Approfondimento biografico

il CONTE DOOKU, POLITICO IDEALISTA o TRADITORE VOLONTARIO?

 

«Una volta il conte Dooku era un Jedi. Non assassinerebbe nessuno. Non è nella sua natura.»

Maestro Jedi Mace Windu

E’ stato forse il principale artefice della fine della Repubblica insieme a Palpatine, eppure il conte Dooku è stato anche uno dei più grandi Jedi del suo tempo, meritevole di rimanere nelle grandi cronache insieme agli onorati maestri Yoda, Mace Windu e Qui-Gon Jinn. Il perché della sua dipartita è stato per molto tempo un quesito di difficile soluzione per gli Jedi, perché Dooku si era sempre dimostrato un uomo aderente ai vecchi e saggi principi che erano alla base della filosofia dell’Ordine. In realtà, Dooku aveva sempre dimostrato una scarsa propensione verso le regole e i vincoli imposti dagli Jedi verso i propri simili, credendo che invece l’uso della Forza e gli studi su di essa non dovessero avere alcuna forma di limitazione. Un’uguale dottrina l’aveva infusa nel suo padawan Qui-Gon Jinn. Anche Qui-Gon rimase sempre un Jedi ‘ribelle’, in perenne conflitto con il Consiglio per le proprie idee alquanto libertine, ma in fin dei conti egli non aderì mai al Lato Oscuro come invece fece il suo maestro. Il conte Dooku fu tra i primi a comprendere il declino dell’Ordine, e la corruzione inevitabile del Senato. Probabilmente fu anche l’unico a rendersi conto di un’inevitabile caduta della Repubblica. La sua intelligenza fu  sempre notevole, così come la sua capacità di preveggenza.

Ma cosa lo spinse a cedere al Lato Oscuro, davvero non si può dire. Gli storici e gli stessi Jedi ignorano se quando egli lasciò l’Ordine definitivamente era già stato contattato dal signore dei Sith, Darth Sidious. «E’ possibile che Dooku fosse giunto a un tale livello di disgusto verso il degrado della società da ritenere impossibile continuare la sua attività come Jedi.» afferma il suo unico biografo, lo Jedi Syus Boktra «Probabilmente quando abbandonò l’Ordine decise semplicemente di ritirarsi a vita privata, e approfondire l’uso della Forza da solo, cercando allo stesso tempo di trovare una soluzione per contrastare la dilagante corruzione nella Repubblica. Forse voleva utilizzare le sue risorse economiche per entrare in politica. Ma è anche possibile che egli fosse già stato contattato da Sidious all’epoca della sua dipartita.» E’ comunque chiaro che tutte le sue future conoscenze sulla Forza e sul Lato Oscuro le apprese dal maestro Darth Sidious, che verosimilmente lo prese come sua apprendista pochissimo tempo la morte di Darth Maul nel corso della crisi di Naboo. Dal momento in cui fu investito della carica di lord Sith, il conte Dooku prese il nome di Darth Tyrannus. «Tuttavia, questo nome fu conosciuto davvero da pochi. Diversamente da Maul, Dooku era una figura notissima sia tra i Jedi che nella Repubblica, e preferì sempre dare all’opinione pubblica l’impressione di rimanere un uomo in linea con i propri principi. Per questo la sua identità Sith rimase nascosta fino all’epoca della crisi di Geonosis, e a tutti – compresi soprattutto i suoi alleati del Movimento Separatista – diede sempre l’impressione di essere un ex-Jedi dedito alla politica.»

Il conte Dooku agì sempre da doppiogiochista. Faceva parte della sua missione come Sith quella di rimanere in contatto con tutte le persone più in vista, senza dare l’impressione di essere al servizio del Lato Oscuro. Ma in realtà il doppiogiochismo di Dooku fu forse rivolto a ben più di quanto il suo maestro pensasse. Secondo le tesi di alcuni storici, basate su vecchie testimonianze di membri separatisti, Dooku prestò ascolto alle affermazioni del viceré Gunray contro i Sith, e gli promise il suo aiuto per vendicarsi. Tenendo conto che il conte fece di tutto per sostenere Nute Gunray, giungendo a compromettersi fortemente ordinando l’assassinio della senatrice Amidala, è possibile che Dooku facesse sul serio. Non si dimentichi nemmeno che fu Dooku ad informare gli Jedi, tramite il maestro Obi-Wan Kenobi che fu prigioniero presso di lui a Geonosis, che Darth Sidious controllava il Senato. Le sue affermazioni furono fondamentali per portare gli Jedi a comprendere l’identità del signore dei Sith. Che dunque Dooku mirasse a qualcos’altro? «E’ difficile capire quali fossero le mire del conte, in questo caso. Mettere gli Jedi sulle tracce del suo maestro fu una mossa azzardata: a che scopo? Alcuni sostengono che Dooku volesse sbarazzarsi di Darth Sidious. Se così fosse stato, perché? Una volta eliminato il signore dei Sith, il conte Dooku ne avrebbe preso il posto. Ma per fare cosa? Scoperto l’inganno di Sidious, la Repubblica e gli Jedi sarebbero stati molto più accorti e non avrebbero permesso il ritorno dei Sith. E se invece Dooku fosse stato intenzionato a sbarazzarsi di Sidious per altri scopi? Forse perché temeva il crollo della Repubblica e la vittoria dei Sith. Forse era intenzionato a fermare tutto questo folle piano. Come capo dei separatisti, avrebbe assunto un grande potere nella Repubblica pur senza permettere al suo maestro di rovesciarla e imporre un dominio personale.»

Sono queste le intelligenti domande e le possibili risposte che il maestro Jedi Boktra si pone riguardo le intenzioni del conte Dooku. Ma ancora più interessanti è la questione, del tutto nuova, che il maestro Jedi si pone nella sua opera. Dooku era davvero un politico idealista? Era davvero intenzionato a riformare e migliorare la Repubblica? O invece, secondo la tesi unanimemente accetta, la sua era solo un’intenzione di facciata, per mascherare le reali intenzioni di destabilizzazione della Repubblica? «Dooku era indiscutibilmente un politico intelligente e preparato. Al di là delle sue formidabili capacità Jedi tanto decantate, la sua competenza risulta più che evidente nella lunga e complessa trattativa per la creazione del movimento separatista. Praticamente da solo, Dooku riuscì a unire tra loro vecchi e rancorosi rivali d’affari unendoli sotto la bandiera comune del profitto. In seguito agì sui governi dei sistemi stellari della Repubblica convincendone molti ad abbracciare la sua causa. E convinse anche molti senatori ad abbandonare la sicurezza di cui godevano continuando a lavorare a Coruscant compiendo un autentico salto nel buio.» Dunque, uomo di grandi capacità politiche e diplomatiche, oltre che semplice Jedi corrotto al servizio del Lato Oscuro. Ma questo non risponde certo alla nostra domanda. Abbiamo, sì, visto che effettivamente Dooku era un brillante politico, ma non sappiamo se egli fosse mosso da qualcosa di più idealistico rispetto a un mero interesse nell’ambito del progetto per la distruzione della Repubblica.

La questione è però di difficile soluzione. Il punto principale sarebbe quello di capire se Dooku abbandonò l’Ordine per dedicarsi ad attività private o già intenzionato ad unirsi al Lato Oscuro; questo punto, come abbiamo visto sopra, non può essere definito con chiarezza per mancanza di elementi. Noi conosciamo solo Dooku il maestro Jedi, e il conte Dooku signore dei Sith col nome di Darth Tyrannus. Quali fossero le sue vere idee al di là della scelta tra bene e male non ci vien dato saperlo. Però possiamo basarci su un altro personaggio: Qui-Gon Jinn. Ricordiamo che egli fu discepolo di Dooku, e in parte comprese le sue azioni e le appoggiò. Basandoci sulla figura di Qui-Gon Jinn, è forse possibile capire la personalità di Dooku. Ad esempio, Qui-Gon Jinn era realmente mosso da intenti idealistici. La sua attività di maestro Jedi fu sempre diretta a un tentativo di riportare l’Ordine a un senso più puro e naturale della Forza, combattendo il male senza mai giungere a compromessi con esso. Qui-Gon Jinn capiva bene la politica, ma non ne apprezzò mai la disgustosa corruzione che vi era al suo interno. Il suo discepolo Obi-Wan Kenobi era ugualmente diffidente verso i politici e le reali intenzioni delle loro azioni. «I pensieri di questi due grandi personaggi possono essere facilmente ricondotti a quelli di Dooku. Dobbiamo ritenere che il conte fosse ugualmente mosso da un’intenzione di riformare e rinnovare un Ordine divenuto vittima e compiacente della corruzione della Repubblica. Se si scoprisse che la dipartita da Dooku dall’Ordine fosse stata provocata non dall’intenzione di unirsi ai Sith ma dalla volontà di mettersi per proprio conto a lavorare per rinnovare la Repubblica, potremmo finalmente giungere alla conclusione che Dooku e Qui-Gon Jinn in fin dei conti non furono – come li definisce la storiografia contemporanea – figura mosse da identici scopi ma agenti in modi diametralmente opposti, bensì due personaggi che si comportarono in maniere diverse non avendo avuto le stesse opportunità. Nessun Sith bussò mai alla porta di Qui-Gon Jinn, diversamente da come avvenne con Dooku. Forse il conte ebbe ragione quando disse ad Obi-Wan Kenobi (questo lo sappiamo dalla testimonianza dello stesso maestro Jedi) che Qui.Gon Jinn si sarebbe unito a lui se avesse saputo la verità. E la verità era davvero amara, peccato che gli Jedi la compresero troppo tardi.»

STAR WARS CHRONICLES CAPITOLO 5