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Fin dal celebre motto che la Serie Classica e la The
Next Generation usano all’inizio di ogni puntata, «Spazio,
ultima frontiera», si capisce come Star Trek abbia
molto a cuore il tema dell’esplorazione umana del
cosmo. E’ sicuramente su questo tema che si basano
la quasi totalità delle puntate del telefilm, ma
quello che è importante notare è che l’esplorazione
dello spazio viene vista come una lotta coraggiosa e
quasi idealistica che l’uomo deve intraprendere per
ampliare gli orizzonti del sapere. In tempi come
questi in cui la ricerca spaziale è ormai in netto
declino, e l’evoluzione in questo campo è del tutto
assente, Star Trek riveste una particolare
importanza perché come fenomeno mediatico ha la
possibilità di far comprendere all’opinione pubblica
la grande importanza della conoscenza dell’universo
che ci circonda.
La
tragedia del Columbia pare fortunatamente non aver
fermato il programma spaziale come accadde col
Challenger. Eppure molti si lamentano di ciò:
occorrono più controlli, c’è bisogno che gli Shuttle
vengano rivisti e riparati. Riparati! Non
sostituiti, beninteso. Al Congresso americano non
sono in pochi a biasimare la NASA per i suoi errori.
Ma la tragedia del Columbia doveva essere ovviamente
prevista: il Columbia è stato il primo shuttle della
flotta spaziale americana, ha compiuto 28 missioni
dal 1981 e dunque è vissuto per dodici anni. Una
tecnologia così raffinata e delicata non può certo
sostenere per sempre il peso fortissimo delle
missioni spaziali. Almeno una volta ogni dieci anni
una sostituzione dovrebbe essere d’obbligo. Persino
l’Enterprise, con tre secoli di evoluzione
tecnologica, è costretta a tornare nei cantieri
navali ogni 5 anni per una completa revisione. E’
assurdo pensare che con le semplici riparazioni di
routine si possa sfruttare uno shuttle per sempre.
Dall’entrata in funzione di questa flotta, la NASA
ha prodotto cinque navi. Dopo la distruzione del
Challenger è stato prodotto l’Endeavour, ma
ora con la scomparsa del Columbia gli shuttle sono
solo quattro. E il governo americano ha tagliato
ulteriormente i fondi impedendo così la possibilità
di sviluppare l’ambizioso progetto di cui si parla
da anni di sostituire agli ormai obsoleti shuttle le
avveniristiche astronavi a decollo orizzontale come
normali aerei (evitando così tutto il fracasso dei
lanci verticali).
Ma
in questi anni si è dimenticato qualcosa di
fondamentale: e cioè che le missioni spaziali sono
pericolose, sempre. Non esistono viaggi privi di
rischio, il pericolo accompagna sempre gli
astronauti dal momento del decollo a quello
dell’atterraggio (che poi sono i due momenti più
critici). E’ dunque ovvio che, anche se oggi siamo
abituati a non sentire più in televisione la notizia
di un nuovo lancio degli shuttle, ciò non significa
che le missioni di questi astronauti non siano prive
di rischio. Star Trek ha sempre voluto mettere in
primo piano l’aspetto rischioso dei viaggi spaziali:
quante volte avremo visto puntate in cui esplodono
astronavi, soprattutto per motivi interni? Fusione
del nucleo di curvatura, perdita dell’integrità
strutturale, smorzatori inerziali distrutti: questi
guasti tecnici sono i peggiori nemici
dell’equipaggio delle navi federali, così come lo è
per gli astronauti di oggi la non accensione degli
schermi durante l’atterraggio, la fuoriuscita del
propellente, i pezzi vaganti nello spazio. Il
“tributo di sangue” per l’ampliamento delle
conoscenze del cosmo e della scienza in generale
sembra molto elevato, ed è vero, ma non esagerato
perché non bisogna mai dimenticare che ogni missione
spaziale sarà sempre rischiosa.
Con ciò bisogna sempre ricordare che gli astronauti
sono gli eroi di oggi. Come un tempo lo furono gli
avventurosi esploratori del mondo, Marco Polo,
Cristoforo Colombo, Vasco De Gama, Magellano, ora
sono gli astronauti ad esporsi ai grandi rischi
dell’esplorazione. Esplorazione non propriamente
geografica – gli abissi del cosmo vengo esplorati
molto meglio con telescopi e sonde – ma scientifica.
La morte di questi uomini e queste donne che hanno
sacrificato le loro vite per un sogno non solo loro,
ma di gran parte dell’umanità, deve essere onorata.
E bisogna osare di più, molto di più, perché l’uomo
cominci a familiarizzare col concetto di universo.
Star Trek ha mantenuto in vita per decenni questo
grande sogno: «L’avventura umana nello spazio è
appena cominciata!» era la frase con cui si
concludeva Star Trek - The Motion Picture nel
1979.
Una domanda che l’opinione pubblica si pone
continuamente è: quali risultati portano le missioni
umane nello spazio? Certamente dal punto di vista
dell’esplorazione del cosmo il contributo apportato
dall’uomo è irrilevante. Del sistema solare sappiamo
ormai moltissimo e senza il problema dell’invio di
astronauti. L’atterraggio sulla Luna è stato prima
di tutto una questione di orgoglio per l’umanità, ma
comunque i guadagni sono stati notevoli. Nel 1969 le
sonde non avevano la possibilità di analizzare rocce
e materiale geologico presente sui corpi celesti
solidi quali appunto la Luna, e l’invio di uomini è
stato un passo fondamentale in questo campo perché
essi hanno portato sulla Terra, durante le varie
missioni proseguite fino alla prima metà degli anni
Settanta, un gran numero di sassi, pietre, zolle di
sabbia provenienti dal nostro satellite, dando così
la possibilità di studiarle. Ma ciò che sicuramente
è più degno di nota è il contributo umano
nell’esplorazione scientifica dal cosmo. Oggi
gli astronauti vengono inviati in orbita intorno
alla Terra per eseguire centinaia di esperimenti
preziosissimi per osservare tra l’altro come
funziona la vita fuori dal nostro pianeta. Si sono
scoperti i numerosi vantaggi dell’assenza di gravità
per moltissime malattie, e i vantaggi dell’assenza
di altri agenti comuni sulla Terra per l’evoluzione
di piante, animali e soprattutto organismi
microscopici. La scoperta che alcune forme di vita
(come i batteri dell’asteroide marziano ritrovato in
Antartide nel ’96) possono sopravvivere nello spazio
siderale è stata fondamentale per le ipotesi
dell’esistenza di vita su altri pianeti. I vantaggi
a breve e lungo termine degli esperimenti compiuti
intorno alla Terra è stato e sarà fondamentale per
migliorare la nostra vita e ampliare la nostra
conoscenza scientifica. Inoltre la presenza
dell’uomo nello spazio è importante anche da un
altro punto di vista: quello di una futura presenza
umana sulla Luna e su Marte. Ovviamente non si parla
di costruire città e portarvi civili per potervi
vivere, ma di costruire stazioni minerarie,
laboratori scientifici e soprattutto telescopi e
radiotelescopi che possano sondare gli abissi
cosmici senza le limitazioni imposte dalla Terra.
Certo oggi la tecnologia spaziale è piuttosto
‘primitiva’ rispetto a quella di Star Trek, ma
questo non è altro che il riflesso del solito
problema della scarsità di fondi. Naturalmente oggi
non abbiamo ancora bisogno di costruire navi enormi
e complesse come l’Enterprise, ma un
avanzamento teorico in questo campo sarebbe
importate. Per esempio la soluzione del problema
della gravità comporterebbe un notevole
miglioramento della vita nello spazio. Oggi gli
astronauti hanno il terribile problema di dover
galleggiare all’interno delle loro navi, ma se
questo da certi punti di vista può essere divertente
e anche molto utile per certi esperimenti, è prima
di tutto scomodissimo (rallenta e rende
problematiche tutte le più semplici funzioni) e in
secondo luogo comporta una grande spesa di denaro
per cercare di adattare tutte le tecnologie alla
gravità zero. Una soluzione a questo problema,
magari adottata sulla Stazione Spaziale
Internazionale, renderebbe molto più facile e anche
più gradevole la vita degli astronauti nel cosmo. E
la velocità? Evitando di mettere in mezzo
l’argomento dell’iperspazio e in generale della
velocità ultraluce, e limitandoci al più umano
ambito delle alte velocità ma sempre subluce, è
chiaro che siamo ancora molto lontani dalle velocità
dell’Enterprise. Come sappiamo, alle
astronavi federali è vietato usare il motore a
curvatura all’interno del Sistema Solare, ma
sappiamo anche che le suddette astronavi impiegano
comunque poche ore per uscire fuori dal sistema.
Oggi occorrono alcuni mesi per raggiungere Marte a
mezzo sonde (le astronavi impiegherebbero circa 2
anni). E le sonde Voyager e Pioneer, le prime ad
essere uscite dal Sistema Solare, hanno impiegato
vari anni per riuscirci. Il fatto è che il
carburante attualmente utilizzato è ancora troppo
primitivo per velocità adeguate ai viaggi
interplanetari (figuriamoci quindi quelli
interstellari!). Sicuramente un motore nucleare
sarebbe già più appropriato, e ridurrebbe
notevolmente i tempi di viaggio. La velocità
necessaria per sfuggire all’attrazione del sole e
uscire dal nostro sistema è di 44,6 Km al secondo.
Pur se molte sonde spaziali sono riuscite facilmente
a raggiungere tali velocità, ciò non è avvenuto con
un normale carburante. Gli enormi serbatoi che gli
shuttle si portano dietro e rilasciano una volta
partiti servono appena a sfuggire all’attrazione
terreste, e riescono dunque a superare di poco gli
11 Km al secondo. Per raggiungere le velocità
quadruple delle sonde oggi si sfrutta la tecnica del
gravity assist, cioè l’intersecazione della rotta
della sonda con le orbite dei pianeti del sistema,
che imprimono alla sonda un’accelerazione notevole
dovuta alla loro azione gravitazionale. Quindi
niente carburante. E una volta uscite dal sistema, e
in mancanza di pianeti di cui sfruttare il calcio
gravitazionale, cosa succede alle sonde?
Semplicemente continuano a muoversi di moto
inerziale, inizialmente a discrete velocità poi man
mano sempre più deboli dopodiché vanno alla deriva
negli abissi del cosmo. Un’astronave con equipaggio
umano non può certo fare questo, ma non può nemmeno
portarsi giganteschi e numerosi serbatoi per i
propri motori. Occorre una nuova propulsione. E se a
livello teorico quella a materia/antimateria è la
più soddisfacente (ma del tutto inapplicabile
oggigiorno), la soluzione dei propulsori nucleari è
invece quella più pratica e a portata di mano. La
NASA ora sta prendendo in considerazione la
possibilità di costruire tale motore: si prevede la
sua costruzione e messa in funzione entro il 2010, e
questo sarebbe un grande passo in avanti che
potrebbe portare nel giro di quindici anni
all’arrivo dell’uomo su Marte (il viaggio con
propulsione nucleare durerebbe tre o al massimo
quattro mesi).
In
fin dei conti siamo però indietro con la storia.
Secondo la cronologia di Star Trek, già nel 2009
l’uomo sarebbe stato capace di intraprendere il
primo volo Terra-Saturno, e nel 2002 (quindi un anno
fa) la NASA avrebbe lanciato NOMAD, la prima sonda
extrasolare col compito di ricercare nuove forme di
vita. E nel 2018 viene scoperta la propulsione ad
impulso, che permette di raggiungere velocità vicine
a quelle della luce. Siamo ancora molto lontani da
tutto ciò!
La Flotta Stellare è sicuramente
quanto di meno simile ci sia all’attuale NASA.
Starfleet è un organo politico e militare, oltre che
scientifico naturalmente, che dà allo spazio la sua
giusta veste (almeno in Star Trek): uno scacchiere
politico in cui si consumano le battaglie e gli
intrighi. Ma l’universo che noi conosciamo è privo
di razze aliene e potenze nemiche vogliose della
nostra distruzione, e quindi l’ultima cosa che
dovremmo fare è considerarlo in questo modo, cioè
dal lato militare. Eppure gli USA ormai sembrano
considerare lo spazio solo in questi termini: lo
scudo spaziale, i satelliti spia… Perfino la branca
dell’ingegneria spaziale viene ora vista come
inutile se non produttiva dal punto di vista tattico,
e il budget per la NASA negli ultimi anni si è
ridotto sempre di più in favore di un sempre
maggiore aumento per le spese militari. Di per sé la
cosa non dovrebbe preoccuparci eccessivamente: sono
problemi degli americani, verrebbe da dire. Ma dato
che la NASA è l’unico ente avanzato nel campo della
ricerca spaziale esistente al mondo, è chiaro che i
problemi di quest’ente riguardano tutti noi. E’
sbagliato vedere la NASA come un qualcosa di
prettamente americano: le conquiste effettuate
dall’ente spaziale statunitense da quando esiste
sono state fondamentali per tutta l’umanità. Queste
conquiste hanno ampliato le conoscenze del cosmo e
della scienza in generale, conoscenze fondamentali
che hanno dato la possibilità di migliorare anche
indirettamente ma significativamente la vita di
tutti noi. Ecco perché il campo della ricerca
spaziale è importante, e Star Trek in questo campo è
stata sempre una bandiera dietro cui tutti i
sostenitori dell’esplorazione del cosmo si sono
riuniti. E l’importanza non è solo dal punto di
vista scientifico, ma anche dal punto di vista umano.
Perché come direbbe Q: «Questa è l’esplorazione che
vi attende! Non determinare la posizione delle
stelle e studiare le nebulose, ma scandagliare le
possibilità ignote dell’esistenza.»
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