Isaac Asimov | Star Wars | J.R.R. Tolkien | Dune | Harry Potter | Star Trek | Terry Brooks

 

 

Shinzon, il cattivo di Nemesis. Il decimo film sarà l'ultimo della serie?

Rick Berman, l'uomo forte di Star Trek, ha preso il testimone del prodotto dopo la scomparsa di Roddenberry

Brannon Braga, dopo le ultime polemiche si è dimesso dal ruolo di co-produttore tornando alle sceneggiature.

Scott Bakula, nonostante gli sforzi nella serie Enterprise, non è contento del suo andamento.

 
STAR TREK, CALA IL SIPARIO?

E’ ormai un argomento di attualità in questi tempi, nell’ambiente fantascientifico, quasi come la crisi irachena. Quella di cui ci interessiamo in questo articolo è una crisi di proporzioni molto più ridotte, e con conseguenze molto meno catastrofiche, ma per molti fan è comunque una tragedia, anche se la parola fine non è stata ancora scritta – ma sappiamo che un giorno lo sarà. Star Trek è in crisi.

UN FENOMENO PASSEGGERO?

Molti ottimisti evitano saggiamente di farsi prendere dallo sconforto, perché di momenti neri Star Trek li ha sempre avuti nel bene e nel male. The Next Generation non ebbe inizialmente un grande successo come serie nelle prime stagioni, prima di prendere il volo e divenire uno dei telefilm più celebri di tutti i tempi. L’Ultima Frontiera fu un grande flop per la Paramount, visti gli scarsissimi incassi e la delusione del pubblico, che portò il film ad uscire in Italia solo in VHS. Anche Voyager e Deep Space Nine hanno avuto i loro momenti bui, non diciamo nel nostro Paese (dove i momenti felici per Star Trek si contano sulle dita di una mano) ma anche negli stessi Stati Uniti. Tuttavia questa volta le cose sembrano essere molto serie, soprattutto perché giungono ad aggravare ulteriormente una crisi che si è trascinata per alcuni anni preannunciando – per molti disfattisti – la Nemesi di Star Trek.

Il mondo sembra essere stanco di Star Trek. Nonostante la grande pubblicità che la Paramount aveva fatto per il nono film della serie, L’Insurrezione, spendendo anche per lo stesso film fior di milioni in ottimi effetti speciali ed affascinanti esterni, Star Trek IX non decollò affatto. Fu un brutto colpo per i dirigenti della Paramount vedere frustrati tutti i loro sforzi: incassi davvero mediocri, pubblico insoddisfatto, fan estremamente critici. Il grande successo del film precedente, Primo Contatto, pareva ormai un ricordo lontano davanti alla brutale concretezza dei dati nelle mani dei produttori.

Anche dal lato della qualità dei telefilm Star Trek aveva avuto un po’ di scossoni negli ultimi tempi. Deep Space Nine era stata molto criticata, inizialmente, ma si è ripresa talmente che le ultime stagioni si sono rivelate tra le migliori mai realizzate. Stesse critiche si erano avute per Voyager non tanto all’inizio quanto nella seconda e terza stagione, ma anch’essa si era ripresa con energia realizzando puntate di altissima qualità e il doppio episodio finale della serie – che ha diviso i fan tra critici ed entusiasti – mostrava indubbi meriti per l’originalità sia di sceneggiatura che di regia, originalità che si è riscontrata spessissimo in queste ultime due serie. Quindi è vero come qualcuno dice che Star Trek di crisi ne ha sempre avute, tuttavia queste si sono rivelate sempre temporanee e facilmente risolvibili. I problemi delle piccole e periodiche crisi precedenti erano la mancanza di nuove idee, le deboli scelte registiche, le discutibili innovazioni degli sceneggiatori. Qui ora ci troviamo dinanzi a un fenomeno molto più complesso, che ha le sue radici in una perdita di interesse e di fiducia del pubblico e anche di molti fan stessi verso Star Trek, dovuta a un problema di fondo dei produttori – ormai alla frutta – ma anche alla formula ormai obsoleta. Star Trek è vecchio e in decomposizione.

NEMESIS

Eppure, dopo il mezzo flop de L’Insurrezione un’altra possibilità era stata data. Dopo molti ‘ma’ e molti ‘se’, la casa cinematografica aveva dato il via libera a un decimo film che sarebbe dovuto essere il top della lunga serie di film. Una domanda tuttavia era sorta spontanea davanti al titolo, Nemesis, e al numero che lo accompagnava: il dieci. Un numero abbastanza tondo e abbastanza rappresentativo, nonché un titolo molto eloquente, che ha fatto pensare a molti – nonostante le smentite dei dirigenti e del cast – che nel bene e nel male Nemesis sarebbe stato il capitolo finale della serie cinematografica di Star Trek. Ma anche se questa idea non avesse sfiorato nessuno tra i produttori del film prima della sua uscita, davanti alle chiare cifre degli incassi essa ha preso improvvisamente e spaventosamente corpo e ora quella di andare avanti e non mollare è solo una questione di coraggio.

Settanta milioni di dollari spesi per Nemesis, una cifra non esorbitante per un film di fantascienza ma la più alta mai spesa per uno di Star Trek, che di solito si accontenta di piccole cifre. Un grande budget per un incasso ristrettissimo. Negli USA, per la prima volta nella storia, un film di Star Trek non si è piazzato alla prima posizione del top ten nella prima settimana di programmazione. Non proprio un caso, ma un evento che doveva essere previsto dai dirigenti perché l’uscita di Nemesis è coincisa più o meno con quelle di Harry Potter e la Camera dei Segreti, Il Signore degli Anelli: Le Due Torri e 007 La morte può attendere. Davanti a titoli di così largo richiamo come poteva Star Trek, che pure è un “marchio di qualità” per gli americani ma ormai sui viali del tramonto, godere del suo momento? Un’uscita del film in una stagione meno affollata di kolossal avrebbe sicuramente aumentato gli incassi di Nemesis, questo anche perché il film ha delle indiscusse qualità che sia i fan sia una parte della critica ha riconosciuto. Nemesis meritava molto di più, e parte del suo insuccesso è stato colpa dei dirigenti Paramount. A sorpresa, invece, in Gran Bretagna il film si è ancorato per un po’ di settimane al secondo posto della top ten incassando più del previsto e – in rapporto di sale e aspettative – anche più degli USA. Un’accoglienza discreta il film l’ha avuta anche in altri paesi europei, mentre come sempre in Italia (che da sempre considera Star Trek marchio di serie B, nessuno tra i fan ha ancora capito il perché) Nemesis è stato snobbato dalla casa di distribuzione nostrana, che ne ha fissato l’uscita per Maggio, cioè con cinque mesi di ritardo rispetto all’uscita americana!

ENTERPRISE

Non soltanto nell’ambito cinematografico Star Trek aveva avuto un’altra grande possibilità. Anche nell’ambito più importante, quello delle serie televisive, il più celebre prodotto fantascientifico per la TV si era rinnovato con quella che per i dirigenti – e per una parte dei fan, tra cui io stesso – è sembrata un’ottima scelta: un prequel che avrebbe raccontato finalmente l’origine della Federazione, i primi contatti, i tempi in cui la velocità curvatura era ancora limitata e in cui si iniziava ad incontrare razze come quella dei Klingon o dei Romulani. Ed in effetti Enterprise, come è stata chiamata la nuova serie, è sembrata inizialmente funzionare benissimo. Dalla parte tecnica, il telefilm si è rivelato il migliore finora ottenuto: il design delle navi, le divise, il trucco, gli effetti speciali, tutti ottimi. E il cast pure: niente nomi che spiccano, al di là del noto Scott Bakula che interpreta il capitano Archer, ma grandi doti recitative. Per non parlare delle trame: originali, divertenti, drammatiche, avvincenti, coerenti con lo spirito di Star Trek. Ci si aspettava un ottimo risultato, e straordinariamente così è stato. La prima stagione di Enterprise, trasmessa sul canale americano UPN, ha portato davanti agli schermi milioni di spettatori per un risultato in termini di audience non eclatante, ma tra i migliori nell’ambito di Star Trek. Mai una prima stagione aveva ottenuto un tal successo, e questo dato è fondamentale perché ha fatto capire molte cose. Gli americani sono ancora affezionati a Star Trek, il problema è che hanno perso fiducia in essa. Troppe volte Star Trek li ha delusi con trovate deboli, puntate fiacche, film scadenti.  

Ma questo nuovo entusiasmo per Star Trek, sebbene contenuto, era ciò che ci voleva per un prodotto che da qualche anno a questa parte stava attraversando una crisi che, come abbiamo già detto sopra, cominciava a inquietare anche i produttori. Tuttavia, alla prima serie – che tra alti e bassi si è mantenuta su un livello di audience più che soddisfacente – è subentrata una seconda serie che ha portato Enteprise sull’orlo del disastro. Le puntate si sono fatte, tutt’a un tratto, ripetitive e monotone, sfruttando cliché così già visti da portare alla nausea anche i più fedeli trekker. Luigi Pachì e Silvio Sosio, assidui trekker nonché redattori della rivista on-line Delos Science Fiction, hanno scritto in un brillante editoriale del numero 77 del magazine: «di fronte a puntate basate sull'entusiasmante costruzione di una nuova poltrona per il capitano o sul brivido di spalmare cremine sulla solita vulcaniana in bikini, si finisce per rimpiangere persino la seconda, tremenda stagione di Next Generation, quando lo sciopero degli sceneggiatori costrinse la produzione a inventarne di cotte e di crude. Enterprise ha toccato un fondo così profondo dal quale sarà difficile risalire. Il peggio forse l'ha raggiunto con l'episodio Vanishing point nel quale Hoshi va "fuori fase" e diventa invisibile, acquistando la capacità di passare attraverso i muri (ma non attraverso il pavimento, certo). Già sentito? Il peggio è la conclusione: era tutto un sogno! Una soluzione per risolvere le situazioni difficili che era già obsoleta ai tempi di Edgar Allan Poe.»

Ma la situazione è questa qui sopra riportata. Davanti al calo notevole di ascolti e alle lamentele del pubblico, dei fan e della critica, i dirigenti della Paramount hanno deciso giustamente di prendere in mano la situazione convocando i produttori Rick Barman e Brannon Braga per capire cosa stesse succedendo e stabilendo che la colpa del declino di Star Trek sia loro. Susanna Ricci, redattrice della celebre rivista on-line Star Trek Italia Magazine, scrive nel numero 45: «Poi cosa è successo? Me lo sto chiedendo… Della seconda stagione si salva solo A night in sickbay per il coraggio dimostrato nell'affrontare argomenti un po' scabrosi. Gli altri episodi sono di una piattezza desolante. Ne cercavo uno per poterne parlare nell'articolo di questo mese e mi sono trovata ad un empasse. Poi ho saputo, notizia abbastanza fresca, che la trasmissione dei nuovi episodi in America è stata sospesa ed hanno deciso di trasmettere delle repliche dei telefilm già prodotti. È un fenomeno normale? Non lo so. Sono in fase di riflessione? Non ne ho idea. Stanno facendo brainstorming per dare nuova linfa a delle storie che ormai sanno di stantio? Me lo auguro.» Enterprise è stato realmente sospeso. Per circa 30 giorni la serie non è stata trasmessa, probabilmente per tirare le somme e cercare nuove idee. Qualcuno parla di cancellarla definitivamente e sostituirla con una completamente nuova, incentrata sulle avventure di William Riker e Deanna Troi di TNG dopo Nemesis. Ma al di là di ipotesi perlopiù campate per aria e affermazioni poco rassicuranti, il fatto è che una serie di Star Trek per la prima volta è stata sospesa a tempo indeterminato.

LE RAGIONI

Star Trek ha ormai fatto il suo tempo? Sono in molti a crederlo, vista la sua veneranda età (per una serie TV), l’esaurimento apparente delle buone idee e una vecchiaia fisica che traspare dalle espressioni degli eroi di The Next Generation che ancora vediamo nei film. Tuttavia questa non può essere la ragione – o almeno non l’unica – del decadimento di Star Trek. Semmai può essere uno dei fattori che ha causato l’arrivo a questo punto di rottura. Le idee non finiscono mai, questa è una costante universale che tutte le persone creative conoscono bene. La letteratura è nata migliaia di anni fa ma ancora oggi, nonostante il numero di romanzi sia cresciuto a dismisura, continuano a emergere idee originali e innovative. E questo discorso vale anche per i film e per i telefilm. Non occorrono certo persone estremamente fantasiose per inventare nuove ed interessanti trame, e certamente non si può credere che gli sceneggiatori pagati dalla produzione di Star Trek non siano capaci di inventare nulla di nuovo.

La verità è un’altra: da un punto di vista tecnico, Enterprise presenta molte difficoltà perché non possono essere inventate trame sconvolgenti che rivoluzionino tutto. Enterprise è un prequel, e per questo ogni novità deve essere attentamente vagliata per assicurarsi che non contrasti con le serie cronologicamente successive (anche un microscopico riferimento può ribaltare tutto). Non si può improvvisamente narrare dell’invasione della Federazione da parte di una nuova civiltà, perché poi i fan si chiederebbero giustamente: e che fine ha fatto questa nuova razza? Ogni tanto si possono inventare intelligenti vie di fuga, ma un abuso di queste renderebbe la cosa molto ripetitiva. Ecco perché spesso le puntate si riducono, come ha detto Susanna Ricci più sopra, a raccontare la costruzione di una nuova poltrona del capitano eccetera.

E per quanto riguarda Nemesis? Essendo il film più lontano cronologicamente di tutto Star Trek, è possibile inserire nuove trame avvincenti ed originali. Tuttavia, ciò non succede. Molti hanno giustamente notato che, mentre i film della serie classica erano più o meno legati tra loto e non avevano certo paura di introdurre novità clamorose quali la morte di Spock o la pace tra Klingon e Federazione, i film della Next Generation sono molto più statici. Generazioni presenta un’ottima trama, ma serve solo da anello di congiunzione. Anche Primo Contatto è un film notevole, e qui almeno di novità ce ne sono abbastanza - la regina dei Borg, il primo contatto Vulcaniani Umani - , ma né clamorose né definitive (dobbiamo vedere la distruzione finale della Collettività Borg solo nella puntata conclusiva di Voyager?). Non parliamo de L’Insurrezione, che non aggiunge né toglie niente. Nemesis fa un buon passo in avanti, con colpi di scena anche clamorosi che tuttavia non riferirò qui. Ma nonostante tutto, manca molta originalità. Le storie sono slegate, ad un’analisi superficiale anche ripetitive, e spesso potrebbero essere facilmente relegate a doppia puntata televisiva.

Infine c’è il problema vero e proprio della vecchiaia. Star Trek non può certo essere vecchio, chiariamoci. Una serie fantascientifica ambientata nel futuro può mai diventare sorpassata. Tuttavia il pubblico in generale vede in questo eterno continuare di Star Trek, dalla fine dagli anni ’60 ad oggi, come un monotono riciclarsi di vecchie storie e sembra volere novità a tutti costi. Forse è stata una buona idea togliere il prefisso “Star Trek” alla nuova serie Enterprise. Sembra ormai che quelle due magiche paroline siano sinonimo di ripetitività. Ma è un fenomeno, questo, che colpisce gli stessi produttori, i quali hanno da una parte intenzione di ancorarsi ai vecchi schemi roddenberriani per far felici i fan (e a volte inventano buone trovate, ma ormai la cosa è davvero superata!), dall’altra hanno paura di creare qualcosa di troppo originale che potrebbe andare clamorosamente fuori gli schemi. Star Trek non dovrebbe avere schemi fissi, o almeno non troppi. Non ci dovrebbero essere limiti da non valicare, tranne quelli del buon gusto. I produttori sembrano aver così tanta paura di quel vuoto che li attende dopo la conclusione di Voyager e Deep Space Nine, che si sono rintanati nel prequel per dover rimandare il più a lungo possibile il giorno in cui sarà necessario raccontare cosa accade dopo...  

LE SOLUZIONI

Quali possono essere le vie di uscita per Star Trek da questo fenomeno di decadimento in cui si ritrova? Certamente non posso indicare soluzioni definitive e rivoluzionarie, ma credo che non pochi tra fan e pubblico in generale abbiamo le loro idee su come Star Trek dovrebbe riprendersi. Non c’è poi molto da fare. A parer mio la cosa più importante è quella di osare. I produttori e gli sceneggiatori devono avere la forza e il coraggio di uscire dagli schemi imposti da tanti anni di Star Trek, creare qualcosa di davvero innovativo ma, beninteso, non tradendo gli elementi di base che hanno fatto grande questo telefilm. Ora lasciamo stare Enterprise, che nel bene e nel male dovrebbe riuscire ad andare avanti nel tempo, e pensiamo al futuro che c’è dopo Enterprise. Altri film di Star Trek? Un altro telefilm? Prima di tutto ci vorrebbe un periodo di pausa. L’attenzione e l’interesse del pubblico sono di sicuro calati davanti a quella specie di overdose trek avvenuta con la contemporanea trasmissione degli episodi di Deep Space Nine e Voyager. Diciamo che un bel quinquennio di pausa dovrebbe riuscire a far tornare nel grosso pubblico la fame di Star trek e, al contempo, darebbe la possibilità di pensare meglio a nuove edizioni del telefilm e a trame notevolmente più originali e innovative.

Sui film c’è da fare un discorso diverso. Anche qui c’è bisogno di un bel periodo di pausa, prima di riprendere a sfornarli. L’equipaggio della TOS, la serie originale, è ormai impossibile da usare, anche perché uno degli elementi principali (il dottor McCoy) è morto e Shatner e Nimoy sono ormai davvero vecchi. Il cast di TNG, la “Next Generation”, ha ormai fatto il suo tempo: 4 film, e più di un decennio di sfruttamento. Non sono certo inutilizzabili, perché capacità ce ne hanno ancora, ma la loro immagine è ormai stantia. Servono facce nuove per i film, ma dove trovarle? L’equipaggio di Voyager non è il più adatto, perché la storia è iniziata e finita col telefilm e nuove puntate epocali da raccontare non ce ne possono essere. Semmai si potrebbero utilizzare i personaggi di Deep Space Nine, ma l’ambiente della stazione spaziale (anche se con la possibilità di fare delle ‘escursioni’) si presta ben poco all’atmosfera cinematografica, e se i personaggi venissero usati al di fuori del loro contesto naturale si perderebbe parte dello spirito di DS9. Forse non ha tutti i torti Brannon Braga dichiarando che per il futuro andrebbe bene un film che in qualche modo usasse i personaggi delle serie The Next Generation, Voyager e Deep Space Nine. Ma quale trama può reggere a quello che più che altro sembra l’incontro tra vecchi amici e conoscenti in un affollato bar? Quanto ad usare i personaggi di Enterprise, il problema sta nel trovare anche qui una trama abbastanza originale da permettere la realizzazione di un film. Forse bisogna aspettare di creare una serie del tutto nuova per poi trarne episodi cinematografici. In questo caso l’attesa sarebbe lunga, ma il pubblico risponderebbe molto bene ad un uscita attesa da molti anni (vedasi il caso di Star Wars Episodio I).

Inoltre c’è bisogno di creare un connubio adatto tra azione e riflessione. Si deve evitare di scadere in episodi di telefilm completamente privi di energia e totalmente dediti all’introspezione interna (come le puntate di Voyager con Chakotay protagonista immerso nelle sue visioni tribali: delle noie assurde!). E allo stesso tempo evitare puntate o film che, cercando di ricalcare la formula vincente della nuova scuola cinematografica di fantascienza, si basino solo su battaglie, pugni e corse a perdifiato. Film come L’Insurrezione e anche Nemesis hanno cercato di trovare il giusto mezzo, ma è stato un mezzo flop. Film come Rotta verso la Terra o L’Ira di Kahn ci sono riusciti molto meglio e con molta più classe.

Riuscirà Star Trek a riprendersi e trovare la via giusta per andare avanti e continuare per ancora molti anni a esplorare nuovi mondi per giungere lì dove nessuno è mai giunto prima, o perirà nel tentativo? Ai posteri l’ardua sentenza.

© Fabbricantidiuniversi.it 2004-2007 - i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.