E’ ormai un argomento di
attualità in questi tempi, nell’ambiente fantascientifico, quasi
come la crisi irachena. Quella di cui ci interessiamo in questo
articolo è una crisi di proporzioni molto più ridotte, e con
conseguenze molto meno catastrofiche, ma per molti fan è comunque
una tragedia, anche se la parola fine non è stata ancora scritta –
ma sappiamo che un giorno lo sarà. Star Trek è in crisi.
UN FENOMENO
PASSEGGERO?
Molti ottimisti evitano
saggiamente di farsi prendere dallo sconforto, perché di momenti
neri Star Trek li ha sempre avuti nel bene e nel male. The Next
Generation non ebbe inizialmente un grande successo come serie
nelle prime stagioni, prima di prendere il volo e divenire uno dei
telefilm più celebri di tutti i tempi. L’Ultima Frontiera fu
un grande flop per la Paramount, visti gli scarsissimi incassi e la
delusione del pubblico, che portò il film ad uscire in Italia solo
in VHS. Anche Voyager e Deep Space Nine hanno avuto i
loro momenti bui, non diciamo nel nostro Paese (dove i momenti
felici per Star Trek si contano sulle dita di una mano) ma anche
negli stessi Stati Uniti. Tuttavia questa volta le cose sembrano
essere molto serie, soprattutto perché giungono ad aggravare
ulteriormente una crisi che si è trascinata per alcuni anni
preannunciando – per molti disfattisti – la Nemesi di Star Trek.
Il mondo sembra essere stanco di
Star Trek. Nonostante la grande pubblicità che la Paramount aveva
fatto per il nono film della serie, L’Insurrezione, spendendo
anche per lo stesso film fior di milioni in ottimi effetti speciali
ed affascinanti esterni, Star Trek IX non decollò affatto. Fu un
brutto colpo per i dirigenti della Paramount vedere frustrati tutti
i loro sforzi: incassi davvero mediocri, pubblico insoddisfatto, fan
estremamente critici. Il grande successo del film precedente,
Primo Contatto, pareva ormai un ricordo lontano davanti alla
brutale concretezza dei dati nelle mani dei produttori.
Anche dal lato della qualità dei
telefilm Star Trek aveva avuto un po’ di scossoni negli ultimi
tempi. Deep Space Nine era stata molto criticata,
inizialmente, ma si è ripresa talmente che le ultime stagioni si
sono rivelate tra le migliori mai realizzate. Stesse critiche si
erano avute per Voyager non tanto all’inizio quanto nella
seconda e terza stagione, ma anch’essa si era ripresa con energia
realizzando puntate di altissima qualità e il doppio episodio finale
della serie – che ha diviso i fan tra critici ed entusiasti –
mostrava indubbi meriti per l’originalità sia di sceneggiatura che
di regia, originalità che si è riscontrata spessissimo in queste
ultime due serie. Quindi è vero come qualcuno dice che Star Trek di
crisi ne ha sempre avute, tuttavia queste si sono rivelate sempre
temporanee e facilmente risolvibili. I problemi delle piccole e
periodiche crisi precedenti erano la mancanza di nuove idee, le
deboli scelte registiche, le discutibili innovazioni degli
sceneggiatori. Qui ora ci troviamo dinanzi a un fenomeno molto più
complesso, che ha le sue radici in una perdita di interesse e di
fiducia del pubblico e anche di molti fan stessi verso Star Trek,
dovuta a un problema di fondo dei produttori – ormai alla frutta –
ma anche alla formula ormai obsoleta. Star Trek è vecchio e in
decomposizione.
NEMESIS
Eppure, dopo il mezzo flop de
L’Insurrezione un’altra possibilità era stata data. Dopo molti
‘ma’ e molti ‘se’, la casa cinematografica aveva dato il via libera
a un decimo film che sarebbe dovuto essere il top della lunga
serie di film. Una domanda tuttavia era sorta spontanea davanti al
titolo, Nemesis, e al numero che lo accompagnava: il dieci.
Un numero abbastanza tondo e abbastanza rappresentativo, nonché un
titolo molto eloquente, che ha fatto pensare a molti – nonostante le
smentite dei dirigenti e del cast – che nel bene e nel male
Nemesis sarebbe stato il capitolo finale della serie
cinematografica di Star Trek. Ma anche se questa idea non avesse
sfiorato nessuno tra i produttori del film prima della sua uscita,
davanti alle chiare cifre degli incassi essa ha preso
improvvisamente e spaventosamente corpo e ora quella di andare
avanti e non mollare è solo una questione di coraggio.
Settanta milioni di dollari spesi
per Nemesis, una cifra non esorbitante per un film di
fantascienza ma la più alta mai spesa per uno di Star Trek, che di
solito si accontenta di piccole cifre. Un grande budget per un
incasso ristrettissimo. Negli USA, per la prima volta nella storia,
un film di Star Trek non si è piazzato alla prima posizione del
top ten nella prima settimana di programmazione. Non proprio un
caso, ma un evento che doveva essere previsto dai dirigenti perché
l’uscita di Nemesis è coincisa più o meno con quelle di
Harry Potter e la Camera dei Segreti, Il Signore degli
Anelli: Le Due Torri e 007 La morte può attendere.
Davanti a titoli di così largo richiamo come poteva Star Trek, che
pure è un “marchio di qualità” per gli americani ma ormai sui viali
del tramonto, godere del suo momento? Un’uscita del film in una
stagione meno affollata di kolossal avrebbe sicuramente aumentato
gli incassi di Nemesis, questo anche perché il film ha delle
indiscusse qualità che sia i fan sia una parte della critica ha
riconosciuto. Nemesis meritava molto di più, e parte del suo
insuccesso è stato colpa dei dirigenti Paramount. A sorpresa,
invece, in Gran Bretagna il film si è ancorato per un po’ di
settimane al secondo posto della top ten incassando più del
previsto e – in rapporto di sale e aspettative – anche più degli
USA. Un’accoglienza discreta il film l’ha avuta anche in altri paesi
europei, mentre come sempre in Italia (che da sempre considera Star
Trek marchio di serie B, nessuno tra i fan ha ancora capito il
perché) Nemesis è stato snobbato dalla casa di distribuzione
nostrana, che ne ha fissato l’uscita per Maggio, cioè con cinque
mesi di ritardo rispetto all’uscita americana!
ENTERPRISE
Non soltanto nell’ambito
cinematografico Star Trek aveva avuto un’altra grande possibilità.
Anche nell’ambito più importante, quello delle serie televisive, il
più celebre prodotto fantascientifico per la TV si era rinnovato con
quella che per i dirigenti – e per una parte dei fan, tra cui io
stesso – è sembrata un’ottima scelta: un prequel che avrebbe
raccontato finalmente l’origine della Federazione, i primi contatti,
i tempi in cui la velocità curvatura era ancora limitata e in cui si
iniziava ad incontrare razze come quella dei Klingon o dei Romulani.
Ed in effetti Enterprise, come è stata chiamata la nuova
serie, è sembrata inizialmente funzionare benissimo. Dalla parte
tecnica, il telefilm si è rivelato il migliore finora ottenuto: il
design delle navi, le divise, il trucco, gli effetti speciali, tutti
ottimi. E il cast pure: niente nomi che spiccano, al di là del noto
Scott Bakula che interpreta il capitano Archer, ma grandi doti
recitative. Per non parlare delle trame: originali, divertenti,
drammatiche, avvincenti, coerenti con lo spirito di Star Trek. Ci si
aspettava un ottimo risultato, e straordinariamente così è stato. La
prima stagione di Enterprise, trasmessa sul canale americano
UPN, ha portato davanti agli schermi milioni di spettatori per un
risultato in termini di audience non eclatante, ma tra i migliori
nell’ambito di Star Trek. Mai una prima stagione aveva ottenuto un
tal successo, e questo dato è fondamentale perché ha fatto capire
molte cose. Gli americani sono ancora affezionati a Star Trek, il
problema è che hanno perso fiducia in essa. Troppe volte Star Trek
li ha delusi con trovate deboli, puntate fiacche, film scadenti.
Ma questo nuovo
entusiasmo per Star Trek, sebbene contenuto, era ciò che ci voleva
per un prodotto che da qualche anno a questa parte stava
attraversando una crisi che, come abbiamo già detto sopra,
cominciava a inquietare anche i produttori. Tuttavia, alla prima
serie – che tra alti e bassi si è mantenuta su un livello di
audience più che soddisfacente – è subentrata una seconda serie che
ha portato Enteprise sull’orlo del disastro. Le puntate si
sono fatte, tutt’a un tratto, ripetitive e monotone, sfruttando
cliché così già visti da portare alla nausea anche i più fedeli
trekker. Luigi Pachì e Silvio Sosio, assidui trekker nonché
redattori della rivista on-line Delos Science Fiction, hanno scritto
in un brillante editoriale del numero 77 del magazine: «di
fronte a puntate basate sull'entusiasmante costruzione di una nuova
poltrona per il capitano o sul brivido di spalmare cremine sulla
solita vulcaniana in bikini, si finisce per rimpiangere persino la
seconda, tremenda stagione di Next Generation, quando lo sciopero
degli sceneggiatori costrinse la produzione a inventarne di cotte e
di crude. Enterprise ha toccato un fondo così profondo dal quale
sarà difficile risalire. Il peggio forse l'ha raggiunto con
l'episodio Vanishing point nel quale Hoshi va "fuori fase" e diventa
invisibile, acquistando la capacità di passare attraverso i muri (ma
non attraverso il pavimento, certo). Già sentito? Il peggio è la
conclusione: era tutto un sogno! Una soluzione per risolvere le
situazioni difficili che era già obsoleta ai tempi di Edgar Allan
Poe.»
Ma
la situazione è questa qui sopra riportata. Davanti al calo notevole
di ascolti e alle lamentele del pubblico, dei fan e della critica, i
dirigenti della Paramount hanno deciso giustamente di prendere in
mano la situazione convocando i produttori Rick Barman e Brannon
Braga per capire cosa stesse succedendo e stabilendo che la colpa
del declino di Star Trek sia loro. Susanna Ricci, redattrice della
celebre rivista on-line Star Trek Italia Magazine, scrive nel numero
45: «Poi
cosa è successo? Me lo sto chiedendo…
Della seconda stagione si salva solo
A night in sickbay per il
coraggio dimostrato nell'affrontare argomenti un po' scabrosi. Gli
altri episodi sono di una piattezza desolante. Ne cercavo uno per
poterne parlare nell'articolo di questo mese e mi sono trovata ad un
empasse. Poi ho saputo, notizia abbastanza fresca, che la
trasmissione dei nuovi episodi in America è stata sospesa ed hanno
deciso di trasmettere delle repliche dei telefilm già prodotti. È un
fenomeno normale? Non lo so. Sono in fase di riflessione? Non ne ho
idea.
Stanno facendo brainstorming per dare nuova linfa a delle storie che
ormai sanno di stantio? Me lo auguro.» Enterprise è stato
realmente sospeso. Per circa 30 giorni la serie non è stata
trasmessa, probabilmente per tirare le somme e cercare nuove idee.
Qualcuno parla di cancellarla definitivamente e sostituirla con una
completamente nuova, incentrata sulle avventure di William Riker e
Deanna Troi di TNG dopo Nemesis. Ma al di là di ipotesi
perlopiù campate per aria e affermazioni poco rassicuranti, il fatto
è che una serie di Star Trek per la prima volta è stata sospesa a
tempo indeterminato.
LE RAGIONI
Star Trek ha ormai fatto il
suo tempo? Sono in molti a crederlo, vista la sua veneranda età (per
una serie TV), l’esaurimento apparente delle buone idee e una
vecchiaia fisica che traspare dalle espressioni degli eroi di The
Next Generation che ancora vediamo nei film. Tuttavia questa non può
essere la ragione – o almeno non l’unica – del decadimento di Star
Trek. Semmai può essere uno dei fattori che ha causato l’arrivo a
questo punto di rottura. Le idee non finiscono mai, questa è una
costante universale che tutte le persone creative conoscono bene. La
letteratura è nata migliaia di anni fa ma ancora oggi, nonostante il
numero di romanzi sia cresciuto a dismisura, continuano a emergere
idee originali e innovative. E questo discorso vale anche per i film
e per i telefilm. Non occorrono certo persone estremamente
fantasiose per inventare nuove ed interessanti trame, e certamente
non si può credere che gli sceneggiatori pagati dalla produzione di
Star Trek non siano capaci di inventare nulla di nuovo.
La verità è un’altra: da un
punto di vista tecnico, Enterprise presenta molte difficoltà
perché non possono essere inventate trame sconvolgenti che
rivoluzionino tutto. Enterprise è un prequel, e per questo
ogni novità deve essere attentamente vagliata per assicurarsi che
non contrasti con le serie cronologicamente successive (anche un
microscopico riferimento può ribaltare tutto). Non si può
improvvisamente narrare dell’invasione della Federazione da parte di
una nuova civiltà, perché poi i fan si chiederebbero giustamente: e
che fine ha fatto questa nuova razza? Ogni tanto si possono
inventare intelligenti vie di fuga, ma un abuso di queste renderebbe
la cosa molto ripetitiva. Ecco perché spesso le puntate si riducono,
come ha detto Susanna Ricci più sopra, a raccontare la costruzione
di una nuova poltrona del capitano eccetera.
E per quanto riguarda
Nemesis? Essendo il film più lontano cronologicamente di tutto
Star Trek, è possibile inserire nuove trame avvincenti ed originali.
Tuttavia, ciò non succede. Molti hanno giustamente notato che,
mentre i film della serie classica erano più o meno legati tra loto
e non avevano certo paura di introdurre novità clamorose quali la
morte di Spock o la pace tra Klingon e Federazione, i film della
Next Generation sono molto più statici. Generazioni presenta
un’ottima trama, ma serve solo da anello di congiunzione. Anche
Primo Contatto è un film notevole, e qui almeno di novità ce ne
sono abbastanza - la regina dei Borg, il primo contatto Vulcaniani
Umani - , ma né clamorose né definitive (dobbiamo vedere la
distruzione finale della Collettività Borg solo nella puntata
conclusiva di Voyager?). Non parliamo de L’Insurrezione,
che non aggiunge né toglie niente. Nemesis fa un buon passo
in avanti, con colpi di scena anche clamorosi che tuttavia non
riferirò qui. Ma nonostante tutto, manca molta originalità. Le
storie sono slegate, ad un’analisi superficiale anche ripetitive, e
spesso potrebbero essere facilmente relegate a doppia puntata
televisiva.
Infine c’è il problema vero e
proprio della vecchiaia. Star Trek non può certo essere
vecchio,
chiariamoci. Una serie fantascientifica ambientata nel futuro può
mai diventare sorpassata. Tuttavia il pubblico in generale vede in
questo eterno continuare di Star Trek, dalla fine dagli anni ’60 ad
oggi, come un monotono riciclarsi di vecchie storie e sembra volere
novità a tutti costi. Forse è stata una buona idea togliere il
prefisso “Star Trek” alla nuova serie
Enterprise.
Sembra ormai che quelle due magiche paroline siano sinonimo di
ripetitività. Ma è un fenomeno, questo, che colpisce gli stessi
produttori, i quali hanno da una parte intenzione di ancorarsi ai
vecchi schemi roddenberriani per far felici i fan (e a volte
inventano buone trovate, ma ormai la cosa è davvero superata!),
dall’altra hanno paura di creare qualcosa di troppo originale che
potrebbe andare clamorosamente fuori gli schemi. Star Trek non
dovrebbe avere schemi fissi, o almeno non troppi. Non ci dovrebbero
essere limiti da non valicare, tranne quelli del buon gusto. I
produttori sembrano aver così tanta paura di quel vuoto che li
attende dopo la conclusione di
Voyager
e
Deep Space Nine,
che si sono rintanati nel prequel per dover rimandare il più a lungo
possibile il giorno in cui sarà necessario raccontare cosa accade
dopo...
LE SOLUZIONI
Quali possono essere le vie di
uscita per Star Trek da questo fenomeno di decadimento in cui si
ritrova? Certamente non posso indicare soluzioni definitive e
rivoluzionarie, ma credo che non pochi tra fan e pubblico in
generale abbiamo le loro idee su come Star Trek dovrebbe
riprendersi. Non c’è poi molto da fare. A parer mio la cosa più
importante è quella di osare. I produttori e gli sceneggiatori
devono avere la forza e il coraggio di uscire dagli schemi imposti
da tanti anni di Star Trek, creare qualcosa di davvero innovativo
ma, beninteso, non tradendo gli elementi di base che hanno fatto
grande questo telefilm. Ora lasciamo stare Enterprise, che
nel bene e nel male dovrebbe riuscire ad andare avanti nel tempo, e
pensiamo al futuro che c’è dopo Enterprise. Altri film di
Star Trek? Un altro telefilm? Prima di tutto ci vorrebbe un periodo
di pausa. L’attenzione e l’interesse del pubblico sono di sicuro
calati davanti a quella specie di overdose trek avvenuta con la
contemporanea trasmissione degli episodi di Deep Space Nine e
Voyager. Diciamo che un bel quinquennio di pausa dovrebbe
riuscire a far tornare nel grosso pubblico la fame di Star trek e,
al contempo, darebbe la possibilità di pensare meglio a nuove
edizioni del telefilm e a trame notevolmente più originali e
innovative.
Sui film c’è da fare un
discorso diverso. Anche qui c’è bisogno di un bel periodo di pausa,
prima di riprendere a sfornarli. L’equipaggio della TOS, la serie
originale, è ormai impossibile da usare, anche perché uno degli
elementi principali (il dottor McCoy) è morto e Shatner e Nimoy sono
ormai davvero vecchi. Il cast di TNG, la “Next Generation”, ha ormai
fatto il suo tempo: 4 film, e più di un decennio di sfruttamento.
Non sono certo inutilizzabili, perché capacità ce ne hanno ancora,
ma la loro immagine è ormai stantia. Servono facce nuove per i film,
ma dove trovarle? L’equipaggio di Voyager non è il più adatto,
perché la storia è iniziata e finita col telefilm e nuove puntate
epocali da raccontare non ce ne possono essere. Semmai si potrebbero
utilizzare i personaggi di Deep Space Nine, ma l’ambiente
della stazione spaziale (anche se con la possibilità di fare delle ‘escursioni’)
si presta ben poco all’atmosfera cinematografica, e se i personaggi
venissero usati al di fuori del loro contesto naturale si perderebbe
parte dello spirito di DS9. Forse non ha tutti i torti Brannon Braga
dichiarando che per il futuro andrebbe bene un film che in qualche
modo usasse i personaggi delle serie The Next Generation,
Voyager e Deep Space Nine. Ma quale trama può reggere a
quello che più che altro sembra l’incontro tra vecchi amici e
conoscenti in un affollato bar? Quanto ad usare i personaggi di
Enterprise, il problema sta nel trovare anche qui una trama
abbastanza originale da permettere la realizzazione di un film.
Forse bisogna aspettare di creare una serie del tutto nuova per poi
trarne episodi cinematografici. In questo caso l’attesa sarebbe
lunga, ma il pubblico risponderebbe molto bene ad un uscita attesa
da molti anni (vedasi il caso di Star Wars Episodio I).
Inoltre c’è bisogno di creare
un connubio adatto tra azione e riflessione. Si deve evitare di
scadere in episodi di telefilm completamente privi di energia e
totalmente dediti all’introspezione interna (come le puntate di
Voyager con Chakotay protagonista immerso nelle sue visioni
tribali: delle noie assurde!). E allo stesso tempo evitare puntate o
film che, cercando di ricalcare la formula vincente della nuova
scuola cinematografica di fantascienza, si basino solo su battaglie,
pugni e corse a perdifiato. Film come L’Insurrezione e anche
Nemesis hanno cercato di trovare il giusto mezzo, ma è stato
un mezzo flop. Film come Rotta verso la Terra o L’Ira di
Kahn ci sono riusciti molto meglio e con molta più classe.
Riuscirà Star
Trek a riprendersi e trovare la via giusta per andare avanti e
continuare per ancora molti anni a esplorare nuovi mondi per
giungere lì dove nessuno è mai giunto prima, o perirà nel tentativo?
Ai posteri l’ardua sentenza.
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