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Seppur spesso in contrasto nelle metodologie, Kirk e Spock sono sempre ligi ai principi della Federazione.

Ne L'Insurrezione l'ammiraglio Daugharty ordina la deportazione di 200 persone, salvo poi ravvedersi.

Il capitano Picard ha lottato durante la sua carriera per la conservazione dei valori della Federazione.

Il presidente della Federazione, Jaresh-Inyo, durante la crisi del Dominio.

 

 
IL LATO OSCURO della DEMOCRAZIA

Star Trek ci fornisce, al di là della verosimiglianza degli aspetti tecnologici, interessanti spunti di riflessione sulla politica e il sociale. Soffermiamoci sulla Federazione dei Pianeti Uniti, che dalla Next Generation a oggi ci appare come il massimo trionfo di quei valori che raccogliamo sotto il nome di ‘democrazia’. Il film Primo Contatto esplica perfettamente tutto ciò: il capitano Picard, davanti alla primitiva terrestre di scarse vedute e piccolezza mentale, si vanagloria nei grandi passi avanti che l’umanità ha compiuto. Non si usa più denaro, non è più il desiderio di fare soldi a muovere la società, non esistono malattie né povertà. La Federazione è democratica, tutti contano al suo interno, e le razze che vivono in modo disagiato sono aiutate generosamente e senza tornaconti. Ma già poco dopo, nello stesso film, la ‘primitiva terrestre’ dimostra a Picard come egli si stia illudendo: l’uomo è sempre schiavo dei gretti sentimenti che fanno parte, in fin dei conti, della sua natura.

Un triste ritorno alla realtà è quello che Primo Contatto, visto da una certa ottica, ci propone. Ma appunto un ritorno alla realtà. Da questo momento in poi la Federazione perde ai nostri occhi il valore che possedeva prima, e Star Trek sottolinea questo fattore soprattutto in Deep Space Nine. Ma andiamo con ordine, e parliamo della cosiddetta Serie classica. Qui abbiamo ben pochi spunti su cui basarci per una critica al concetto di democrazia della Federazione, dato che nelle avventure di Kirk e compagni la Federazione non è stata ancora delineata con la dovuta chiarezza. Tuttavia i film della Seria classica colmano questa pecca; soprattutto Rotta verso l’ignoto. Qui tutta la trama gira intorno a una decisione vitale della Federazione: proclamare la pace con i Klingon, o approfittare della loro debolezza per spazzare via per sempre la minaccia che essi rappresentano. Un governo del tutto democratico non si porrebbe nemmeno la domanda, eppure all’interno della Federazione il dibattito è violento e non sono pochi i falchi che propendono per la seconda ipotesi. Al punto che proprio questi ultimi finiranno per cospirare per far fallire l’incontro diplomatico, alleandosi con il nemico e agendo insieme per mantenere lo status quo di guerra fredda. Il punto interessante del film è che Kirk stesso è uno degli oppositori alla tesi della pace con i Klingon, ma egli sottomette i suoi odi personali per il bene della Federazione.

E’ con la Next Generation che il concetto di Federazione viene finalmente tratteggiato con la massima chiarezza. Jean-Luc Picard è il tipico prodotto di questo governo così aperto e democratico. Il suo equipaggio è composto da rappresentanti di alcune razze aliene che compongono la Federazione: Deanna Troi è una betazoide, e ogni tanto appaiono i soliti Vulcaniani e altri alieni. Worf è un Klingon, e rappresenta la chiusura ‘definitiva’ della frattura tra le due razze storicamente nemiche acerrime. E qui finiamo per imbatterci quasi quotidianamente in quella che è definita la Prima Direttiva: la Federazione non può prendere contatti con razze che ancora non hanno raggiunto la cosiddetta ‘maturità tecnologica’, allo scopo di impedire uno shock culturale che potrebbe portare alla rovina completa. La Prima Direttiva è un esempio straordinario di democrazia: un governo si trova davanti a popoli primitivi che magari possiedono grandi risorse, ma non li distrugge né li sottomette e lascia che questi continuino a vivere come vogliono. Tuttavia la Prima Direttiva è senza dubbio la regola più ignorata dalla Federazione. Non solo dai membri dell’Enterprise, che lo fanno “a fin di bene”, ma dal governo stesso. L’Insurrezione dimostra chiaramente dove si sta arrivando: il governo federale è disposto a deportare un popolo ancora apparentemente non maturo per impossessarsi delle risorse che il loro pianeta possiede, e per far questo si allea con una razza aggressiva e brutale che calpesta a cuor leggero tutti i valori democratici della Federazione. Il capitano Picard si rende conto che il governo agisce per il bene della maggioranza, e che in tal modo – con il sacrificio di poche centinaia di persone – se ne salverebbero decine di miliardi. Eppure è il principio ad essere importante. Quali che siano le ragioni, il fine non giustifica i mezzi perché in tal modo si disconoscerebbe la legge perno della Federazione, aprendo un inquietante precedente che potrebbe essere utilizzato in modi impensabili.

Come già detto prima, Deep Space Nine sviluppa maggiormente il concetto del degrado che la Federazione sta subendo. Ci troviamo di fronte alla più grande e sanguinosa guerra interstellare mai combattuta. La Federazione agisce spesso in modi dispotici ed eccessivi per impedire la sconfitta, sacrificando spesso inutilmente moltissime vite. Al centro di tutta questa riflessione si può porre il fondamentale doppio episodio della quarta stagione di DS9, composto da Il nemico tra noi e Paradiso perduto. Ambientate sulla Terra, queste due puntate vedono il capitano Sisko alle prese con un complotto della Flotta Stellare per imporre una dittatura militare sul pianeta. La ragione è che, mentre il presidente della Federazione Jaresh-Inyo sottovaluta la minaccia del Dominio e non vuole mettere a rischio il benessere della Terra, i vertici della Flotta sono convinti che la salvezza della Federazione necessiti di un atto di forza. Così, l'ammiraglio Leyton mette in atto un sabotaggio ai generatori d'energia della Terra paventando l'imminente assalto della flotta Jem'Hadar e ottenendo quindi la promulgazione della legge marziale. Al contempo, si prepara a mettere fuori gioco il presidente e a concentrare il potere nelle mani della Flotta Stellare. È la paura a dominare i comportamenti di Leyton e dei suoi seguaci. Ma è la stessa paura che condivide Sisko, anzi minore perché Sisko ha visto in faccia il volto demoniaco del Dominio. Eppure, Sisko si oppone al piano del suo superiore non perché ne deplori il fine - anche lui ritiene Jaresh-Inyo troppo debole, e la Terra troppo scoperta - ma i mezzi, chiaramente in contrasto col giuramento di fedeltà prestato alla Federazione. Il rischio che gli sceneggiatori di questi due episodi vogliono sottolineare è che, per combattere un nemico spietato, si finisca per adottare gli stessi mezzi del nemico, ossia la sospensione di ogni libertà e norma democratica.

La Flotta Stellare, in quanto braccio militare della Federazione, è il più esposto alla possibilità di slegarsi dal controllo politico. Del resto, in tutta la serie di Deep Space Nine le forze militari dei rispettivi governi si sciolgono dal controllo politico: l'Ordine Ossiadiano su Cardassia, la Tal Shiar su Romulus. La guerra contro il Dominio, in Deep Space Nine, mette chiaramente in guardia dalla debolezza delle democrazie in tempi di gravi crisi. Il 'paradiso' che la Federazione ha costruito rischia di andare in pezzi perché, per difenderlo, sembra necessario sacrificarne i pilastri. In molte puntate notiamo come spesso i comandi della Flotta Stellare compiano scelte drastiche e spesso sanguinose al solo scopo di vincere il conflitto. Nello splendido episodio In the Pale Moolight della sesta stagione, Sisko finisce per diventare complice del brutale assassinio di un ambasciatore romulano e della sua scorta pur di costringre i Romulani a entrare in guerra contro il Dominio. E, come mormora Sisko al termine della storia, "è facile convivere col rimorso, se si è convinti di aver agito per la giusta causa". La facilità con cui la Flotta Stellare può finire per porsi contro ogni democratico principio della Federazione è evidente specialmente quando di tratta di contraddire la Prima Direttiva. Kirk era un maestro in questo, mentre già Picard si dimostra molto più rigido. La cosa sorprendente, che apprendiamo in Enterprise, è che in realtà la Prima Direttiva non era presa molto in considerazione dagli umani della prima Federazione, che la vedevano come inutile imposizione dei Vulcaniani. Il capitano Archer si diverte ad ignorare quella che in futuro diverrà la legge base della Flotta Stellare, compromettendo a volte seriamente le relazioni con le altre razze (vedasi il primo contatto con i Klingon).

E a volte, ancora peggio, la Federazione e la Flotta Stellare si nascondono dietro un’eccessiva autodisciplina. Quante volte in alcune puntate abbiamo visto che i metodi spicci e diretti, ma risolutivi, di qualche membro dell’equipaggio che vuole contravvenire agli ordini per salvare la situazione, venivano frustrati da un citare regole a raffica senza senso (spesso dei fin troppo esasperati Vulcaniani). Un’autodisciplina che sembra aver prosciugato le virtù di solidarietà e coraggio e la capacità dell’ uomo di agire autonomamente dalle leggi quando occorre. La serie Voyager abbonda di esempi interessanti al riguardo. Nel pilot della serie, Il Guardino, il capitano Janeway distrugge la struttura che ha portato la Voyager nel quadrante Delta per salvare la specie degli Okampa dalla distruzione, pur sapendo che quel gesto significa condannare l'astronave federale a non poter probabilmente tornare più a casa. Lontana dalla Federazione migliaia di anni luce, il capitano Janeway è proprio l'esempio perfetto di come un ufficiale della Federazione dovrebbe essere. Non sono poche le volte in cui ella dubita del proprio comportamento, in cui mette in dubbio le sue scelte che hanno portato sacrifici enormi per l'equipaggio della Voyager. Eppure, Janeway non crolla mai, esita interiormente ma poi si comporta sempre come i principi della Flotta Stellare - non il regolamento, o almeno non sempre, ma i principi - richiedono. L'unica volta in cui va contro quei principi e giunge quasi a macchiarsi di complicità in un omicidio è quando si scontra con la nave federale USS Equinox, perché ella vede nel suo comandante tutto ciò che la Flotta Stellare e la Federazione non dovrebbero mai diventare.

La Federazione, tuttavia, ci appare sempre inamovibile per quanto riguarda principi e regolamenti. Ma spesso e volentieri dietro la perfezione eccessiva sembra annidarsi l’autocompiacimento e l’eccessivo senso di protezione verso razze aliene che dà l’impressione di non scaturire da un sincero interesse ma da un’implicita certezza di superiorità. Dichiarazioni di insensato razzismo scaturite a volte dagli stessi protagonisti lasciano perplessi. Al di là degli scherzosi contrasti tra Spock e McCoy, assistiamo a numerose incomprensioni tra le varie razze che coabitano su Deep Space Nine o tra i membri dell’equipaggio della Voyager. Divergenze tra i membri Maquis e federali sulla Voyager, divergenze razziali o anche religiose su DS9. Il rapporto tra la Federazione e Bajor, ad esempio, è molto contrastato. Ne L’Insurrezione Riker chiede a Deanna Troi, comprensibilmente, perché la Federazione si sia alleata con una razza infima come quella dei Son’a, che ha reso schiave altre civiltà e calpesta fischiettando tutti gli ‘intoccabili’ principi federali. Già Roddenberry, a partire dai primi film per il grande schermo, volle focalizzare l'attenzione sul lato oscuro della Federazione. Era probabilmente un avviso diretto agli spettatori americani, che nelle Federazione chiaramente rintracciavano l'auspicato futuro degli Stati Uniti d'America. Gli sceneggiatori delle serie successive hanno ripreso questo tema, mostrando sempre più chiaramente come, alla lunga, la Federazione rischi di perdere il suo paradiso,  trasfromandola in quella che i Klingon definirono giustamente “un circolo privato riservato alla razza umana” (Rotta verso l'Ignoto). La paura del diverso non è venuta meno dopo la nascita della Federazione. Negli anni immediatamente precedenti, narrati nella serie Enterprise, assistiamo al tentativo del gruppo terroristico Terra Prime di espellere dal pianeta tutti gli alieni, supportata dalle paure degli esseri umani nei riguardi di un universo che cominciava a dimostrare la propria scarsa ospitalità. In Star Trek lo spettatore può leggere in controluce molta della storia politica degli Stati Uniti: alla scelta dell'isolazionismo, quella dell'interventismo in favore della democrazia. E i tanti lati oscuri che tale scelta comporta e comporterà in futuro.

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