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Molti hanno criticato la scelta di
Asimov di “uccidere” la Psicostoria di Seldon
scegliendo la soluzione un po’ new age di Galaxia.
In realtà questa soluzione dimostra la vera
impostazione positivista della filosofia di Asimov.
Che si riallaccia, tra l’altro, ad esperienze
storiche e dottrine filosofiche ben precise. Prima
di tutto perché se, come si è detto, la storia della
Fondazione segue le orme della storia della caduta
dell’Impero romano, allora questa scelta si colloca
perfettamente nel quadro. Con la caduta di Roma ci
saranno numerosi tentativi di restaurare il
leggendario Impero. Tentativi da parte di
Giustiniano con la riconquista dell’occidente da
parte del generale Belisario (=Bel Riose), tentativi
di monarchi barbari di ‘scimmiottare’ le istituzioni
e i titoli imperiali (=Anacreon, Kalgan), tentativi
di rifondare davvero l’impero come fece Carlo Magno
duecentocinquanta anni dopo la fine di Roma con il
Sacro Romano Impero (=Fondazione). Ma in realtà tra
l’XI e il XII secolo ci sarà la definitiva
comprensione che l’istituzione semileggendaria
dell’Impero in realtà è obsoleta, ed essa scomparirà
sostituita dagli stati-nazione, che rimarranno fino
ad oggi. Ed è quindi questo cammino storico che
Asimov segue. L’Impero ormai obsoleto non è
impossibile da restaurare, ma è inutile
restaurarlo. I particolarismi sorti nella galassia
saranno più facilmente coordinati non da
un’istituzione centralizzata, ma da una Casa dei
Mondi come quella che diverrà Galaxia.
In questo senso, quindi, la visione
della Storia per Asimov assume un senso positivo, un
senso progressista. E qui Asimov dimostra di
riallacciarsi alle filosofie della storia più
moderne e generalmente accettare. A partire,
naturalmente, dall’idea della Storia secondo
Giambattista Vico. Primo filosofo a fare della
storia una scienza, Vico formulò la teoria secondo
cui il corso della storia umana procede in corsi e
ricorsi, ma sempre in un continuo progresso. In
parole povere, la storia è fatta di periodi di
progresso e periodi di regresso (i ‘ricorsi’) ma
anche i periodi di decadenza possiedono in nuce
le potenzialità di miglioramento. Ecco un famoso
esempio di Vico, che calza a pennello col nostro
discorso: l’apogeo dell’Impero Romano fu un periodo
di indubbio progresso dell’umanità, a cui fece
seguito l’evitabile regresso, cioè il Medioevo.
Eppure, il medioevo non è un periodo totalmente
negativo. Non si torna mai a un livello culturale
precedente a quello dell’età classica, e il medioevo
stesso possiede elementi che saranno alla base del
nuovo progresso avvenuto con il Rinascimento (ad
esempio, sempre nelle parole di Vico, la letteratura
medievale possiede opere del calibro della Divina
Commedia di Dante Alighieri). Appunto, quindi,
se i mille anni di barbarie seguenti la caduta
dell’Impero galattico sono un regresso, un ricorso,
essi comunque possiedono le novità che creeranno un
nuovo stato di cose migliore anche del precedente.
Così come il Rinascimento e l’età moderna sarà
un'epoca culturalmente e scientificamente superiore
rispetto a quella classica, così Galaxia sarà un
miglioramento rispetto al vecchio Impero galattico.
Insomma, corsi e ricorsi non sono, come
precedentemente teorizzato, periodi all’interno di
un circolo chiuso infinito, ma c’è sempre un
elemento progressivo. Celebre l’esempio della Storia
secondo Vico assimilabile a una freccia che va verso
l’alto, a simboleggiare la costanza insita nella
Storia del progresso, ma che al contempo
lungo la sua traiettoria ha delle specie di ‘onde
cerebrali’, picchi verso l’alto e verso il basso che
simboleggiano corsi e ricorsi.
L’idea della Storia progressista di
Vico è proprio la stessa idea che Asimov sembra
avesse in mente delineando col tempo la grande saga
della Fondazione. In effetti, anche il grande
storico settecentesco Edward Gibbon, autore di quel
Declino e caduta dell’Impero Romano
così celebre nel mondo anglosassone e che ispirò
Asimov nella sua opera, aveva la stessa idea di un
progresso implicito nel corso degli eventi
dell’umanità, da buon illuminista qual’egli era.
Eppure, l’idea di Vico è fondamentale anche e
soprattutto per un altro fattore: corsi e ricorsi,
come si è detto, sono costanti nella Storia umana.
Ebbene, dunque significa che sono anche
prevedibili.
Vico sembra credere a questa ipotesi, appunto perché
egli è fondatore di quella che chiama la Nuova
Scienza, che non analizza il mondo naturale ma ha
come oggetto delle sue ricerche proprio la Storia,
che essendo prodotta dall’uomo è completamente
conoscibile (e quindi prevedibile) dall’uomo. In
questo senso, Vico sembra appunto teorizzare le basi
di quella Psicostoria tanto cara ad Asimov. Corsi e
ricorsi devono per forza di cose essere concatenati,
e dunque quando si è stabilito che ci si trova in un
periodo di progresso è ipotizzabile che presto o
tardi giungerà invece un regresso. In realtà Vico
sottintende il fatto che la Storia, in qualche modo,
si ripeta. Non si ripete pedissequamente e in modo
sempre uguale come credevano gli Stoici, perché essa
cambia sempre. Ma almeno nella sua impostazione la
Storia si ripete. Ergo, potremmo aggiungere noi, è
prevedibile
Vico però non esplica mai questa
ipotesi. In realtà non ne ha bisogno, perché un’idea
simile, anzi meglio identica, era già stata avanzata
un secolo e mezzo prima di lui dal fiorentino
Niccolò Machiavelli. Uomo politico e letterato,
Machiavelli aveva una propria visione della politica
nuovissima nell’impostazione metodologica ma un po’
antiquata nell’ideologia filosofica, perché si
rifaceva a quella stoica (la concezione ciclica
della storia). Tuttavia Machiavelli anticipava
l’idea vichiana di storia come scienza, ed anzi
presupponeva che esistessero vere e proprie leggi
che muovevano il corso degli eventi. Per
Machiavelli, proprio come per Seldon, era compito
dell’uomo politico capire quelle leggi ed attenersi
ad esse per mutare e migliorare il corso della
Storia, che per Machiavelli è
magistra vitae,
perché insegna dando “modelli comportamentali”, cioè
schemi predefiniti entro i quali si verificano gli
eventi che fanno la Storia. L’azione umana, secondo
Machiavelli, è pure sovrastata dalla necessità e
della casualità, e qui si vede proprio come egli sia
in qualche modo il teorico della Psicostoria. Barr
parlava a Bel Riose di «necessità psicostorica»,
infatti, ma sbagliava perché non prendeva in
considerazione la casualità, l’altra componente
della scienza psicostorica, che s’incarna nel
personaggio del Mulo. Quindi da una parte le ferree
leggi della Storia, dall’altra l’onnipresente caso,
che rimescola sempre le carte in gioco.
La teoria della prevedibilità
scientifica della Storia, elemento base di tutta la
saga della Fondazione, è un’idea profondamente
radicata nell’epoca romantica. Il già citato Santo
Mazzarino lo spiega in queste righe fondamentali,
che ci servono a capire meglio come la Psicostoria,
in realtà, non sia altro che la ripresa di una
determinata corrente filosofica: «Il presentimento
di una fine “scientificamente” prevedibile, com’esso
si trova in Polibio… stabiliva, già nella cultura di
Roma repubblicana, una connessione strettissima fra
l’idea della decadenza e quella della prevedibilità
dei fatti storici. Per questa ragione, la “profezia”
poliziana [della caduta di Roma,
n.d.r.]
divenne per eccellenza attuale in un’altra epoca, in
cui pure si credette di poter “prevedere” il corso
fatale della storia: l’età del romanticismo. Un
secolo fa, nel 1858, apparve un libro di Lasaulx,
initolato
La forza profetica umana nei poeti e
nei pensatori…
Oggi è giustamente dimenticato; allora ebbe notevole
fortuna, perché la tesi che sosteneva, della
“prevedibilità della storia”, aveva tenaci assertori…
E’ naturale che Polibio fosse il ‘pezzo forte’
dell’argomentazione di Lasaulx: se lo storico
dell’età repubblicana aveva potuto prevedere la
crisi dello stato romano, tutte le altre ‘profezie’…
acquistavano cittadinanza nella storia dello spirito».
Ma come abbiamo già avuto modo di vedere
nell’articolo Storia &
Psicostoria, la prevedibilità del corso degli
eventi è possibile solo in casi di grandi
generalizzazioni, ma mai in eventi singoli e
ristretti.
Questa discussione sulla
prevedibilità della storia, come è stato detto, si
sviluppa particolarmente nell’età Romantica, nella
prima metà dell’Ottocento. Il francese Claude Henri
de Saint-Simon, "socialista utopista", riteneva
proprio come Vico che la storia fosse regolata da
una legge generale, consistente nell'eterno
avvicendarsi di "epoche organiche" e "epoche
critiche". Epoche organiche sono quelle dove vige
ordine e coesione sociale (l'Impero), epoche
critiche sono quelle dove vengono a crearsi diverse
forze sociali in conflitto tra loro, provocando
insomma uno stato di caos (Interregno). Ma a questa
idea si opponeva il filosofo tedesco Schelling, il
quale riteneva che la Storia non potesse essere in
nessun modo oggetto di previsioni, e che quindi non
fosse soggetta a leggi scientifiche proprio come
Asimov suggerisce con la Psicostoria. «All'uomo la
storia non è disegnata in anticipo, egli può e deve
farsi la sua storia», affermava il filosofo, il
quale sosteneva l'assoluta libertà dell'agire umano.
Contemporaneo a Shelling, il filosofo
Hegel, pur non ritornando all'idea ormai obsoleta
delle leggi scientifiche, riprende i concetti chiave
su cui si basa proprio l'idea di Psicostoria. In
primo luogo, riprendendo Vico e la sua Provvidenza,
egli ritiene che la Storia sia dominata dalla
ragione, quindi diversamente dal concetto implicito
di Schelling di una totale imprevedibilità. Esiste,
quindi, una "necessità psicostorica", per riprende
di nuovo le celebri parole di Asimov, che spinge il
corso degli eventi verso precise direzioni.
Interessante notare che Hegel attacca però il
concetto di provvidenza da un punto di vista
religioso, disdegnando l'idea di un «commercio al
minuto della fede nella provvidenza»; in pratica il
singolo uomo non deve credere che la Provvidenza
giungerà presto o tardi a portargli giustizia,
concetto perfettamente trasposto da Asimov nel
momento in cui la Fondazione finisce per cadere in
una fase di stagnazione politica certa com'è che,
pur non facendo nulla, la provvidenza della
Psicostoria otterrà la vittoria sul nemico. Concetto
errato, perché a causa di questa cieca fede la
Fondazione rischierà prima la sconfitta con l'Impero
e poi verrà davvero sconfitta, questa volta dal Mulo.
Hegel, tra l'altro, definirebbe il Mulo un "individuo
cosmico storico", cioè uno di quei pochi individui
che riesce a mutare la Storia con la sola propria
forza di
volontà, permettendo un balzo in avanti del normale
corso degli eventi. Anche Hardin, Mallow, Bayta
Darrell possono essere visti come "individui cosmici
storici", proprio come lo era Napoleone per il
filosofo tedesco. Ed infine, volendo sottolineare
ancora di più la straordinaria somiglianza tra la
filosofia storica di Hegel e quella che domina la
saga di
Fondazione,
è giusto ricordare un ulteriore originale elemento
della filosofia hegeliana: l'incarnazione dello
spirito storico all'interno di un determinato popolo
in una determinata epoca. Questo concetto, chiamato
"Spirito di popolo" (Volksgeist),
da una parte rimarca il concetto che siano comunque
le masse, i popoli, a fare la Storia, al di là dei
balzi in avanti che possono compiere gli "individui
cosmici storici", dall'altra sostiene però che la
Storia sia mossa da un vero e proprio Spirito, in
questo caso assolutamente divino (simile forse allo
Spirito galattico di Asimov?), che rende l'uomo non
attore della Storia, ma strumento. In questo caso è
il popolo prescelto dallo Spirito a far muovere le
ruote degli eventi. In
Fondazione
questo concetto domina: infatti il popolo di
Terminus si considera un "popolo eletto",
infallibile e invincibile grazie alla protezione
offerta dalla Psicostoria di Seldon. Eccone la
descrizione fatta dal generale Bel Riose: «Si tratta
di un popolo così orgoglioso e ambizioso da sognare
di diventare i dominatori della Galassia. Sono
talmente sicuri di sé che non hanno fretta. Si
muovono lentamente e con flemma; parlano dei secoli
necessari. Annettono interi pianeti senza muovere un
dito… Ho ascoltato ciò che mi diceva il popolo; essi
accettano con tranquillità il loro "destino
manifesto"».
Ebbene, al termine di questa ampia
carrellata di teorie filosofiche, con la quale
abbiamo avuto modo di scoprire come Asimov non sia
stato altro che l'ultimo esponente di una
determinata corrente di pensiero nell'ambito della
filosofia della Storia, vale la pena capire cosa
Asimov stesso pensasse della scienza da lui
inventata, la Psicostoria. In
Fondazione e Terra
egli completa la sua meditazione sulla storia umana
e decide che, in effetti, la Psicostoria non può
avere successo. Essa infatti riuscirebbe a prevedere
l'evoluzione della storia umana solo a condizione
che:
-
Il
campione d'analisi sia almeno di un miliardo di
individui (cosa che esclude una Psicostoria di
medio e piccolo livello, e quindi
necessariamente le previsioni sono vaghe).
-
Nessun
individuo sia al corrente delle predizioni della
Psicostoria (cosa che dunque impedirebbe la
nascita di una scienza pubblica e ufficiale).
-
Non
esistano, all'interno del campione d'analisi,
esseri non-umani (quindi, come vedremo al
termine di
Fondazione e Terra,
la Galassia non può essere soggetta alle leggi
psicostoriche a causa dell'esistenza dei robot,
dei gaiani, di determinati tipi di mutanti come
il Mulo e l'ermafrodita Fallom).
Notiamo una notevole diversificazione
di pensiero rispetto a quanto leggevamo nel primo
capitolo di
Fondazione,
dove la Psicostoria è così infallibile da prevedere
addirittura il comportamento esatto di un singolo
individuo. Abbiamo dunque ripercorso il cammino
evolutivo del pensiero storico attraverso le massime
teorie filosofiche, seguendo al contempo, come ora
possiamo finalmente notare, il cammino evolutivo del
pensiero di Asimov, ultimo filosofo della Storia.
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