|
Potenziali peculiarità
dei GdR online
di
Luigi Scuderi
Vorrei qui analizzare alcune potenziali peculiarità del gdr-online
alle quali ritengo debba darsi una certa rilevanza.
1.
Il problema dei “diversamente abili”.
Spesso il gdr al tavolo e a maggior ragione quello Live sono
preclusi (o comunque gravati da insanabili pregiudiziali) ai
disabili fisici. Al contrario, il gdr online offre sicuramente a chi
è affetto da handicap fisici, un ottimo modo di relazionarsi con gli
altri, essendo l’utente libero di poter presentare pubblicamente la
propria personalità senza timore di essere valutato in funzione
dell’apparenza. E’ in quest’ottica che chi gestisce e amministra
tali giochi dovrebbe premurarsi di garantirne l’aspetto
pedagogicamente formativo e prevenire l’apparizione di forme di
intolleranza e discriminazione.
2.
Complessi emotivi, adolescenziali e relazionali.
Benché in un sistema di gioco fondato su una chat sia più complesso
che nel gioco al tavolo, è comunque importante tenere ben separati
l’ambiente reale da quello ludico e impostare la durata delle
giocate (quest totali o parziali) sempre in termini di tempo
definiti e comunque mai superiori alle 2-3 ore. E’ infatti
possibile, qualora non vi siano termini di tempo, che i giocatori si
sentano costretti a continuare l’attività ludica ogni qual volta si
collegano, pena una potenziale esclusione o un ritardo nei confronti
del gruppo di appartenenza: questo può portare a gravi scompensi
psichici, dalla semplice dipendenza alla più grave astrazione dalla
realtà con la successiva incapacità di continuare una vita reale
senza essere subordinati agli eventi maturati in gioco.
3.
Le disparità nell’uso della lingua.
Giacchè l’idea è quella di collaborare e divertirsi insieme, è bene
evitare gli eccessi in termini di lessico troppo forbito spesso
incomprensibili ai più, il linguaggio “aulico” (peraltro spesso
inadeguato al contesto di gioco) e le abbreviazioni anomale
(“x” al posto di “per”, “k” per “ch”, etc.), così come è buona
norma (vedi anche netiquette) non riprendere mai il compagno
di gioco se si esprime in italiano scorretto. E’ ovviamente
implicito che tutti si punti a migliorarsi e a correggere eventuali
falle culturali.
4.
Escalation.
E’ proprio della natura umana ambire sempre al conseguimento di una
posizione di prestigio che dia il giusto risalto al nostro ego,
valorizzando le nostre capacità e il nostro impegno. Ciò vale anche
per i PG che impersoniamo: in tutti le tipologie di gdr ci vengono
offerti ruoli da protagonista (principale o conprimario)
mentre il Master si fa carico di ricoprire i ruoli scomodi, di
scena, d’atmosfera. Tuttavia nel caso del gdr-online by chat la
situazione è resa più complessa dal fatto che se da un lato è logico
che per ogni gruppo di gioco vi sia un PG capo con dei PG
subalterni, è altrettanto logico che ognuno di essi aspiri a
superare tale condizione per diventare capo a sua volta, benché ciò
sia evidentemente impossibile nella pratica. E se una tale anomalia
è comunque giocabile in gruppi non legali, dove la carica di capo è
sempre in discussione, diventa assolutamente ingestibile nei gruppi
di allineamento positivo come i paladini di D&D o similari. E’
dunque importante pensare ad un sistema di gioco meritocratico che
si mantenga coerente all’ambientazione e consenta l’avanzamento
“sociale” dei PG.
5.
Autoconservazione.
E’ naturale affezionarsi ai propri PG: in un certo senso sono
anch’essi parte di noi. Ritengo tuttavia sbagliato prevedere il
sistematico ritorno in vita degli stessi (“resurgo”) o il
fatto di congelarne l’età al momento dell’iscrizione. E’ infatti
evidente come un PG che non invecchia e non muore non abbia nulla da
invidiare ad una divinità e sia “naturalmente destinato” a divenire
un power player, costringendo il giocatore a violentarsi nel
tentativo di ignorare questi innegabili vantaggi di cui il suo PG
potrebbe godere e a falsare comunque il gioco, poiché è innegabile
che tali “doni” divengono noti al PG dopo la prima “morte e
resurrezione” e che pertanto egli dovrebbe essere “naturalmente
indotto” a beneficiarne.
6.
Necessità di regole.
Si noti che i cosiddetti Power Players, sono per lo più giocatori
che provengono da RPG software, dove l’incremento continuo dei
valori del PG è fondamentale per l’avanzamento nel gioco. Formati in
quest’ottica, essi si trovano quindi ad avvicinarsi a dei giochi
simili in tema di ambientazione, ma privi di vere e proprie regole e
tendono pertanto, spesso in buona fede, ad applicarvi quelle a loro
già note.
Articolo tratto dal Manuale di
ProgettoFolle capitolo 0 - su
gentile concessione dell'autore. |