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L’avventura cinematografica di Star
Trek è forse giunta al suo epilogo: l’insuccesso del
decimo film della serie, Nemesis, porterà
probabilmente le case di produzione legate al
prodotto a stringere i cordoni della borsa e a non
finanziare più film. La ragione dell’insuccesso è
legato a varie cause che interessano tutti gli
ambiti della produzione di Star Trek, non solo
quest’ultimo film, e che ho cercato di chiarire in
quest’articolo.
Diversamente da quanto abbia dichiarato una buona
parte della critica e dei fan, credo che Nemesis sia
invece una pellicola notevole che, sebbene
chiaramente non trascenda nel kolossal o nel
capolavoro assoluto, rimane fedelissimo a tutti i
canoni che una tradizione di nove film ha delineato
con chiarezza. E, in certi versi, Nemesis ha
superato molti altri precedenti successi. La critica
gli riconosce di essere migliore del precedente
L’Insurrezione, ma non ai livelli dei film della
serie classica o dell’eccezionale – a parere dei fan
– Primo Contatto. Eppure Nemesis è stato
disprezzato e snobbato in modo tale essere apparso
come elemento debole di tutta la serie di film
finora prodotti, quando invece si presenta forse
come uno dei migliori epiloghi possibili.
La trama
Non si tratta,
come a prima vista potrebbe sembrare a visione
ultimata del film, dell’ennesimo tentativo di
distruggere la Terra e di un remake de
La Mummia
(con Shinzon che vuole uccidere Picard per rimanere
in vita).
Nemesis
dimostra una complessità narrativa e una
molteplicità di sottotrame davvero notevole per
qualsiasi precedente film di Star Trek. L’Impero
Romulano è rimasto vittima di un cruento colpo di
stato che ha portato i Remani, abitanti reietti del
pianeta gemello di Romulus, a prendere il potere e a
portare il loro eroe Shinzon al vertice del governo.
Shinzon è pieno di buoni propositi: non solo
abbattere le barriere razziali che tenevano i Remani
schiavi degli arroganti Romulani, ma anche siglare
una pace definitiva con la Federazione che porti
prosperità e stabilità nel quadrante. A scoprire
cosa Shinzon ha realmente in mente viene incaricata
l’Enterprise
di
Jean-Luc Picard, la quale per la prima volta nella
storia della Flotta Stellare si trova in orbita
intorno alla capitale dell’Impero Stellare Romulano.
Ma Shinzon non è come Picard e i suoi ufficiali
credono veramente: non è un remano, bensì un umano.
E per giunta identico a Jean-Luc, ovvero la sua
copia di come Jean-Luc era da giovane. Shinzon è un
clone. Ora,
Nemesis
evita di scadere nel solito copione ripetitivo di
polemica e condanna contro la clonazione, tema ormai
così tanto sfruttato da non avere più alcun
interesse. Il film si concentra su un aspetto
diverso del fenomeno della clonazione, un aspetto
psicologico estremamente interessante e per la prima
volta ben trattato. Lo vedremo però in un paragrafo
successivo.
Ma molte altre
trame si incastrano in
Nemesis:
il matrimonio tra Riker e Deanna Troi e l’addio che
i due danno all’Enterprise,
e la scomparsa di Data alla fine del film. Un tema
che mostra come
Nemesis
appaia ormai come il vero “viaggio finale di una
generazione”, come era stato pubblicizzato nei
trailer. Diversamente da come molti avevano pensato,
Picard non muore in questo film e ciò significa che
o non conosceremo mai la fine del grande capitano
dell’Enterprise
o forse, quando Star Trek tornerà in auge, verrà
prodotto un film alla maniera di
Generazioni
per descrivere la sua morte. Fatto sta che comunque
l’Enteprise
appare ormai “come una casa da cui sono partiti
tutti i figli”, come la descriveva Kirk in un
precedente episodio. Senza più i personaggi
principali non c’è ormai più ragione di un’altra
avventura con l’equipaggio della Next Generation al
completo. E quale futuro per la Federazione?
Nemesis
si conclude con una speranza di pace tra l’Impero
Stellare Romulano e il governo federale, un nuove
scenario politico che una futura, forse molto
lontana, serie di Star Trek potrebbe esplorare.
I personaggi
Star Trek è una
serie che, come tale, sfrutta sempre un cast fisso.
Quindi l’analisi dei personaggi qui si concentra
sull’evoluzione dei membri principali dell’Enterprise,
rispetto ai precedenti film e agli episodi della
Next Generation. Personaggio principale come sempre
è Picard. In questo film Picard giunge ad esplorare
i più profondi meandri della sua personalità, quelli
più nascosti e abietti che Shinzon invece ha messo
alla luce. Un conflitto psicologico davvero
notevole, quindi, durante il quale scopriamo che
Jean-Luc non è propriamente l’uomo che tutti
credevano, fedelissimo all’etica della Federazione e
– in sintesi – uomo che racchiude in sé tutto ciò
che c’è di buono nell’umanità. Già l’avevamo notato
in Primo Contatto, dinanzi alla sua sete di vendetta
sui Borg, mentre L’Insurrezione ce l’ha ripresentato
come paladino della giustizia. Picard stesso finisce
invece qui per ammettere la sua personalità
“arrogante e ambiziosa”, quasi alla Kirk insomma, di
cui Shinzon è il sinolo. Tuttavia elemento
principale di questa comprensione interiore di
Picard è il tema centrale del film: Picard,
nonostante il suo carattere egocentrico e superbo, è
riuscito a nascondere questa parte della sua
personalità migliorando quindi sé stesso e divenendo
l’uomo altruista e umano che tutti conoscono.
Data è
sicuramente il co-protagonista del film. La sua
vicenda si costruisce sul confronto con il fratello
Before (molti hanno giustamente fatto notare che
nessun riferimento nel film vi è per quanto riguarda
Lore, il gemello di Data apparso nel telefilm).
Quindi si potrebbe definire Nemesis come un film in
cui ci sono due trame parallele entrambe con lo
stesso tema e con lo stesso fine: il confronto tra
due simili.
Picard-Shinzon, Data-Before.
Così come Picard
tramite il confronto col suo clone riesce a elevarsi
ancora di più a eroe senza macchia e senza paura,
anche Data tramite il confronto col fratello
‘minorato’ diviene più umano. Il suo sacrificio
finale potrebbe anche dimostrare come la sua umanità
sia arrivata a capire il senso di altruismo al
livello in cui è meglio sacrificare sé stessi che il
proprio amico. A dir la verità potrebbe anche essere
inteso in maniera più pratica e semplicistica come
un sacrificio senza doppi fini, il cui intento era
salvare l’Enterprise poiché, come un robot dominato
dalle Tre Leggi quale Data dovrebbe sapere, “le
esigenze di molti contano più di quelle di pochi, o
di uno”. In questo senso Data completa la
somiglianza/diversità con Spock che la Next
Generation ha più volte mostrato: la loro difficoltà
nel comprendere le reazioni umane, ma la diversità
che consiste nel fatto che mentre Spock vuole
diventare più vulcaniano, Data aspira a diventare
più umano. Entrambi muoiono dimostrando così a un
tempo la loro umanità e la loro dis-umanità (intesa
qui non con senso dispregiativo).
E’ vera solo vedendola da una certa
ottica l’affermazione comune che anche in questo
film, come nei precedenti, gli ufficiali superiori
dell’Enterprise siano sempre messi in secondo piano.
In effetti personaggi quali Beverly Crusher, o Worf,
o anche LaForge, rivestono come sempre solo un ruolo
di supporto alla trama vera e propria e non
subiscono una significativa ‘evoluzione’. Tuttavia è
anche vero che la loro presenza è fondamentale per
la vicenda e per lo sviluppo della trama: è proprio
attraverso questi personaggi ‘secondari’ che
personaggi come Picard e Data hanno subito la loro
evoluzione. William Riker corona il suo sogno già
espresso ai tempi di Generazioni: quello di guidare
un’astronave. Gli insegnamenti di Picard sicuramente
l’hanno reso un capitano notevole: ne L’Insurrezione
ha dato prova della sua abilità e della sua capacità
di prendere decisioni anche contro gli schemi
comuni. Dimostrando così di aver appreso fin troppo
bene l’insegnamento di Picard, ma anche il compito
dei grandi capitani: essere capaci, quando
necessario, di uscire dagli schemi.
Il tema centrale
Avevo prima
parlato di tema centrale del film. A dir la verità
l’ho già abbondantemente anticipato nei paragrafi
precedenti, ma qui vorrei analizzarlo con maggior
chiarezza. Il tema centrale è quello che Picard
definisce “la possibilità di evolverci verso
qualcosa di migliore”. E’ sempre stato un tema caro
a Star Trek. In
Primo Contatto
sempre Picard spiegava alla ragazza del XXI secolo
che l’umanità non è più mossa dal desiderio di
guadagnare denaro o potere, ma dal desiderio di
migliorare sempre sé stessa. Anche Data spiegava
questo concetto alla regina Borg. La regina
rispondeva che lo scopo dei Borg era lo stesso, ma
Data replicava intelligentemente dicendo che i Borg
tentavano di evolversi attraverso l’acquisizione
forzata delle peculiarità delle altre razze, mentre
l’umanità (e Data con essa, benché sia diverso)
attraverso la comprensione e l’accettazione delle
diversità.
Il tema in
Nemesis
assume un
carattere più personale. Picard dimostra a Shinzon
come egli sia stato capace di soffocare il ‘lato
oscuro’ del carattere, diventando un uomo migliore,
e sprona Shinzon a fare lo stesso. Data cerca di
infondere al fratello Before il suo sentimento di
voler diventare sempre più umano (sentimento che
possiamo definire come il motore che ha spinto Data
a fare tutto ciò che ha fatto nel corso dei sette
anni della
Next Generation
e nel corso dei quattro film). Ma, alla fine,
entrambi – Picard e Data – capiscono la verità:
esseri uguali esteriormente non vuol dire essere
uguali interiormente. “Forse lui non è fatto per
essere come te”, tenta di spiegare LaForge a Data
mentre questo si sforza di espandere le capacità di
Before. E, allo stesso tempo, Picard non è lo
specchio, né l’eco, né l’ombra di Shinzon, e
viceversa. Essi sono nati con lo stesso codice
genetico, ma ciò che li ha diversificati è stata
l’esperienza di vita.
Nemesis
affronta dunque un tema etico molto interessante
quando si parla di clonazione: il carattere è innato
o acquisito? Il film punta sulla seconda risposta,
come del resto quasi tutti sono concordi.
Nonostante tutti i suoi sforzi,
Picard non riuscirà a far redimere Shinzon e
cambiarlo, proprio perché, al di là di avere “lo
stesso nobile sangue dei Picard nelle vene”, i due
uomini sono e sono sempre stati diversi. Così come
Data non riuscirà a imprimere a Before il desiderio
di migliorare sé stesso, perché anche Before pur
essendo gemello di Data è diverso da lui, è meno
sviluppato.
Il confronto
Picard-Shinzon
E’ vero: Shinzon fisicamente non è
così simile a Picard quanto il film voglia far
credere. Non basta radere completamente la testa del
giovane interprete del clone di Jean-Luc per
aumentare la somiglianza, soprattutto se si tiene
conto del fatto che Picard non era affatto calvo
all’età di Shinzon. Tuttavia la regia ha fatto un
lavoro magistrale nel premere sulle somiglianze tra
i due giocando su particolari sottili che possono
sfuggire alla comprensione specifica ma che
l’inconscio dovrebbe cogliere perfettamente. Non si
tratta solo della passione di entrambi per l’earl
gray caldo, ma di molte altre sottigliezze fisiche.
Il profilo, innanzitutto. Molte scene puntato
proprio a far notare i profili molto simili di
Picard e Shinzon, e non si può negare che il naso
dei due visto di profilo sia quasi identico. Ma è lo
sguardo il punto centrale della somiglianza tra i
due. Lo stesso Shinzon lo riconosce: “Gli occhi li
riconosci però. Gli occhi sono lo specchio delle
emozioni, e i tuoi sono così rassicuranti.” Le
espressioni facciali dei due sono del tutto simili.
In particolare è da evidenziare il momento in cui
Shinzon ordina a Before di andarsene. Alla risposta
perplessa dell’androide (“dove?”), lo sguardo misto
tra stupefazione e divertimento perso nel vuoto è lo
stesso identico sguardo di Picard.
E le somiglianze
psicologiche non sono così tenui come alcuni hanno
fatto notare. Shinzon è sì eccessivamente crudele,
ma non per questo Picard ha nascosta in sé la stessa
crudeltà. Il lato negativo di Shinzon è solo stato
enormemente acuito dalla sua infanzia passata come
schiavo dei romulani. Ma entrambi hanno molti sogni
e aspirazioni simili. L’emozionarsi davanti al
panorama delle stelle: Shinzon, parlando con Picard,
dimostra di avere i suoi stessi sentimenti davanti a
simili viste. Ricordiamo come ne
L’Insurrezione
Picard
aveva dichiarato di essersi emozionato come mai
prima nella sua vita davanti alla Terra vista dallo
spazio per la prima volta? Inoltre entrambi hanno un
identico senso dei loro ‘doveri’. “Per alcuni ideali
vale la pena di morire, vero, Jean-Luc?”, dirà
Shinzon verso la fine. Come Picard più e più volte
ha dimostrato di non temere la morte pur di portare
a termine i suoi compiti di capitano della Flotta
Stellare, allo stesso modo Shinzon continua fino
alla fine a lottare per la vendetta. Spettacolare la
scena di Shinzon impalato da Picard, forse la scena
più cruenta mai vista in un film di Star Trek e che
sottolinea una vaga somiglianza
noir
tra Shinzon e i vampiri della tradizione stokeriana.
Nello sguardo angosciato e agghiacciato di Picard si
legge la sua consapevolezza di aver ucciso una parte
di sé, una sua immagine speculare, un suo secondo
io, anche se naturalmente Shinzon – come ho detto
sopra - non è affatto uno specchio o un’eco di
Picard.
Effetti speciali e
scenografie
Star Trek non si
è mai distinto per effetti speciali mirabolanti, sia
perché ha sempre dato maggiore importanza al
contenuto che alla forma, sia perché – meno
romanticamente – il budget non è mai stato molto
largo.
Nemesis
tuttavia è un’evoluzione in quest’ambito. La
produzione non si sbilancia e non riesce a creare
nulla di innovativo, ma in compenso migliora molte
scene che, già sfruttate nei precedenti film,
vengono qui riproposte.
La battaglia
spaziale, scena principale del film, riecheggia
notevolmente – e pare quasi un deja-vù – la
grandezza e la lunghezza di quella de
L’Ira di Khan
e ‘l’aspetto grafico’ di quella de
L’Insurrezione.
Ma qui si assiste a un discreto miglioramento degli
effetti: l’ambiente spaziale, le astronavi, le
manovre e le bordate danno un senso di maggiore
dinamismo rispetto alle precedenti battaglie
succitate. Manca, però, la grandezza dello scontro
di
Primo Contatto
in cui la flotta Federale in grande spolvero attacca
il cubo Borg: dichiarata, e a ragione, la miglior
battaglia mai vista in Star Trek, dove essere
riproposta in questo film (Picard cerca di
raggiungere la flotta federale e si prospettava una
grande battaglia), ma alla fine si è preferito
puntare su uno scontro più ‘personale’. In generale
però è da lodare la perfezione che gli effetti
speciali hanno raggiunto nell’ambito delle manovre
della navi: il volo della navetta del capitano sul
mondo deserto dove viene scoperto Before è veramente
ben fatto.
Però il
miglioramento maggiore lo si riscontra nelle
scenografie. Star Trek ha sempre deluso molto per i
suoi mondi: nella seria classica vedevamo sempre il
solito, celeberrimo, pianeta avvolto nelle nubi, che
cambiava solo colore. Nella next generation c’è già
un bel miglioramento, e con Deep Space Nine
raggiungiamo buon livelli soprattutto per Bajor e
Cardassia. Voyager delude invece notevolmente
presentando sempre mondi spogli di vita e di
civiltà. E anche i film hanno sempre deluso.
Nemesis
inizia invece con una emozionante ripresa a volo di
Romulus e Remus e porta lo spettatore a immergersi
nelle nubi del pianeta fino a riprendere poi la
visibilità con la maestosa scena del Senato di
Romulus, che riprende molto le scenografie
starwarsiane (il suono degli aerei che si ode è
molto simile a quello dei caccia nella nuova
trilogia). Anche le scene su Remus, prese dai
ricordi di Shinzon, sono davvero ben fatte e
rievocano vecchie scenografie di grandi classici
della fantascienza cinematografica (Il
Pianeta Proibito,
Atmosfera Zero).
Il pianeta su cui invece Picard e compagni trovano i
resti di Before ci ricorda nuovamente i soliti mondi
spogli tipici di Star Trek, ma c’è un notevole
miglioramento nella qualità della luce, dei colori,
insomma un po’ dovunque. Scenografie migliorate
anche per quel che riguarda l’Enterprise
stessa: gli interni sembrano ‘rimodernati’ e
improntati su una nota più scura.
Musiche
Ancora una volta
c’è Jerry Goldsmith a comporre e orchestrare le
musiche. Siamo ormai abituati al tocco di classe del
sonoro di Goldsmith già dal primo film del ’79, ma è
da rilevare il suo notevole miglioramento in
Primo Contatto
(il tema principale del film è stupendo) e ne
L’Insurrezione
(con musiche molto gradevoli e leggere). Con
Nemesis
Goldsmith sembra puntare per la prima volta su
qualcosa di più marziale, prediligendo toni cupi e
di attesa. Eravamo abituati da tempo ai lunghi
titoli di testa nei film di Star Trek commentati
sempre dalla colonna sonora, questa volta però il
piacere è stato tolto. Tuttavia nella scena iniziale
si può ascoltare la magnifica sinfonia originale del
film, molto militaresca e dura nelle intonazioni e
che a me è sembrata un po’ rifarsi ad alcune scelte
di Howard Shore ne
Le Due Torri.
Però
Nemesis
subisce quasi una rivoluzione nell’ambito delle
musiche: le scene commentate dal sonoro sono di più,
e la musica pare avere quasi un’importanza e una
presenza maggiore rispetto ai precedenti film.
Inoltre, sempre intramontabile e ben inserito
nell’arco della pellicola, il tema principale di
Star Trek continua ad avere il privilegio di essere
‘tocco di classe’ di tutta la colonna sonora e
conclude magistralmente l’intero film.
Attinenza con Star
Trek
Qui arriviamo a
un altro punto cruciale della critica su
Nemesis.
Secondo alcuni, infatti, il film sarebbe di per sé
un gradevole film di fantascienza ma assolutamente
non un film di Star Trek. Le ragioni?
Nessun’attinenza con gli episodi del telefilm o con
le precedenti pellicole (in particolare si critica
l’assenza di riferimenti a Lore), e un miscuglio di
scopiazzature da altri film, come la scena su
Romulus ispirata a Star Wars e la corsa con la jeep
presa in prestito da un gran numero di film d’azione.
In realtà ciò non è affatto vero: benché in effetti
strida questo fin troppo citato riferimento mancato
a Lore, è anche vero che l’assenza di collegamenti
eccessivi con le puntate del telefilm e i film
precedenti sia un bene più che un male, perché dà la
possibilità agli spettatori occasionali di gradire
di più, e di capire di più, la vicenda.
Ma inoltre credo
che
Nemesis
sia un film di Star Trek al 100%. C’è tutto ciò che
Star Trek ha sempre avuto: intrighi politici,
interazione a volte anche scherzosa tra gli
ufficiali dell’Enterprise,
scene di battaglie, comportamenti classici dei
personaggi (Data, Worf), una buona dose d’azione e
di dinamismo, nonché i dialoghi sempre all’altezza e
l’insegnamento di fondo tanto caro a Roddenberry.
Nessuno può dire che tutte le serie e i film di Star
Trek non si siano sempre basati su questi punti
chiave.
Un buon epilogo?
Inizialmente la
produzione e gli stessi attori avevano assolutamente
negato che
Nemesis
fosse il capitolo conclusivo della lunga storia
cinematografica di Star Trek. Tuttavia, i fin troppo
citati fischi al botteghino e le numerose critiche
di esperti, pubblico e fan hanno fatto fare marcia
indietro alla Paramount e alla Viacom. Attualmente,
la produzione non ha in cantiere nessun futuro film
di Star Trek, e non ha intenzione di aprire i lavori
almeno finché l’interesse verso la serie non si
risvegli in qualche modo. La mostra itinerante “Star
Trek Adventure”, inaugurata a Londra, è sicuramente
servita a incrementare gli incassi del film nel
Regno Unito, ma è un fenomeno isolato. L’insuccesso
della serie
Enterprise
è un punto in più per coloro che hanno intenzione di
chiudere definitivamente il lungo capitolo Star Trek
iniziato nel lontano 1966.
Nemesis
tuttavia si presenta abbastanza bene come epilogo di
una serie di film ambientati nella Next Generation.
Non c’è nulla di definitivo ed epocale, e molte
finestre vengono lasciate aperte (vedi Before/Data),
ma l’abbandono di Riker e Troi e l’apparente morte
dell’androide sono di per sé elementi più che solidi
su cui basare la possibilità di far terminare qui la
vicenda. Certo, se si considera Rotta verso l’Ignoto,
che è l’episodio cinematografico finale della
vicenda della Seria Classica, Nemesis si pone in
maniera meno teatrale come finale. Rotta verso
l’Ignoto terminava con l’ultima cavalcata
dell’Enterprise prima della sostituzione del suo
equipaggio, che avrebbe segnato la fine della
carriera di Kirk e soci. Picard, invece, è ancora
saldamente al comando della sua nave. Tuttavia ormai
la sua storia si può considerare conclusa. Credo che,
nel caso in cui si creino le condizioni di fare un
nuovo film di Star Trek, si dovrebbe raccontare
almeno la fine di Picard così come si è fatto per
Kirk, perché una serie non può dirsi finita se non
si sa cosa accade al suo protagonista. L’avventura
continuerà?
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