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La copertina della nuova edizione del libro L'Incantesimo Harry Potter di Marina Lenti.

L'originale Harry Potter a Test edito dall'AlphaTest e curato da Marina Lenti.

 

 

 

 

 

INTERVISTA A MARINA LENTI

a cura di Ylenia Zanghi


La nostra redattrice Ylenia Zanghi ha realizzato per Fabbricanti di Universi quest'intervista alla più nota esperta di Harry Potter in Italia, Marina Lenti, autrice del fondamentale L'incantesimo Harry Potter (Delos Books) di cui è stata appena pubblicata una nuova edizione ampliata. Ringraziamo Marina Lenti per la disponibilità e invitiamo i lettori a visitare la sua "Guida" in tema sul portale Dada.net (http://guide.dada.net/harry_potter/).

1. Quali sono, secondo te, i temi, la filosofia, lo spirito delle opere della Rowling, i pilastri della sua costruzione?

Beh, visto che nel saggio L'Incantesimo Harry Potter ho speso vari capitoli per descrivere tutto questo, riportare qui le considerazioni già fatte sarebbe evidentemente troppo lungo, specialmente dovendo approfondire l’intreccio delle numerose tematiche affrontate. Ma in questa sede posso fare almeno un distillato in merito ai pilastri della costruzione attraverso un piccolo decalogo, per riepilogare quali sono i fili invisibili che tengono incollati alle pagine milioni di lettori:

  1. La ricchissima fantasia dell'autrice, che riesce a trasfigurare magicamente la realtà i suoi problemi quotidiani.

  2. Il fatto che la dimensione magica appartenga al nostro mondo e dunque la si avverta in modo meno distante e irraggiungibile rispetto alle saghe fantastiche.

  3. Il fatto che l'accesso alla magia sia possibile anche da parte di alcuni Babbani e che essi possano addirittura eccellere sui purosangue (es. Hermione).

  4. La presenza di temi che fanno parte della nostra cultura atavica, sia conscia che inconscia.

  5. La presenza di tutti gli elementi canonici che caratterizzano un eroe e di tutti gli elementi che caratterizzano il suo antagonista, nonché il legame psicanalitico fra i due.

  6. La presenza, negli altri personaggi, di tutti gli archetipi fondamentali, come il mentore (Silente), il guardiano della soglia (Hagrid), etc.

  7. La coerenza con lo schema campbelliano del cammino dell'eroe.

  8. La presenza di trame ben strutturate, con particolari mai superflui (con l'eccezione del quinto e del settimo libro), dove i dettagli hanno rilevanza e si incastrano alla perfezione sia nel disegno particolare di ciascun volume che in quello generale dell'intera saga.

  9. La capacità di trasfondere l'esperienza personale per dare spessore ai personaggi e alle situazioni.

  10. Una narrazione scorrevole e spesso spiritosa, dove lo stile è andato arricchendosi e maturando col progredire della vicenda.

2. Sia pure senza avere l'intenzione di costringerti a rivelare i "piatti forti", mi chiedo se potessi accennare a qualcuna delle numerose ipotesi e teorie formulate nel libro.

In realtà nell’IncantesimoHarry Potter – la cui prima edizione è uscita prima della conclusione della saga  - non c’è nessuna ipotesi o teoria sullo svolgimento della vicenda, a parte il ruolo confusorio di Piton – in quanto è evidente che il maestro di Pozioni risponde a un classico archetipo, quello che Joseph Campbell definisce il Mutaforma, ossia un personaggio che nasconde all’eroe le sue vere intenzioni – e il fatto che Harry andrà a incontrare da solo il proprio destino ponendo in gioco la vita.

Ma questi elementi anticipatori erano desumibili osservando semplicemente la struttura semiotica del racconto. In un saggio non poteva trovare posto invece, quel filone di teorie che io amo definire ‘Fanta-Potter’. Un filone sicuramente divertente ma poco ‘accademico’.

3. Lo specchio delle brame, il basilisco, le Rune: quali sono gli elementi che fanno in modo che queste idee, già note a chi legge, non ci sembrino affatto "riciclate" e che anzi ce le fanno apprezzare particolarmente per la nuova luce in cui le vediamo?

La Rowling ha dichiarato che le cose da lei descritte non sono altro che realtà con un pizzico di distorsione in chiave fantastica. Direi dunque che lei stessa ha dato la definizione migliore per fotografare il suo metodo narrativo. In più aggiungerei che le arricchisce colorandole con il suo vissuto personale. Prendiamo ad esempio lo Specchio delle Brame - e non tragga in inganno il nome italiano di quest’oggetto, che richiama erroneamente lo specchio di Biancaneve (uno dei vistosi svarioni di traduzione operati dall’editore nostrano): lo specchio, sin dalla notte dei tempi, è uno dei mezzi di comunicazione con l’Inconscio. Anche la Rowling lo usa secondo questa antica valenza ma lo personalizza trasfondendo nell’episodio il dolore reale e intenso della perdita della propria madre, un’esperienza che la Rowling ha subito quando aveva solo 25 anni. Lei stessa ha ammesso che se non avesse fatto quell’esperienza, quel capitolo non sarebbe stato concepito.

Il basilisco, da serpente mitologico di poco più di due metri diventa invece un mostro gigantesco che dilata, attraverso queste nuove dimensioni, i suoi poteri letali divenendo immensamente più minaccioso. Inoltre, viene relegato ai comandi di un Mago Oscuro, come un’inarrestabile macchina infernale.

Le Rune, da alfabeto sacro di origine divina, diventano una materia scolastica al pari di una simpatica crittografia.

Tutte le vecchie idee subiscono, analogamente, quest’opera di ‘rinverdimento’, con l’innesto di una vena di originalità personale che ridona loro freschezza.

4. Si potrebbe dire che uno scrittore che ambienta le proprie opere nel sottosuolo forse si ispira ad una lunga tradizione di elaborazione degli archetipi e forse, più semplicemente, scrive stando dentro uno scantinato. Nel tuo libro analizzi la genesi delle idee della saga: puoi dircene qualcuna che deriva direttamente da esperienze concrete dell'autrice?

Qualsiasi scrittore tende a prendere le proprie esperienze e a trasformarle in maniera ‘fantastica’. Anche la Rowling non fa eccezione e il materiale è davvero copioso: ne sono un esempio lo Specchio delle Brame di cui ho già parlato, i Dissennatori, il Diario di Tom Riddle, la Ford Anglia del signor Weasley… E moltissimi altri.

I Dissennatori non sono altro che un’antropomorfizzazione della depressione, una patologia di cui la Rowling ha sofferto seriamente dopo la fine del suo matrimonio, quando si è ritrovata a essere una mamma single che viveva del sussidio di disoccupazione in una zona di Edimburgo che non si può certo definire residenziale. Gli effetti della vicinanza delle guardie di Azkaban sono infatti gli stessi che si provano quando si cade vittima di questa patologia: tutto il bello e la gioia vengono risucchiati dalla nostra vita e ci sembra che non possa esistere un domani differente.

Il Diario di Tom Riddle è un’idea il cui materiale è stato fornito dal diario di sua sorella Dianne, che da ragazzina soleva confidare tutti i propri segreti a un libricino, come fanno del resto milioni di adolescenti. La Rowling trovava affascinante il processo mentale che spinge una persona a riversare sulla carta tutto il proprio mondo ma, come spesso tende a fare lei, ha ribaltato la prospettiva reale e ha creato un oggetto diabolicamente interattivo e manipolatore, laddove nel nostro mondo un diario è un semplice recettore passivo. Riallacciandomi alla domanda precedente, ecco di nuovo un esempio di un concetto antico rivisitato “alla Rowling”.

Per quanto riguarda infine la Ford Anglia, si tratta di un omaggio all’automobile del suo migliore amico, col quale amava rifuggire la noiosa vita di provincia proprio a bordo di quella vettura.

Ma come dicevo prima, gli esempi non si fermano di certo qua: tutta la saga è permeata da situazioni, invenzioni e personaggi che traggono spunto dal vissuto della scrittrice.

5. Se in Peter Pan il coccodrillo che ha ingoiato l'orologio non è altro che il tempo che insegue ogni uomo, anche nella saga di Harry Potter possiamo trovare delle metafore, dalle più semplici alle più complesse.. Interpretacene almeno una!

La Barriera che cela il Binario 9 e ¾: solo l’occhio capace di guardare oltre la realtà materiale è in grado di individuarla e oltrepassare la Soglia verso altre Dimensioni.

6. Molti hanno parlato di analogie tra Harry Potter e Star Wars, che con il loro rifarsi agli schemi della fiaba risvegliano i nostri ricordi inconsci, gli archetipi, e creano personaggi che tutti noi sentiamo di conoscere, facendo appello a sentimenti universali. Tu cosa pensi di questo parallelismo?

Penso che sia la scoperta dell’acqua calda : ) Qualsiasi racconto fantastico, dalla notte dei tempi, contiene in sé gli stessi archetipi e gli stessi punti fermi. Joseph Campbell, Otto Rank, Marie Louise Von Franz , V.J.Propp sono alcuni degli studiosi che hanno approfondito questi temi e ne hanno mostrato la ricchezza, la ricorrenza e la ripetizione. Lucas, sotto questo profilo, non ha inventato nulla. E tantomeno la Rowling.

7. I poteri magici scoperti da Harry alle soglie della pubertà sono stati paragonati da alcuni studiosi alle "spinte pulsionali" che fanno capolino a quest'età: secondo questa lettura il gradimento dei romanzi sarebbe dovuto all'elaborazione di fantasmi edipici che si compie accettando di essere "diverso", non più bambino. Tuttavia i fan si ribellano a questa visione del fenomeno, considerata parziale e forzata. Qual è la tua opinione?

Dipende dall’angolazione da cui si vuole interpretare una fiaba, quale è quella di Harry Potter. Se si vuole partire dall’analisi psicanalitica, è un’interpretazione che può senz’altro starci. Se si vuole invece un’interpretazione dal punto di vista semiotico, la scoperta dei poteri sono semplicemente lo spunto, la ‘miccia’, che giustifica e dà l’avvio al racconto fantastico e al viaggio compiuto dall’eroe verso la conquista della stabilità.

8. Il fantasy viene spesso considerato un genere lontano dalla realtà. Ricordando la spesso abusata citazione di Silente in Harry Potter e la pietra filosofale "Non serve a nulla rifugiarsi nei sogni dimenticandosi di vivere", potremmo dire che ogni raffigurazione, anche fantastica, del mondo in cui si vive, può servire a comprenderlo meglio e trasmettere anche messaggi di importanza sociale?

Assolutamente! Non solo serve ma è indispensabile. L’attività fantastica della mente umana è l’unico propulsore della vita. Non solo, durante l’età formativa, è necessaria per elaborare certi schemi comportamentali vincenti, che permettono di superare gli ostacoli incontrati nella delicata evoluzione della personalità di un bambino – come del resto ha dimostrato brillantemente Bruno Bettelheim nel suo saggio Il Mondo Incantato – ma nella vita adulta è il presupposto per compiere qualsiasi cosa. Nulla può essere intrapreso se non ci si è prima fantasticato sopra. Come scriveva Peter Gabriel ormai più di vent’anni fa “tutte le costruzioni, tutte le macchine una volta erano solo un’idea nella mente di qualcuno”. Ed erano un’idea ‘fantastica’ aggiungo io, nel senso che si trattava di concepire qualcosa che non esisteva ancora nella realtà. Senza questa straordinaria capacità dell’essere umano staremmo ancora in fondo a una caverna con una clava in mano. Anzi forse senza nemmeno la caverna e la clava, visto che ci vuole comunque una dose di immaginazione per concepire l’idea di un riparo e di un’arma di difesa.

9. Quanto è importante, ai fini dell'ambientazione, l'uso dei neologismi inventati dalla scrittrice?La traduzione italiana ha complessivamente mantenuto lo scopo di queste innovazioni?

Secondo me è importantissimo perché un linguaggio particolare è sempre segno di un’elaborazione molto fine di un universo alternativo. È caratterizzante e dunque contribuisce a ricreare l’atmosfera dell’ “altrove”.

Sulla traduzione italiana ci sarebbe molto da dire: in parte ho affrontato l’argomento nell’Incantesimo Harry Potter, cercando di individuare le soluzioni buone e quelle a mio avviso pessime. Ma il discorso è trattato in maniera circoscritta, in quanto si tratta di materiale che avrebbe generato tranquillamente un altro libro. E infatti, l’anno scorso quel libro è stato scritto: si tratta del bel saggio di Ilaria Katerinov, Lucchetti Babbani e Medaglioni Magici, edito dalla Camelopardus. Lì viene esplorato esclusivamente, e dunque piuttosto diffusamente, il discorso della traduzione italiana e mi ha fatto piacere notare che spesso le conclusioni cui perviene l’autrice sono anche quelle che ho espresso nell’Incantesimo Harry Potter.

10. I dettagli della vita quotidiana dei maghi che ruolo hanno nel creare la sensazione della vicinanza del loro mondo al nostro?

Un’importanza fondamentale, si veda il minidecalogo di cui alla prima domanda.

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