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Da quando
il primo romanzo della saga di Harry Potter, La Pietra
Filosofale, uscì nelle librerie anglosassoni nel 1997,
non è passato un anno che non uscisse regolarmente un nuovo
romanzo della lunga storia del giovane mago più celebre del
mondo. Ma dal 2000, a seguito dell’uscita del quarto libro,
Il Calice di Fuoco, il silenzio è sceso bruscamente
sulle notizie di una nuova, prossima, pubblicazione. Tra i
fan è iniziata a serpeggiare la paura, la preoccupazione che
l’enorme successo derivato anche dal film avesse bloccato la
Rowling, chiusa ormai nel suo castello scozzese e
preoccupata di mandare avanti la famiglia, essendosi sposata
per la seconda volta da poco. Nel 2001, data in cui si
prevedeva l’uscito del quinto libro, non era successo
assolutamente nulla. Ogni tanto qualche notizia trapelava
dall’editore inglese e dalla stessa Rowling: blocchi
creativi, troppi impegni, storia comunque ben scritta in
mente e pronta ad essere versata sulle pagine. Poi, continui
rimandi: sarebbe stato pubblicato in contemporanea con
l’uscita del primo film, poi l’estate dopo, poi qualche mese
ancora di attese. Ancora voci preoccupate dell’editore sul
fatto che il manoscritto non era ancora stato consegnato nel
settembre 2002. Ancora silenzio dalla Rowling, ancora paura
tra i fan. I giornali iniziavano a parlare di una novella
Salinger “dopo il successo, il silenzio” (riferendosi al
celebre caso del Giovane Holden). Poi, infine, la
dichiarazione ufficiale: il romanzo è terminato, è stato
consegnato all’editore che lo farà uscire nelle librerie
britanniche e americane il 21 giugno 2003. Un romanzo di
quasi 800 pagine, notevolmente più lungo del già voluminoso
Calice di Fuoco, una notizia che ha fatto andare in
brodo di giuggiole i fan che ora saranno ricompensati della
lunga e angosciante attesa, a malapena mitigata dai due film
di Chris Columbus.
L’ansia di
leggere il quinto volume si è fortunatamente ripercossa
anche qui in Italia, tanto che l’editore Salani ha
accelerato tempi di traduzione, impaginazione e
pubblicazione anticipando la data d’uscita – inizialmente
prevista per Natale – al 31 ottobre. E ora, tutti gli
appassionati di Harry Potter hanno potuto leggere l’ultimo
episodio della saga di J.K. Rowling.
Ebbene?
Quali sono state le impressioni del pubblico e della
critica? Diciamo subito: nessuno lo ha giudicato un brutto
libro, e nessuno ha accusato la Rowling di aver scritto un
romanzo peggiore dei precedenti. Tuttavia, i commenti sono
stati sicuramente meno entusiastici di quanto inizialmente
si prevedeva. Molti hanno trovato pecche ne L’Ordine
della Fenice: l’eccessiva lunghezza, un gran numero di
scene poco essenziali, personaggi o troppo cambiati in
peggio o non cambiati affatto, staticità fino a un certo
punto del romanzo, finale che non rende, spiegazioni
stiracchiate. Non sono critiche sparute, ma condivise da un
certo numero di persone (non la maggioranza, ma quasi).
Ecco, avendo io letto questo libro con un leggero ritardo
rispetto ad altri, ho potuto assorbire tali critiche e
vedere se L’Ordine della Fenice fosse davvero “un bel
romanzo, ma non all’altezza dei primi”. Devo dire che sono
rimasto stupito. Non solo il quinto capitolo della saga di
Harry Potter non soffre di nessuno dei difetti su riportati,
ma anzi sono convinto che sia il romanzo migliore di tutta
la saga e un eccezionale superamento da parte di J.K.
Rowling dei canoni di eccellenza a cui ci aveva abituato. Mi
sono dunque chiesto da dove siano uscite tutte queste
critiche; la risposta, quasi sempre, è stata: non ne ho
idea.
Andiamoci
piano: da un certo punto di vista, ma solo da un
certo punto di vista, alcune critiche possono valere. La
lunghezza del libro, per esempio. I primi tre romanzi, che
si aggiravano sulle 300 pagine, erano costruiti in modo
geniale e ogni scena, anche quella che sembrava più inutile,
veniva alla fine usata per spiegare qualcosa. Nel quarto e
nel quinto libro, hanno invece criticato alcuni, questo
metodo della Rowling – davvero notevole per la sua
originalità – ha perso forza e il romanzo è infarcito da
scene inutili al solo scopo di ‘far numero’. Non credo
affatto, però, dal mio punto di vista, che questa
critica sia condivisibile. Con Il Calice di Fuoco la
Rowling ha finalmente deciso infatti di fare sul serio con
il mondo di Harry Potter e presentare più di un singolo tema
narrativo da seguire fino alla fine, decidendo giustamente
di definire meglio i vaghi contorni del mondo dei maghi e
inserendo sottotemi che vanno ad affrontare questioni e
soggetti davvero complessi per un libro ‘per bambini’. E’ il
frutto di una consapevolezza acquisita: se ormai il pubblico
si è affezionato tanto ad Harry Potter da non aver paura di
affrontare anche un libro più lungo e un po’ diverso dai
canoni più infantili dei primi tre romanzi, è giusto osare
di più. Davvero saremo stati soddisfatti dinanzi a un
romanzo di circa 350 pagine che continua a tacere su
tematiche interessanti concentrandosi solo sulla storia
principale? Questo va bene fino a un certo punto, ma poi
anche i romanzi di una saga devono evolversi verso una
complessità superiore. Su L’Ordine della Fenice si
possono quindi fare alcune riflessioni riguardo questo
argomento: la Rowling si dimostra incredibilmente
innovativa, capace di cambiare gli schemi senza perdere la
freschezza e l’originalità del tema di fondo, e soprattutto
– credo sia fondamentale sottolinearlo – sviluppando fino
alle estreme conseguenze moltissimi spunti aperti col
Calice di Fuoco e rimasti senza conclusione. Riguardo
L’Ordine della Fenice non si può assolutamente fare una
critica comune a moltissimi libri, ossia “ci sono stati
molti buoni spunti non esplorati a fondo”. Credo che tutto
ciò che volevamo vedere infine l’abbiamo visto.
La trama,
infatti, non delude per nulla le aspettative. Al termine de
Il Calice di Fuoco, la Rowling aveva anticipato più o
meno i temi di quest’ultimo romanzo: il ritorno di Voldemort
che nessuno prende sul serio, e la rottura definitiva tra il
Ministero della Magia e la gestione di Hogwarts da parte di
Silente. Il romanzo sviluppa principalmente questo secondo
punto con geniale maestria, tessendo tutta una rete di
complotti e doppicomplotti a tratti ridicola a tratti
preoccupante (sono infatti temi seri, questa volta: la
miopia dei governi e l’interesse personale messo sempre
avanti a tutto). Caramell, preoccupato che Silente voglia
rovesciarlo e divenire Ministro, con un colpo di mano
instaura ad Hogwarts la dittatura di un Inquisitore che
spadroneggia indisturbato (anzi, indisturbata),
finendo esso stesso per creare un ’colpo di stato’ col quale
rovescia Silente e pone il suo braccio destro alla guida di
Hogwarts. Ma se Silente deve fare di tutto per contrastare
la minaccia della cieca burocrazia ministeriale, finendo per
essere oggetto di una campagna stampa diffamatoria, anche
Harry non se la passa bene, anzi. Si può dire che con questo
quinto libro il povero Harry tocca davvero il fondo,
maltrattato e disprezzato quasi da tutti.
Molti
hanno lamentato che l’unica nota negativa del romanzo è che
Harry sia diventato ormai un adolescente con tutti gli
annessi e connessi. Ed in effetti il carattere del giovane
protagonista subisce una definitiva metamorfosi: stanco di
ricevere in cambio solo critiche nonostante abbia affrontato
pericoli più che mortali in ogni anno che è stato ad
Hogwarts, Harry perde la testa finendo egli stesso per
attaccare tutto e tutti (tra cui addirittura Silente, quasi
coperto di insulti) e decidendo di infrangere apertamente
ogni regola pur di combattere l’ormai insopportabile
‘sistema’. Un peggioramento caratteriale di Harry che si
poteva evitare, secondo molti, ma in fin dei conti
indispensabile e naturale. Ricordiamoci sempre, come
recentemente un grande scrittore come Terry Brooks ha
affermato nella sua guida autobiografica per scrittori, che
la regola fondamentale di una saga è “movimento uguale
crescita, crescita uguale cambiamento; senza cambiamento non
succede niente”. In altre parole, se il protagonista non si
evolve nel corso della saga, tutto il romanzo diventa
statico e perde ogni impressione di movimento e mutevolezza,
divenendo anche meno credibile e interessante. L’evoluzione
psicologica di Harry, che perde in gran parte la sua carica
di eroe senza macchia che fa del bene senza ricevere nulla
in cambio, è l’elemento predominante di questo romanzo, che
mette in luce i lati oscuri anche di altri importanti
personaggi (come vedremo dopo).
Tutta la
storia gira attorno al tentativo di Voldemort di
impossessarsi di un’arma “che prima non possedeva”, e che è
sorvegliata dai membri dell’Ordine della Fenice, istituito
in gran segreto da Silente per contrastare il ritorno
dell’Oscuro Signore. Sono ombre fuggevoli quelle che
aleggiano sulla vita degli studenti ad Hogwarts, che
quest’anno non devono affrontare nessuna minaccia alla loro
esistenza (la sfida si svolge lontano), ma la paura che
queste ombre portano con sé bastano a rendere tutto il
romanzo piuttosto cupo e ricco di suspance come mai prima
d’ora. Voldemort non fa la sua comparsa che nelle ultime
pagine del libro, così come i suoi servitori (ad eccezione
dei due Dissennatori che compaiono nel primo capitolo), e la
guerra che sembrava imminente nel quarto romanzo è rinviata
di un anno ancora. Tuttavia, anche se le minacce seppur
crescenti sembrano cristallizzate, il romanzo ha il
difficile compito di risolvere molte situazioni lasciate in
sospeso non solo nel Calice di Fuoco, ma anche negli
altri tre precedenti capitoli della saga, sciogliendo tutti
i nodi non ancora sciolti e lasciando la strada pressoché
sgombra per i prossimi due libri, che si focalizzeranno
sulla sfida finale tra bene e male. Infatti L’Ordine
della Fenice svela definitivamente tutti i perché
scaturiti dai primi episodi. Il perché dell’intenzione di
Voldemort di uccidere Harry quando questi aveva solo un
anno, dichiarato fin da La Pietra Filosofale ma mai
svelato (è questa la rivelazione clou del libro, che
ad alcuni è sembrata molto stiracchiata ma che in realtà è a
dir poco fondamentale per i prossimi due episodi); la natura
della misteriosa magia che nel Calice di Fuoco
Silente rivela essere a protezione di Harry quando questi
vive dai Dursley, rendendolo intoccabile dallo stesso
Voldemort, nonché il perché della volontà di Silente, nel
primo libro, di lasciare Harry proprio dai suoi zii e non
affidarlo a cure più attente; si svelano alcuni scheletri
nell’armadio e molti altri sembrano in procinto di essere
svelati per quanto riguarda la famiglia Dursley e in
particolare zia Petunia.
Ancora una
volta, tuttavia, il romanzo è retto perfettamente da una
trama ingegnosa e ineccepibile (nel quarto romanzo, invece,
si potevano notare alcune pecche abbastanza serie nella
gestione della storia). Anche qui, infatti, il “Rowling’s
style” rimane invariato per quanto riguarda i piccoli
dettagli, gli indizi sparsi qui e lì e che passano sempre
inosservati al pubblico tutto preso dalla storia. Certo, ci
sono scene che hanno poco a che vedere con l’evoluzione
della storia, ma anch’esse hanno grande importanza per
gettare nuova luce sui personaggi e su altri aspetti che
prima di allora non avevamo ben compreso. La conclusione del
romanzo, come sempre abbondante perché intenzionata a
risolvere tutti i problemi sollevati a e a sciogliere tutti
i nodi, soffre forse un po’ per alcune affrettate
conclusioni non abbastanza definite: ad esempio il destino
dei Mangiamorte catturati, la situazione al Ministero dopo
la scoperta del ritorno di Voldemort, la fugacemente citata
dipartita dei Dissennatori da Azkaban. Il romanzo preferisce
incentrarsi sulla ‘rivelazione definitiva’ che – rimasta
sospesa per tanti anni – era davvero attesa da tutti.
Passiamo
al grande universo di personaggi che partecipano a questo
quinto capitolo. In principal modo, come si è detto, la
Rowling ci tiene a togliere l’aura di santità a tutti coloro
che fino ad ora ci sono parsi come semidei intoccabili.
Harry soprattutto, come si è detto, ma certo non solo lui.
In questo romanzo anche Silente perde parte della sua
imperturbabile e leggendaria grandezza: per la prima volta,
al termine del romanzo, ci appare seriamente spaventato di
qualcosa, e per la prima volta ci rendiamo conto che anche
lui è capace di sbagliare. Anzi, l’errore di Silente ammesso
da lui stesso ha avuto – proporzionalmente con la levatura
del personaggio – conseguenze davvero gravi che hanno
influenzato buona parte di tutta la storia che conosciamo.
Un errore dovuto al bene che Silente provava per Harry, e
che lo ha portato a mettere Harry dinanzi a tutto
dimenticando i veri obiettivi da raggiungere. Un
comportamento assolutamente umano, importante sottolinearlo.
Sembra un uomo distrutto, Silente, alla fine de L’Ordine
della Fenice: lo si vede passarsi spesso la mano sul
viso come a voler nascondersi da sé stesso, e versare
addirittura una lacrima.
Ma a
scendere dal piedistallo non è solo Silente. Anzi, si
potrebbe dire che il ridimensionamento del preside di
Hogwarts non sia poi tanto clamoroso quanto a prima vista
potrebbe sembrare, e non è nemmeno tanto incisivo per Harry.
Il vero e proprio colpo di scena è la caduta dal mondo dei
miti di James Potter e Sirius Black, i due personaggi più
mitizzati da Harry e che più hanno influenzato la sua vita
negli ultimi tempi. Visti fin dal Prigioniero di Azkaban
come martire del Bene il primo e colpevole d’innocenza
il secondo, entrambi vittime degli orrori di Voldemort e dei
suoi seguaci, maltrattati per invidia da alcuni,
perseguitati per ottusità da altri, James e Sirius appaiono
invece ad Harry in uno dei migliori capitoli del romanzo
come dei “presuntuosi arroganti” per stessa ammissione del
ragazzo. Gira e rigira, Harry non riesce proprio a trovare
lati positivi nel comportamento vergognoso dei due uomini, e
le parole superficiali che Sirius gli dice per difendersi lo
lasciano ancora più frastornato. Scopre di essere figlio di
un ‘pallone gonfiato’ con cui non ha un briciolo da
spartire, e che il suo padrino e guida spirituale negli
ultimi tempi era in realtà un piccolo Malfoy, e sa che
questa visione non può essere distorta: è assolutamente
vera. Un colpo fenomenale per il povero Harry, già vittima
di una situazione angosciante, privo di supporti morali,
scoprire che i suoi unici punti di riferimento non sono
assolutamente come credeva. Un elemento che rende Harry
Potter anche una saga di formazione, per così dire.
L’universo
adolescenziale che si schiude davanti ad Harry, e di cui fa
parte egli stesso, si caratterizza per il rapporto con i
suoi amici e per le sue ‘pene d’amore’. Ancora ben lontani
dal divenire una coppia (diversamente dalle voci che
correvano), Ron ed Hermione sono sempre le spalle fisse di
Harry, ma egli comincia a considerarli spesso in una luce
più scura del normale. Nella prima parte del romanzo finisce
per attaccarli quasi in ogni momento, per la prima volta in
maniera davvero seria, rischiando di minare il rapporto con
i due. Essi, fortunatamente, si dimostrano dei veri amici
accettando le sfuriate di Harry senza batter ciglio. Il
rapporto tra i tre viene ne L’Ordine della Fenice
consolidato ancora di più proprio a causa delle difficoltà
sempre più grandi che i ragazzi si trovano a dover
affrontare in questo anno scolastico, difficoltà davvero
serie dal punto di vista interiore. E’ però confortante
almeno vedere che né Ron né Hermione subiscono una qualche
trasformazione in questo romanzo e rimangono i caratteristi
che ben conosciamo: il primo con quella straordinaria
semplicità nel vedere la vita che spesso irrita ma che alla
lunga si dimostra il modo migliore per affrontare le
situazioni, la seconda inappuntabile saputella che guida
Harry nelle situazioni più complesse ma dimostrandosi spesso
vittima del suo modo troppo ‘scolastico’ di vedere il mondo.
E per
quanto riguarda l’aspetto sentimentale cosa c’è di nuovo? Il
rapporto con Cho raggiunge forse l’apice in questo romanzo,
descrivendo poi quella che sembra una parabola discendente
che si preannuncia come conclusione forse definitiva della
storia. Il primo bacio di Harry non scade assolutamente nel
sentimentalismo, e viene affrontato con un cinismo
irresistibile (citando il Dustin Hoffman di Rain Man).
Il rapporto con Cho seguente al primo bacio non è per nulla
facile, come prevedibile, e risulta drammaticamente spinoso
per il povero e impreparato Harry. Ma a far naufragare la
coppia non è né la incompetenza né lo scarso sentimentalismo
di Harry, bensì l’ombra di Cedric Diggory, la cui morte ha
lasciato un solco profondo nei due ragazzi. Ancora una volta
Harry è vittima di una situazione che un ragazzo normale
della sua età non saprebbe proprio come affrontare, e ancora
una volta è la sua ‘anormalità’ e la situazione estrema in
cui trova a impedirgli di vivere una vita come tutti gli
altri. Sempre più dissacrante J.K. Rowling.
Ma
passiamo alle new entry della storia. Moltissime, un numero
straordinario, ma naturalmente quasi tutte poco più che
comparse. I caratteristi principali de L’Ordine della
Fenice sono invece due: la prima, Dolores Jan Umbridge,
è la figura principale del romanzo, anche se sicuramente non
uscirà dai limiti di questo quinto libro e non avrà
importanza nei futuri episodi; la seconda, Luna Lovegood, si
dimostra una bizzarra novità nella saga che non viene
esplorata appieno, segno che si trasformerà in un
personaggio fondamentale nei prossimi due libri.
Un altro
classico tema della Rowling è l’inserimento di un
protagonista ‘centrale’ per ogni romanzo, che cambia di
volta in volta; un espediente necessario in una saga così
lunga che scadrebbe altrimenti nella monotonia, e che viene
tenuto in vita grazie al posto vacante di Difesa contro le
Arti Oscure. Dopo le figure di Allock, Lupin e Moody, questa
volta tocca ad una donna dare nuova verve alla tanto
temuta cattedra, e la professoressa Umbridge si dimostra
eccezionalmente all’altezza. I suoi intenti sono chiari fin
dall’inizio: sovvertire l’ordine di Hogwarts, improntato
sulla gestione ‘alla giornata’ di Silente, e far filare
dritto la scuola in nome del Ministero della Magia. E la
Umbridge ci riesce perfettamente, tramite i suoi modi
untuosi, la sua perfidia subumana che supera senza
difficoltà anche i ‘momenti top’ del più collaudato Piton.
La Umbridge rappresenta perfettamente quello che ormai è
divenuto il sistema (definizione della professoressa
Cooman in una scena straordinaria), che si scontra
completamente con la scuola di Hogwarts, che proprio come
tempio di istruzione della gioventù lotta in tutti i modi
per non imporre ai ragazzi gli schemi obsoleti e ridicoli
del mondo degli adulti. Ancora una volta si sottolinea
l’esistenza di un altro tipo di male, non il Male in senso
assoluto e definito che rappresenta Voldemort, ma il male
che noi non consideriamo tale è che in realtà e la causa
prima della decadenza e di tutte le cose brutte del mondo:
un male strisciante, che si mimetizza con espressioni
bonarie e intenti innocenti, ma che finisce per minare
ancora di più del Male assoluto il mondo in cui viviamo. E’
una intelligente maturazione dei temi finora affrontati
quella che la Rowling infonde al quinto romanzo, ancora una
volta la dimostrazione che la saga di Harry Potter è una
saga di formazione per i bambini e i giovani, mettendo in
guardia contro i veri pericoli che sono intorno a noi, e che
purtroppo non ci vengono quasi mai annunciati con un
‘ehm-ehm’ come con la Umbridge.
Piuttosto
criptica è l’interpretazione del ruolo di Luna Lovegood in
questa storia. Importante prima di tutto sottolineare la
stranezza che di lei, fino ad oggi, non c’è mai stato un
minimo accenno nei precedenti romanzi, nonostante la sua
personalità che non passa certo inosservata. Ancora più
strana poi è l’affinità con Harry, il modo in cui nella
conclusione passa prepotentemente all’attacco nonostante
fino ad allora la Rowling abbia fatto di tutto per
estraniarla lasciandole addosso la semplice etichettatura di
‘lunatica’, e soprattutto il fatto che nonostante la sua
indubbiamente interessante personalità ella non abbia quasi
nessun influenza in questo romanzo. Sicuramente Luna
Lovegood rimane un personaggio che forgerà la storia dei
prossimi due episodi, ma in che modo davvero non si capisce.
Inserirla in un normale contesto della saga è impossibile:
non dimostra di essere una ragazza studiosa e intelligente,
come Hermione, né depositaria di una grande saggezza come a
prima vista sembrerebbe (ci sono affinità con Silente), dato
che il mondo estraneo in cui vive è popolato da fandonie
senza senso; non è nemmeno un personaggio alla Neville,
disprezzato da tutti ma dotato di una forza segreta che
scaturisce dalle sue tristi esperienza: la morte dei suoi
cari per mano di Voldemort non sembra sconvolgerla più di
tanto. Certo, la sua personalità probabilmente ha reagito
all’evento trasformandola in quella che è, ma davvero se è
così Luna Lovegood dimostra molta superficialità e poca
saggezza, come a tratti vorrebbe far sembrare. Cosa sia Luna
Lovegood e quali siano le sorprese che ci risserà è davvero
impossibile da supporre, ma è certo che la Rowling la
sfrutterà presto come elemento chiave della lotta finale tra
Bene e Male.
E proprio
riguardo a questa grande lotta finale, cosa ci aspetta nei
prossimi due libri? L’indizio principale ce lo dà la
profezia che Voldemort tanto a lungo cerca di leggere e che
costituisce la rivelazione principale del romanzo e la
soluzione dei tanti perché che hanno assillato i fan per
molto tempo. Harry è il ‘prescleto’, l’unico capace di
distruggere Voldemort. Ma i due non possono convivere: o
Voldemort uccide Harry, e allora nessuno più potrà fermarlo,
o Harry – e solo Harry, beninteso – uccide Voldemort e pone
fine alla minaccia. Ad alcuni sembrerà poca cosa, ma in
realtà la profezia sarà il punto attorno a cui graviteranno
sicuramente tutti i futuri colpi di scena della saga. Prima
di tutto, Harry è ora informato che la morte di Voldemort
dipende solo da lui, e questo porterà a un evoluzione
psicologica del personaggio sicuramente notevole. Secondo,
Voldemort è al corrente della cosa ed ora i tentativi di
uccidere il ragazzo saranno innumerevoli, quindi la guerra
tra i seguaci del Signore Oscuro e i maghi del bene avrà
come centro proprio Harry e verosimilmente la scuola di
Hogwarts. Terzo, l’enigmaticità della profezia e le varie
interpretazioni a cui si presta (di cui una accennata –
sicuramente non a caso – dallo stesso Silente) rendono più
che probabile da parte della Rowling di un capovolgimento di
tutto quanto. Perché Silente ha espressamente dichiarato che
anche Neville Paciock poteva essere l’oggetto della profezia,
per poi dichiarare che non lo è? Una contraddizione
interessante, forse un segreto che ancora non è arrivato il
momento di rivelare. Sicuramente, comunque, non ci aspetta
un finale prevedibile in cui Harry affronterà in duello
Voldemort e lo ucciderà. Troppo semplice e lineare, e la
Rowling non ha mai mostrato di scadere nella semplicità e
nella prevedibilità. Il futuro di Harry Potter è dunque
ancora tutto da vedere, e qualsiasi previsione sarà
certamente lontana dalla verità.
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