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Anakin Skywalker è il Prescelto, il Figlio dei Soli.

Yoda, il venerabile maestro Jedi, intuì il pericolo di Anakin?

 
ENIGMI DELLA FORZA

Parte I


Non è certo un mistero che la Forza sia l’aspetto più conosciuto dell’universo di Star Wars. Se ci pensiamo, è proprio la Forza ad essere il protagonista di tutta la vicenda, e non mi riferisco solo ai film ma anche alla discussa produzione dell’Expanded Universe. Del resto, i fan in generale considerano i cinque film (che poi diventeranno sei) una specie di epopea di Anakin Skywalker, rovesciando quella che era la concezione iniziale di saga incentrata su Luke Skywalker (e trovando così un altro elemento con cui contrastare l’EU, ma questa è un'altra storia). Tuttavia appare chiaro che senza la Forza la vita di Anakin Skywalker non ci interesserebbe granché. E se ci pensiamo, il motore che guida tutta la lunga vicenda è proprio la Forza. E’ grazie ad essa che nasce Anakin Skywalker, che poi porterà la galassia al male quando aderirà al Lato Oscuro, che poi verrà redento dal figlio Luke addestrato dai maestri Jedi Obi-Wan e Yoda e che con la sua coraggiosa morte riuscirà a ristabilire l’equilibrio nella Forza.

Ma nonostante i millenni di studi, gli Jedi non conoscono ancora tutti gli aspetti della Forza come apprendiamo praticamente in ogni film. Molti enigmi infatti occupano i pensieri di grandi maestri Jedi come Mace Windu e lo stesso Yoda. Enigmi della Forza che andremo a cercare anche noi in questo articolo e che proveremo a commentare.

«…E nel tempo di grande sconforto verrà un salvatore e sarà conosciuto come il Figlio dei Soli». Quest’antica profezia che ossessiona da secoli le menti degli Jedi viene nominata di sfuggita per la prima volta ne La Minaccia Fantasma ma era già stata scritta da George Lucas al tempo delle prime bozze di sceneggiatura dell’episodio IV nel 1976. E’ quindi evidente che il tema del salvatore, del prescelto, del Figlio dei Soli, era già presente da tempo nella mente di Lucas e che quindi tutta la saga da lui creata giri intorno a questo tema mai esplicitato. «Ti riferisci alla profezia di colui che porterà equilibrio nella Forza. Credi sia questo bambino?» chiede sospettoso Mace Windu a Qui-Gon Jinn in episodio I. Questo sospetto è il punto di partenza della fortuna di Anakin Skywalker. Egli infatti è stato probabilmente concepito dai midi-chlorian, e quindi dalla stessa Forza. Un Figlio della Forza, quindi, e cioè colui che nell’antica profezia è destinato a portare equilibrio. Un enigma, questo, che non sembra dar pace ai membri del Consiglio Jedi i quali addirittura rifiutano di addestrare il bambino. «Nebuloso il futuro di questo ragazzo è» asserisce non senza preoccupazione Yoda. E il grande maestro Jedi continuerà a seguire sempre con paura lo sviluppo di Anakin. Infatti gli Jedi alla fine decideranno di iniziare il suo addestramento quando scopriranno le sue eccezionali doti che hanno permesso la sconfitta della Federazione nella battaglia di Naboo. Mace Windu cambia completamente opinione e riconosce in Anakin il prescelto: «Devi avere fiducia, Obi-Wan» giungerà a dire in episodio II «Troverà la strada giusta». Ma se Mace si è schierato completamente dalla parte di Anakin, stessa cosa non farà certo Yoda: «D’accordo col prende il giovane Skywalker come tuo padawan io non sono» dirà il piccolo maestro Jedi al termine de La Minaccia Fantasma. Ed è chiaro che Yoda ha percepito la possibile perdita di Anakin ne L’Attacco dei Cloni. E’ a lui che si riferisce sia quando, al termine della battaglia di Geonosis, riconosce che «Un giorno buio è questo», sia quando alla fine del film pronuncia l’ultima memorabile battuta: «No, maestro Obi-Wan, non vittoria. Su tutto l’ombra del Lato Oscuro è calata. Questa Guerra dei Cloni iniziata è».

Ma quindi Anakin è o no il prescelto? Sarà questa la domanda che gli spettatori della prossima generazione – che inizieranno a vedere la saga dall’episodio I – si porranno e avranno la risposta solo al termine del Ritorno dello Jedi. Sarà questo il tema centrale della saga di Star Wars quando tutti e sei i film saranno completati.

Un altro enigma di episodio I, che questa volta riguarda i fan, è l’entrata in scena dei midi-chlorian. Sarà solo nel bel mezzo del film che Qui-Gon ci chiarirà la natura di queste strane entità: essi vivono in tutte le nostre cellule e «noi siamo simbionti di loro. Forme di vita che vivono insieme traendone reciproco beneficio. Senza i midi-chlorian, non esisterebbe la vita e noi non saremmo consapevoli dell’esistenza della Forza. Essi ci parlano continuamente, comunicandoci il volere della Forza». Come mai in episodio I Lucas ha introdotto questo elemento scientifico che stride clamorosamente con il precedente misticismo? Forse per spiegare in modo più concreto perché si pensasse che Anakin fosse il prescelto. Ma questo vorrebbe dire che Lucas è così a corto di idee che non riesce a inventarsi nessun’altra scusa plausibile. Il mistero si complica davanti alla totale assenza di qualsiasi riferimento ai midi-chlorian in episodio II. Se Lucas avesse deciso di far abituare gli spettatori all’esistenza di queste entità, ne avrebbe parlato diffusamente anche nei seguenti episodi. Invece zero, vuoto assoluto. E c’è da credere che la stessa cosa avverrà col terzo film. Come mai? Un cambio di idee del regista? La cosa sarebbe alquanto dura da mandar giù perché con i brevissimi riferimenti in episodio I tutto lo straordinario misticismo e astrazione della Forza va a farsi benedire. Forse i midi-chlorian potrebbero però tornare nel terzo episodio ed essere quindi relativamente giustificati, perché Palpatine potrebbe usarli per individuare tutti gli Jedi e sterminarli nel celebre olocausto di cui si parla in Una Nuova Speranza. Questa sarebbe una piccola scappatoia che Lucas potrebbe usare: è il numero di midi-chlorian presenti in un individuo che permette agli Jedi di scoprire persone sensibili alla Forza, ed è proprio il numero di midi-chlorian che permette a Palpatine e a Darth Vader di individuare gli Jedi e ucciderli. Forse Lucas potrà sciogliere definitivamente i nostri dubbi nel prossimo e ultimo film.

L’Attacco dei Cloni presenta due nuovi enigmi che si pongono davanti a Yoda e Mace Windu. Enigmi molto preoccupanti. «Ciechi noi siamo» esclama Yoda «se la costruzione di questo esercito di cloni sfuggita ci è!» E’ una dichiarazione di impotenza: gli Jedi si sono chiusi troppo nei loro studi astratti e nelle ricerche intellettuali dimenticando l’importanza del contatto diretto con la Forza vivente, quella che Qui-Gon in episodio I tanto predicava. Per questo non sono riusciti a percepire il ritorno dei Sith e la presenza di Darth Sidious all’interno stesso del Senato. Col tempo, Yoda si renderà conto che proprio questa perdita di contatto con la Forza ha portato la galassia alla rovina e insegnerà al giovane Luke un metodo nuovo di iniziazione che si concentrerà unicamente sulla percezione e sull’uso della Forza. «Dobbiamo avvertire il Senato che la nostra capacità di percepire la Forza si è indebolita» suggerisce Mace Windu. E’ una dichiarazione di sconfitta. E’ giusto imputare ai soli Jedi la responsabilità della degenerazione in cui sono caduti: ritenendo estinti i Sith millenni fa, non si sono dati pena di tenere sotto controllo la galassia per individuare subito possibili focolai di Lato Oscuro. Questa calma in cui sono caduti era proprio quello a cui puntavano i signori dei Sith: tramando le loro oscure tele all’insaputa di tutti, speravano proprio di portare tra gli Jedi un senso di sicurezza che li avrebbe portati all’indebolimento delle loro facoltà. Oltre alla percezione della Forza, gli Jedi hanno perso anche l’antica potenza del combattimento con le spade laser: come infatti scopriamo, il metodo usato da tutti i cavalieri Jedi con la spada laser è quello della riflessione dei colpi di blaster, non più quello di spada contro spada, molto più cruento e difficile, che invece ben conoscono i Sith (e lo vediamo sia con Maul che con Dooku e Vader).

Un altro enigma che occupa la mente di Yoda è quello della morte. Gli Jedi sono del parere che, una volta morti, i loro spiriti diventino un tutt’uno con la Forza e dunque perdano definitivamente la loro coscienza singola. Ma questa convinzione subisce un duro colpo quando Yoda percepisce la voce dello spirito di Qui-Gon che grida ad Anakin “No!” mentre il suo ex discepolo compie il suo primo orribile passo verso il Lato Oscuro. George Lucas dichiara che quello del destino degli Jedi morti sarà un importantissimo elemento di episodio III che verrà molto sviluppato. Ed in effetti il tema della morte degli Jedi è fondamentale in tutti i film seguenti. Come mai Qui-Gon è il primo Jedi a non essersi ‘fuso’ con la Forza e ad essere riuscito a mantenere la propria coscienza? Molti credono che questo sia da imputare al fatto che Qui-Gon, morente, abbia desiderato mantenere il proprio io per continuare a rimenare al fianco di Anakin e cercare di guidarlo di nascosto lungo il suo cammino.

E’ questa un ipotesi che verrebbe confermata da quanto vediamo in Una Nuova Speranza. Qui, infatti ci troviamo davanti a un evento della massima importanza: la morte di Obi-Wan. E’ evidente per tutti gli spettatori che durante il duello fatale con Darth Vader, Obi-Wan si lasci uccidere dal suo furente vecchio discepolo passato al male. Perché? L’opinione comunemente accettata è che Obi-Wan, resosi conto che probabilmente non sarebbe riuscito ad uccidere Vader, si sia concentrato come fece a suo tempo Qui-Gon per mantenere il proprio io dopo la morte e divenire così uno spirito guida per Luke. E’ sicuramente la scelta migliore che Obi-Wan poteva fare: se si fosse ostinato a combattere contro Vader sarebbe quasi certamente morto e Luke sarebbe rimasto senza guida e sicuramente non sarebbe mai divenuto uno Jedi, con conseguenze inimmaginabili per il futuro della galassia. Il gesto di Obi-Wan è quindi una conferma del perché anche Qui-Gon non sia divenuto tutt’uno con la Forza. Tuttavia molti respingono tale ipotesi affermando che, mentre Obi-Wan aveva affrontato Vader con la consapevolezza di morire, Qui-Gon era stato invece ucciso d’improvviso da Darth Maul e non avrebbe avuto quindi il tempo di concentrarsi. Questo non è del tutto esatto perché, come vediamo ne La Minaccia Fantasma, passano molti minuti prima che Qui-Gon spiri definitivamente e il suo ultimo pensiero va ad Anakin: «E’ lui il prescelto!» 

Altri credono invece che la capacità degli ultimi Jedi di mantenere la propria coscienza anche dopo la morte sia invece dovuto all’equilibrio portato nella Forza. Cosa significa? Sia in episodio I che nel II e sicuramente anche nel III la galassia è popolata da molti più Jedi che Sith, con rapporto probabilmente di 10.000 a 1. Dopo l’olocausto che avverrà in episodio III, invece, la situazione si equilibrerà perché ci saranno due Sith e qualche Jedi sparso per la galassia (forse solo due, Obi-Wan e Yoda). Quando dunque, dall’episodio IV in poi, la Forza è tornata in equilibrio, gli Jedi una volta morti non diventano più un tutt’uno con essa ma mantengono la propria anima. Questo sarebbe sostenuto sia dall’esempio di Obi-Wan che da quello della morte di Yoda ne L’Impero Colpisce Ancora. Yoda infatti muore come Obi-Wan: scompare. E mantiene la propria coscienza. E questo lo farà anche Anakin Skywalker nel momento in cui, prima della fine, si redimerà e tornerà al bene. Questa intelligente ipotesi ha però una grossa pecca con la morte di Qui-Gon: anche lui sembra essersi mantenuto cosciente dopo la morte, in un momento in cui però la Forza non era ancora in equilibrio. C’è però un particolare da tenere in considerazione: mentre Obi-Wan e Yoda una volta morti scompaiono, Qui-Gon viene invece cremato. Stessa cosa sembra avvenire con Anakin, la cui armatura viene bruciata in drammatico rogo alla fine del Ritorno dello Jedi. E qui c’è un altro problema, perché non sappiamo se quella che Luke bruci sia solo l’armatura o se, all’interno, vi sia ancora il corpo di Anakin. Che legame ha il fuoco e la morte degli Jedi? Perché alcuni scompaiono e altri no? Perché solo pochi riescono a mantenere il proprio nell’aldilà? George Lucas è pronto a chiarirci definitivamente i nostri dubbi in episodio III.

Parte II --->

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