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I prequel toglierebbero valore all'epocale rivelazione di Vader a Luke nell'episodio V.

Lo Yoda interamente in digitale di episodio II è piaciuto a pochi, così come l'uso eccessivo di effetti speciali.

C'è chi ha fortemente criticato la recitazione di Christensen, e di molti altri attori nei prequel.

 

 
PREQUEL, GUIDA AL DIBATTITO CRITICO

Parte II


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Rivelazione anticipata di colpi di scena della trilogia classica

Punto davvero critico per quanto riguarda la trilogia prequel: l’anticipazione di quelli che sono i temi fondamentali della trilogia classica. Per capire meglio questa situazione bisogna mettersi nei panni di colui che inizia a vedere Star Wars cominciando da episodio I e continuando in ordine cronologico. Molti riconoscono che questo non è il miglior modo di vedere la saga, ma una larga maggioranza delle ‘nuove reclute’ del fandom ha fatto proprio così, e non c’è ragione di credere che il futuro pubblico che si avvincerà a Star Wars non inizierà dall’episodio primo. Apprendiamo in tal modo, e con stupore, che Anakin Skywalker cede al male e diviene Darth Vader. Apprendiamo che Obi-Wan ha fallito nel suo insegnamento e pagherà per questo nascondendosi per anni su Tatooine. Apprendiamo che il mite e utopistico senatore Palpatine è in realtà un mostro disumano che rovescerà la Repubblica instaurando l’Impero del male. Apprendiamo soprattutto che Luke Skywalker e Leia Organa sono figli di Anakin. Bene, i primi tre episodi presentano colpi di scena incredibili ed entusiasmanti. E la trilogia cosiddetta ‘classica’ cosa può offrire allo spettatore? Proprio niente. I clamorosi colpi di scena che sono entrati nell’immaginario collettivo di generazioni perdono completamente di valore. L’epocale frase “Io sono tuo padre” di Vader non colpisce più. Non colpisce più la rivelazione della parentele di Luke e Leia, né quella che Obi-Wan fu maestro di Anakin. Sappiamo già tutto. Certo, colpi di scena al di là di questi ce ne sono abbastanza nella trilogia classica, ma non si può non riconoscere che senza più  il fascino di tali rivelazioni la trilogia classica perde davvero di importanza.

Questo ragionamento è sostanzialmente condivisibile. Alcuni fan hanno tentato di risolvere la spinosa situazione inventando possibili espedienti in episodio III che eliminerebbero il problema. In particolare una trama che è stata particolarmente apprezzata dai fan italiani risolveva il problema della rivelazione centrale di L’Impero Colpisce Ancora. Ma soluzioni al problema esistono eccome. In primo luogo uno spettatore intelligente che volesse vedere la saga allo stesso modo di quelli che videro la prima trilogia al cinema e fecero lo stesso per la seconda avrebbe probabilmente l’accortezza di godersi prima gli episodi IV, V e VI e poi i prequel. Questo anche perché in realtà la trilogia prequel ha ben altri scopi che quelli di mostrare solo ‘cosa è successo prima’. Gli episodi I, II e III hanno alcuni temi centrali peculiari che fanno girare tutti gli eventi. Il perché della caduta al male di Anakin Skywalker. Il modo in cui Obi-Wan ha sbagliato ad addestrare il suo discepolo. Le condizioni che anno portato all’ascesa dell’Impero. Anche senza la trilogia classica, gli episodi I, II e III hanno delle trame che si reggono piuttosto bene da sole.

In secondo luogo ora che uscirà episodio III e l’esalogia sarà completa, sarà possibile riscontrare in essa un tema centrale e unificante. Infatti se prima noi consideravamo la trilogia classica come la storia della guerra dei ribelli contro l’Impero galattico ora dobbiamo completamente mutare tale semplicistica concezione. La trilogia prequel mette in primo piano Anakin Skywalker e la sua caduta al male. Tutti i primi tre episodi della saga hanno come tema centrale questo. Ora, vedendola dall’ottica dei prequel anche la trilogia classica diventa la storia di Anakin: Darth Vader, che è sempre stato il personaggio più rappresentativo e amato della saga, è un protagonista molto più valido di Luke. Da questo punto di vista potremo riconoscere che tutte e due le trilogie hanno come protagonista Anakin/Vader, e che Luke e compagni nella seconda parte dell’epopea abbiamo sì una parte fondamentale ma comprimaria. Il tema centrale della saga nella sua definitiva integralità sarà la vita di Anakin dagli inizi del suo apprendistato Jedi fino alla morte dopo aver ucciso l’Imperatore, colui che lo ha portato ad abbracciare la causa del Male. I colpi di scena della trilogia classica non hanno più molto valore visti in quest’ottica, e il duello finale del Ritorno dello Jedi e la morte di Palpatine e Vader assumono invece ancora più importanza di quanto non ne avessero prima. Con questa scena epocale è possibile concludere tutta quella che alcuni hanno chiamato Anakineide, l’epopea di Anakin. In questo modo i prequel hanno cambiato radicalmente, e in meglio, il modo di concepire Star Wars.

Utilizzo eccessivo di effetti speciali

George Lucas è stato il precursore dell’utilizzo massiccio di effetti speciali all’interno di un film. Con Star Wars: a new hope nel 1977 “ha cambiato il modo di vedere il cinema”. Era impensabile che nel 1999, con la spettacolare evoluzione degli effetti speciali anche grazie soprattutto alla sua Industrial Light & Magic, Lucas non cercasse di superare sé stesso e gli standard a cui prima eravamo abituati inondandoci di effetti speciali in quantità industriale. E così naturalmente è stato. Tuttavia l’uso eccessivo e ridondante del digitale nella saga prequel è divenuto ben presto uno dei punti più criticati di tutta l’operazione di Lucas.

In realtà il parere del pubblico verso gli effetti speciali è andato mutando nel tempo. Se A new hope nel 1977 era una pietra miliare nella storia di questa tecnica, ben presto esso non fu più un caso più unico che raro. Lentamente, ma senza mai superare eccessivamente i canoni a cui la saga di Star Wars ci aveva abituati, gli effetti speciali hanno cominciato ad essere utilizzati sempre di più nei film di fantascienza e non. Questo più o meno fino agli anni ’90, dove tale utilizzo è finito per ‘superare i limiti’. Jurassic Park rappresenta un film epocale nella storia degli effetti speciali, in cui la Industrial Light & Magic ha finito per superare sé stessa. Ma solo nella seconda metà degli anni ’90 si diffonde l’utilizzo del digitale, tecnica che George Lucas fa subito sua introducendola in massa nei nuovi film. Ancora una volta, tuttavia, Lucas si è dimostrato precursore giacché prima di Star Wars: episodio I l’uso del digitale era ridottissimo, e ancora oggi non ha ancora ottenuto gli stessi risultati avuti della ILM. Star Wars ha cambiato di nuovo il modo di vedere il cinema. Ma allora qual è il problema?

Il problema è duplice. Da una parte c’è un problema di critica, dall’altro un problema di pubblico. La critica non ha mai fatto mistero, da un certo periodo in avanti, di considerare i film con uso eccessivo di effetti speciali come film popolari e dunque da prendere in scarso conto. Sul primo assunto (film popolari) ha perfettamente ragione, ma sul secondo punto in realtà la critica si dimostra essere guidata da pregiudizi. Questo perché, anche se circa l’80% della produzione cinematografica che utilizza il digitale sia a volte da buttar via, altre volte vengono prodotti veri e propri gioielli della storia del cinema (un esempio per tutti, la trasposizione del Signore degli Anelli di Tolkien fatta da Peter Jackson è già leggenda).    

A noi interessa di più il problema di pubblico. Perché questo improvviso voltafaccia nei confronti dell’utilizzo degli effetti speciali? Il perché è presto detto: molti hanno ritenuto che Lucas, mettendo in primo piano il digitale (arrivando, in episodio II, al punto da ritoccare digitalmente il 95% della pellicola), abbia messo poco interesse nello sviluppo della trama e della recitazione creando un capolavoro visivo ma senza la minima storia. Dato che molti film prima de La Minaccia Fantasma si rispecchiavano in questa situazione (troppo fumo e niente arrosto, in parole povere), la reazione del pubblico era prevedibile. Chiariamoci: La Minaccia Fantasma è entrato nel Guiness dei Primati e nella top ten di tutti i tempi per i suoi incassi record, e L’Attacco dei Cloni non ha in questo campo deluso nessuna aspettativa. Il pubblico è accorso in massa. Ciò non significa, però, che abbia gradito. Un buon numero ovviamente ha gradito, ma anche un buon numero ha criticato ferocemente episodio I per questa ridondanza del digitale.

Un altro problema riguarda i fan. Gli appassionati della trilogia classica si sono spaccati davanti alla visione dei primi due episodi della trilogia prequel. Lucas, mettendo in primo l’uso in grande stile degli effetti speciali e del digitale, ha volutamente creato una rottura decisiva tra le due trilogie per quanto concerne l’aspetto visivo. Per alcuni ciò era inevitabile: come abbiamo visto, Star Wars è sempre stato all’avanguardia nel campo degli effetti speciali e i nuovi episodi non dovevano essere da meno. Questo ragionamento è sicuramente valido, ma molti fan non l’hanno condiviso. Agli occhi disincantati di una persona che nel 1977 era poco più che un bambino o un adolescente, La Minaccia Fantasma è parso come un film in cui i grandi effetti speciali risultavano del tutto senz’anima, irreali e stonatissimi. Si è arrivati al punto che alcuni fan hanno finito per giungere alla considerazione che la trilogia prequel sarebbe stata meglio se avesse usato gli stessi effetti dei primi anni ’80, preferendo i pupazzi resi vivi da attori al loro interno rispetto agli Yoda generati a computer. Forse lo Yoda animato da Frank Oz un po’ di realismo in più lo aveva rispetto a questo nuovo; ma non avremmo avuto oggigiorno la possibilità di osservare lo spettacolare duello tra Yoda e Dooku. Il digitale deve ancora fare passi in avanti (ma già con L’Attacco dei Cloni c’è un grado di realismo maggiore), ma da qui a sperare di cancellarlo completamente c’è sicuramente un abisso.

Riguardo al problema che tutti si pongono, ossia gli effetti speciali finiscono per sommergere la storia vera e propria, credo sia fondamentale questo passo dell’articolo critico Buone notizie, la guerra è cominciata, la recensione su Star Wars: episodio II più letta di Internet: «Ne l'Attacco [dei Cloni] sono proprio i personaggi a trascinare. Almeno... più di quanto accadesse in Episodio I. Non si tratta di un film migliore perché sono più evoluti gli effetti, anzi. Alla prima visione non mi hanno particolarmente impressionato. Star Wars oggi ha perduto il suo primato nel campo degli effetti visivi; si è visto di tutto, ormai. Lo tsunami visivo di altri film non è paragonabile all'uso moderato degli stessi in Star Wars. Se ci pensate, per due terzi del film (tolto l'inseguimento e il duello Obi-Wan / Jango) gli effetti speciali servono quasi solo per gli scenari, visto che c'è moltissimo dialogo. Gli effetti intesi come "poco dialogo e azione bum bum" arrivano solo nella parte finale». Si nota chiaramente come l’autore di quest’analisi critica – Davide Canavero, fondatore dello SW Athenaeum – tenda a ridimensionare il potere degli effetti speciali. Io sono di altro avviso per quanto riguarda l’originalità dell’uso del digitale in episodio I e II, ma concordo pienamente sull’asserzione che i personaggi trascinano la storia molto di più degli effetti speciali.    

Episodio III non andrà più avanti del 95% di scene ritoccate di episodio II, ma naturalmente non andrà nemmeno al di sotto. L’ultimo capitolo della saga di Star Wars sarà dunque un nuovo tripudio di effetti speciali targati Lucas, e un nuovo grande spettacolo per gli occhi. Si spera che con episodio III il realismo aumenti ancora di più, e soprattutto che la storia non ne risulti sminuita. Di questo fattore parleremo più diffusamente sotto.

Scarsa qualità di dialoghi e recitazione

Nota dolente ‘definitiva’ e generale che i detrattori della trilogia prequel sbandierano in prima fila ogni qualvolta elencano i difetti di questa nuova saga: dialoghi deboli, recitazione che non regge. Prendiamo in considerazione prima di tutto i dialoghi. I fan della saga ricordano a memoria tutte le battute della trilogia classica e alcune frasi in particolare sono entrate nell’immaginario collettivo. Ancora una volta si assiste a un fenomeno di divinizzazione di Star Wars. Il problema sta nel fatto che, ancora una volta, le due trilogie si scontrano e quella prequel perde il confronto uscendone malamente. Si criticano dunque i discorsi poco chiari e buttati lì senza scopo che presenta episodio I in alcune scene: Qui-Gon e Obi-Wan che minacciano Jar Jar Binks, lo scambio di battute vuoto e poco convinto tra Amidala e i suoi consiglieri nelle prime scene su Naboo, o anche l’ininfluente complessità della scommessa tra Watto e Qui-Gon. Sono solo esempi sporadici, tuttavia, e non si può certo basarsi su questi punti per buttare via tutta La Minaccia Fantasma. Frasi sicuramente degne di nota sono presenti comunque in episodio I: è solo, probabilmente, che davanti alla ‘monumentalità’ delle battute della trilogia classica non riescono a imporsi, come accade anche in molti altri aspetti agli episodi prequel.

In altri casi i critici hanno puntato il dito contro i discorsi artificiosi dei prequel, che avrebbero trasformato gli episodi I e II in episodi troppo verbali e poco visivi, lasciando così troppo spazio a riferimenti vaghi e troppo poco a scene che avrebbero espresso meglio alcuni concetti messi in parole. Si fa un gran parlare di Repubblica in crisi, di dissensi nel Senato, di sofferenze di popoli, di situazioni difficili ma in realtà con i nostri occhi vediamo ben poco di questa decadenza. Come mai? Forse perché Lucas non ha interesse nel rendere la storia cupa e drammatica se in qualche modo può renderla più giocosa e divertente quando è possibile. Questo è il punto di vista dei detrattori. In realtà è anche possibile, però, che Lucas voglia fare qualcosa di più: non mostrarci una galassia in evidente stato di rovina, ma farci cogliere con sottili allusioni e riferimenti velati a questa drammatica situazione tramite interessanti scambi di battute. Alcuni propendono per questa ipotesi usando come elementi di sostegno un discreto numero di scene: ne La Minaccia Fantasma vediamo il Senato impantanarsi come niente nella sua burocrazia, e scatenarsi non appena avviene qualcosa di nuovo (come la destituzione di Valorum), scagliandosi gli uni contro gli altri. In episodio II Sio Bibble si lamenta che dopo numerose sentenze di condanna da parte della Repubblica, Nute Gunray continua a capeggiare la Federazione del Commercio: è un’evidente dimostrazione di impotenza del governo. Sempre ne L’Attacco dei Cloni osserviamo come gli Jedi abbiamo del tutto perso la loro potenza crogiolandosi nella loro apparente superiorità: «Se qualcosa non è registrato nei nostri archivi, vuol dire che non esiste» dichiara Jocasta Nu, protettrice della biblioteca Jedi. Yoda critica l’arroganza dei membri del Consiglio, «anche i più saggi e più esperti tra loro», e Mace Windu nonostante la sua grandezza dimostra di essere piuttosto ingenuo e poco perspicace quando propone di rivelare al Senato che la capacità di usare la Forza si è indebolita. Non sono questi esempi già di per sé notevoli di come la galassia stia decadendo senza che i suoi abitanti se ne rendano conto?

Nel già citato commento di Anna Ferruglio Dal Dan viene poi esplicato ciò che molti critici sostengono riguardo al confronto tra i dialoghi della trilogia classica e dei prequel. I personaggi degli episodi IV, V e VI sono sicuramente più disinvolti e spensierati, nonostante la drammaticità della situazione: «Se devono corteggiarsi, lo fanno sfottendosi, rispondendo con adorabile disinvoltura ("Lo so") a struggenti dichiarazioni d'amore. Luke incontra Yoda e subito cominciano a litigare. Han e Lando praticamente non fanno altro. C-3PO insolentisce continuamente la sua "controparte" e a giudicare dal tono delle risposte R2-D2 non è da meno». Invece gli episodi I e II scadono nella complessità da telenovela: vedasi la dichiarazione d’amore di Anakin a Padmé. Anche i due droidi sono più ‘impacciati’ nel prendersi in giro rispetto ai loro vecchi canoni. E’ un sintomo che Lucas non sa più scrivere sceneggiature, inciampando nella sua forzosa complessità? Coloro che hanno confrontato la sceneggiatura originale di Una nuova speranza con quella de La Minaccia Fantasma hanno notato come Lucas sia diventato semplicistico: prima, al termine di ogni battuta, annotava i sentimenti che dovevano trapelare dall’espressione dei personaggi, ora lascia che solo le parole esprimano i concetti. Ma è veramente così?

La trilogia classica non possedeva certo grandi nomi nel suo cast. Mark Hammil, interprete di Luke Skywalker, era in pratica un esordiente. Idem per Harrison Ford, che poi è diventato l’attore straordinario che tutti conoscono. Stessa cosa dicasi per Carrie Fisher (Leia). Unico nome notevole era quello di sir Alec Guiness, già attore da Oscar prima di vestire i panni di Obi-Wan. Tutto il resto, salvo qualche rarissima e scarna eccezione (come Cushing, interprete di Tarkin, ben noto negli ambienti dell’horror), non era nulla di che. Eppure tutti concordano che l’interpretazione degli attori della trilogia classica fosse stata impeccabile. E sicuramente lo è stata, chiariamoci, per degli esordienti quali in fin dei conti erano un po’ tutti. Da cosa è venuto fuori quel quid che hanno dimostrato gli attori dei primi episodi? Secondo la maggioranza dei critici, dal fatto che Lucas nel 1977 era un grande regista e badava bene sia ai contenuti che alla forma; dal fatto che i due film seguenti li avessero girati altri registi più esperti e disinvolti; dal fatto, soprattutto, che gli attori vedevano ciò che avevano davanti e non erano costretti a recitare davanti a sfondi blu come quelli della nuova trilogia.

Vediamo infatti il cast degli episodi I e II: Ewan McGregor, attore giovane ma già notissimo e di grande esperienza; Natalie Portman, sicuramente non un’esordiente ma attrice che già aveva dietro di sé una valanga di commenti positivi; Samuel Jackson, ‘attore consumato’ di Hollywood; Liam Neeson, interprete di ruoli straordinari come tra tutti quello in Shiendlers’ list di Spielberg; Chrisotpher Lee, volto storico del cinema americano; il piccolo Jack Lloyd, già fattosi notare abbondantemente nonostante la sua giovane età. Solo Hayden Christensen, l’Anakin di episodio II, è più o meno uno sconosciuto. Quindi, vere e proprie stelle di Hollywood. Eppure, la loro recitazione è stata considerata estremamente piatta e scipita. Come mai? Neeson ha rivelato una pecca de La Minaccia Fantasma: il fatto che lui e gli altri attori dovessero recitare davanti al nulla e indovinare le espressioni di un personaggio che sarebbe stato aggiunto solo più tardi sulla pellicola. La difficoltà di una simile recitazione astratta è notevole, e tenendo conto che buona parte degli episodi prequel è recitata in questo modo appare chiaro come gli attori si siano non solo trovati in difficoltà, ma abbiano anche perso un po’ mordente davanti a un lavoro piuttosto noioso come in effetti è questo. La Portman ha invece lamentato lo scarso interesse di Lucas nell’interpretazione: il regista, quando non gli piaceva una scena e la rigirava, non dava consigli esatti ma solo esortazioni del tipo “fai meglio”.

Insomma, c’è davvero questo gap? In realtà forse la delusione è suscitata dal fatto che gli attori dei prequel, pur con la loro esperienza, non hanno dato il meglio. Il loro livello di recitazione sicuramente non ha nulla da invidiare a quello degli attori della trilogia classica, solo che da loro ci si aspettava di più.

Il dibattito critico, iniziato nel 1999, non si è certo placato dopo l’uscita di episodio II. Il fandom e in un certo qual modo anche la critica più seria continua a discutere animatamente sui pro e i contro dei prequel. Ancora una volta si aspetta di dare il parere finale con il terzo e ultimo episodio, e quindi si dovrà attendere il 2005. Ma Episodio III convertirà anche i più critici, o non farà altro che animare le polemiche fino alla fine dell’eternità?

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