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Nel 1977
nessuno ci credeva. Non ci credeva George Lucas, che del
film era stato l'ideatore e regista. Non ci credeva Harrison
Ford, che aveva criticato larghi brani del copione di
"Guerre Stellari". Non ci credevano Brian De Palma e nessuno
dei registi amici di Lucas, invitati ad assistere alla
'prima' in casa di quest'ultimo e finendo col biasimarlo
apertamente. Eppure, si sbagliarono. Si sbagliarono sì,
perché né Lucas né Ford né De Palma né qualsiasi altra
persona che aveva visto il film prima della sua proiezione
riuscì mai più a dirigere, produrre o solo recitare una
pellicola che avesse lo stesso successo di "Guerre Stellari".
E mai nessuno ci è riuscito dopo venticinque anni! C'è stato
"Titanic", che ha guadagnato la più astronomica cifra mai
ottenuta da un film. C'è stato "Harry Potter", che però è
stata la semplice trasposizione di un romanzo di successo.
Ma con "Guerre Stellari" è cambiato il cinema, è cambiata la
fantascienza, è cambiato tutto Hollywood fino a cambiare le
esistenze stesse di migliaia di persone (mai quanto quella
dello stesso Lucas, che col film è diventato straricco).
Perché? Perché un successo così planetario, rimasto in vita
dopo più di due decenni, per un film che in apparenza poco
voleva fare se non divertire?
Di
spiegazioni potrebbero essercene tante. Ogni singola persona
a cui il film è piaciuto ha provato qualcosa di particolare
nel vedere per la prima volta "Guerre Stellari". Non si può
certo cercare di capire 'cosa' abbiano sentito quelle
persone dentro di loro, ma è stato abbastanza forte da
lasciare il segno. Oggigiorno molta gente si è appassionata
all'universo di "Star Wars" grazie alla nuova saga, segno
che con l'evolversi della tecnologia e a distanza di anni,
la magia che questi film trasmettono non si è affievolita. E
non sono stati gli effetti speciali nè le grandi scene
spettacolari, o almeno non solo quelle: perché nessuno si è
appassionato a un film straricco di ogni sorta di magie
create al computer come "La Mummia"? O come "Planet of the
Apes" (il rifacimento de Il Pianeta delle Scimmie), o
come "Indipendence Day"?
Diciamoci la verità, "Guerre Stellari" ti insegna qualcosa.
Ti insegna a fidarti più del Bene che del Male, a capire il
vero volto della malvagità, ti insegna a comprendere meglio
la Storia e gli orrori che questa ha prodotto, ti insegna a
fidarti di sé stesso ("Fidati del tuo istinto", una frase
entrata nel mito). Non è semplicemente la storia di un
ragazzo che sfida la galassia, come qualcuno potrebbe dire.
Non è uno spettacolo di pupazzi irreali, ma è molto, molto
di più. Lo capisci quando vedi Luke Skywalker, nel primo
classico "Guerre Stellari", che osserva il tramonto dei due
soli gemelli del suo pianeta Tatooine, con la musica in
sottofondo che diventa sempre più potente, fino a
straripare: il desiderio di Luke di andarsene via, conoscere
la galassia, smetterla di fare il contadino e magari
scoprire chi era suo padre. Il primo punto di forza della
Saga è che si basa su qualcosa che trascende i millenni ed è
sempre vivo nella Storia: il desiderio di libertà, ovunque.
Libertà di Luke dal mondo piccolo e remoto dove vive,
libertà di Darth Vader dalla sua prigione interiore, libertà
di Lando Calrissian dai sensi di colpa e dai rimorsi che lo
divorano, fino ad arrivare alla libertà che la Galassia
tutta reclama, la libertà dall'Impero dispotico e disumano,
l'istituzione odiosa per antonomasia, massima
rappresentazione di tutto ciò che c'è di male nell'universo.
Anche
l'Impero è un elemento di grande attrattiva. E' la
personificazione di quello che noi tutti detestiamo, ossia
l'istituzione arrogante che domina tutti, che impone un
modello di vita, che chiede anzi ordina al suo popolo di
credere, obbedire e combattere. Totalitario e assoluto:
dall'Impero non si può fuggire, non c'è modo di vivere se
non ti unisci alla sua causa, sei schiavo senza saperlo.
Qualche critico ha ipotizzato che la figura dell'Impero sia
stata dettata da quella del padre di Lucas, la
raffigurazione dell'istituzione tirannica che ti vuole
comandare e averti sotto il suo controllo. E tutti noi
partecipiamo con un senso di odio e rabbia alla lotta che
sembra senza speranza da parte di un gruppo di amanti della
libertà, i Ribelli, contro questa specie di mostro che
domina tutto. Pragmatico, funzionale, spietato: lo vediamo
nelle parate all'arrivo di Darth Vader e dell'Imperatore,
nel comportamento gelido dei comandanti, con le loro braccia
incrociate dietro la schiena e l'espressione fissa. Lo
vediamo nello sguardo dell'Imperatore stesso, nella smorfia
di odio che prova quando cerca di uccidere Luke Skywalker. E
sentiamo la vocina interiore che ci sussurra "Quanto mi
piacerebbe ammazzare quell'essere!", e vediamo che Darth
Vader sembra pensare altrettanto! L'opinione pubblica
finisce sempre per mettersi dalla parte dei contestatori:
dalla parte dei dimostranti, dei diseredati, delle donne
islamiche costrette alla schiavitù, dei popoli senza patria
che vagano nel mondo. E si schiera anche con i Ribelli,
partecipando alla lotta contro l'Impero.
Abbiamo
anche l'umorismo, quel leggero umorismo che contraddistingue
alcuni momenti 'chiave' della Saga. Chi è che non ha adorato
C-3PO, con quel suo sarcasmo involontario che riesce a farti
ridere anche dopo che il film l'hai visto decine di volte.
Forse Jar-Jar nella "Minaccia Fantasma" non ha convinto
molto per il semplice motivo che il suo solo scopo era
quello di far ridere: e quando qualcuno ti mette davanti una
persona allo scopo di farti ridere, spesso finisce che non
ti diverti affatto. Chi non ha amato il grande Han Solo
(Harrison Ford) con quella sua battuta sempre pronta e il
vivere la vita come se fosse un gioco (vedi la scena in cui
insegue alcuni soldati imperiali e finisce per scontrarsi
quasi con centinaia di altri). L'umorismo di "Guerre
Stellari" è quell'umorismo sottile, nel classico stile quasi
britannico, che, inserito nella cornice di un film epico
come "Star Wars", riesce a sdrammatizzare spesso la
situazione.
C'è poi
la Forza, quella Forza che ha così attratto l'immaginazione
delle persone (vedi
l'articolo
apposito) e che ha reso mistica tutta la trama. E poi c'è il
Mito. La Leggenda. La Favola. L'Epos. Ed è questo il grande
punto di forza di tutta la Saga: noi spettatori partecipiamo
a una grande epopea a livello galattico a millenni di
distanza dai giorni nostri. Perché è questa in realtà tutta
la saga di Star Wars: e lo vediamo nel duello tra Darth
Vader e Luke alla fine del VI episodio, nelle rivelazioni
genealogiche, nelle parole di Ben Kenobi che sotto forma di
spirito guida e istruisce il giovane protagonista. Lo
vediamo, anzi lo sentiamo, nelle parole di Shmi Skywalker,
madre di Anakin nel I episodio, quando racconta della
nascita del figlio: le musiche eteree sullo sfondo e la
tragicità delle scene hanno fatto entrare questi ed altri
momenti nell'immaginario collettivo ("Sono uno Jedi, come
mio padre prima di me!") e nella Storia del Cinema. George
Lucas aveva sempre creduto nella forza dei Miti, e ha fatto
di "Guerre Stellari" il suo e il nostro Mito,
un sogno nuovo in un mondo senza utopie, senza credi e senza
illusioni. La frontiera che un tempo era rappresentato da
ciò che c'è al di là del mare, da ciò che c'è oltre
l'arcobaleno, è diventato ciò che c'è oltre il nostro
pianeta, lo Spazio, l'Universo, con i suoi misteri. I sogni
cambieranno, il mondo cambierà, la storia cambierà, ma
"Guerre Stellari" nel bene e nel male continuerà ad
esercitare il suo fascino attraverso gli anni e, chissà,
attraverso lo spazio fino ad arrivare a una galassia lontana
lontana… Le favole non muoiono mai.
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