superficiale, ci parla dunque della chimica del carbonio e di tutti i meccanismi di base della biologia. Come fa a non rendere noiosi questi concetti? Qui entra in gioco un altro meccanismo divulgativo tipico di Asimov, che possiamo leggere nella sua più bella manifestazione ne I Mattoni dell’Universo – un libro affascinante ma non più ristampato da decenni. Questo meccanismo consiste nel mostrare le applicazioni pratiche di certi concetti, come appunto gli elementi chimici: parlando degli idrocarburi, Asimov discute del petrolio e della benzina e dell’importanza che hanno sull’economia mondiale. Mentre si affrontano gli alcaloidi si giunge a elencare gli effetti dell’alcol sul sistema nervoso e i sintomi del delirium tremens. Ne I Mattoni dell’Universo Asimov si cimenta in un vero e proprio racconto della tavola periodica degli elementi, forse il peggior incubo per un riottoso studente di chimica, ma la storia degli elementi chimici viene affrontata in modo completamente originale: di ogni elemento Asimov racconta l’origine del nome, le modalità spesso strane e a volte avventurose della sua scoperta, e soprattutto le sue applicazioni pratiche nei composti. Si scopre così davvero che tutti gli elementi chimici sono i mattoni del nostro universo, e tutto ciò che vediamo, tocchiamo, sentiamo è composto da questi atomi dai nomi spesso molto bizzarri.

In tutti i suoi libri di divulgazione, ma forse più di tutti in Breve storia della Chimica e Breve storia della Biologia (in Italia editi da Zanichelli), Asimov affronta la trattazione come se stesse narrando un’avventura. Forse qui sta la maggiore particolarità che rende i libri di Asimov del tutto diversi dai libri di scienza di qualsiasi altro autore, per non parlare di quelli scolastici. Prendiamo un esempio a caso: la fisica della luce e delle onde. Come inizia la discussione di questa in fin dei conti non troppo eccitante tematica? Proprio dal suo principio, con Dio che dice “sia fatta la luce”. E’ un modo bizzarro ma significativo, con cui il convinto ateo razionalista che è Asimov prende a seguire tutte le teorie fatte sulla natura della luce dall’antichità ad oggi. E’ tutta una lunga, affascinante avventura, quasi una specie di giallo, un thriller: ogni tanto uno scienziato si ritrova di fronte, in un suo esperimento, un fenomeno inspiegabile. Asimov ci tiene col fiato sospeso lasciandoci un momento chiedere come sia possibile ciò, e poi ci svela che qualche anno dopo un altro scienziato ha trovato una soluzione modificando la teoria. In questo modo ripercorriamo la scienza nel suo cammino storico, apprendiamo nello stesso modo in cui ha appreso l’umanità. Facciamo gli stessi errori che hanno fatto illustri scienziati nel corso della grande storia della conoscenza, ma proprio come loro impariamo da questi errori e comprendiamo meglio il passo successivo. Sempre come esempio la disquisizione sulla luce. Come si propaga nel cosmo, che è in massima parte vuoto? Asimov ci racconta del curioso esperimento di Michelson e Morley nel XIX secolo per dimostrare che i corpi celesti sono immersi in una specie di fluido in cui la luce può diffondersi, per poi farci capire l’errore e aiutarci a comprendere come davvero la luce e altre radiazioni possono diffondersi nel vuoto. Il maggior difetto di qualsiasi libro di scienza sta nell’esporre un concetto senza spiegarne le premesse. La maggior parte delle teorie attuali non sono che modifiche di teorie precedenti. Come si può pensare di capirle senza conoscerne gli antefatti? Inoltre, così facendo, Asimov dimostra che la scienza è fatta di errori. Gli scienziati non sono onniscienti. Per esempio Einstein, che l’opinione comune considera un semidio, cadde in quello che egli stesso definì “il peggior errore della sua vita” con la costante cosmologica con cui voleva evitare di riconoscere che l’universo è in espansione come invece la sua teoria della relatività spingeva a confermare.

Che la scienza debba essere affrontata come storia della scienza Asimov ce lo fa capire anche con la sua ineguagliata Cronologia delle scoperte scientifiche e tecnologiche, in cui dall’età della pietra agli anni ’80 ripercorre tutte le più importanti scoperte e invenzioni dell’umanità, dall’andatura a due piedi al fenomeno del buco dell’ozono. Forse si dovrebbe prendere davvero in considerazione questo modo di spiegare la scienza. In fin dei conti la filosofia nelle scuole non viene spiegata come storia della filosofia? E allora perché la scienza non dovrebbe essere spiegata come storia della scienza? Sensazionale più di ogni altro è il modo con cui Asimov riesce a farci immergere nel più complesso tema scientifico, la fisica della particelle: L’Universo Invisibile inizia così: «Immaginate di avere un grosso mucchio di sassolini levigati, migliaia e migliaia. Se non avete niente di meglio da fare, potreste decidere di dividerli in due mucchi più piccolo, all’incirca di dimensioni uguali. Potreste poi scartare uno dei due mucchi, tenere l’altro e dividerlo di nuovo a metà». E poi via via fino a che non ci rimane un sassolino, che spezziamo, frammentiamo, polverizziamo. «Immaginate di poter frantumare la polvere in particelle ancora più piccole, e poi ancora più piccole. E adesso ponetevi questa domanda: il gioco non avrà mai fine? Forse non sembrerà un interrogativo molto importante e nemmeno molto sensato, dato che non esiste un modo pratico per tentare l’esperimento… Tuttavia certi antichi filosofi greci si erano posti la domanda e avevano dato l’avvio a una concatenazione di pensieri, che dopo venticinque secoli, impegna ancora gli studiosi». Inizia così la lunga avventura che da Democrito e Leucippo arriva ai quark, al ciclotrone e al mistero della massa mancante dell’universo che deciderà se il cosmo si espanderà senza fine o collasserà un giorno su se stesso. E dopo tante e tante pagine, bellissima la conclusione: «E tutto ciò ebbe inizio quando alcuni filosofi antichi si chiesero fino a che punto si poteva dividere la materia: ciò dimostra dove si può arrivare facendo le domande giuste.»

Per Asimov, divulgare scienza è stata una vera e propria missione di vita. E non si può non dire che egli l’abbia adempiuta con successo. Tantissime persone si sono appassionate alla scienza dopo aver letto i libri di Asimov, e poi sono diventati scienziati. Tantissime persone hanno avuto le idee più chiare su fenomeni di estrema complessità leggendo le sue spiegazioni. Nel suo commovente necrologio ad Asimov, il celeberrimo collega Carl Sagan affermò: «Per uno che era nato in una povertà opprimente, e con un passione per la scrittura e l’insegnamento che gli era durata una vita, Asimov… in uno dei suoi ultimi libri ci ammoniva di non preoccuparci per lui. Io non lo farò. Ma mi preoccupo piuttosto per noi stessi, che non abbiamo più un Isaac Asimov che ispiri i giovani a studiare e ad apprezzare la scienza.»

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