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La locandina di Dune di David Lynch

Kyle McLachlan è Paul Atreides.

La perfetta Francesca Annis nel ruolo di lady Jessica.

L'incantevole Chani intepretata da Sean Young.

David Lynch sul set di Dune.

 

 
DAVID LYNCH: DUNE

ll grande ed epico romanzo di Frank Herbert, Dune, non presenta sicuramente una storia semplice da poter essere adeguatamente trasformata in film. Come spesso si dice, un film tratto da una storia non potrà mai essere né simile né uguale al romanzo originario per mancanza di approfondimenti, di sottigliezze psicologiche e di descrizioni di personaggi. Un film, di qualsiasi genere esso sia, punta in massima parte sull'aspetto visivo nonchè sull'originalità e la sveltezza della trama. Dune non si presta bene a questa trasformazione, come non si prestano bene altri grandi capolavori della fantascienza letteraria (La "Fondazione" di Asimov, un nome per tutti). Eppure, un grande regista come David Lynch decise, nella prima metà degli anni '80, di raccogliere questa grande sfida.

Il budget a disposizione di Lynch era di appena 40 milioni di dollari, più che soddisfacente per un normale film dell'epoca ma assolutamente inadeguato per un kolossal fantascientifico. Attualmente, siamo abituati a vedere spese cifre tre volte superiori per prodotti molto meno interessanti. Lynch, tuttavia, riuscì a confezionare con questo denaro un film estremamente originale e a tratti geniale, seppur poco consono agli standard del cinema fantascientifico che conosciamo.

Il cast vede in primis un misconosciuto Kyle MacLachlan (che ha recitato tra l'altro ne I Segreti di Twin Peaks e nel film Velluto Blu, tutte produzioni di Lynch…) nelle vesti del giovane Paul Atreides, il protagonista. La scelta è abbastanza buona, se si vuole cercare il pelo nell'uovo al massimo discutibile: l'aspetto fisico in parte può andare, capelli e occhi neri, viso da falco (con un po’ di fantasia), ma in altri aspetti MacLachlan si dimostra troppo adulto rispetto al Paul Atreides della pagine iniziali del romanzo, un 'semplice' sedicenne di stirpe reale. Tuttavia, in seguito, l'attore riesce a dare a Paul la profondità di questo personaggio: arrogante, autoritario, torturato dal desiderio di vendetta, reale come nessuno mai. Volendo evitare di criticare troppo un'opera già troppo criticata, possiamo semplicemente dire che la scelta del cast è stata fatta sicuramente con molta cura, e i risultati si vedono. Per quanto compaiano per poco tempo, Leto Atreides (Jurgen Prochnow) e la moglie lady Jessica (Francesca Annis) sono perfetti per la parte, anche se è molto liberale la scelta del regista di rendere calve tutte le Bene Gesserit, tra cui spicca la grande Silvana Mangano nel ruolo della reverenda madre Ramallo. Gli attori migliori sono sicuramente i già celebri Josè Ferrer e Max Von Sidow (rispettivamente l'Imperatore-Padiscià Shaddam IV e il planetologo Kynes), che riescono a dare solidità e serietà a ruoli comunque impegnativi - recitare in un film di fantascienza, checché se ne possa dire, è sempre difficile, per il semplice fatto che bisogna dare verosimiglianza al personaggio all'interno di un mondo fittizio già di per sé inverosimile. Tra gli altri attori, c'è da citare Sting nella parte di Feyd-Rautha Harkonnen, nipote del Barone, e Patrick Stewart - passato nella storia del cinema come il capitano Picard di Star Trek The Next Generation - nel ruolo di Gurney Hallack.

La recitazione, quindi, è sicuramente solida ma perde molta potenza a causa di un'altra discutibile scelta registica che prevede la vocalizzazione dei pensieri dei personaggi. Questa scelta originale può andare bene per un romanzo, dato che appunto questa è una formula stilistica ricorrente nel libro di Herbert, ma in un film a parer mio è fuori luogo e rende quasi ridicolo l'effetto. Scenograficamente parlando, Dune presenta ambienti poco vari ma ben rappresentati, in particolar modo per gli interni, che riflettono come si deve tutto il senso di ambientazione medioevale che il romanzo originale trasmette. Lynch cura molto i particolari estetici, dalle divise cupe e severe degli Atreides alle parate militari, per dare al tutto un gusto nazista che ha prodotto non poche polemiche verso il regista e addirittura verso lo stesso Herbert. Si tratta tuttavia di un effetto voluto, come si può facilmente intuire, ed è inoltre una delle migliori scelte registiche del film, che tuttavia pecca in molti altri aspetti.

In primis, c'è da citare un invenzione della sceneggiatura assolutamente fuori posto che non può in alcun modo essere perdonata: l'arma sonica prodotta con i fantomatici 'moduli estranianti'. E' l'arma segreta degli Atreides, che serve per giustificare la scelta del duca Leto di trasferirsi su Arrakis pur sapendo che potrebbe cadere nella trappola degli Harkonnen. Una giustificazione del genere, oltre ad danneggiare la serietà della complessa trama tessuta da Herbert, stona anche notevolmente con tutta l'ambientazione low-tech presente non solo nei romanzi ma anche nello stesso film. Quest'arma sonica non ha alcuna ragione di esistere. Un altro particolare più che discutibile è il forzato senso di orrore e disgusto che Lynch vuole indurre allo spettatore tramite alcune squallide scene senza senso: il vermiforme navigatore della Gilda; il barone Harkonnen (soprattutto in una scena poco chiara in cui finisce per uccidere un giovane inserviente che funge da vittima) più grasso e trasandato che mai, e soprattutto ben poco dignitoso; la piccola Alia, spettrale in tutta la sua figura e in tutte le scene in cui appare; le Bene Gesserit, con le loro teste pallide e pelate, che assomigliano veramente alle 'streghe' così dispregiativamente chiamate dai Mentat nel romanzo. Perché guastare il film con questi particolari inutili e quanto mai fuori luogo? Non si sa bene.

Dal punto di vista degli effetti speciali, Dune non vuole giustamente dare molto per il semplice motivo che la storia è ambientata in un universo dove la tecnologia è comunque poco appariscente e poco diffusa. Tuttavia, una maggiore cura verso particolari comunque necessari poteva essere fatta: il volo degli ornitotteri non convince assolutamente, così come le scene di battaglia tra gli Harkonnen e gli Atreides e tra l'Impero e le truppe Fremen alla fine del film. I vermi giganti, creati dal nostra encomiabile connazionale Carlo Rambaldi, sembrano molto reali se non in alcune scene che peccano di un montaggio molto scadente. Effetti speciali dunque deludenti, e qui c'è poco da dire in difesa di Lynch: nel 1977 George Lucas, con un budget di appena 12 milioni di dollari, era riuscito a creare un film con effetti speciali a iosa infinitamente più realistici di quelli presentati da Lynch in questo film del 1985 (ben otto anni dopo, 38 milioni di dollari in più e centinaia di effetti in meno). In realtà, bisogna dire che David Lynch è un regista che sa fare grandi film che presentano solide sceneggiature e ottime interpretazioni, e in questo senso Dune non sfigura assolutamente nel suo curriculum cinematografico. Sfigura invece messo a paragone con altri film di fantascienza sotto l'aspetto tecnico, che lascia davvero a desiderare. Il regista fu addirittura avvicinato dal citato Lucas nel 1981 per dirigere Il Ritorno dello Jedi, ultimo capitolo della trilogia di "Star Wars", che fu poi affidato a Marquand.

Cosa dire dunque in definitiva di questo film? Sicuramente che poteva essere meglio. Le maggiori critiche rivoltegli riguardano la confusione della trama e la difficoltà a seguire le vicende, e questo è vero perché chi non ha letto il romanzo di Herbert ha serie difficoltà a comprendere tutto il senso del film. Il prologo della principessa Irulan e della Gilda Spaziale sulla situazione galattica volto a introdurre lo spettatore per mano all'interno dell'universo di Dune salva di poco la situazione. Il film ebbe in effetti un grosso insuccesso di pubblico. In Italia, la casa di produzione De Laurentis eseguì un vero crimine allargando il film di Lynch (di 130 minuti) alla bellezza di 3 ore e 10 aggiungendo molte altre scene parecchie delle quali fatte molto male. Questa versione è quella normalmente trasmessa nelle televisioni italiane, e Lynch sembra non aver gradito affatto ciò facendo addirittura eliminare il suo nome dai titoli.

Nel 1999 una miniserie in due parti tratta dal romanzo di Herbert ha riscosso sicuramente maggiore successo sia in termini di pubblico (anche se è stata trasmessa unicamente in TV), sia in termini di critica e di successo tra i fan. Cosa ne pensò Herbert del film? A lui piacque abbastanza, né si sentì di discutere di molto delle criticate scelte del regista.

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