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Rivelazione anticipata di colpi di scena
della trilogia classica
Punto davvero critico per
quanto riguarda la trilogia prequel: l’anticipazione di
quelli che sono i temi fondamentali della trilogia classica.
Per capire meglio questa situazione bisogna mettersi nei
panni di colui che inizia a vedere Star Wars cominciando da
episodio I e continuando in ordine cronologico. Molti
riconoscono che questo non è il miglior modo di vedere la
saga, ma una larga maggioranza delle ‘nuove reclute’ del
fandom ha fatto proprio così, e non c’è ragione di credere
che il futuro pubblico che si avvincerà a Star Wars non
inizierà dall’episodio primo. Apprendiamo in tal modo, e con
stupore, che Anakin Skywalker cede al male e diviene Darth
Vader. Apprendiamo che Obi-Wan ha fallito nel suo
insegnamento e pagherà per questo nascondendosi per anni su
Tatooine. Apprendiamo che il mite e utopistico senatore
Palpatine è in realtà un mostro disumano che rovescerà la
Repubblica instaurando l’Impero del male. Apprendiamo
soprattutto che Luke Skywalker e Leia Organa sono figli di
Anakin. Bene, i primi tre episodi presentano colpi di scena
incredibili ed entusiasmanti. E la trilogia cosiddetta
‘classica’ cosa può offrire allo spettatore? Proprio niente.
I clamorosi colpi di scena che sono entrati nell’immaginario
collettivo di generazioni perdono completamente di valore.
L’epocale frase “Io sono tuo padre” di Vader non colpisce
più. Non colpisce più la rivelazione della parentele di Luke
e Leia, né quella che Obi-Wan fu maestro di Anakin. Sappiamo
già tutto. Certo, colpi di scena al di là di questi ce ne
sono abbastanza nella trilogia classica, ma non si può non
riconoscere che senza più il fascino di tali rivelazioni la
trilogia classica perde davvero di importanza.
Questo ragionamento è
sostanzialmente condivisibile. Alcuni fan hanno tentato di
risolvere la spinosa situazione inventando possibili
espedienti in episodio III che eliminerebbero il problema.
In particolare una trama che è stata particolarmente
apprezzata dai fan italiani risolveva il problema della
rivelazione centrale di L’Impero Colpisce Ancora. Ma
soluzioni al problema esistono eccome. In primo luogo uno
spettatore intelligente che volesse vedere la saga allo
stesso modo di quelli che videro la prima trilogia al cinema
e fecero lo stesso per la seconda avrebbe probabilmente
l’accortezza di godersi prima gli episodi IV, V e VI e poi i
prequel. Questo anche perché in realtà la trilogia prequel
ha ben altri scopi che quelli di mostrare solo ‘cosa è
successo prima’. Gli episodi I, II e III hanno alcuni temi
centrali peculiari che fanno girare tutti gli eventi. Il
perché della caduta al male di Anakin Skywalker. Il modo in
cui Obi-Wan ha sbagliato ad addestrare il suo discepolo. Le
condizioni che anno portato all’ascesa dell’Impero. Anche
senza la trilogia classica, gli episodi I, II e III hanno
delle trame che si reggono piuttosto bene da sole.
In secondo luogo ora che
uscirà episodio III e l’esalogia sarà completa, sarà
possibile riscontrare in essa un tema centrale e unificante.
Infatti se prima noi consideravamo la trilogia classica come
la storia della guerra dei ribelli contro l’Impero galattico
ora dobbiamo completamente mutare tale semplicistica
concezione. La trilogia prequel mette in primo piano Anakin
Skywalker e la sua caduta al male. Tutti i primi tre episodi
della saga hanno come tema centrale questo. Ora, vedendola
dall’ottica dei prequel anche la trilogia classica diventa
la storia di Anakin: Darth Vader, che è sempre stato il
personaggio più rappresentativo e amato della saga, è un
protagonista molto più valido di Luke. Da questo punto di
vista potremo riconoscere che tutte e due le trilogie hanno
come protagonista Anakin/Vader, e che Luke e compagni nella
seconda parte dell’epopea abbiamo sì una parte fondamentale
ma comprimaria. Il tema centrale della saga nella sua
definitiva integralità sarà la vita di Anakin dagli inizi
del suo apprendistato Jedi fino alla morte dopo aver ucciso
l’Imperatore, colui che lo ha portato ad abbracciare la
causa del Male. I colpi di scena della trilogia classica non
hanno più molto valore visti in quest’ottica, e il duello
finale del Ritorno dello Jedi e la morte di Palpatine
e Vader assumono invece ancora più importanza di quanto non
ne avessero prima. Con questa scena epocale è possibile
concludere tutta quella che alcuni hanno chiamato
Anakineide, l’epopea di Anakin. In questo modo i prequel
hanno cambiato radicalmente, e in meglio, il modo di
concepire Star Wars.
Utilizzo
eccessivo di effetti speciali
George Lucas è stato il
precursore dell’utilizzo massiccio di effetti speciali
all’interno di un film. Con Star Wars: a new hope nel
1977 “ha cambiato il modo di vedere il cinema”. Era
impensabile che nel 1999, con la spettacolare evoluzione
degli effetti speciali anche grazie soprattutto alla sua
Industrial Light & Magic, Lucas non cercasse di superare sé
stesso e gli standard a cui prima eravamo abituati
inondandoci di effetti speciali in quantità industriale. E
così naturalmente è stato. Tuttavia l’uso eccessivo e
ridondante del digitale nella saga prequel è divenuto ben
presto uno dei punti più criticati di tutta l’operazione di
Lucas.
In realtà il parere del
pubblico verso gli effetti speciali è andato mutando nel
tempo. Se A new hope nel 1977 era una pietra miliare
nella storia di questa tecnica, ben presto esso non fu più
un caso più unico che raro. Lentamente, ma senza mai
superare eccessivamente i canoni a cui la saga di Star Wars
ci aveva abituati, gli effetti speciali hanno cominciato ad
essere utilizzati sempre di più nei film di fantascienza e
non. Questo più o meno fino agli anni ’90, dove tale
utilizzo è finito per ‘superare i limiti’. Jurassic Park
rappresenta un film epocale nella storia degli effetti
speciali, in cui la Industrial Light & Magic ha finito per
superare sé stessa. Ma solo nella seconda metà degli anni
’90 si diffonde l’utilizzo del digitale, tecnica che George
Lucas fa subito sua introducendola in massa nei nuovi film.
Ancora una volta, tuttavia, Lucas si è dimostrato precursore
giacché prima di Star Wars: episodio I l’uso del digitale
era ridottissimo, e ancora oggi non ha ancora ottenuto gli
stessi risultati avuti della ILM. Star Wars ha
cambiato di nuovo il modo di vedere il cinema. Ma allora
qual è il problema?
Il problema è duplice. Da
una parte c’è un problema di critica, dall’altro un problema
di pubblico. La critica non ha mai fatto mistero, da un
certo periodo in avanti, di considerare i film con uso
eccessivo di effetti speciali come film popolari e dunque da
prendere in scarso conto. Sul primo assunto (film popolari)
ha perfettamente ragione, ma sul secondo punto in realtà la
critica si dimostra essere guidata da pregiudizi. Questo
perché, anche se circa l’80% della produzione
cinematografica che utilizza il digitale sia a volte da
buttar via, altre volte vengono prodotti veri e propri
gioielli della storia del cinema (un esempio per tutti, la
trasposizione del Signore degli Anelli di Tolkien
fatta da Peter Jackson è già leggenda).
A noi
interessa di più il problema di pubblico. Perché questo
improvviso voltafaccia nei confronti dell’utilizzo degli
effetti speciali? Il perché è presto detto: molti hanno
ritenuto che Lucas, mettendo in primo piano il digitale
(arrivando, in episodio II, al punto da ritoccare
digitalmente il 95% della pellicola), abbia messo poco
interesse nello sviluppo della trama e della recitazione
creando un capolavoro visivo ma senza la minima storia. Dato
che molti film prima de La Minaccia Fantasma si
rispecchiavano in questa situazione (troppo fumo e niente
arrosto, in parole povere), la reazione del pubblico era
prevedibile. Chiariamoci: La Minaccia Fantasma è
entrato nel Guiness dei Primati e nella top ten di tutti i
tempi per i suoi incassi record, e L’Attacco dei Cloni
non ha in questo campo deluso nessuna aspettativa. Il
pubblico è accorso in massa. Ciò non significa, però, che
abbia gradito. Un buon numero ovviamente ha gradito, ma
anche un buon numero ha criticato ferocemente episodio I per
questa ridondanza del digitale.
Un altro problema
riguarda i fan. Gli appassionati della trilogia classica si
sono spaccati davanti alla visione dei primi due episodi
della trilogia prequel. Lucas, mettendo in primo l’uso in
grande stile degli effetti speciali e del digitale, ha
volutamente creato una rottura decisiva tra le due trilogie
per quanto concerne l’aspetto visivo. Per alcuni ciò era
inevitabile: come abbiamo visto, Star Wars è sempre stato
all’avanguardia nel campo degli effetti speciali e i nuovi
episodi non dovevano essere da meno. Questo ragionamento è
sicuramente valido, ma molti fan non l’hanno condiviso. Agli
occhi disincantati di una persona che nel 1977 era poco più
che un bambino o un adolescente, La Minaccia Fantasma
è parso come un film in cui i grandi effetti speciali
risultavano del tutto senz’anima, irreali e stonatissimi. Si
è arrivati al punto che alcuni fan hanno finito per giungere
alla considerazione che la trilogia prequel sarebbe stata
meglio se avesse usato gli stessi effetti dei primi anni
’80, preferendo i pupazzi resi vivi da attori al loro
interno rispetto agli Yoda generati a computer. Forse lo
Yoda animato da Frank Oz un po’ di realismo in più lo aveva
rispetto a questo nuovo; ma non avremmo avuto oggigiorno la
possibilità di osservare lo spettacolare duello tra Yoda e
Dooku. Il digitale deve ancora fare passi in avanti (ma già
con L’Attacco dei Cloni c’è un grado di realismo
maggiore), ma da qui a sperare di cancellarlo completamente
c’è sicuramente un abisso.
Riguardo al problema che
tutti si pongono, ossia gli effetti speciali finiscono per
sommergere la storia vera e propria, credo sia fondamentale
questo passo dell’articolo critico
Buone notizie, la guerra è cominciata, la recensione
su Star Wars: episodio II più letta di Internet: «Ne
l'Attacco [dei Cloni] sono proprio i personaggi a
trascinare. Almeno... più di quanto accadesse in Episodio
I. Non si tratta di un film migliore perché sono più
evoluti gli effetti, anzi. Alla prima visione non mi hanno
particolarmente impressionato. Star Wars oggi ha
perduto il suo primato nel campo degli effetti visivi; si è
visto di tutto, ormai. Lo tsunami visivo di altri film non è
paragonabile all'uso moderato degli stessi in Star Wars.
Se ci pensate, per due terzi del film (tolto l'inseguimento
e il duello Obi-Wan / Jango) gli effetti speciali servono
quasi solo per gli scenari, visto che c'è moltissimo
dialogo. Gli effetti intesi come "poco dialogo e azione bum
bum" arrivano solo nella parte finale». Si nota chiaramente
come l’autore di quest’analisi critica – Davide Canavero,
fondatore dello SW Athenaeum – tenda a ridimensionare il
potere degli effetti speciali. Io sono di altro avviso per
quanto riguarda l’originalità dell’uso del digitale in
episodio I e II, ma concordo pienamente sull’asserzione che
i personaggi trascinano la storia molto di più degli effetti
speciali.
Episodio
III non andrà più avanti del 95% di scene ritoccate di
episodio II, ma naturalmente non andrà nemmeno al di sotto.
L’ultimo capitolo della saga di Star Wars sarà dunque un
nuovo tripudio di effetti speciali targati Lucas, e un nuovo
grande spettacolo per gli occhi. Si spera che con episodio
III il realismo aumenti ancora di più, e soprattutto che la
storia non ne risulti sminuita. Di questo fattore parleremo
più diffusamente sotto.
Scarsa
qualità di dialoghi e recitazione
Nota dolente ‘definitiva’
e generale che i detrattori della trilogia prequel
sbandierano in prima fila ogni qualvolta elencano i difetti
di questa nuova saga: dialoghi deboli, recitazione che non
regge. Prendiamo in considerazione prima di tutto i
dialoghi. I fan della saga ricordano a memoria tutte le
battute della trilogia classica e alcune frasi in
particolare sono entrate nell’immaginario collettivo. Ancora
una volta si assiste a un fenomeno di divinizzazione di Star
Wars. Il problema sta nel fatto che, ancora una volta, le
due trilogie si scontrano e quella prequel perde il
confronto uscendone malamente. Si criticano dunque i
discorsi poco chiari e buttati lì senza scopo che presenta
episodio I in alcune scene: Qui-Gon e Obi-Wan che minacciano
Jar Jar Binks, lo scambio di battute vuoto e poco convinto
tra Amidala e i suoi consiglieri nelle prime scene su Naboo,
o anche l’ininfluente complessità della scommessa tra Watto
e Qui-Gon. Sono solo esempi sporadici, tuttavia, e non si
può certo basarsi su questi punti per buttare via tutta
La Minaccia Fantasma. Frasi sicuramente degne di nota
sono presenti comunque in episodio I: è solo, probabilmente,
che davanti alla ‘monumentalità’ delle battute della
trilogia classica non riescono a imporsi, come accade anche
in molti altri aspetti agli episodi prequel.
In altri casi i critici
hanno puntato il dito contro i discorsi artificiosi dei
prequel, che avrebbero trasformato gli episodi I e II in
episodi troppo verbali e poco visivi, lasciando così troppo
spazio a riferimenti vaghi e troppo poco a scene che
avrebbero espresso meglio alcuni concetti messi in parole.
Si fa un gran parlare di Repubblica in crisi, di dissensi
nel Senato, di sofferenze di popoli, di situazioni difficili
ma in realtà con i nostri occhi vediamo ben poco di questa
decadenza. Come mai? Forse perché Lucas non ha interesse nel
rendere la storia cupa e drammatica se in qualche modo può
renderla più giocosa e divertente quando è possibile. Questo
è il punto di vista dei detrattori. In realtà è anche
possibile, però, che Lucas voglia fare qualcosa di più: non
mostrarci una galassia in evidente stato di rovina, ma farci
cogliere con sottili allusioni e riferimenti velati a questa
drammatica situazione tramite interessanti scambi di
battute. Alcuni propendono per questa ipotesi usando come
elementi di sostegno un discreto numero di scene: ne La
Minaccia Fantasma vediamo il Senato impantanarsi come
niente nella sua burocrazia, e scatenarsi non appena avviene
qualcosa di nuovo (come la destituzione di Valorum),
scagliandosi gli uni contro gli altri. In episodio II Sio
Bibble si lamenta che dopo numerose sentenze di condanna da
parte della Repubblica, Nute Gunray continua a capeggiare la
Federazione del Commercio: è un’evidente dimostrazione di
impotenza del governo. Sempre ne L’Attacco dei Cloni
osserviamo come gli Jedi abbiamo del tutto perso la loro
potenza crogiolandosi nella loro apparente superiorità: «Se
qualcosa non è registrato nei nostri archivi, vuol dire che
non esiste» dichiara Jocasta Nu, protettrice della
biblioteca Jedi. Yoda critica l’arroganza dei membri del
Consiglio, «anche i più saggi e più esperti tra loro», e
Mace Windu nonostante la sua grandezza dimostra di essere
piuttosto ingenuo e poco perspicace quando propone di
rivelare al Senato che la capacità di usare la Forza si è
indebolita. Non sono questi esempi già di per sé notevoli di
come la galassia stia decadendo senza che i suoi abitanti se
ne rendano conto?
Nel
già citato commento di Anna Ferruglio Dal Dan viene poi
esplicato ciò che molti critici sostengono riguardo al
confronto tra i dialoghi della trilogia classica e dei
prequel. I personaggi degli episodi IV, V e VI sono
sicuramente più disinvolti e spensierati, nonostante la
drammaticità della situazione: «Se devono corteggiarsi, lo
fanno sfottendosi, rispondendo con adorabile disinvoltura
("Lo so") a struggenti dichiarazioni d'amore. Luke incontra
Yoda e subito cominciano a litigare. Han e Lando
praticamente non fanno altro. C-3PO insolentisce
continuamente la sua "controparte" e a giudicare dal tono
delle risposte R2-D2 non è da meno». Invece gli episodi I e
II scadono nella complessità da telenovela: vedasi la
dichiarazione d’amore di Anakin a Padmé. Anche i due droidi
sono più ‘impacciati’ nel prendersi in giro rispetto ai loro
vecchi canoni. E’ un sintomo che Lucas non sa più scrivere
sceneggiature, inciampando nella sua forzosa complessità?
Coloro che hanno confrontato la sceneggiatura originale di
Una nuova speranza con quella de La Minaccia Fantasma hanno
notato come Lucas sia diventato semplicistico: prima, al
termine di ogni battuta, annotava i sentimenti che dovevano
trapelare dall’espressione dei personaggi, ora lascia che
solo le parole esprimano i concetti. Ma è veramente così?
La trilogia classica non
possedeva certo grandi nomi nel suo cast. Mark Hammil,
interprete di Luke Skywalker, era in pratica un esordiente.
Idem per Harrison Ford, che poi è diventato l’attore
straordinario che tutti conoscono. Stessa cosa dicasi per
Carrie Fisher (Leia). Unico nome notevole era quello di sir
Alec Guiness, già attore da Oscar prima di vestire i panni
di Obi-Wan. Tutto il resto, salvo qualche rarissima e scarna
eccezione (come Cushing, interprete di Tarkin, ben noto
negli ambienti dell’horror), non era nulla di che. Eppure
tutti concordano che l’interpretazione degli attori della
trilogia classica fosse stata impeccabile. E sicuramente lo
è stata, chiariamoci, per degli esordienti quali in fin dei
conti erano un po’ tutti. Da cosa è venuto fuori quel
quid che hanno dimostrato gli attori dei primi episodi?
Secondo la maggioranza dei critici, dal fatto che Lucas nel
1977 era un grande regista e badava bene sia ai contenuti
che alla forma; dal fatto che i due film seguenti li
avessero girati altri registi più esperti e disinvolti; dal
fatto, soprattutto, che gli attori vedevano ciò che avevano
davanti e non erano costretti a recitare davanti a sfondi
blu come quelli della nuova trilogia.
Vediamo infatti il cast
degli episodi I e II: Ewan McGregor, attore giovane ma già
notissimo e di grande esperienza; Natalie Portman,
sicuramente non un’esordiente ma attrice che già aveva
dietro di sé una valanga di commenti positivi; Samuel
Jackson, ‘attore consumato’ di Hollywood; Liam Neeson,
interprete di ruoli straordinari come tra tutti quello in
Shiendlers’ list di Spielberg; Chrisotpher Lee, volto
storico del cinema americano; il piccolo Jack Lloyd, già
fattosi notare abbondantemente nonostante la sua giovane età.
Solo Hayden Christensen, l’Anakin di episodio II, è più o
meno uno sconosciuto. Quindi, vere e proprie stelle di
Hollywood. Eppure, la loro recitazione è stata considerata
estremamente piatta e scipita. Come mai? Neeson ha rivelato
una pecca de La Minaccia Fantasma: il fatto che lui e
gli altri attori dovessero recitare davanti al nulla e
indovinare le espressioni di un personaggio che sarebbe
stato aggiunto solo più tardi sulla pellicola. La difficoltà
di una simile recitazione astratta è notevole, e tenendo
conto che buona parte degli episodi prequel è recitata in
questo modo appare chiaro come gli attori si siano non solo
trovati in difficoltà, ma abbiano anche perso un po’
mordente davanti a un lavoro piuttosto noioso come in
effetti è questo. La Portman ha invece lamentato lo scarso
interesse di Lucas nell’interpretazione: il regista, quando
non gli piaceva una scena e la rigirava, non dava consigli
esatti ma solo esortazioni del tipo “fai meglio”.
Insomma, c’è davvero
questo gap? In realtà forse la delusione è suscitata dal
fatto che gli attori dei prequel, pur con la loro esperienza,
non hanno dato il meglio. Il loro livello di recitazione
sicuramente non ha nulla da invidiare a quello degli attori
della trilogia classica, solo che da loro ci si aspettava di
più.
Il dibattito critico,
iniziato nel 1999, non si è certo placato dopo l’uscita di
episodio II. Il fandom e in un certo qual modo anche la
critica più seria continua a discutere animatamente sui pro
e i contro dei prequel. Ancora una volta si aspetta di dare
il parere finale con il terzo e ultimo episodio, e quindi si
dovrà attendere il 2005. Ma Episodio III convertirà anche i
più critici, o non farà altro che animare le polemiche fino
alla fine dell’eternità?
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