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Che l’universo di Dune sia
influenzato dalla cultura islamica è cosa ben nota.
Principale punto focale di questo incontro culturale
è il tema del Messia, il mahdi, che Herbert riprende
nello sviluppo della figura di Paul Muad’dib. Una
figura, quella di Paul, che nei primi capitoli di
Dune non ha nulla a che vedere con quella del
futuro trascinatore del jihad galattico, ma che
tuttavia si svilupperà a tal punto da essere
considerata e ricordata nei romanzi successivi
inevitabilmente come quella del mahdi.
Il tema dell’attesa messianica si
riscontra nel progetto Bene Gesserit del Kwisatz
Haderach. ‘La via più breve’ (altro modo di chiamare
lo Kwisatz) sarà un uomo, istruito alle pratiche
della sorellanza, che avrà la capacità di vedere nel
futuro e andare “nel luogo che terrorizza tutte le
Madri Bene Gesserit, il luogo dove non si può andare”.
Nemmeno le Reverende Madri conoscono i veri limiti
dello Kwisatz Haderach, né tantomeno il modo in cui
egli opera. Lo Kwisatz è un Messia in tutti i
termini: aiuterà il Bene Gesserit a prendere il
potere nella galassia, rendendolo invincibile, ma
non si sa con quale mezzo. Le Reverende Madri, nel
tentativo di ‘produrre’ lo Kwisatz Haderach,
compiono diversi errori. In primo luogo, pur sapendo
che il loro messia opererà in termini mistici a loro
non noti, esse insistono nell’ignorare il fattore
della casualità e del metafisico. In altri termini,
cercano di concepire “la via più breve” tramite
incroci genetici ben delineati, tramite il controllo
e la pianificazione, un modo errato di creare un
messia. E infatti il caso e l’intervento mistico
entrano in gioco scombinando i piani della
Sorellanza. Lady Jessica concepisce un figlio, e non
una figlia come era previsto, abbreviando i tempi
dell’arrivo del Messia e dando vita a un Kwisatz
Haderach più potente di quanto il Bene Gesserit
aveva previsto ma più incontrollabile.
L’errore del Bene Gesserit è stato
quello di ritenere lo Kwisatz Haderach un messia
controllabile e ‘scientificamente plausibile’. In
pratica la Sorellanza non ha creduto alla
possibilità che il suo messia fosse dotato di poteri
mistici non previsti. La forzata laicità che il Bene
Gesserit si è imposto a tutti i costi è finita per
ritorcerci contro di esso. Lo spiega anche Herbert
nelle sue appendici a Dune: «Le Bene
Gesserit… privatamente negavano di essere un ordine
religioso, ma… operavano dietro uno schermo, quasi
impenetrabile di misticismo rituale, e…
l’addestramento, simbolismo, organizzazione e… i
metodi d’insegnamento interni erano quasi
completamente religiosi». Semplicemente il Bene
Gesserit, pur essendo un ordine spiccatamente
mistico-religioso, ha rifiutato quest’etichettatura.
Un rifiuto che ha portato al fallimento del loro
progetto. Un altro elemento chiarificatore a
proposito è posto nel dizionario allegato a Dune
alla voce “Kwisatz Haderach”: «…un maschio Bene
Gesserit i cui poteri mentali potessero varcare,
per costituzione organica, lo spazio e il tempo».
Da notare l’espressione ‘per costituzione organica’:
l’elemento metafisico è escluso. Ed è proprio questo
elemento a fare la differenza.
Diversamente è stato per i popoli che
hanno subito passivamente l’influsso del Bene
Gesserit. Il popolo dei Fremen, che ha subito
l’ondata di superstizioni e insegnamenti del
Panoplia Propheticus diffuso dalla Missionaria
Protectiva (un braccio della Sorellanza), credeva
ciecamente in quelle leggende. E si può dire che in
effetti quelle leggende, diffuse dal Bene Gesserit
ma considerate mere sciocchezze dallo stesso Bene
Gesserit, sono risultate vere. Il tema dell’attesa
messianica nei Fremen è rispettato alla lettera.
Come tutti i popoli in attesa di un salvatore, i
Fremen sono sottoposti a una vita di stenti e
schiavitù (es. gli Ebrei), ma sono anche fortemente
orgogliosi e sicuri di possedere la verità assoluta
(es. gli islamici). Nello stesso tempo, come per
tutti i popoli in attesa, i Fremen possiedono un
puntiglioso elenco di ‘segni premonitori’ che
annunciano l’avvento del Messia: «Il Mahdi
conoscerà cose che gli altri non sapranno vedere»,
«Ti daranno il benvenuto con le sacre parole e i
tuoi doni saranno una benedizione», «Conoscerà
i vostri usi come se fosse nato tra voi», «Il
Lisan al-Gaib vedrà attraverso ogni sotterfugio»,
«E divideranno con voi il vostro sogno più
prezioso». Interessante notare che nella
tradizione islamica il Mahdi, il Messia, sarà “un
uomo dalla fronte larga e dal naso aquilino”,
proprio i segni caratteristici degli Atreides, di
cui Paul è erede diretto. Inoltre, uno dei compiti
che il Mahdi, per l’Islam, porterà a termine, sarà
“lo svelare le risorse segrete della terra”, proprio
come Muad’dib farà con Arrakis, svelando il tesoro
d’acqua che possiede.
Paul Muad’dib è comunque chiaramente un Messia di
natura islamica, non ebrea o cristiana. Invece, per
esempio, Anakin Skywalker nella saga di
Star Wars
è un messia di natura cristiana, e lo si vede dai
temi dell’ “immacolata concezione” e della profezia
del “Salvatore, il Figlio dei Soli” (the
son,
il Figlio di Dio). Paul è il Mahdi, perché porterà
il suo popolo alla vittoria non tramite la pace e
l’insegnamento ma tramite la violenza della guerra
del jihad. Nella tradizione della setta sciita (e in
particolare per la filosofia sufista, parte
integrante della dottrina degli sciiti) il Mahdi è
un punto nevralgico. Egli porterà l’islam al
trionfo, ma lo farà tramite la lotta armata, tramite
il
jihad.
E’ proprio per questo che Paul Muad’dib è un Messia
islamico: egli capeggerà, suo malgrado, la guerra
santa che porterà i Fremen a conquistare la galassia
e a sottomettere gli infedeli al proprio controllo.
Importante notare che per gli sciiti il Mahdi assume
sempre un carattere politico: egli è leader in tutti
i sensi, e la sua lotta è una lotta materiale,
proprio come per Maub’dib.
Esistono vari e importanti esempi
storici del ruolo del Mahdi nella come guida
politica e militare. In primo luogo la lotta
dell’ebreo Bar Kokeba tra il 131 e il 135 in Giudea
contro i romani: una lotta eroica e sanguinosa
condotta da una parte del popolo ebreo per ridare
alla Giudea l’indipendenza politica e evitare il
progetto di Adriano di vietare i riti ebrei per
romanizzare la nazione. Non solo gli ebrei giudei
seguirono Simon Bar Kokeba nella sua lotta, ma anche
ebrei provenienti da altri zone del medioriente. La
guerra santa ebrea fu un susseguirsi di trionfi
contro le armate romane inviate da Adriano, finché
nel 135 la roccafforte ribelle non cadde e il Messia
fu giustiziato.
Ma un esempio forse più importante –
perché parte della storia dell’Islam – è quello
della rivolta anti-colonialista in Sudan compiuta da
Muhammad Ahmad, detto ‘il Mahdi’. Ahmad si riteneva
il messia musulmano, colui che avrebbe portato
l’Islam al trionfo finale. Nel 1882 iniziò la sua
lotta contro la dominazione inglese in Sudan. Le sue
vittorie portarono il Sudan a divenire uno stato
indipendente retto dalla teocrazia instaurata dal
Mahdi. Nel 1896, tuttavia, il suo successore fu
sconfitto dalle forze congiunte anglo-inglesi.
Altro esempio più moderno è quello
della Rivoluzione islamica in Iran, che portò alla
cacciata dello Scià e all’instaurazione di una
rigida teocrazia sotto il comando del fanatico
ayatollah Khomeini (1979).
Questi esempi sono quanto mai eloquenti per
capire perché la figura di Paul Muad’dib è del tutto
collegata a quella del messia islamico, o mahdi, e
quindi promotore del
jihad
il cui scopo è portare i Fremen alla conquista della
galassia. Come il Bene Gesserit ben sa: «Quando
religione e politica viaggiano sullo stesso carro, e
il carro è guidato da un santo vivente, niente può
resistere sul loro cammino».
Ma la figura del Mahdi non è l’unico esempio
dell’influsso islamico presente in
Dune.
Lo stesso Herbert, nell’appendice “La Religione di
Dune”, afferma che: «i
Fremen di Arrakis praticavano una religione le cui
radici, come ogni studioso può chiaramente vedere,
affondavano nel Saari Maomettano».
In primo luogo è chiaro il riferimento al
fondamentalismo religioso. Un tema che scopriamo
soprattutto nel Jihad Butleriano, la grande guerra
santa che abolì tutti i mezzi tecnologicamente
evoluti e portò all’affermarsi della regola seconda
la quale: “Nessuna macchina può imitare la mente di
un uomo”. Ma sono soprattutto i Fremen a ‘ereditare’
questa concezione spiritual-combattente. Come lo
stesso Herbert sottolinea, l’Impero e i suoi organi
principali (Landsraad e Gilda Spaziale) sono
completamente laici e considerano la religione come
“una
forma di spettacolo per divertire il popolo e
mantenerlo docile”.
Invece i Fremen, rimasti isolati in un ambiente
durissimo per la vita, hanno continuato a tenere in
considerazione pratiche religiose estremiste. Ne
sono un esempio lampante i gruppi Feddaynkin,
fanatici Fremen che compongono l’esercito di Paul
Muad’dib nel suo
jihad.
La loro è un’attività inizialmente di pura
guerriglia contro gli invasori e oppressori – seppur
sempre intessuta di delirio religioso – proprio come
i fedayn in Israele, gruppi militanti che compongo
l’esercito non regolare del popolo palestinese. In
seguito i Feddaynkin agiranno a viso aperto in tutta
la galassia, compiendo decine di miliardi di vittime
(come Paul Muad’dib, nella sua agghiacciante
indifferenza, rivela in
Messia di Dune).
Una particolare similitudine tra
abitudini Fremen e religione islamica la si trova
molto chiaramente in alcuni termini che sono
storpiature di termini musulmani. La Sunnah,
nient’altro che la Sunna che gli islamici sunniti
usano, insieme al Corano, come elemento principale
della loro religione (la sunna è l’insieme di
antiche norme etiche basate sui detti e gli
insegnamenti di Maometto stesso). Umma,
definito da Herbert come nome che indica «un
appartenente a una comunità di profeti», è il
termine che l’Islam usa per indicare le comunità
musulmane. Per non parlare della Shari-a, una parte
del credo diffuso dalla Missionaria Protectiva del
Bene Gesserit il cui scopo è diffondere liturgie e
rituali tra i popoli superstiziosi. Il termine si
rifà alla ben nota sharia, l’insieme delle
leggi tradizionali della fede islamica che è
l’elemento centrale che divide l’Islam vero e
proprio da quello fondamentalista (i Taliban
afghani, con i loro Mullah, ma anche il Pakistan,
parte della Nigeria, il Sudan, lo Yemen adottano la
sharia come proprio sistema legislativo e questo ha
portato ai drammatici casi di lapidazione di donne
povere per ‘adulterio’). I termini usati da Herbert
di haij (viaggio santo), haijr (migrazione)
e Haijra (viaggio di ricerca) s’ispirano
tutti al termine islamico Egira, che indica
la migrazione compiuta da Maometto e dai suoi
discepoli dalla città di La Mecca a quella di
Medina, avvenuta nel 622 – anno zero del calendario
musulmano. Per finire, il termine Bashar, che
indica un generale dei Sardaukar fedeli
all’Imperatore, si rifà a quello di Bashir,
nome piuttosto noto nell’ambiente islamico anche in
riferimento all’attuale dittatore del Sudan, el-Bashir.
E il bourka, un mantello isolante usato dai
Fremen nel deserto, è la storpiatura del celeberrimo
burka, l’abito che le donne afgane sotto il
regime dei Taliban erano costrette ad usare e che
copre il 100% del corpo.
L’ispirazione a un particolare tipo di civiltà
realmente esistente per la creazione di un mondo o
di un universo è un procedimento abbastanza usato
nell’ambiente della fantascienza. Basti pensare al
concetto di declino e caduta dell’Impero romano
usato da Asimov nel suo ciclo della Fondazione, o al
miscuglio di filosofie orientali usato da Lucas
nella saga di Star Wars. E’ proprio questo sottile
riferimento a una cultura o a avvenimenti realmente
esistiti che ha dato solidità e credibilità a tali
opere, e Dune ne è un esempio classico e, in
un certo senso, il meglio riuscito.
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