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Star Trek ci
fornisce, al di là della verosimiglianza degli aspetti tecnologici,
interessanti spunti di riflessione sulla politica e il sociale.
Soffermiamoci sulla Federazione dei Pianeti Uniti, che dalla Next
Generation a oggi ci appare come il massimo trionfo di quei
valori che raccogliamo sotto il nome di ‘democrazia’. Il film
Primo Contatto esplica perfettamente tutto ciò: il capitano
Picard, davanti alla primitiva terrestre di scarse vedute e
piccolezza mentale, si vanagloria nei grandi passi avanti che
l’umanità ha compiuto. Non si usa più denaro, non è più il desiderio
di fare soldi a muovere la società, non esistono malattie né povertà.
La Federazione è democratica, tutti contano al suo interno, e le
razze che vivono in modo disagiato sono aiutate generosamente e
senza tornaconti. Ma già poco dopo, nello stesso film, la ‘primitiva
terrestre’ dimostra a Picard come egli si stia illudendo: l’uomo è
sempre schiavo dei gretti sentimenti che fanno parte, in fin dei
conti, della sua natura.
Un triste ritorno
alla realtà è quello che Primo Contatto, visto da una certa
ottica, ci propone. Ma appunto un ritorno alla realtà. Da
questo momento in poi la Federazione perde ai nostri occhi il valore
che possedeva prima, e Star Trek sottolinea questo fattore
soprattutto in Deep Space Nine. Ma andiamo con ordine, e
parliamo della cosiddetta Serie classica. Qui abbiamo ben pochi
spunti su cui basarci per una critica al concetto di democrazia
della Federazione, dato che nelle avventure di Kirk e compagni la
Federazione non è stata ancora delineata con la dovuta chiarezza.
Tuttavia i film della Seria classica colmano questa pecca;
soprattutto Rotta verso l’ignoto. Qui tutta la trama gira
intorno a una decisione vitale della Federazione: proclamare la pace
con i Klingon, o approfittare della loro debolezza per spazzare via
per sempre la minaccia che essi rappresentano. Un governo del tutto
democratico non si porrebbe nemmeno la domanda, eppure all’interno
della Federazione il dibattito è violento e non sono pochi i falchi
che propendono per la seconda ipotesi. Al punto che proprio questi
ultimi finiranno per cospirare per far fallire l’incontro
diplomatico, alleandosi con il nemico e agendo insieme per mantenere
lo status quo di guerra fredda. Il punto interessante del
film è che Kirk stesso è uno degli oppositori alla tesi della pace
con i Klingon, ma egli sottomette i suoi odi personali per il bene
della Federazione.
E’ con la Next
Generation che il concetto di Federazione viene finalmente
tratteggiato con la massima chiarezza. Jean-Luc Picard è il tipico
prodotto di questo governo così aperto e democratico. Il suo
equipaggio è composto da rappresentanti di alcune razze aliene che
compongono la Federazione: Deanna Troi è una betazoide, e ogni tanto
appaiono i soliti Vulcaniani e altri alieni. Worf è un Klingon, e
rappresenta la chiusura ‘definitiva’ della frattura tra le due razze
storicamente nemiche acerrime. E qui finiamo per imbatterci quasi
quotidianamente in quella che è definita la Prima Direttiva: la
Federazione non può prendere contatti con razze che ancora non hanno
raggiunto la cosiddetta ‘maturità tecnologica’, allo scopo di
impedire uno shock culturale che potrebbe portare alla rovina
completa. La Prima Direttiva è un esempio straordinario di
democrazia: un governo si trova davanti a popoli primitivi che
magari possiedono grandi risorse, ma non li distrugge né li
sottomette e lascia che questi continuino a vivere come vogliono.
Tuttavia la Prima Direttiva è senza dubbio la regola più ignorata
dalla Federazione. Non solo dai membri dell’Enterprise, che
lo fanno “a fin di bene”, ma dal governo stesso. L’Insurrezione
dimostra chiaramente dove si sta arrivando: il governo federale è
disposto a deportare un popolo ancora apparentemente non maturo per
impossessarsi delle risorse che il loro pianeta possiede, e per far
questo si allea con una razza aggressiva e brutale che calpesta a
cuor leggero tutti i valori democratici della Federazione. Il
capitano Picard si rende conto che il governo agisce per il bene
della maggioranza, e che in tal modo – con il sacrificio di poche
centinaia di persone – se ne salverebbero decine di miliardi. Eppure
è il principio ad essere importante. Quali che siano le ragioni, il
fine non giustifica i mezzi perché in tal modo si disconoscerebbe la
legge perno della Federazione, aprendo un inquietante precedente che
potrebbe essere utilizzato in modi impensabili.
Come già detto
prima, Deep Space Nine sviluppa maggiormente il concetto del
degrado che la Federazione sta subendo. Ci troviamo di fronte alla
più grande e sanguinosa guerra interstellare mai combattuta. La
Federazione agisce spesso in modi dispotici ed eccessivi per
impedire la sconfitta, sacrificando spesso inutilmente moltissime
vite. Al centro di tutta questa riflessione si può porre il
fondamentale doppio episodio della quarta stagione di DS9, composto
da Il nemico tra noi e Paradiso perduto. Ambientate
sulla Terra, queste due puntate vedono il capitano Sisko alle prese
con un complotto della Flotta Stellare per imporre una dittatura
militare sul pianeta. La ragione è che, mentre il presidente della
Federazione Jaresh-Inyo sottovaluta la minaccia del Dominio e non
vuole mettere a rischio il benessere della Terra, i vertici della
Flotta sono convinti che la salvezza della Federazione necessiti di
un atto di forza. Così, l'ammiraglio Leyton mette in atto un
sabotaggio ai generatori d'energia della Terra paventando
l'imminente assalto della flotta Jem'Hadar e ottenendo quindi la
promulgazione della legge marziale. Al contempo, si prepara a
mettere fuori gioco il presidente e a concentrare il potere nelle
mani della Flotta Stellare. È la paura a dominare i comportamenti di
Leyton e dei suoi seguaci. Ma è la stessa paura che condivide Sisko,
anzi minore perché Sisko ha visto in faccia il volto demoniaco del
Dominio. Eppure, Sisko si oppone al piano del suo superiore non
perché ne deplori il fine - anche lui ritiene Jaresh-Inyo troppo
debole, e la Terra troppo scoperta - ma i mezzi, chiaramente in
contrasto col giuramento di fedeltà prestato alla Federazione. Il
rischio che gli sceneggiatori di questi due episodi vogliono
sottolineare è che, per combattere un nemico spietato, si finisca
per adottare gli stessi mezzi del nemico, ossia la sospensione di
ogni libertà e norma democratica.
La
Flotta
Stellare, in quanto braccio militare della Federazione, è il più
esposto alla possibilità di slegarsi dal controllo politico. Del
resto, in tutta la serie di Deep Space Nine le forze militari
dei rispettivi governi si sciolgono dal controllo politico: l'Ordine
Ossiadiano su Cardassia, la Tal Shiar su Romulus. La guerra
contro il Dominio, in Deep Space Nine, mette chiaramente in
guardia dalla debolezza delle democrazie in tempi di gravi crisi. Il
'paradiso' che la Federazione ha costruito rischia di andare in
pezzi perché, per difenderlo, sembra necessario sacrificarne i
pilastri. In
molte puntate notiamo come spesso i comandi della Flotta Stellare
compiano scelte drastiche e spesso sanguinose al solo scopo di
vincere il conflitto. Nello splendido episodio In the Pale
Moolight della sesta stagione, Sisko finisce per diventare
complice del brutale assassinio di un ambasciatore romulano e della
sua scorta pur di costringre i Romulani a entrare in guerra contro
il Dominio. E, come mormora Sisko al termine della storia, "è facile
convivere col rimorso, se si è convinti di aver agito per la giusta
causa". La facilità con cui la Flotta Stellare può finire per porsi
contro ogni democratico principio della Federazione è evidente specialmente quando di tratta di contraddire la Prima Direttiva.
Kirk era un maestro in questo, mentre già Picard si dimostra molto
più rigido. La cosa sorprendente, che apprendiamo in Enterprise,
è che in realtà la Prima Direttiva non era presa molto in
considerazione dagli umani della prima Federazione, che la vedevano
come inutile imposizione dei Vulcaniani. Il capitano Archer si
diverte ad ignorare quella che in futuro diverrà la legge base della
Flotta Stellare, compromettendo a volte seriamente le relazioni con
le altre razze (vedasi il primo contatto con i Klingon).
E a volte, ancora
peggio, la Federazione e la Flotta Stellare si nascondono dietro
un’eccessiva autodisciplina. Quante volte in alcune puntate abbiamo
visto che i metodi spicci e diretti, ma risolutivi, di qualche
membro dell’equipaggio che vuole contravvenire agli ordini per
salvare la situazione, venivano frustrati da un citare regole a
raffica senza senso (spesso dei fin troppo esasperati Vulcaniani).
Un’autodisciplina che sembra aver prosciugato le virtù di
solidarietà e coraggio e la capacità dell’ uomo di agire
autonomamente dalle leggi quando occorre. La serie Voyager
abbonda di esempi interessanti al riguardo. Nel pilot della serie,
Il Guardino, il capitano Janeway distrugge la struttura che
ha portato la Voyager nel quadrante Delta per salvare la specie
degli Okampa dalla distruzione, pur sapendo che quel gesto significa
condannare l'astronave federale a non poter probabilmente tornare
più a casa. Lontana dalla Federazione migliaia di anni luce, il
capitano Janeway è proprio l'esempio perfetto di come un ufficiale
della Federazione dovrebbe essere. Non sono poche le volte in cui
ella dubita del proprio comportamento, in cui mette in dubbio le sue
scelte che hanno portato sacrifici enormi per l'equipaggio della
Voyager. Eppure, Janeway non crolla mai, esita interiormente ma poi
si comporta sempre come i principi della Flotta Stellare - non il
regolamento, o almeno non sempre, ma i principi - richiedono.
L'unica volta in cui va contro quei principi e giunge quasi a
macchiarsi di complicità in un omicidio è quando si scontra con la
nave federale USS Equinox, perché ella vede nel suo comandante tutto
ciò che la Flotta Stellare e la Federazione non dovrebbero mai
diventare.
La Federazione,
tuttavia, ci appare sempre inamovibile per quanto riguarda principi
e regolamenti. Ma spesso e volentieri dietro la perfezione eccessiva
sembra annidarsi l’autocompiacimento e l’eccessivo senso di protezione
verso razze aliene che dà l’impressione di non scaturire da un
sincero interesse ma da un’implicita certezza di superiorità.
Dichiarazioni di insensato razzismo scaturite a volte dagli stessi
protagonisti lasciano perplessi. Al di là degli scherzosi contrasti
tra Spock e McCoy, assistiamo a numerose incomprensioni tra le varie
razze che coabitano su Deep Space Nine o tra i membri
dell’equipaggio della Voyager. Divergenze tra i membri Maquis e
federali sulla Voyager, divergenze razziali o anche religiose su
DS9. Il rapporto tra la Federazione e Bajor, ad esempio, è molto
contrastato. Ne L’Insurrezione Riker chiede a Deanna Troi,
comprensibilmente, perché la Federazione si sia alleata con una
razza infima come quella dei Son’a, che ha reso schiave altre
civiltà e calpesta fischiettando tutti gli ‘intoccabili’ principi
federali. Già Roddenberry, a partire dai primi film per il grande
schermo, volle focalizzare l'attenzione sul lato oscuro della
Federazione. Era probabilmente un avviso diretto agli spettatori
americani, che nelle Federazione chiaramente rintracciavano
l'auspicato futuro degli Stati Uniti d'America. Gli sceneggiatori
delle serie successive hanno ripreso questo tema, mostrando sempre
più chiaramente come, alla lunga, la Federazione rischi di perdere
il suo paradiso, trasfromandola in quella che i Klingon
definirono giustamente “un circolo
privato riservato alla razza umana” (Rotta verso l'Ignoto).
La paura del diverso non è venuta meno dopo la nascita della
Federazione. Negli anni immediatamente precedenti, narrati nella
serie Enterprise, assistiamo al tentativo del gruppo
terroristico Terra Prime di espellere dal pianeta tutti gli alieni,
supportata dalle paure degli esseri umani nei riguardi di un
universo che cominciava a dimostrare la propria scarsa ospitalità.
In Star Trek lo spettatore può leggere in controluce molta
della storia politica degli Stati Uniti: alla scelta
dell'isolazionismo, quella dell'interventismo in favore della
democrazia. E i tanti lati oscuri che tale scelta comporta e
comporterà in futuro.
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