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Il celebre dipinto Belisario di J.L. David raffigura il generale ormai mendico dopo essere stato accusato di aver cospirato contro l'Imperatore (il tema è ripreso da Asimov in Bel Riose)

Giambattista Vico parlò di una Storia fatta da corsi e ricorsi, esattamente come per la Psicostoria asimoviana.

Machiavelli riteneva che l'uomo politico dovesse adattarsi alle leggi del Caso che regolavano la Storia.

Claude Henri de Saint-Simon riprendeva Vico considerando la Storia fatta di epoche organiche ed epoche critiche

Hegel riprese moltissimi dei concetti che Asimvo farà poi propri, parlando di Ragione che guida la Storia e di "individui cosmici storici"

Hari Seldon (11988-12069 e.g.), fu - o sarà? - il fondatore della Psicostoria.

 

LA FONDAZIONE e LA FILOSOFIA DELLA STORIA

parte II

 

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Molti hanno criticato la scelta di Asimov di “uccidere” la Psicostoria di Seldon scegliendo la soluzione un po’ new age di Galaxia. In realtà questa soluzione dimostra la vera impostazione positivista della filosofia di Asimov. Che si riallaccia, tra l’altro, ad esperienze storiche e dottrine filosofiche ben precise. Prima di tutto perché se, come si è detto, la storia della Fondazione segue le orme della storia della caduta dell’Impero romano, allora questa scelta si colloca perfettamente nel quadro. Con la caduta di Roma ci saranno numerosi tentativi di restaurare il leggendario Impero. Tentativi da parte di Giustiniano con la riconquista dell’occidente da parte del generale Belisario (=Bel Riose), tentativi di monarchi barbari di ‘scimmiottare’ le istituzioni e i titoli imperiali (=Anacreon, Kalgan), tentativi di rifondare davvero l’impero come fece Carlo Magno duecentocinquanta anni dopo la fine di Roma con il Sacro Romano Impero (=Fondazione). Ma in realtà tra l’XI e il XII secolo ci sarà la definitiva comprensione che l’istituzione semileggendaria dell’Impero in realtà è obsoleta, ed essa scomparirà sostituita dagli stati-nazione, che rimarranno fino ad oggi. Ed è quindi questo cammino storico che Asimov segue. L’Impero ormai obsoleto non è impossibile da restaurare, ma è inutile restaurarlo. I particolarismi sorti nella galassia saranno più facilmente coordinati non da un’istituzione centralizzata, ma da una Casa dei Mondi come quella che diverrà Galaxia.

In questo senso, quindi, la visione della Storia per Asimov assume un senso positivo, un senso progressista. E qui Asimov dimostra di riallacciarsi alle filosofie della storia più moderne e generalmente accettare. A partire, naturalmente, dall’idea della Storia secondo Giambattista Vico. Primo filosofo a fare della storia una scienza, Vico formulò la teoria secondo cui il corso della storia umana procede in corsi e ricorsi, ma sempre in un continuo progresso. In parole povere, la storia è fatta di periodi di progresso e periodi di regresso (i ‘ricorsi’) ma anche i periodi di decadenza possiedono in nuce le potenzialità di miglioramento. Ecco un famoso esempio di Vico, che calza a pennello col nostro discorso: l’apogeo dell’Impero Romano fu un periodo di indubbio progresso dell’umanità, a cui fece seguito l’evitabile regresso, cioè il Medioevo. Eppure, il medioevo non è un periodo totalmente negativo. Non si torna mai a un livello culturale precedente a quello dell’età classica, e il medioevo stesso possiede elementi che saranno alla base del nuovo progresso avvenuto con il Rinascimento (ad esempio, sempre nelle parole di Vico, la letteratura medievale possiede opere del calibro della Divina Commedia di Dante Alighieri). Appunto, quindi, se i mille anni di barbarie seguenti la caduta dell’Impero galattico sono un regresso, un ricorso, essi comunque possiedono le novità che creeranno un nuovo stato di cose migliore anche del precedente. Così come il Rinascimento e l’età moderna sarà un'epoca culturalmente e scientificamente superiore rispetto a quella classica, così Galaxia sarà un miglioramento rispetto al vecchio Impero galattico. Insomma, corsi e ricorsi non sono, come precedentemente teorizzato, periodi all’interno di un circolo chiuso infinito, ma c’è sempre un elemento progressivo. Celebre l’esempio della Storia secondo Vico assimilabile a una freccia che va verso l’alto, a simboleggiare la costanza insita nella Storia del progresso, ma che al contempo lungo la sua traiettoria ha delle specie di ‘onde cerebrali’, picchi verso l’alto e verso il basso che simboleggiano corsi e ricorsi.

L’idea della Storia progressista di Vico è proprio la stessa idea che Asimov sembra avesse in mente delineando col tempo la grande saga della Fondazione. In effetti, anche il grande storico settecentesco Edward Gibbon, autore di quel Declino e caduta dell’Impero Romano così celebre nel mondo anglosassone e che ispirò Asimov nella sua opera, aveva la stessa idea di un progresso implicito nel corso degli eventi dell’umanità, da buon illuminista qual’egli era. Eppure, l’idea di Vico è fondamentale anche e soprattutto per un altro fattore: corsi e ricorsi, come si è detto, sono costanti nella Storia umana. Ebbene, dunque significa che sono anche prevedibili. Vico sembra credere a questa ipotesi, appunto perché egli è fondatore di quella che chiama la Nuova Scienza, che non analizza il mondo naturale ma ha come oggetto delle sue ricerche proprio la Storia, che essendo prodotta dall’uomo è completamente conoscibile (e quindi prevedibile) dall’uomo. In questo senso, Vico sembra appunto teorizzare le basi di quella Psicostoria tanto cara ad Asimov. Corsi e ricorsi devono per forza di cose essere concatenati, e dunque quando si è stabilito che ci si trova in un periodo di progresso è ipotizzabile che presto o tardi giungerà invece un regresso. In realtà Vico sottintende il fatto che la Storia, in qualche modo, si ripeta. Non si ripete pedissequamente e in modo sempre uguale come credevano gli Stoici, perché essa cambia sempre. Ma almeno nella sua impostazione la Storia si ripete. Ergo, potremmo aggiungere noi, è prevedibile

Vico però non esplica mai questa ipotesi. In realtà non ne ha bisogno, perché un’idea simile, anzi meglio identica, era già stata avanzata un secolo e mezzo prima di lui dal fiorentino Niccolò Machiavelli. Uomo politico e letterato, Machiavelli aveva una propria visione della politica nuovissima nell’impostazione metodologica ma un po’ antiquata nell’ideologia filosofica, perché si rifaceva a quella stoica (la concezione ciclica della storia). Tuttavia Machiavelli anticipava l’idea vichiana di storia come scienza, ed anzi presupponeva che esistessero vere e proprie leggi che muovevano il corso degli eventi. Per Machiavelli, proprio come per Seldon, era compito dell’uomo politico capire quelle leggi ed attenersi ad esse per mutare e migliorare il corso della Storia, che per Machiavelli è magistra vitae, perché insegna dando “modelli comportamentali”, cioè schemi predefiniti entro i quali si verificano gli eventi che fanno la Storia. L’azione umana, secondo Machiavelli, è pure sovrastata dalla necessità e della casualità, e qui si vede proprio come egli sia in qualche modo il teorico della Psicostoria. Barr parlava a Bel Riose di «necessità psicostorica», infatti, ma sbagliava perché non prendeva in considerazione la casualità, l’altra componente della scienza psicostorica, che s’incarna nel personaggio del Mulo. Quindi da una parte le ferree leggi della Storia, dall’altra l’onnipresente caso, che rimescola sempre le carte in gioco.

La teoria della prevedibilità scientifica della Storia, elemento base di tutta la saga della Fondazione, è un’idea profondamente radicata nell’epoca romantica. Il già citato Santo Mazzarino lo spiega in queste righe fondamentali, che ci servono a capire meglio come la Psicostoria, in realtà, non sia altro che la ripresa di una determinata corrente filosofica: «Il presentimento di una fine “scientificamente” prevedibile, com’esso si trova in Polibio… stabiliva, già nella cultura di Roma repubblicana, una connessione strettissima fra l’idea della decadenza e quella della prevedibilità dei fatti storici. Per questa ragione, la “profezia” poliziana [della caduta di Roma, n.d.r.] divenne per eccellenza attuale in un’altra epoca, in cui pure si credette di poter “prevedere” il corso fatale della storia: l’età del romanticismo. Un secolo fa, nel 1858, apparve un libro di Lasaulx, initolato La forza profetica umana nei poeti e nei pensatori… Oggi è giustamente dimenticato; allora ebbe notevole fortuna, perché la tesi che sosteneva, della “prevedibilità della storia”, aveva tenaci assertori… E’ naturale che Polibio fosse il ‘pezzo forte’ dell’argomentazione di Lasaulx: se lo storico dell’età repubblicana aveva potuto prevedere la crisi dello stato romano, tutte le altre ‘profezie’… acquistavano cittadinanza nella storia dello spirito». Ma come abbiamo già avuto modo di vedere nell’articolo Storia & Psicostoria, la prevedibilità del corso degli eventi è possibile solo in casi di grandi generalizzazioni, ma mai in eventi singoli e ristretti.

Questa discussione sulla prevedibilità della storia, come è stato detto, si sviluppa particolarmente nell’età Romantica, nella prima metà dell’Ottocento. Il francese Claude Henri de Saint-Simon, "socialista utopista", riteneva proprio come Vico che la storia fosse regolata da una legge generale, consistente nell'eterno avvicendarsi di "epoche organiche" e "epoche critiche". Epoche organiche sono quelle dove vige ordine e coesione sociale (l'Impero), epoche critiche sono quelle dove vengono a crearsi diverse forze sociali in conflitto tra loro, provocando insomma uno stato di caos (Interregno). Ma a questa idea si opponeva il filosofo tedesco Schelling, il quale riteneva che la Storia non potesse essere in nessun modo oggetto di previsioni, e che quindi non fosse soggetta a leggi scientifiche proprio come Asimov suggerisce con la Psicostoria. «All'uomo la storia non è disegnata in anticipo, egli può e deve farsi la sua storia», affermava il filosofo, il quale sosteneva l'assoluta libertà dell'agire umano.

Contemporaneo a Shelling, il filosofo Hegel, pur non ritornando all'idea ormai obsoleta delle leggi scientifiche, riprende i concetti chiave su cui si basa proprio l'idea di Psicostoria.  In primo luogo, riprendendo Vico e la sua Provvidenza, egli ritiene che la Storia sia dominata dalla ragione, quindi diversamente dal concetto implicito di Schelling di una totale imprevedibilità. Esiste, quindi, una "necessità psicostorica", per riprende di nuovo le celebri parole di Asimov, che spinge il corso degli eventi verso precise direzioni. Interessante notare che Hegel attacca però il concetto di provvidenza da un punto di vista religioso, disdegnando l'idea di un «commercio al minuto della fede nella provvidenza»; in pratica il singolo uomo non deve credere che la Provvidenza giungerà presto o tardi a portargli giustizia, concetto perfettamente trasposto da Asimov nel momento in cui la Fondazione finisce per cadere in una fase di stagnazione politica certa com'è che, pur non facendo nulla, la provvidenza della Psicostoria otterrà la vittoria sul nemico. Concetto errato, perché a causa di questa cieca fede la Fondazione rischierà prima la sconfitta con l'Impero e poi verrà davvero sconfitta, questa volta dal Mulo. Hegel, tra l'altro, definirebbe il Mulo un "individuo cosmico storico", cioè uno di quei pochi individui che riesce a mutare la Storia con la sola propria forza di volontà, permettendo un balzo in avanti del normale corso degli eventi. Anche Hardin, Mallow, Bayta Darrell possono essere visti come "individui cosmici storici", proprio come lo era Napoleone per il filosofo tedesco. Ed infine, volendo sottolineare ancora di più la straordinaria somiglianza tra la filosofia storica di Hegel e quella che domina la saga di Fondazione, è giusto ricordare un ulteriore originale elemento della filosofia hegeliana: l'incarnazione dello spirito storico all'interno di un determinato popolo in una determinata epoca. Questo concetto, chiamato "Spirito di popolo" (Volksgeist), da una parte rimarca il concetto che siano comunque le masse, i popoli, a fare la Storia, al di là dei balzi in avanti che possono compiere gli "individui cosmici storici", dall'altra sostiene però che la Storia sia mossa da un vero e proprio Spirito, in questo caso assolutamente divino (simile forse allo Spirito galattico di Asimov?), che rende l'uomo non attore della Storia, ma strumento. In questo caso è il popolo prescelto dallo Spirito a far muovere le ruote degli eventi. In Fondazione questo concetto domina: infatti il popolo di Terminus si considera un "popolo eletto", infallibile e invincibile grazie alla protezione offerta dalla Psicostoria di Seldon. Eccone la descrizione fatta dal generale Bel Riose: «Si tratta di un popolo così orgoglioso e ambizioso da sognare di diventare i dominatori della Galassia. Sono talmente sicuri di sé che non hanno fretta. Si muovono lentamente e con flemma; parlano dei secoli necessari. Annettono interi pianeti senza muovere un dito… Ho ascoltato ciò che mi diceva il popolo; essi accettano con tranquillità il loro "destino manifesto"».

Ebbene, al termine di questa ampia carrellata di teorie filosofiche, con la quale abbiamo avuto modo di scoprire come Asimov non sia stato altro che l'ultimo esponente di una determinata corrente di pensiero nell'ambito della filosofia della Storia, vale la pena capire cosa Asimov stesso pensasse della scienza da lui inventata, la Psicostoria. In Fondazione e Terra egli completa la sua meditazione sulla storia umana e decide che, in effetti, la Psicostoria non può avere successo. Essa infatti riuscirebbe a prevedere l'evoluzione della storia umana solo a condizione che:

  1. Il campione d'analisi sia almeno di un miliardo di individui (cosa che esclude una Psicostoria di medio e piccolo livello, e quindi necessariamente le previsioni sono vaghe).

  2. Nessun individuo sia al corrente delle predizioni della Psicostoria (cosa che dunque impedirebbe la nascita di una scienza pubblica e ufficiale).

  3. Non esistano, all'interno del campione d'analisi, esseri non-umani (quindi, come vedremo al termine di Fondazione e Terra, la Galassia non può essere soggetta alle leggi psicostoriche a causa dell'esistenza dei robot, dei gaiani, di determinati tipi di mutanti come il Mulo e l'ermafrodita Fallom).

Notiamo una notevole diversificazione di pensiero rispetto a quanto leggevamo nel primo capitolo di Fondazione, dove la Psicostoria è così infallibile da prevedere addirittura il comportamento esatto di un singolo individuo. Abbiamo dunque ripercorso il cammino evolutivo del pensiero storico attraverso le massime teorie filosofiche, seguendo al contempo, come ora possiamo finalmente notare, il cammino evolutivo del pensiero di Asimov, ultimo filosofo della Storia.

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