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La lotte tra le Case di Hogwarts sono continuo fattore di ostilità alla scuola.

Lucius Malfoy è un ostinato assertore della teoria purosangue.

Rita Skeeter rappresenta il paparazzo ostinato che la Rowling forse ben conosce.

 

 
C'È DEL MARCIO AD HOGWARTS

Tra futili pregiudizi e odi razziali, la Rowling ci mostra l'altra faccia del mondo della magia.


Non è tutto oro quel che luccica. Il detto popolare sembra calzare a pennello per quanto riguarda il mondo in cui Harry Potter vive le sue avventure. Come già accennato nella prefazione, il mondo dei maghi può apparire un mondo semplice in quanto privo delle tante complessità del mondo babbano (per dirne una, sembra che chiunque disponendo di un codice d’accesso possa entrare nel Ministero della Magia in piena notte e gironzolare senza controlli), ma non è un mondo privo di difficoltà. A partire dal quarto episodio della saga, Il Calice di Fuoco, la Rowling introduce nel suo mondo personaggi sempre più privi di scrupoli. Comincia a diventare chiaro, insomma, che al di là di Voldemort c’è tanta brutta gente anche tra i maghi, e persino peggiore di quanta ne viva nel nostro mondo. Prendiamo solo come esempi Lucius Malfoy e suo figlio, o Karkaroff, o la famiglia Crouch piena di scheletri nell’armadio, o Dolores Umbridge, o anche gente non propriamente ‘cattiva’ ma innegabilmente pusillanime come Cornelius Caramell o Ludo Bagman. I personaggi di Malfoy e Caramell erano stati introdotti anche prima del quarto volume, per la precisione nel secondo, ma la reale natura dei loro scopi ci appare evidente solo a partire dal Calice di Fuoco. Ciò che lega un po’ tutti questi personaggi è l’idea del sangue e della purezza della propria discendenza. Tutti, chi più e chi meno (forse ad eccezione di Bagman, volgare truffatore in cerca di quattrini), sostiene la superiorità di alcune famiglie di maghi sulle altre.

 

«Sangue misto! Come dire sangue sporco! È roba da matti. Tanto, oggigiorno, quasi tutti i maghi sono mezzosangue. Se non avessimo sposato dei Babbani saremmo tutti estinti». Queste parole, che Ron Weasley pronuncia ne La Camera dei Segreti, aprono ufficialmente il grande problema del mondo dei maghi: la loro graduale estinzione. Naturalmente, quando l’antica scuola di Hogwarts fu fondata nel medioevo, i maghi erano quasi tutti purosangue. Avevano, cioè, entrambi i genitori maghi. I ‘mezzosangue’, termine spregiativo con cui si indicano coloro che, pur possedendo poteri magici, sono nati da un genitore mago e da uno babbano, erano pochi. E lo capiamo dal fatto che uno dei quattro fondatori di Hogwarts, Salazar Serpeverde, crede sia possibile epurare l’intero mondo dei maghi da questi mezzosangue, e si adopera praticamente per farlo. L’erede di Serpeverde, Lord Voldemort, riprende questo tema così come i suoi servitori (si veda il comportamento di Lucius Malfoy verso Hermione, mezzosangue), servendosene al pari di un novello Hitler come ideologia alla base del suo proposito di conquista del potere. Il consenso che, come Hagrid racconta ad Harry, era forte nel primo periodo dell’ascesa di Voldemort si baserebbe proprio su un comune pregiudizio tra i maghi verso i ‘mezzosangue’, lo stesso pregiudizio di fondo esistente in Germania verso gli ebrei negli anni dell’ascesa del nazismo. Qui scopriamo tutta la forza della Rowling come narratrice attenta a non permettere che i suoi lettori si rinchiudano nelle storie di Harry dimenticandosi del mondo reale, ma facendo cogliere loro in modo più semplice ma di uguale impatto le affinità tra i due mondi e come sia importante schierarsi dalla parte di Harry e dei suoi amici contro i mali della realtà. Ne L’Ordine della Fenice apprendiamo che la famiglia di Sirius Black era tra le tante famiglie fieramente purosangue che sostenevano incondizionatamente Voldemort. Ne La Camera dei Segreti vediamo come Ernie McMillan dichiara ad Harry, paventando che egli sia l’erede dei Serpeverde, che nella sua famiglia sono tutti di sangue puro, per quanto possa andare a scavare nell’albero genealogico.

 

Ora, come dice Ron e come Sirius fa notare ad Harry davanti all’albero genealogico dei Black, presto o tardi, unendosi tra di loro, la maggioranza dei maghi ha finito per avere una qualche parentela con gli altri. In linea generale è lo stesso problema delle antiche famiglie reali europee, i cui membri erano costretti a sposarsi tra loro per mantenere il sangue reale puro. Abbiamo ben visto i problemi derivanti da tutto ciò: emofilia, problemi genetici, pazzia diffusa, e spesso matrimoni tra parenti diretti. Ne Il Principe Mezzosangue scopriamo gradualmente la storia della famiglia di Voldemort e apprendiamo che questi è mago da parte di madre. La famiglia Gaunt, erede dirette di Salazar Serpeverde e furiosamente gelosa della propria purezza di sangue, rappresenta proprio il rischio che tutto ciò comporta: follia congenita, degradazione umana e sociale al punto che i Gaunt vivono in una squallida baracca nella foresta pur essendo discendenti di una delle più nobili e blasonate casate dei maghi. È interessante cogliere il paragone che la Rowling vuole sottolineare: la famiglia Weasley è anch’essa tra le poche ad avere tutti membri di sangue puro, ed è solo per questo che il ministro della Magia, Cornelius Caramell, etichetta i Weasley come una della famiglie “più in vista” d’Inghilterra. Lucius Malfoy, esponente anch’egli di una famiglia di veri purosangue, è però di idee ben diverse da quelle di Arthur Weasley: «A che serve essere un’onta al nome stesso di mago se non la pagano nemmeno a sufficienza?», gli chiede sprezzante quando i due si incontrano a Diagon Alley. Evidentemente per Malfoy le famiglie purosangue dovrebbero formare l’elite del mondo dei maghi e non dovrebbero certo vivere nell’indigenza come i Weasley (che, tra l’altro, per stessa ammissione di Ron, possiedono in realtà un lontano parente babbano che fa il geometra, ma “non ne parliamo mai”, proprio a dimostrare che il pregiudizio è ben radicato).

 

Il fatto inquietante è che lo stesso Ministro della magia, come abbiamo visto, è impregnato di tali pregiudizi che mettono seriamente in difficoltà il mondo dei maghi. Perché? Semplicemente perché vista sempre la più alta diffusione di mezzosangue è inevitabile che ben presto le famiglie purosangue si riducano sempre di più e questo potrebbe portare a un tale irrigidimento di caste da mettere a rischio il mondo dei maghi. Non è una semplice disquisizione teorica, perché la Rowling sembra tenere molto a cuore il tema. Proseguendo con la saga è evidente come la spaccatura tra mezzosangue e purosangue diventi un problema sempre più scottante, e per altro un problema che nessuno vuole affrontare. E intanto vediamo casi sempre più eclatanti di tale problema: i Maghi-nò, figli di purosangue ma privi di poteri magici decenti, come Argus Gazza o la signora Figg, che sembrano costretti a occupare i posti più bassi della scala sociale. Parlando dei maghinò, la Rowling ha scritto: «I Maghinò non potrebbero studiare a Hogwarts. Sono spesso condannati a una specie di mezza vita piuttosto triste (sì, dovreste essere dispiaciuti per Gazza), perché spesso il fatto di nascere da maghi significa essere esposti alla, se non immersi nella, comunità dei maghi, ma senza poterne fare davvero parte».

 

Il problema non riguarda tuttavia solo il conflitto tra maghi ‘purosangue’ e maghi ‘mezzosangue’. Pregiudizi fortissimi e odi razziali sono praticamente ovunque nel mondo di Harry Potter: verso i babbani e verso tutte le creature magiche che non siano umane, quindi elfi domestici (schiavizzati), troll, giganti, lupi mannari. In pratica il mondo dei maghi è completamente asservito a questa ideologia razzista nei confronti di tutte le specie viventi che non siano maghi. Nel quarto romanzo facciamo la conoscenza con gli elfi domestici, presentati nel secondo libro ma fino a Il Calice di Fuoco del tutto sconosciuti. Scopriamo così che gli elfi domestici sono utilizzati da tutti i maghi più facoltosi come servitù. La stessa scuola di Hogwarts ne utilizza a centinaia. Servitù che appunto per questo non viene pagata, lavora per tutta la giornata e nel caso in cui qualcuno sbagli a fare il proprio dovere viene tranquillamente malmenato senza che nessuno alzi un dito (lo stesso Silente ne La Camera dei Segreti non protesta con Lucius Malfoy per il suo comportamento sul suo elfo domestico). Nel quarto romanzo Hermione inizia una campagna per liberare gli elfi domestici da queste vergognose condizioni, ma tutti le dicono che è tempo perso perché agli elfi domestici per natura piace servire la gente. Cosa assurda visti i casi di Dobby e Winky. Silente accorda ai due il permesso di lavorare liberamente, senza quindi essere sottoposti a maltrattamenti, venendo retribuiti (ma con uno stipendio che basta appena a comprarsi un paio di calzini) e avendo addirittura un giorno libero al mese. Si vede quindi come anche il più saggio mago esistente non prenda in considerazione l’idea che gli elfi domestici possano essere liberi. Il fatto che nel mondo dei maghi esista ben radicato il concetto di schiavizzare un’intera razza rende abbastanza l’idea che J.K. Rowling probabilmente vuole trasmettere (e che considereremo dopo).

 

Inoltre non esistono solo umani ed elfi domestici come creature magiche ‘pensanti’. Nel primo libro facciamo la conoscenza con i Troll (maggiormente approfondita nel quarto romanzo), creature dotate di una certa dose di magia ma che non hanno il permesso di usare bacchette magiche e che vengono tenute isolate dal resto della comunità. Non parliamo poi dei cosiddetti lupi mannari, di cui apprendiamo l’esistenza ne Il Prigioniero di Azkaban. Checché il nome popolare faccia intendere, la Rowling li dipinge nelle sue storie come esseri umani fatti e finiti che hanno avuto la sciagura di essere morsi da loro simili. Il professor Remus Lupin è uno di essi. Come apprendiamo, Lupin ebbe la sola colpa di incappare in un lupo mannaro e di farsi mordere. Per il resto, prende tutte le dovute precauzioni per non nuocere alla gente il giorno in cui compie la trasformazione e negli altri giorni si comporta come un essere umano normalissimo. Eppure, il fatto che sia un lupo mannaro deve essere tenuto segreto perché nonostante il suo impeccabile curriculum l’opinione pubblica lo farebbe a pezzi se lo venisse a sapere. Cosa che puntualmente avviene, costringendolo alle dimissioni. Ancora più assurdo il pregiudizio della comunità magica nei confronti dei giganti, cosa che apprendiamo sempre ne Il Calice di Fuoco. Quando la giornalista Rita Skeeter rivela la notizia che Hagrid è un mezzogigante figlio di una pericolosa gigantessa ora datasi alla macchia, i genitori degli studenti di Hogwarts insorgono chiedendo l’allontanamento di Hagrid dalla scuola. Il pregiudizio dei maghi deriva dal fatto che i giganti furono forti sostenitori di Voldemort nel periodo della sua grandezza. Per questo i giganti sono stati vittime, come apprendiamo, di un vergognoso olocausto: ricercati e fatti fuori dagli specialisti del Ministero della Magia, sono ora sull’orlo dell’estinzione. Silente, però, si rende conto del pericolo e al termine del quarto romanzo chiede al ministro della magia di prendere contatti con i giganti per impedire che essi si schierino nuovamente dalla parte di Voldemort nel momento del suo ritorno. Eloquenti le parole di Caramell: «Tu… non puoi parlare seriamente! Se la comunità magica avesse sentore del fatto che ho avvicinato i giganti… la gente li odia, Silente… la fine della mia carriera…». La preside della scuola francese di Beauxbotons, Olympe Maxime, anch’ella mezzogigante, si infuria con Hagrid quanto questi le dice di essere contento di aver incontrato “qualcuno come me”. Evidente quindi come madame Maxime sia anch’essa afflitta dai pregiudizi dei maghi vero la sua specie.

 

E i Babbani? L’odio dei maghi verso i non-maghi, o Babbani, è fortissimo. Esiste un apposito Dipartimento che lavora per incoraggiare i maghi a non avere tali assurdi pregiudizi vero i normali esseri umani. Naturalmente, la frangia più estremista della comunità magica ha verso i Babbani un vero e proprio desidero di sterminio. Voldemort, ai tempi del suo massimo potere, organizzava con i suoi Mangiamorte vere e proprie “cacce al Babbano”, ossia sistematici stermini di non-maghi. Ne Il Calice di Fuoco i Mangiamorte, intenzionati a portare terrore e angoscia alla finale della coppa del mondo di Quidditich, per farsi riconoscere catturano una famiglia di Babbani e compie su di essa atti infamanti davanti a tutti i maghi, esponendo le povere e inconsapevoli vittime al pubblico ludibrio. Nell’ultimo romanzo, Gli Spiriti della Morte, Voldemort tortura e uccide il professore di Babbanologia di Hogwarts. Ma non si tratta solo di Voldemort e degli ex Mangiamorte. In pratica tutti i maghi, se non odiano i Babbani, per lo meno li disprezzano cordialmente. È una cosa così ben radicata che nessuno se ne rende davvero conto. “Babbano!” è un’offesa molto comune tra i maghi.

 

La Rowling ha fatto ben presto di questo tema scottante uno dei filoni più importanti della saga.

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