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Nella locandina de La Camera dei Segreti si nota che i giovani attori sono cresciuti.

Chris Columbus sul set della Camera dei Segreti con Daniel Radcliffe.

Una scena de La Camera dei Segreti. A sinistra Kenneth Branagh nel ruolo di Allock.

 

 
I FILM DI CHRIS COLUMBUS

parte II: La Camera dei Segreti


L’attesa per questo secondo capitolo cinematografico della saga di Harry Potter, seppur breve, si è rivelata per i fan a dir poco spasmodica. Questo innanzitutto per la fama che gode il secondo romanzo dell’opera di J.K. Rowling, definito dalla larga maggioranza dei fan il migliore tra i quattro attualmente usciti. E in secondo luogo per l’ottima realizzazione del primo film di Chris Columbus, che ha trovato concorde pubblico e critica nel definirlo un piccolo gioiello del cinema. Non c’erano dubbi sul fatto che, visti questi due elementi, Harry Potter e la Camera dei Segreti sarebbe stato un altro grande successo.

IL FILM

Il nuovo Harry Potter è più lungo del precedente, dato che la sua durata si aggira sulle due ore e quaranta minuti, quindi circa dieci minuti in più della Pietra Filosofale. E’ sicuramente una durata molto superiore ai normali standard, che si aggirano sulle due ore, ma necessaria al fine di mantenersi il più possibili fedeli al romanzo originale. Ci sono stati considerevoli tagli nella trasposizione (di questo si parlerà in seguito), e gli attimi di respiro e i momenti ‘morti’ sono pressoché inesistenti, quindi – come già capitato nel primo film – lo spettatore non dovrebbe quasi rendersi conto della lunghezza inconsueta. Chris Columbus, ancora nelle vesti di produttore e regista, ha puntato di più rispetto al precedente capitolo sul digitale: personaggi creati totalmente al computer sono infatti l’elfo domestico Dobby e il Basilisco, il mostro finale affrontato da Harry. Se il Basilisco è una creazione di notevole fattura, semplicemente terrificante, Dobby stona però clamorosamente con ciò che lo circonda, sia scenografie che personaggi. La sua natura digitale è più che evidente, cosa che denota una cura forse troppo scarsa verso questo importante effetto speciale che ha reso meno realistico un personaggi comunque importante (ma poco apprezzato dai fan: si parla di un corrispettivo potteriano del detestato Jar Jar Binks starwarsiano). I giovani protagonisti, intanto, crescono, e la cosa è abbastanza evidente, dato che mostrano visi molto più maturi; la cosa è un po’ esagerata con Draco Malfoy, il quale si mostra notevolmente più grande degli altri protagonisti. Bisognerà vedere se tale difetto nel terzo film diventerà incolmabile. A proposito di terzo film, notizie preoccupanti si manifestano all’orizzonte: Chris Columbus ha deciso di abbandonare la regia dei film, benché rimarrà – almeno nel terzo episodio – produttore. La regia è stata dunque affidata al messicano Alfonso Cuaron, poco conosciuto nel nostro ambiente ma già fattosi notare con alcuni film notevoli: uno dai toni favolistici, ben diretto, che gli è servito da passaporto per ottenere il posto di regista per Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, e un altro film inedito in Italia su cui si è molto discusso per scandalose scene di rapporti sessuali espliciti tra adolescenti, cosa che depone un po’ a suo sfavore. Ma, dato che mamma Rowling vigilerà sempre, non ci dovrebbero essere sconvolgimenti nella sceneggiatura. Più preoccupante è la situazione per quanto riguarda gli attori: il trio di protagonisti, quasi certamente, abbandonerà dopo il terzo episodio, e questo lascerà molti dubbi sul continuare o no la saga, e se sì come. Inoltre, la morte di Richard Harris, interprete del preside Silente, ha già lasciato un vuoto nel cast del terzo film che potrebbe essere colmato da Ian McKellen, il Gandalf del Signore degli Anelli.

IL CAST

Le novità, nel cast, sono state poche. Il trio di giovani protagonisti è sempre quello del primo film, tutti i professori già visti nel precedente episodio ricompaiono qui (con l’eccezione del prof. Vitius e, naturalmente, di Raptor). Quindi ancora la grande Maggie Smith nel ruolo della prof.ssa McGranitt, Alan Rickman nei panni del subdolo Piton e Richard Harris, interprete sempre perfetto del preside Silente, per l’ultima volta sul grande schermo. Ci sono, tuttavia, alcune novità: in primo luogo Kenneth Branagh, il celebre attore inglese a cui è stata affidata la parte di uno dei protagonisti, il frivolo prof. Allock (Lockhart nell’orginale). Si tratta di una scelta molto ben fatta, e Branagh è stato preferito nel suo ruolo a un forse meno adatto Hugh Grant. Più spazio alla famiglia Weasley: la sorellina di Ron, Ginny (Bonnie Wright), gioca un ruolo importante nella vicenda, e riappare mamma Weasley – nel primo film era solo una comparsa – nonché il padre di Ron. Ma un altro padre, sicuramente più perfido, ha tuttavia riscosso un successo maggiore: si tratta di Jason Isaacs, sublime interprete di Lucius Malfoy, padre di Draco. Una specie di Piton dai capelli biondi, ancora più crudele e subdolo, che si adatta perfettamente al ruolo affidatogli. Infine, brevi comparse sono quelle della prof.ssa Sprite, di Madama Chips – l’infermiera - e di alcuni alunni di Hogwarts, Colin Canon e Justin Fintch-Fletchely, nonché il Ministro della Magia Cornelius Caramell. In realtà, le parti in cui compaiono personaggi totalmente nuovi coprono una piccola parte del film. 

I LUOGHI

Come Harry Potter e la Pietra Filosofale era perlopiù ambientato ad Hogwarts, stessa identica cosa si può dire della Camera dei Segreti. Ed è normale, dato che le vicende di Harry girano intorno alla Scuola di Magia e Stregoneria più celebre del mondo. Nella prima parte del film ritorna Privet Drive, il viale borghese di villette a schiera dove Harry abita durante l’estate con gli zii. E si ritorna brevemente nel quartiere londinese dei maghi, Diagon Alley, reso leggermente più dark dato che Harry finisce nella zona più malfamata, quella di Notturn Alley. Il resto del film è a Hogwarts. Per le ambientazioni, dunque, il regista non si è dovuto spostare molto, anzi a dir la verità non è mai uscito dall’Inghilterra: tutti gli ambienti sono stati ricostruiti nei Leavesden Studios di Watford, poco lontano da Londra. Ci si è tuttavia rivolti nuovamente, per alcune scene d’interni (soprattutto quelle ambientate nella Sala Grande del castello), alla celebre cattedrale di Gloucester: la chiesa, recentemente, è stata vittima di atti vandalici che hanno distrutto tutte le antiche vetrate di altissimo valore storico e artistico. Movente sconosciuto.

LA TRAMA

Harry Potter e la Camera dei Segreti racconta il secondo anno di Harry alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Un secondo anno movimentato, dato che tra l’altro un misterioso elfo domestico, Dobby, ha cercato di impedirgli di ritornare al castello a causa di un misterioso complotto che rischiava di metterlo in pericolo. Dopo alterne vicende, tuttavia, Harry riesce a tornare a Hogwarts, ma in effetti la situazione tracolla dopo un paio di mesi: alcuni misteriosi attentati pietrificano gli studenti della scuola, e su Harry cadono da parte dei suoi compagni molti sospetti. Una ancora più misteriosa scritta di sangue su un muro rivendica gli attentati, perpetrati da una forza oscura risvegliatasi nella Camera dei Segreti, il cui scopo è annientare tutti gli studenti mezzosangue (figli di maghi e babbani, ovvero non-maghi) della scuola tramite l’Erede dei Serpeverde. I professori tentano in ogni modo di frenare gli attentati, ma la situazione sfugge loro di mano e i misteri s’infittiscono: chi aprì, cinquant’anni fa, la Camera dei Segreti? E chi l’ha riaperta ora? Chi è Tom Riddle, il cui diario stregato è stato ritrovato da Harry? Perché il prof. Allock non riesce a eseguire nemmeno un incantesimo?

COMMENTI:

Personaggi e recitazione

Sul piano della recitazione, ci sono da fare parecchi commenti. Vediamo in primo luogo i tre protagonisti: Daniel Radcliffe (Harry) si dimostra apprezzabile nella sua performance, ma nella versione italiana perde davvero molto in quanto a solidità espressiva a causa del doppiaggio: il giovane ragazzo che gli presta la voce è monocorde e inespressivo come non mai (aveva già doppiato Harry nel primo film, e il piccolo Anakin Skywalker in Star Wars I: La Minaccia Fantasma). Rupert Grint (Ron) già nel precedente episodio si era fatto ammirare per una recitazione notevole, soprattutto per la sua espressività che qui raggiunge alte vette di bravura, specialmente nella parte dove i due affrontano i grossi ragni che vivono nella Foresta Proibita. A detta della maggioranza dei critici, che qui mi trovano concorde, Emma Watson (Hermione) è tra i tre l’attrice più dotata di talento artistico: la sua recitazione è perfetta, forse sostenuta anche da una personalità del suo personaggio che sicuramente la favorisce. Anche alcune imperfezioni nella sua recitazione del primo film qui non si notano. Passiamo ai professori: Harris (Silente), Rickman (Piton) e Maggie Smith (McGranitt), ormai attori sicuramente esperti, contribuiscono a dare solidità a tutto il film con la loro recitazione impeccabile. Tutti hanno comunque notato forti segni di stanchezza in Richard Harris in questo film, dato che era ormai alle sue ultime battute a causa del tumore. Molti apprezzamenti sono piovuti soprattutto su Kenneth Branagh nel suo ruolo del prof. Allock: è veramente la performance migliore di tutto il film, e Branagh dimostra una capacità davvero notevole di immergersi nel suo ruolo fino a far scomparire l’attore che c’è dietro. Molto bravi anche i genitori di Ron Weasley: la madre, che già aveva detto qualche battuta all’inizio del primo film, qui ha sicuramente più spazio, ma la sua recitazione è palesemente troppo sopra le righe per risultare realistica, sebbene contribuisca a rendere più caricaturale il personaggio. Arthur Weasley, il padre di Ron, è invece veramente bravo, anche se sia il doppiaggio italiano un po’ fuori luogo sia il suo aspetto fisico su cui ci possono essere riserve degradano un po’ la solidità del personaggio. I ‘cattivi’ della storia, invece, sono a dir poco sublimi: Isaacs, interprete di Lucius Malfoy, si dimostra perfettamente all’altezza non solo di reggere, ma addirittura di superare la grandezza del personaggio del romanzo della Rowling. La sua infima crudeltà è espressa perfettamente da un attore che, per i ruoli negativi, è veramente portato. E, infine, molte lodi devono andare anche al giovane interprete di Tom O. Ridde, personificazione perfetta del personaggio descritto dall’autrice del romanzo, che si dimostra così capace di impersonare il ruolo del ‘cattivo assoluto’, eppure ricco di sfaccettature, da chiedersi se non sia il diavolo in carne ed ossa. Sul livello della recitazione,  come insomma potrete constatare, non ci sono veramente troppe critiche da fare, e anzi non ci si può che sprecare in lodi (a parte, come al solito, la debolezza in varie parti del doppiaggio, come quello del fantasma di Mirtilla Malcontenta: c’è veramente da sentirsi male al suono della sua voce).

Effetti speciali

Ne La Camera dei Segreti gli effetti speciali, a cura della rinomata Industrial Light & Magic di Gorge Lucas, sono sicuramente molti di più di quanti ce ne fossero nel precedente film. E, per quanto spesso risultino perfettamente amalgamati con tutto il resto, a volte stonano completamente: e già ho citato a questo proposito, all’inizio dell’articolo, l’elfo domestico Dobby, che alla maggioranza degli spettatori non è andato proprio giù. Sicuramente non critico il realismo dato al personaggio, ottimo grazie alle imperfezioni nella pelle e allo squallore dell’abito (ma su questo la ILM lucasiana è maestra: si vedano le splendide creature di Star Wars II: L’Attacco dei Cloni). Ciò che non si può evitare di criticare è la scarsa integrazione tra personaggi digitali e reali: lo spettatore non potrà mai pensare che Dobby è un pupazzo o un attore molto truccato. Gli si può vedere da un miglio la sua natura digitale. E’ proprio questo che stona nel film, la scarsa integrazione. Per la verità, il resto degli effetti speciali è veramente ben curato, soprattutto per quanto riguarda le magie. E il Basilisco dell’ultima parte del film, anch’esso completamente digitale, si amalgama meglio col resto della scena rispetto a Dobby, forse perché è un mostro senza voce. Anche qui, tuttavia, sembra che i creatori degli effetti si siano sbizzarriti un po’ troppo con risultati troppo tirati per i capelli. Per il resto, invece, come già si è detto, gli effetti funzionano alla perfezione, ma stiamo parlando di effetti semplici e, dato che la ILM è caposcuola in questo genere di trucchi dal ’77, la cosa certo non stupisce. Stupisce invece che, dopo tutto quello che si è detto sul poco realismo dei personaggi digitali, la scena dei ragni sia invece perfetta: forse per il buio, o forse perché il cinema è abituato a creare enormi ragni con effetti speciali. Ad ogni modo, la scena con Aragog è forse tra quelle meglio riuscite da questo punto di vista, e anche dal punto di vista della regia. Cosa dire, insomma, sugli effetti speciali del film? Notevoli, come sempre, ma fin troppo esagerati. Dato che Harry Potter, in fin dei conti, non necessita di troppi ritocchi digitali e quant’altro – come Star Wars –, il numero di effetti speciali è spropositato e, dal punto di vista del pubblico, troppo spesso sono stati messi non per volere della trama ma per stupire.

Scenografie e regia

L’atmosfera tipicamente britannica, d’obbligo in un film di Harry Potter, è stata come sempre rigorosamente rispettata. Le scenografie per la maggior parte non cambiano rispetto al precedente capitolo, e risultano come sempre perfette. Prevalentemente gotiche, con qualche sfumatura di barocco e, a volte, terribilmente cavernose, soprattutto nell’ultima parte del film, quella dello scontro finale. Il castello di Hogwarts, dal punto di vista della trasposizione cinematografica, è inappuntabile come sempre. Chris Columbus ha invece deciso di calcare un po’ la mano per questo secondo film, e dare alla storia di Harry Potter un’atmosfera più grandiosa rispetto al precedente capitolo. Lo si nota fin dalla scena iniziale: dopo l’epica sigla d’inizio, la cinepresa compie un lento zoom che inizia dall’enorme distesa di villette a schiera viste dall’altro che compongono la periferia della grande città dove si trova Privet Drive e man mano scende fino alla finestra del primo piano di casa Dursley, dove si trova Harry. Un inizio forse troppo maestoso che si conclude con una scena che sa fin troppo di aria di famiglia. E le cose andranno avanti per tutto il tempo così: sicuramente ammirabili i momenti in cui l’auto volante dei Weasley entra in scena dall’alto come gli Star Destroyer di Guerre Stellari: un tocco di classe. Invece si rasenta l’esagerazione nelle scene del volo di Harry e Ron a bordo della macchina magica durante l’inseguimento dell’Hogwarts Express (riprese mozzafiato tra ponti ferroviari e con Harry che sta per cadere giù dall’auto, ma che sono state aggiunte più che altro per colpire l’immaginazione del pubblico) e nelle scene dell’inseguimento dei ragni: qui Chris Columbus si fa forse prendere troppo la mano dalle potenzialità della situazione, e le sfrutta appieno dando vita a un inseguimento spettacolare con centinaia di enormi ragni; una parte del film che in certi punti scade nello splatter e altre volte si riprende con trovate geniali, ma in fin dei conti una parte che si poteva abbreviare, e che è esemplare per rendersi conto dell’esagerazione del regista in questo film. Comunque, l’atmosfera dark di cui era già leggermente impregnato il romanzo viene adattata alla perfezione, e un tocco di classe magistrale è la scena del confronto finale nella sua interezza, resa grandiosa e terribile grazie a un Tom Riddle eccellente, a un Basilisco terrorizzante, a un commento sonoro elettrizzante e, in fin dei conti, a un’ottima regia (i critici si dividono su quale regista Columbus volesse citare nella parte in cui Harry si arrampica sulla statua di Salazar Serpeverde: Hitchcock o Spielberg?). E veramente stupefacente è la partita a Quidditich in cui abbiamo lo scontro tra Harry e Malfoy: forse un po’ troppo megalomane, ma ugualmente spettacolare; la scena ha lasciato a bocca aperta praticamente tutti.     

Musiche

E’ triste criticare un genio, ma a volte è necessario. E questa volta, nonostante la grande stima che abbia per John Williams, autore delle musiche per questo film, debbo rivolgergli delle critiche. In pratica, il commento in Harry Potter e la Camera dei Segreti è inesistente. Molte delle scene più belle del romanzo della Rowling, che Columbus in qualche modo era riuscito a trasporre quasi alla perfezione, perdono molto per l’assenza di un commento sonoro decente. Di musiche nuove praticamente non ce ne sono, e quelle vecchie vengono usate troppo poco, e mai nei momenti in cui ci dovrebbero essere. Unica notevole eccezione è, come già si è detto, la scena del confronto final. Qui Williams ripesca per l’occasione una delle migliori musiche del primo film, utilizzata nel finale della sfida a scacchi quando la Regina sta per colpire Ron. La straordinaria capacità di quel pezzo di far aumentare l’adrenalina è sicuramente il motivo per cui Williams l’ha voluta utilizzare in quella che in pratica è la scena clou di tutto il film. E, come già nel primo film, viene ripetuto proprio all’inizio de La Camera dei Segreti quel piccolo tocco di classe che è l’apparizione del logo della Warner Bros con sotto la sinfonia ormai celebre di Harry Potter: un mix che non smette mai di far scoppiare la platea di un cinema in applausi fragorosi.  

Trasposizione

Su questo non è possibile avanzare nessuna critica. Di film che si attengono fedelmente alla trama ne esistono pochi, ma di film che la traspongono in tutto e per tutto veramente non ce ne sono. Chi si avvicina di più in tutta la storia del cinema è Harry Potter e la Camera dei Segreti. Praticamente non c’è una scena che non sia stata ripresa dal libro, e in tutto il film Columbus non aggiunge nessun tocco personale. Certo, ci sono dei piccoli ritocchi, di cui abbiamo già trattato parlando della regia, ma sono sfumature che invece di peggiorare il film lo migliorano notevolmente. Alcune modifiche, naturalmente, sono state obbligatorie, ma anche queste sono davvero sottigliezze. Unico grosso taglio che ha scontentato i fan è stato quello che ha riguardato la festa di complemorte di Nick Quasi-senza-testa. Uno dei punti più belli del romanzo della Rowling che non sia stato trasposto nella versione cinematografica. Colmbus lo ha fatto a malincuore, ma obbligato dalle ristrettezze dei tempi. In fin dei conti, si tratta comunque di un neo che si perdona a cuor leggero. Ai critici, tuttavia, non è andato a genio che Colmbus abbia trasposto fedelmente il romanzo senza inserirvi nulla di suo. Il regista è stato giudicato una macchina fotocopiatrice, capace solo di trasporre una trama senza dotarla di un’anima. Non si capisce proprio dove sia il punto: a differenza addirittura del primo film, qui Columbus riesce ad adattare in forma cinematografica anche l’anima che permeava il romanzo della Rowling. Un’anima, quindi, già c’era: perché crearne un’altra? 

<--- parte I: La pietra filosofale

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