Isaac Asimov | Star Wars | J.R.R. Tolkien | Dune | Harry Potter | Star Trek | Terry Brooks

 

 

 

 

La locandina di Nemesis.

Il diabolico Shinzon di Remus, 'cattivo' del film e clone di Picard.

Data e il suo 'gemello' menomato, Before.

 
IL VIAGGIO FINALE DI UNA GENERAZIONE

L’avventura cinematografica di Star Trek è forse giunta al suo epilogo: l’insuccesso del decimo film della serie, Nemesis, porterà probabilmente le case di produzione legate al prodotto a stringere i cordoni della borsa e a non finanziare più film. La ragione dell’insuccesso è legato a varie cause che interessano tutti gli ambiti della produzione di Star Trek, non solo quest’ultimo film, e che ho cercato di chiarire in quest’articolo. Diversamente da quanto abbia dichiarato una buona parte della critica e dei fan, credo che Nemesis sia invece una pellicola notevole che, sebbene chiaramente non trascenda nel kolossal o nel capolavoro assoluto, rimane fedelissimo a tutti i canoni che una tradizione di nove film ha delineato con chiarezza. E, in certi versi, Nemesis ha superato molti altri precedenti successi. La critica gli riconosce di essere migliore del precedente L’Insurrezione, ma non ai livelli dei film della serie classica o dell’eccezionale – a parere dei fan – Primo Contatto. Eppure Nemesis è stato disprezzato e snobbato in modo tale essere apparso come elemento debole di tutta la serie di film finora prodotti, quando invece si presenta forse come uno dei migliori epiloghi possibili.

La trama

Non si tratta, come a prima vista potrebbe sembrare a visione ultimata del film, dell’ennesimo tentativo di distruggere la Terra e di un remake de La Mummia (con Shinzon che vuole uccidere Picard per rimanere in vita). Nemesis dimostra una complessità narrativa e una molteplicità di sottotrame davvero notevole per qualsiasi precedente film di Star Trek. L’Impero Romulano è rimasto vittima di un cruento colpo di stato che ha portato i Remani, abitanti reietti del pianeta gemello di Romulus, a prendere il potere e a portare il loro eroe Shinzon al vertice del governo. Shinzon è pieno di buoni propositi: non solo abbattere le barriere razziali che tenevano i Remani schiavi degli arroganti Romulani, ma anche siglare una pace definitiva con la Federazione che porti prosperità e stabilità nel quadrante. A scoprire cosa Shinzon ha realmente in mente viene incaricata l’Enterprise di Jean-Luc Picard, la quale per la prima volta nella storia della Flotta Stellare si trova in orbita intorno alla capitale dell’Impero Stellare Romulano. Ma Shinzon non è come Picard e i suoi ufficiali credono veramente: non è un remano, bensì un umano. E per giunta identico a Jean-Luc, ovvero la sua copia di come Jean-Luc era da giovane. Shinzon è un clone. Ora, Nemesis evita di scadere nel solito copione ripetitivo di polemica e condanna contro la clonazione, tema ormai così tanto sfruttato da non avere più alcun interesse. Il film si concentra su un aspetto diverso del fenomeno della clonazione, un aspetto psicologico estremamente interessante e per la prima volta ben  trattato. Lo vedremo però in un paragrafo successivo.

Ma molte altre trame si incastrano in Nemesis: il matrimonio tra Riker e Deanna Troi e l’addio che i due danno all’Enterprise, e la scomparsa di Data alla fine del film. Un tema che mostra come Nemesis appaia ormai come il vero “viaggio finale di una generazione”, come era stato pubblicizzato nei trailer. Diversamente da come molti avevano pensato, Picard non muore in questo film e ciò significa che o non conosceremo mai la fine del grande capitano dell’Enterprise o forse, quando Star Trek tornerà in auge, verrà prodotto un film alla maniera di Generazioni per descrivere la sua morte. Fatto sta che comunque l’Enteprise appare ormai “come una casa da cui sono partiti tutti i figli”, come la descriveva Kirk in un precedente episodio. Senza più i personaggi principali non c’è ormai più ragione di un’altra avventura con l’equipaggio della Next Generation al completo. E quale futuro per la Federazione? Nemesis si conclude con una speranza di pace tra l’Impero Stellare Romulano e il governo federale, un nuove scenario politico che una futura, forse molto lontana, serie di Star Trek potrebbe esplorare.

I personaggi

Star Trek è una serie che, come tale, sfrutta sempre un cast fisso. Quindi l’analisi dei personaggi qui si concentra sull’evoluzione dei membri principali dell’Enterprise, rispetto ai precedenti film e agli episodi della Next Generation. Personaggio principale come sempre è Picard. In questo film Picard giunge ad esplorare i più profondi meandri della sua personalità, quelli più nascosti e abietti che Shinzon invece ha messo alla luce. Un conflitto psicologico davvero notevole, quindi, durante il quale scopriamo che Jean-Luc non è propriamente l’uomo che tutti credevano, fedelissimo all’etica della Federazione e – in sintesi – uomo che racchiude in sé tutto ciò che c’è di buono nell’umanità. Già l’avevamo notato in Primo Contatto, dinanzi alla sua sete di vendetta sui Borg, mentre L’Insurrezione ce l’ha ripresentato come paladino della giustizia. Picard stesso finisce invece qui per ammettere la sua personalità “arrogante e ambiziosa”, quasi alla Kirk insomma, di cui Shinzon è il sinolo. Tuttavia elemento principale di questa comprensione interiore di Picard è il tema centrale del film: Picard, nonostante il suo carattere egocentrico e superbo, è riuscito a nascondere questa parte della sua personalità migliorando quindi sé stesso e divenendo l’uomo altruista e umano che tutti conoscono.

Data è sicuramente il co-protagonista del film. La sua vicenda si costruisce sul confronto con il fratello Before (molti hanno giustamente fatto notare che nessun riferimento nel film vi è per quanto riguarda Lore, il gemello di Data apparso nel telefilm). Quindi si potrebbe definire Nemesis come un film in cui ci sono due trame parallele entrambe con lo stesso tema e con lo stesso fine: il confronto tra due simili. Picard-Shinzon, Data-Before. Così come Picard tramite il confronto col suo clone riesce a elevarsi ancora di più a eroe senza macchia e senza paura, anche Data tramite il confronto col fratello ‘minorato’ diviene più umano. Il suo sacrificio finale potrebbe anche dimostrare come la sua umanità sia arrivata a capire il senso di altruismo al livello in cui è meglio sacrificare sé stessi che il proprio amico. A dir la verità potrebbe anche essere inteso in maniera più pratica e semplicistica come un sacrificio senza doppi fini, il cui intento era salvare l’Enterprise poiché, come un robot dominato dalle Tre Leggi quale Data dovrebbe sapere, “le esigenze di molti contano più di quelle di pochi, o di uno”. In questo senso Data completa la somiglianza/diversità con Spock che la Next Generation ha più volte mostrato: la loro difficoltà nel comprendere le reazioni umane, ma la diversità che consiste nel fatto che mentre Spock vuole diventare più vulcaniano, Data aspira a diventare più umano. Entrambi muoiono dimostrando così a un tempo la loro umanità e la loro dis-umanità (intesa qui non con senso dispregiativo).

E’ vera solo vedendola da una certa ottica l’affermazione comune che anche in questo film, come nei precedenti, gli ufficiali superiori dell’Enterprise siano sempre messi in secondo piano. In effetti personaggi quali Beverly Crusher, o Worf, o anche LaForge, rivestono come sempre solo un ruolo di supporto alla trama vera e propria e non subiscono una significativa ‘evoluzione’. Tuttavia è anche vero che la loro presenza è fondamentale per la vicenda e per lo sviluppo della trama: è proprio attraverso questi personaggi ‘secondari’ che personaggi come Picard e Data hanno subito la loro evoluzione. William Riker corona il suo sogno già espresso ai tempi di Generazioni: quello di guidare un’astronave. Gli insegnamenti di Picard sicuramente l’hanno reso un capitano notevole: ne L’Insurrezione ha dato prova della sua abilità e della sua capacità di prendere decisioni anche contro gli schemi comuni. Dimostrando così di aver appreso fin troppo bene l’insegnamento di Picard, ma anche il compito dei grandi capitani: essere capaci, quando necessario, di uscire dagli schemi.

Il tema centrale

Avevo prima parlato di tema centrale del film. A dir la verità l’ho già abbondantemente anticipato nei paragrafi precedenti, ma qui vorrei analizzarlo con maggior chiarezza. Il tema centrale è quello che Picard definisce “la possibilità di evolverci verso qualcosa di migliore”. E’ sempre stato un tema caro a Star Trek. In Primo Contatto sempre Picard spiegava alla ragazza del XXI secolo che l’umanità non è più mossa dal desiderio di guadagnare denaro o potere, ma dal desiderio di migliorare sempre sé stessa. Anche Data spiegava questo concetto alla regina Borg. La regina rispondeva che lo scopo dei Borg era lo stesso, ma Data replicava intelligentemente dicendo che i Borg tentavano di evolversi attraverso l’acquisizione forzata delle peculiarità delle altre razze, mentre l’umanità (e Data con essa, benché sia diverso) attraverso la comprensione e l’accettazione delle diversità.

Il tema in Nemesis assume un carattere più personale. Picard dimostra a Shinzon come egli sia stato capace di soffocare il ‘lato oscuro’ del carattere, diventando un uomo migliore, e sprona Shinzon a fare lo stesso. Data cerca di infondere al fratello Before il suo sentimento di voler diventare sempre più umano (sentimento che possiamo definire come il motore che ha spinto Data a fare tutto ciò che ha fatto nel corso dei sette anni della Next Generation e nel corso dei quattro film). Ma, alla fine, entrambi – Picard e Data – capiscono la verità: esseri uguali esteriormente non vuol dire essere uguali interiormente. “Forse lui non è fatto per essere come te”, tenta di spiegare LaForge a Data mentre questo si sforza di espandere le capacità di Before. E, allo stesso tempo, Picard non è lo specchio, né l’eco, né l’ombra di Shinzon, e viceversa. Essi sono nati con lo stesso codice genetico, ma ciò che li ha diversificati è stata l’esperienza di vita. Nemesis affronta dunque un tema etico molto interessante quando si parla di clonazione: il carattere è innato o acquisito? Il film punta sulla seconda risposta, come del resto quasi tutti sono concordi.

Nonostante tutti i suoi sforzi, Picard non riuscirà a far redimere Shinzon e cambiarlo, proprio perché, al di là di avere “lo stesso nobile sangue dei Picard nelle vene”, i due uomini sono e sono sempre stati diversi. Così come Data non riuscirà a imprimere a Before il desiderio di migliorare sé stesso, perché anche Before pur essendo gemello di Data è diverso da lui, è meno sviluppato.

Il confronto Picard-Shinzon

E’ vero: Shinzon fisicamente non è così simile a Picard quanto il film voglia far credere. Non basta radere completamente la testa del giovane interprete del clone di Jean-Luc per aumentare la somiglianza, soprattutto se si tiene conto del fatto che Picard non era affatto calvo all’età di Shinzon. Tuttavia la regia ha fatto un lavoro magistrale nel premere sulle somiglianze tra i due giocando su particolari sottili che possono sfuggire alla comprensione specifica ma che l’inconscio dovrebbe cogliere perfettamente. Non si tratta solo della passione di entrambi per l’earl gray caldo, ma di molte altre sottigliezze fisiche. Il profilo, innanzitutto. Molte scene puntato proprio a far notare i profili molto simili di Picard e Shinzon, e non si può negare che il naso dei due visto di profilo sia quasi identico. Ma è lo sguardo il punto centrale della somiglianza tra i due. Lo stesso Shinzon lo riconosce: “Gli occhi li riconosci però. Gli occhi sono lo specchio delle emozioni, e i tuoi sono così rassicuranti.” Le espressioni facciali dei due sono del tutto simili. In particolare è da evidenziare il momento in cui Shinzon ordina a Before di andarsene. Alla risposta perplessa dell’androide (“dove?”), lo sguardo misto tra stupefazione e divertimento perso nel vuoto è lo stesso identico sguardo di Picard.

E le somiglianze psicologiche non sono così tenui come alcuni hanno fatto notare. Shinzon è sì eccessivamente crudele, ma non per questo Picard ha nascosta in sé la stessa crudeltà. Il lato negativo di Shinzon è solo stato enormemente acuito dalla sua infanzia passata come schiavo dei romulani. Ma entrambi hanno molti sogni e aspirazioni simili. L’emozionarsi davanti al panorama delle stelle: Shinzon, parlando con Picard, dimostra di avere i suoi stessi sentimenti davanti a simili viste. Ricordiamo come ne L’Insurrezione Picard aveva dichiarato di essersi emozionato come mai prima nella sua vita davanti alla Terra vista dallo spazio per la prima volta? Inoltre entrambi hanno un identico senso dei loro ‘doveri’. “Per alcuni ideali vale la pena di morire, vero, Jean-Luc?”, dirà Shinzon verso la fine. Come Picard più e più volte ha dimostrato di non temere la morte pur di portare a termine i suoi compiti di capitano della Flotta Stellare, allo stesso modo Shinzon continua fino alla fine a lottare per la vendetta. Spettacolare la scena di Shinzon impalato da Picard, forse la scena più cruenta mai vista in un film di Star Trek e che sottolinea una vaga somiglianza noir tra Shinzon e i vampiri della tradizione stokeriana. Nello sguardo angosciato e agghiacciato di Picard si legge la sua consapevolezza di aver ucciso una parte di sé, una sua immagine speculare, un suo secondo io, anche se naturalmente Shinzon – come ho detto sopra - non è affatto uno specchio o un’eco di Picard.

Effetti speciali e scenografie

Star Trek non si è mai distinto per effetti speciali mirabolanti, sia perché ha sempre dato maggiore importanza al contenuto che alla forma, sia perché – meno romanticamente – il budget non è mai stato molto largo. Nemesis tuttavia è un’evoluzione in quest’ambito. La produzione non si sbilancia e non riesce a creare nulla di innovativo, ma in compenso migliora molte scene che, già sfruttate nei precedenti film, vengono qui riproposte.

La battaglia spaziale, scena principale del film, riecheggia notevolmente – e pare quasi un deja-vù – la grandezza e la lunghezza di quella de L’Ira di Khan e ‘l’aspetto grafico’ di quella de L’Insurrezione. Ma qui si assiste a un discreto miglioramento degli effetti: l’ambiente spaziale, le astronavi, le manovre e le bordate danno un senso di maggiore dinamismo rispetto alle precedenti battaglie succitate. Manca, però, la grandezza dello scontro di Primo Contatto in cui la flotta Federale in grande spolvero attacca il cubo Borg: dichiarata, e a ragione, la miglior battaglia mai vista in Star Trek, dove essere riproposta in questo film (Picard cerca di raggiungere la flotta federale e si prospettava una grande battaglia), ma alla fine si è preferito puntare su uno scontro più ‘personale’. In generale però è da lodare la perfezione che gli effetti speciali hanno raggiunto nell’ambito delle manovre della navi: il volo della navetta del capitano sul mondo deserto dove viene scoperto Before è veramente ben fatto.

Però il miglioramento maggiore lo si riscontra nelle scenografie. Star Trek ha sempre deluso molto per i suoi mondi: nella seria classica vedevamo sempre il solito, celeberrimo, pianeta avvolto nelle nubi, che cambiava solo colore. Nella next generation c’è già un bel miglioramento, e con Deep Space Nine raggiungiamo buon livelli soprattutto per Bajor e Cardassia. Voyager delude invece notevolmente presentando sempre mondi spogli di vita e di civiltà. E anche i film hanno sempre deluso. Nemesis inizia invece con una emozionante ripresa a volo di Romulus e Remus e porta lo spettatore a immergersi nelle nubi del pianeta fino a riprendere poi la visibilità con la maestosa scena del Senato di Romulus, che riprende molto le scenografie starwarsiane (il suono degli aerei che si ode è molto simile a quello dei caccia nella nuova trilogia). Anche le scene su Remus, prese dai ricordi di Shinzon, sono davvero ben fatte e rievocano vecchie scenografie di grandi classici della fantascienza cinematografica (Il Pianeta Proibito, Atmosfera Zero). Il pianeta su cui invece Picard e compagni trovano i resti di Before ci ricorda nuovamente i soliti mondi spogli tipici di Star Trek, ma c’è un notevole miglioramento nella qualità della luce, dei colori, insomma un po’ dovunque. Scenografie migliorate anche per quel che riguarda l’Enterprise stessa: gli interni sembrano ‘rimodernati’ e improntati su una nota più scura.

Musiche

Ancora una volta c’è Jerry Goldsmith a comporre e orchestrare le musiche. Siamo ormai abituati al tocco di classe del sonoro di Goldsmith già dal primo film del ’79, ma è da rilevare il suo notevole miglioramento in Primo Contatto (il tema principale del film è stupendo) e ne L’Insurrezione (con musiche molto gradevoli e leggere). Con Nemesis Goldsmith sembra puntare per la prima volta su qualcosa di più marziale, prediligendo toni cupi e di attesa. Eravamo abituati da tempo ai lunghi titoli di testa nei film di Star Trek commentati sempre dalla colonna sonora, questa volta però il piacere è stato tolto. Tuttavia nella scena iniziale si può ascoltare la magnifica sinfonia originale del film, molto militaresca e dura nelle intonazioni e che a me è sembrata un po’ rifarsi ad alcune scelte di Howard Shore ne Le Due Torri. Però Nemesis subisce quasi una rivoluzione nell’ambito delle musiche: le scene commentate dal sonoro sono di più, e la musica pare avere quasi un’importanza e una presenza maggiore rispetto ai precedenti film. Inoltre, sempre intramontabile e ben inserito nell’arco della pellicola, il tema principale di Star Trek continua ad avere il privilegio di essere ‘tocco di classe’ di tutta la colonna sonora e conclude magistralmente l’intero film.

Attinenza con Star Trek

Qui arriviamo a un altro punto cruciale della critica su Nemesis. Secondo alcuni, infatti, il film sarebbe di per sé un gradevole film di fantascienza ma assolutamente non un film di Star Trek. Le ragioni? Nessun’attinenza con gli episodi del telefilm o con le precedenti pellicole (in particolare si critica l’assenza di riferimenti a Lore), e un miscuglio di scopiazzature da altri film, come la scena su Romulus ispirata a Star Wars e la corsa con la jeep presa in prestito da un gran numero di film d’azione. In realtà ciò non è affatto vero: benché in effetti strida questo fin troppo citato riferimento mancato a Lore, è anche vero che l’assenza di collegamenti eccessivi con le puntate del telefilm e i film precedenti sia un bene più che un male, perché dà la possibilità agli spettatori occasionali di gradire di più, e di capire di più, la vicenda.

Ma inoltre credo che Nemesis sia un film di Star Trek al 100%. C’è tutto ciò che Star Trek ha sempre avuto: intrighi politici, interazione a volte anche scherzosa tra gli ufficiali dell’Enterprise, scene di battaglie, comportamenti classici dei personaggi (Data, Worf), una buona dose d’azione e di dinamismo, nonché i dialoghi sempre all’altezza e l’insegnamento di fondo tanto caro a Roddenberry. Nessuno può dire che tutte le serie e i film di Star Trek non si siano sempre basati su questi punti chiave.

Un buon epilogo?

Inizialmente la produzione e gli stessi attori avevano assolutamente negato che Nemesis fosse il capitolo conclusivo della lunga storia cinematografica di Star Trek. Tuttavia, i fin troppo citati fischi al botteghino e le numerose critiche di esperti, pubblico e fan hanno fatto fare marcia indietro alla Paramount e alla Viacom. Attualmente, la produzione non ha in cantiere nessun futuro film di Star Trek, e non ha intenzione di aprire i lavori almeno finché l’interesse verso la serie non si risvegli in qualche modo. La mostra itinerante “Star Trek Adventure”, inaugurata a Londra, è sicuramente servita a incrementare gli incassi del film nel Regno Unito, ma è un fenomeno isolato. L’insuccesso della serie Enterprise è un punto in più per coloro che hanno intenzione di chiudere definitivamente il lungo capitolo Star Trek iniziato nel lontano 1966.

Nemesis tuttavia si presenta abbastanza bene come epilogo di una serie di film ambientati nella Next Generation. Non c’è nulla di definitivo ed epocale, e molte finestre vengono lasciate aperte (vedi Before/Data), ma l’abbandono di Riker e Troi e l’apparente morte dell’androide sono di per sé elementi più che solidi su cui basare la possibilità di far terminare qui la vicenda. Certo, se si considera Rotta verso l’Ignoto, che è l’episodio cinematografico finale della vicenda della Seria Classica, Nemesis si pone in maniera meno teatrale come finale. Rotta verso l’Ignoto terminava con l’ultima cavalcata dell’Enterprise prima della sostituzione del suo equipaggio, che avrebbe segnato la fine della carriera di Kirk e soci. Picard, invece, è ancora saldamente al comando della sua nave. Tuttavia ormai la sua storia si può considerare conclusa. Credo che, nel caso in cui si creino le condizioni di fare un nuovo film di Star Trek, si dovrebbe raccontare almeno la fine di Picard così come si è fatto per Kirk, perché una serie non può dirsi finita se non si sa cosa accade al suo protagonista. L’avventura continuerà?

© Fabbricantidiuniversi.it 2004-2007 - i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.