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La storia reale di Star Trek
si è dipanata nel corso dei decenni con sempre nuove
sorprese: iniziò nella mente di un brillante e poliedrico
autore televisivo, per continuare con cinque serie per la
TV, un totale di oltre cinquecento puntate, dieci film per
il grande schermo, centinaia di romanzi e libri in tema,
mostre, corsi di lingue e convention di appassionati in ogni
parte del mondo. A dare origine a tutto questo fu un uomo,
nato a El Paso, in Texas, nel 1921. Si chiamava Gene
Roddenberry. Durante la Seconda Guerra Mondiale era stato un
grande pilota d'aerei di combattimento, aveva portato a
termine un gran numero di missioni militari ed era stato
insignito di molte onorificenze. Anche quando la guerra
terminò, continuò a dedicarsi al volo - questa volta civile
-, distinguendosi in azioni come quella in cui salvò alcuni
esuli di un aereo in panne costretti nel deserto siriano.
Intanto, però, un'altra sua passione era quella delle storie:
si era già fatto notare nel "Times" con varie poesie e
racconti, e infine approdò nella carriera di autore
televisivo, mentre era formalmente impegnato nel distretto
di polizia di Los Angeles. Prima di Star Trek, Roddenberry
lavorò ad altre serie, che però non ottennero grande
successo. Si risposò negli anni '60 con Majel Barrett, a cui
inizialmente aveva affidato il ruolo di comandante dell'Enterprise
nel suo primo pilot fallito. Fu Roddenberry a portare avanti
tutta la serie per trenta lunghi anni, fino cioè al 1991,
quando morì. Le sue ceneri furono disperse nello spazio. Il
film Star Trek Rotta Verso L'Ignoto fu dedicato a lui.
Ma passiamo ora dalla vita
privata di Gene Roddenberry a ciò che ci interessa di più
(con tutto il rispetto per questo grande uomo, beninteso!):
la storia di Star Trek. Roddenberry voleva creare un
telefilm che fosse a metà strada tra due generi a lui molto
cari: la fantascienza e il western. Per farlo, decise di
utilizzare una nave stellare e un'ambientazione
fantascientifica e una missione a dir poco pionieristica,
ossia l'esplorazione dello sconfinato e ignoto universo. Per
dirla in breve: "Spazio, ultima frontiera". L'idea fu
proposta inizialmente alla Metro Goldwyn Mayer, ma fu
seccamente rifiutata. Anche la CBS non l'accettò, mentre la
NBC si disse interessata. Il vicepresidente Mort Werner
diede a Roddenberry l'incarico di scrivere tre pilot, e
quello che fu scelto fu Lo Zoo di Talos. Il cast di
questo episodio, girato nel 1964, era composto da Jeffrey
Hunter nella parte del capitano Pike, Majel Barrett (futura
moglie di Roddenberry) come primo ufficiale e Leonard Nimoy
come l'ufficiale scientifico Spock. La trama era incentrata
sul rapimento di Pike da parte di un gruppo di alieni sul
pianeta Talos IV interessati allo studio del comportamento
umano. L'episodio costò molto, 630.000 dollari dell'epoca,
ma nonostante la sua pregevole fattura fu rifiutato dalla
NBC con la celebre espressione: "troppo cerebrale". Anche i
personaggi non erano ben visti: una donna comandante e un
alieno dalle orecchie sataniche non convincevano. Tuttavia,
a Roddenberry fu data una seconda possibilità. Fu così che
nacque Where No Man Has Gone Before (l'italiano
Oltre la Galassia), che vedeva ai comandi dell'Enterprise
il nostro William Shatner nelle vesti di James T. Kirk, il
vulcaniano Spock (diversamente da prima, dominato dalla
logica e senza emozioni) interpretato da Leonard Nimoy e il
medico dr. McCoy impersonato da DeForest Kelley (morto nel
2000). L'episodio fu accettato nel febbraio del 1966, e
nella storica data dell'8 settembre dello stesso anno i
telespettatori americani poterono udire in prima serata,
sullo sfondo del tema musicale di Alexander Courage, le
parole: "Space, The Final Frontier. These are the voyage
of the starship Enterprise…" con tutto ciò che ne
conseguì. C'è da dire che molte delle scene del pilot
fallito The Cage vennero utilizzate poi per il doppio
episodio L'Ammutinamento, definito tra i migliori
dell'intera serie. Col tempo, Star Trek si sviluppò in tre
stagioni televisive, per tre anni, con un totale di 79
puntate. Ci furono episodi che destarono molto interesse:
l'aggiunta nell'equipaggio di un russo, Pavel Cechov (Walter
Koening) - in piena guerra fredda -, e il primo bacio
'interraziale' nella storia della televisione tra un bianco
(Kirk) e una donna nera (il tenente Uhura, impersonata da
Nichelle Nichols). Ma fu solo quando nel 1969 fu trasmesso
l'ultimo episodio della serie, L'Inversione di Rotta,
che la mania scoppiò: grazie all'intervento dei
telespettatori americani la serie fu riprogrammata e da
allora il mondo non fu più lo stesso. "Mi accorsi che
creando un mondo a parte, un mondo nuovo con regole nuove,
si poteva parlare con più facilità di sesso, religione,
Vietnam, alleanze, politica, missili intercontinetali. E'
quello che facemmo in Star Trek." Così dirà Gene
Roddenberry poco prima della fine della sua vita.
Con la conclusione di Star
Trek, la proposta di un seguito fu subito presa in
considerazione, ma ci volle tempo per svilupparla. Alla
fine, verso la metà degli anni '70, Roddenberry e Co.
iniziarono a scrivere gli episodi della prima stagione di
una nuova serie. Star Trek: Phase II vedeva come
equipaggio dell'Enteprise lo stesso della vecchia
serie, impegnato in una nuova e affascinante missione
quinquennale. Poi, però, ci fu una… inversione di rotta. Lo
stratosferico successo di Guerre Stellari portò i dirigenti
a pensare alla creazione di un film di Star Trek per il
grande schermo. Fu così che molte delle idee di Phase II
vennero riciclate per la creazione di Star Trek: The
Motion Picture, che uscì sugli schermi americani nel
1979. Seguiranno altri nove film (per la storia completa
dell'avventura cinematografica di Star Trek, leggi
l'apposito articolo).
La voglia di una nuova serie,
tuttavia, rimase. Nonostante si susseguirono sullo schermo
altri quattro film dopo The Motion Picture, nel 1987
Roddenberry pensò che il mondo era ormai pronto per Star
Trek: The Next Generation. Nave nuova, nome vecchio. L'Enterprise,
questa volta lunga il doppio della prima, e ospitante
migliaia di persone (e molte famiglie), è questa volta
comandata dal cerebrale capitano Jean-Luc Picard,
impersonato dal magistrale Patrick Stewart. Il numero uno
diventa Jonathan Frakes nei panni di William Riker,
l'ufficiale scientifico è sempre privo di emozioni e
dominato dalla logica, ma non è un essere vivente: Data, un
androide, è il primo robot a far parte di un equipaggio, e
per molti versi si è ispirato alle creazioni di un celebre
fan della serie, Isaac Asimov (Data usa circuiti
positronici!). L'integrazione è sempre importante: ecco che
quindi il medico di bordo è l'attraente Beverly Crusher
(Gates McFadden), mentre Deanna Troi (Marina Sirtis) è il
consigliere di bordo. C'è anche un cieco di nascita, Geordi
LaForge (LeVar Burton), che vede grazie a un congegno
meccanico ed è dedicato a un fan di Star Trek, anch'esso
cieco e di nome LaForge, morto molto prima dell'uscita del
pilot della nuova serie. Una sorpresa, poi, che non convinse
molto Roddenberry: in plancia c'è anche Worf, un Klingon,
della stessa razza che ha ucciso il figlio di Kirk e che è
sempre stata in guerra con la Federazione. Per spiegare la
pace tra le due fazioni, ci penserà nel 1991 il film
Rotta Verso L'Ignoto, che vide per l'ultima volta
impegnato il cast della vecchia serie. The Next
Generation iniziò con il pilot Incontro a Fairpoint
(trasmesso il 28 settembre 1987), dove veniva presentato
un personaggio molto importate nelle future serie di Star
Trek: il divino Q. La Industrial Light and Magic di George
Lucas supervisionò gli effetti speciali della prima puntata
e creò i modellini della nuova Enterprise. Quello
della nuova serie fu un pilot interessante, ma che non
convinse. Molte furono le critiche rivolte verso la "Next
Generation": Data era troppo simile per carattere a Spock,
Picard faceva rimpiangere il mitico Kirk, Worf deludeva gli
irriducibili amanti della guerra fredda Klingon-Federazione.
Lo stile troppo Serie Classica venne però rapidamente
abbandonato nel corso della serie, e forse fu la spinta
giusta: è dopo la terza stagione, con l'arrivo anche della
straordinaria razza dei Borg, che The Next Generation
decollò. La febbre per Star Trek tornò a farsi sentire più
forte che mai! In breve, The Next Generation fu
acclamato come il miglior telefilm di fantascienza della
storia (e oggigiorno, dopo X-Files e tutto ciò che è
venuto rimane al primo posto), addirittura superiore alla
Serie Classica di Kirk, Spock e McCoy. Nel 1994, dopo la
settimana stagione, e ben 176 puntate, si decise di chiudere
bottega: per l'occasione, venne trasmesso il doppio episodio
All Good Things (in Italia con il celebre titolo
Ieri, Oggi e Domani). Questo episodio fu la ciliegina
sulla torta: quella sera, Star Trek polverizzò gli ascolti
di tutti gli altri programmi per la TV fino ad allora
trasmessi. The Next Generation entrò nella storia.
Nel 1991 ottenne un Emmy Award per gli effetti speciali, nel
1994 la doppia puntata conclusiva ottenne il prestigioso
Premio Hugo della fantascienza.
Al timone di Star Trek, dopo
la morte di Roddenberry, c'erano ora Rick Berman e Michael
Tayler. Furono loro a decidere che Star Trek sarebbe
continuato praticamente a oltranza. Per questo, nel 1993,
poco prima della fine di The Next Generation, si
diede il via a una nuova serie, totalmente differente e
tuttavia sempre 'trek': nacque Deep Space Nine.
Questa serie è del tutto originale per un semplice motivo:
non c'è un astronave, né una missione di esplorazione, né un
incipit iniziale che cominci con Spazio, ultima frontiera.
Tutto (o quasi) si svolge a bordo della stazione spaziale
federale Deep Space Nine, vicino al pianeta Bajor, ai
confini della Federazione. L'equipaggio è composto dal
comandate Benjamin Sisko (nero, impersonato da Avery
Brooks), dal primo ufficiale Kira Nerys (una bajoriana,
impersonata da Nana Visitor), dal mutaforma responsabile
della sicurezza Odo (Rene Auberjonois), da una Trill di nome
Dax (Terry Farrell) e dal giovane dottor Julian Bashir
(Siddig El Fadil, tra l'altro inizialmente proposto come
comandante della stazione). Per legare con la precedente
serie, Worf e l'addetto al teletrasporto dell'Enterprise
Miles O'Brian vennero 'usati' anche qui. Il pilot della
serie, L'Emissario, fu trasmesso il 4 gennaio 1993,
ma subito la serie se la dovette vedere però con gli
integralisti di Star Trek, coloro che già difficilmente
avevano mandato giù le avventure di Picard e Co., e che
adesso senza un'Enterprise vedevano definitivamente
sparito il senso di tutto Star Trek. Nonostante la creazione
del tunnel spaziale, che metteva in collegamento il
quadrante alfa con il gamma, la staticità delle puntate
rischiò di cadere nella noia. Ma tutti dovettero ricredersi
con l'inizio della terza stagione e l'entrata in scena del
Dominio. Scrive Silvio Sosio: "Pare che una regola non
scritta stabilisca che tanto più è originale ed efficace il
nemico, tanto più una serie di fantascienza funziona. Così
come The Next Generation aveva raggiunto i suoi
massimi livelli confrontandosi con i Borg, così Deep
Space Nine diventa realmente interessante quando entra
in gioco il Dominio." Ma come può interessare un incontro
tra una potenza galattica come il Dominio e una stazione
spaziale statica come Deep Space Nine? Facile, creando un
complesso gioco di alleanza e intrighi politici. E' così che
Star Trek: Deep Space Nine schiera in campo tutta
l'inarrivabile potenza di fuoco della space opera più
originale. Vincitore di un Emmy per lo straordinario lavoro
di make-up (si vedano - solo per citare i più
rappresentativi - i make-up di Quark, Jadzia Dax, Odo),
Deep Space Nine ottenne nel 1999 il massimo
apprezzamento del pubblico con la mitica sequenza di puntate
conclusive - ben dieci - The Final Chapter, dopo 175
episodi. Certo è che Deep Space Nine è tra tutte le serie
quella che affronta i temi più delicati: la religione,
l'occupazione nemica, la tortura, la guerra fratricida, il
terrorismo. E' una serie tra le migliori mai realizzate.
Berman e Taylor, con
l'aggiunta ora di Michael Piller, decisero di continuare con
Star Trek senza nemmeno attendere la fine della terza serie.
Nel 1995, quindi, un anno dopo la fine di The Next
Generation e due anni dopo l'inizio di Deep Space
Nine, il fascino di Star Trek veniva ripreso in pieno
con la nuova serie Voyager. Voyager vedeva
un'astronave federale misteriosamente proiettata dal
quadrante alfa al lato estremo della galassia. Il capitano
Kathrine Janeway (Kate Mulgrew, prima donna capitano della
storia della televisione) aveva il difficile compito di
riportare a casa il suo equipaggio. Il pilot The
Caretaker, costato ben 23 milioni di dollari e trasmesso
il 15 gennaio 1995, ebbe subito un grande successo, tanto
che oggi viene definito come il miglior episodio d'inizio di
Star Trek. L'equipaggio della Voyager è composto inoltre dal
primo ufficiale Chakotay (Robert Beltram), dal vulcaniano
Tuvok (Tim Russ), dal giovane e irriverente Tom Paris
(Robert Duncan McNeill), dalla mezza-klingon B'elanna Torres
(Roxann Biggs-Dawson), dal medico olografico semplicemente
chiamato Il Dottore (Robert Picardo [quanti Robert!]), dai
nativi del quadrante delta Neelix e Kes (Ethan Philips e
Jennifer Lien). Nella terza stagione venne aggiunto il
personaggi di 7di9 (Jeri Ryan), una borg strappata alla
collettività e dall'aspetto fisico piuttosto notevole. Per
quanto non ci fosse una missione quinquennale da portare a
termine, né un contatto diretto con la Federazione,
Voyager rappresentava comunque un buon ritorno allo
stile trek abbandonato con la precedente serie. Ciò
nonostante, alcuni fan si dimostrarono molto freddi verso
Voyager. Giudicata statica, spesso noiosa, banale e
priva di un nemico degno di tale parole, questa serie - la
prima trasmessa non su NBC ma su UPN, il canale della
Paramount - non raccolse i giusti consensi. Anche la doppia
puntata finale, End Games, trasmessa nel 2001,
estremamente originale per 'contenuto e forma', sollevò un
vespaio di polemiche dai fan, soprattutto per la distruzione
totale apportata alla razza dei Borg. Ciò nonostante,
Voyager si è aggiudicato 3 Emmy Awards e numerosissime
candidature.
Per la quinta serie, i
produttori di Star Trek si diedero, come dire, una calmata.
Si decise di attendere la conclusione di Voyager
prima di dare inizio alla nuova avventura. Gli ideatori Rick
Berman e Brannon Braga avevano deciso di creare qualcosa di
completamente diverso dalle altre serie: la prima ipotesi
seria fu Star Trek: Fleet Accademy, ambientato
nell'accademia della Flotta Stellare. Ma si capiva subito
che quest'ipotesi allontanava sempre di più Star Trek dal
suo spirito classico. Star Trek: The Alpha Squad fu
la nuova proposta: una squadriglia impegnata in difficili
missioni segrete o a rischio per conto della Federazione nel
quadrante Alfa. Subito dopo questa idea, però, ne venne
un'altra: un prequel. Il prequel di Star Wars, apparso nei
cinema di mezzo mondo nel 1999, aveva raccolto grandi
consensi di pubblico. Anche per Star Trek non sarebbe stato
male creare una serie che si anteponesse alla Serie Classica
e spiegasse molte cose non spiegate. Così, si decise per
quest'ultima opzione. In una intervista rilasciata a US
Today Rick Berman dichiarò che la nuova serie sarebbe
stata qualcosa di completamente nuovo, sempre nello spirito
di Star Trek, ma originale e drammaticamente diverso da
tutto quello che c'era prima. Sarebbe stata una sfida per la
produzione. Nel marzo 2001 la Paramount dichiarò
ufficialmente che era iniziata la lavorazione di
Enterprise. Questa serie, che per la prima volta non
avrebbe avuto il prefisso "Star Trek" davanti al titolo per
motivi di diritti d'autore, era dunque ambientata nel 22°
secolo. A guidare la SS Enterprise sarebbe stato Jonathan
Archer (interpretato dal celebre Scott Bakula), affiancato
dall'avvenente vulcaniana T'Pol e da altri personaggi umani,
con l'aggiunta di un originale medico alieno. La serie
sarebbe stata difficile per il bisogno di creare uno stato
tecnologico più arretrato di quello della Serie Classica, ma
con uno stile più moderno per non far cadere nella noia i
nuovi telespettatori. Inoltre, bisognava evitare di non
cadere nelle trappole degli 'yeti', le divergenze tra una
dichiarazione e un'altra che spesso avvenivano tra due serie
di Star Trek. Il pilot Broken Bow ottenne un buon
successo di pubblico e anche di fan, ma finì per cadere
subito in alcuni errori comuni: venne presentato il primo
incontro-scontro con i Klingon, che qui apparivano però
identici a quelli apparsi nella Next Generation (c'è
infatti una differenze tra i klingon della Serie Classica e
quelli della altre serie: leggetevi quest'articolo sulle razze del quadrante alfa e capirete).
Una critica fu mossa dai fan a causa della sigla d'inizio
della serie: non più un brano classico ma una vera e propria
canzone, sfondo musicale di una serie di spezzoni che
riassumono i passi compiuti dall'umanità nel campo
dell'esplorazione dei cieli. I produttori non fecero passi
indietro e lasciarono tutto così com'era.
Fino a dove si spingerà Star
Trek? Sono passati 36 anni dall'inizio della grande
avventura, siamo ora arrivati alla quinta serie. E poi? Star
Trek andrà sempre avanti fino a che non otterrà più grande
successo? La paura di molti fan è che se la serie andrà
avanti perda lo stile trek a loro così caro, come è avvenuto
con Deep Space Nine. A mio giudizio, non sarebbe male
se si pensasse a una edizione speciale della Serie Classica
restaurata nei colori, nei suoni e negli effetti speciali
per essere resa un po’ più moderna. In effetti, ormai la
pellicola è così invecchiata che le puntate del primo mitico
Star Trek diventano davvero brutte! Ma, qualsiasi cosa si
deciderà di fare, penso che Star Trek (come 007) non morirà
mai. La storia, dunque, continua…
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