Il termine
‘invecchiare’ unito a quello di ‘fantascienza’ crea quasi una
contraddizione in termini. Eppure anche la fantascienza invecchia,
tanto più quella cinematografica che risente maggiormente
dell’evoluzione dei tempi. George Lucas e gli esperti della
Lucasfilm – l’avveniristica casa di produzione di effetti speciali –
lo hanno scoperto a proprie spese all’approssimarsi del ventennale
dell’uscita nei cinema del capostipite della saga, Una nuova
speranza che nel 1977 si chiamava semplicemente Star Wars.
Nel 1995, in occasione della prima uscita in cofanetto delle VHS
della trilogia, i film avevano subito un ritocco audio per renderli
più vividi e stereofonici rispetto agli standard dell’epoca. Ma il
restauro parziale aveva avuto il contro-effetto di far notare come
quelle pellicole si fossero ormai deteriorate al di là di ogni
immaginazione, e fossero ormai irrimediabilmente desuete. Nel 1997
si sarebbe dovuto festeggiare il ventennale, e Lucas si chiese in
che modo rendere omaggio a quella saga che aveva a suo tempo
entusiasmato il mondo intero. L’idea di una riedizione, cioè di un
restauro integrale della pellicola unito all’inserimento di alcune
nuove scene nei film, nacque per un buon numero di ragioni.
In primo luogo
si era scoperto che il negativo originale del primo Star Wars,
che nel 1977 era stato riposto in un deposito nel Kansas e mantenuto
alla temperatura di 11° per garantire una perfetta conservazione, si
era in realtà deteriorato tanto da renderlo inservibile. Era per
tale motivo assolutamente necessario agire in fretta e
massicciamente per restaurare la pellicola. A questo primo motivo
tecnico se ne aggiunsero però ben altri. Già dall’inizio degli anni
’90 Lucas aveva deciso di prendere in seria considerazione l’idea di
una seconda trilogia di film che fungesse da prequel a quelli ‘classici’.
Voleva così rimettere mano al suo iniziale e ambizioso progetto di
una saga di Star Wars formata da una “trilogia di trilogie” e
di cui i film usciti tra il 1977 e il 1983 costituivano la parte
centrale. Proprio agli inizi degli anni ’90 usciva nelle librerie il
caso letterario della trilogia L’Erede dell’Impero di Timothy
Zahn, che raccontava le vicissitudini degli eroi della saga dopo la
vittoria sull’Impero a Endor. Lucas aveva concesso a Zahn la
possibilità di realizzare tale trilogia perché ormai l’idea di una
trilogia sequel cinematografica era irrealizzabile, a meno di non
voler coinvolgere attori del tutto nuovi e allora non sarebbe stato
Star Wars. Diversamente la possibilità di narrare l’antefatto
alla trilogia classica era più che fattibile, perché si potevano
coinvolgere attori del tutto nuovi e usare la figura di Anakin
Skywalker/Darth Vader come legante tra le due saghe. Ecco perché la
Lucasfilm proibì ufficialmente a tutti gli scrittori del cosiddetto
‘expanded universe’ di non narrare e/o menzionare eventi precedenti
quelli narrati nell’episodio IV, materia che sarebbe stata tratta
direttamente da Lucas in una nuova trilogia.
C’era però un
problema: Star Wars all’epoca ebbe un grande successo, e una
nuova trilogia avrebbe sicuramente entusiasmato i fan di vecchia
data. Ma Star Wars era ed è soprattutto un prodotto per i
giovani e i giovanissimi. Poteva ai giovani di fine XX secolo
interessare un progetto che si basasse su film a cavallo tra gli
anni ’70 e ’80? Sicuramente era necessario accendere nelle giovani
generazioni l’entusiasmo per Star Wars, e un’edizione
speciale della trilogia sarebbe potuta servire allo scopo. George
Lucas sapeva bene che i film dell’epoca avevano perso molto del loro
fascino agli occhi disincantati dei ragazzi di oggi. «Quando uscì
il film nei cinema la gente diceva che era troppo veloce. Lo era
perché si presentavano troppe cose nuove», racconta Lucas nel
commento all’edizione 2004 dell’episodio IV. «Oggi non è più così,
oggi l’inizio sembra lento». Una considerazione del genere è
indicativa di come sia cambiato il modo di vedere Star Wars
negli anni. L’incipit di Una nuova speranza ricco di eventi e
strane cose entusiasmava nel 1977, annoia nel 1997. Per non parlare
degli effetti speciali. All’epoca quelli prodotti dalla nascente
Lucasfilm erano i più realistici e avveniristici mai creati, ma
negli anni ’90 quegli effetti facevano sbadigliare davanti a
creazioni sensibilmente più avanzate (Independence Day, il
film con più effetti speciali fino ad allora, uscì nel 1997 e nel
1993 la Lucasfilm aveva superato se stessa con il lavoro fatto in
Jurassic Park). Nel momento in cui si decise di far uscire i tre
film a distanza ravvicinata nei cinema per il ventennale – in modo
da far provare ai giovani che non ne avevano avuto l’occasione
l’emozione di assistere ai film sul grande schermo – ci si trovò
nella necessità di dare a queste nuove generazioni film con effetti
all’altezza di quelli che ormai erano divenuti gli standard. Anche
per tale motivo era indispensabile restaurare i film classici e
magari migliorarne gli effetti. Lo scopo principale di tutta
l’operazione, insomma, era quello di preparare il mondo, e
principalmente il mondo dei giovani, al grande fenomeno mediatico
della trilogia prequel che nel 1999 sarebbe sbarcata nei cinema di
mezzo mondo. Del resto è proprio un ‘addetto ai lavori’, il
supervisore agli effetti speciali del primo Guerre Stellari
Dennis Muren, a confermarlo: «E’ chiaro a cosa stesse puntando
Lucas [nel corso della riedizione 1997]. Quello fu un test
per gli altri tre film di Star Wars (gli episodi I, II e
III), per valutare le tecnologie e i mezzi».
Costata ben
10 milioni di dollari, il restauro della trilogia divenne ben presto
qualcosa di più: non solo il più grande restauro di un film mai
effettuato, ma anche un rifacimento a immagine e somiglianza del
pensiero originale del regista. Per tre anni uno staff di trenta
persone lavorò quotidianamente per ore a ripulire, armato di
spugnetta e solventi, il deteriorato negativo originale fotogramma
per fotogramma per rimuoverne la polvere e i graffi. Il film
ripulito fu poi sottoposto a una rimaneggiamento nei colori e nelle
luci, che si erano sbiaditi fino al 15% dell’originale, fu
trasferito su PC e da lì prima gli venne associata la nuova colonna
sonora passata dal sistema ottico a quello digitale in THX, poi
venne manipolato con le più sofisticate tecnologie per aggiungere
nuovi effetti di dissolvenze e tendine tra le scene e per inserire
le scene inedite ritoccate anch’esse in digitale. Fu ben presto
chiaro, tuttavia, che si sarebbe creato un effetto di stonatura tra
la pellicola originale – seppur restaurata – e le nuove scene
realizzate con tecnologie sensibilmente più nuove. Dave Carson, il
supervisore degli effetti visivi per l’edizione speciale del ’97,
sembrò rendersi particolarmente conto della difficoltà:
«Ogni volta che inserivamo un
rifacimento per migliorare una scena, volevamo che non apparisse del
tutto nuova, diversa.» Ma l’effetto di stonatura ci fu comunque,
soprattutto in quelle in cui alle creature in costume a ai pupazzi
così tipici dei film classici si associavano creature realizzate
interamente in digitale. Il Jabba the Hutt nella scena con Han Solo,
sebbene splendidamente realizzato, stonava clamorosamente con il
Jabba del Ritorno dello Jedi; e sempre parlando di Jabba,
stonavano clamorosamente anche le creature impegnate nel ballo nel
palazzo del gangster su Tatooine se messe in relazione con le altre
creature non digitali. Dennis Muren, che ha potuto dire la sua nella
versione del 2004, è stato forse l’unico ad ammettere il fallimento
di molte nuove scene nell’edizione del 1997: «[L’uso del digitale]
nel film funzionò a meraviglia, ma lo rese molto diverso
dall’originale».
Le nuove scene aggiunte e alcune di quelle rifatte finirono per
provocare anche l’indignazione dei fan. Jabba in Una Nuova
Speranza sembrava un bonaccione, la scelta di far vedere il
wampa interamente e non farne udire solo la voce fu visto come un
voltafaccia a una scelta molto artistica, scandalizzò il fatto che
nella sparatoria fra Greedo e Han nella taverna di Mos Eisley fosse
ora Greedo a sparare per primo, giustificandone l’uccisione da parte
di Han. L’edizione speciale ottenne quindi un successo azzoppato.
Raggiunse senza dubbio il proprio obiettivo nel preparare le nuove
generazioni alla prossima nuova trilogia il cui primo episodio
sarebbe uscito di lì a due anni; fu un grande successo economico
grazie alle proiezioni nei cinema e alle vendite dei pregevoli
cofanetti; permise un pieno recupero delle pellicole originali
salvandole dai danni del tempo; integrò molte scene che per la
fretta e lo scarso budget erano state cancellate o sacrificate
nell’edizione originale dei film. Non piacque però quasi per nulla
ai fan, i quali chiesero a gran voce che fosse messa in vendita
anche l’edizione semplicemente restaurata della trilogia classica
senza aggiunte e rimaneggiamenti, richiesta che fu declinata da
Lucas il quale ci tenne a dichiarare più volte che da quel momento
l’edizione ‘speciale’ sarebbe stata quella originale, e quella
precedente sarebbe stata archiviata definitivamente: «Un famoso
cineasta disse che i film non si finiscono mai, vengono solo
abbandonati. Io ho ripreso il mio film abbandonato e l’ho completato»,
dichiarò nella presentazione all’edizione speciale. E’ però vero che
il tempo ha dato ragione ai fan denigratori: molte delle modifiche
fatte dalla Lucasfilm nell’edizione del 1997 sono state corrette o
addirittura eliminate nell’edizione ‘definitiva’ del 2004. Un passo
indietro che da un lato ha confermato il giudizio negativo verso una
parte del lavoro del ’97, e dall’altro ha probabilmente dovuto
irritare molti dei tecnici degli effetti speciali che hanno visto
molti mesi di lavoro a computer cancellati in poco tempo dalle
scelte di Lucas. Del resto, a esprimere meglio di tutti il pensiero
di fan e critici riguardo l’edizione speciali è stata Maria Silvia
Fiengo che nel suo saggio Il restauro di Star Wars ha
concluso scrivendo: «Di
fatto queste operazioni, che non possono essere considerate restauri,
sono legittime, e spesso interessanti. Rimane il fatto che anche, e
soprattutto, la versione di distribuzione d'epoca deve essere
conservata, duplicata, e resa accessibile al pubblico, con i suoi
difetti e con il suo valore di usato. Quando così non è, questi
interventi vanno considerati comunque uno scempio.»
Forse è stato proprio per correggere parte di questo
presunto scempio che, in occasione della tanto attesa versione DVD
della trilogia classica nel 2004, George Lucas abbia deciso di
produrre una nuova riedizione. Voci di una cosiddetta Ultimate
edition, cioè edizione definitiva della trilogia, si sono
susseguite dagli inizi del nuovo secolo. Molti addetti ai lavori
confermarono più volte che ci sarebbe stata una riedizione
definitiva della trilogia, che sarebbe partita da quella del 1997
per giungere a un’opera che si amalgamasse perfettamente con la
trilogia prequel in lavorazione. Lo stesso John Williams, il
pluripremiato compositore delle colonne sonore della saga, aveva
reso noto che in una molto probabile riedizione sarebbe stata
composta una nuova colonna sonora che integrasse temi dei prequel e
dei film classici, ad esempio introducendo in Una nuova speranza
la notissima marcia imperiale che domina in tutti i film ma non
nell’episodio IV. Sicuramente passi in tal senso furono compiuti
dalla Lucasfilm. E’ quasi certo, perlomeno, che furono fatti
tentativi di vivacizzare il duello tra Obi-Wan e Darth Vader
nell’episodio IV creando azioni più atletiche col digitale. Ed è
quasi certo che fu sia la mancanza di tempo (si doveva pensare
ancora agli episodi dei prequel) che l’orrore più volte esposto dei
fan a portare Lucas a una marcia indietro. Tuttavia il rapido
affermarsi del DVD, e la conseguente rapidissima uscita di film
classici sul nuovo supporto, rappresentarono una nuova sfida per i
produttori di Star Wars. Se la Lucasfilm e la Industrial
Light & Magic erano sempre state all’avanguardia nella tecnologia
cinematografica (dai primi sofisticati effetti speciali del 1977
alle prime ‘pellicole’ completamente digitali del 2002), era ovvio
che bisognasse stupire il mondo con un’edizione DVD che non fosse
semplicemente il passaggio dalla videocassetta al disco ma che fosse
l’esempio più alto prodotto fino a quel momento di tecnologia col
supporto digitale. Per tale motivo la trilogia classica in DVD è
uscita solo nel 2004, quando il pubblico l’attendeva da almeno tre
anni.
La necessità di far uscire, dunque, questa nuova versione
della trilogia portò Lucas alla decisione di riprendere alcune idee
della sua ultimate edition per sfruttare l’evento imminente
come tentativo di avvicinare ancora di più la l’edizione del 1997
alla trilogia dei prequel. Si deve tener conto che, se l’edizione
del ’97 fu realizzata anche e soprattutto per fungere da preludio e
introduzione alla trilogia prequel, l’edizione del 2004 è stata
realizzata ed è uscita in un momento in cui gli episodi I e II erano
già stati assimilati dal pubblico e ci si stava preparando
all’uscita del terzo ed ultimo episodio. In un tal contesto il
principale interesse dei produttori è stato quello di rendere
l’edizione 2004 un preludio all’episodio III anche correggendo
alcune stonature tra le due trilogie. Tutti i cambiamenti non
soltanto tecnici dell’edizione 2004 sono infatti prodotti di questo
pensiero. Fondamentale il dialogo tra Darth Vader e Palpatine ne
L’Impero Colpisce Ancora: oltre ad aver finalmente dato
all’Imperatore il volto storico e tradizionale di Ian McDiarmid,
sono state aggiunte delle battute che hanno senso solo nell’ottica
della saga complessiva. In principal modo il cambiamento più
incisivo, quello di dare allo spirito di Anakin al termine de Il
Ritorno dello Jedi il volto non più di Sebastian Shaw ma del
giovane protagonista dei prequel Hayden Christensen, sarebbe
incomprensibile a chi si limitasse a vedere solo la trilogia
classica e non la saga del suo complesso. Questo particolare
cambiamento, che ha destato perplessità nel pubblico, è comunque
fondamentale nell’ottica della ‘chiusura del cerchio’ che l’edizione
2004 ha avuto il compito di realizzare. Anche l’aggiunta, nelle
scene conclusive dei festeggiamenti galattici per la caduta
dell’Impero, delle celebrazioni su Naboo – che nella trilogia
classica non c’è – poteva tranquillamente evitarsi, ma ha comunque
il suo valore nell’amalgamare le due parti della saga. Significativi,
poi, sono stati alcuni cambiamenti che più che veri cambiamenti si
possono definire ripensamenti rispetto alla special edition.
Nell’edizione 2004 Greedo e Han sparano contemporaneamente,
cambiando nuovamente ciò che già era stato cambiato nel 1997; il
Jabba dell’episodio IV, aggiunto appunto nella prima riedizione, è
stato qui completamente modificato per adattarlo a quello visto
nell’episodio VI e nell’episodio I.
Tecnicamente l’edizione del 2004 ha portato la Lucasfilm e
la ILM (a cui si è aggiunta la Lowry Digital, che ha curato il
restauro della trilogia di Indiana Jones) a superarsi di
nuovo. Non si è trattato infatti di un mero riversamento dei film su
disco, ma di un nuovo e definitivo restauro. Utilizzando questa
volta non più le spugnette e l’olio di gomito ma le sofisticate
tecnologie informatiche, i negativi originali sono stati ripuliti da
qualcosa come un milione di pulviscoli per inquadratura. L’effetto è
sbalorditivo, perché grazie anche alla resa migliore sul supporto
digitale degli effetti speciali aggiunti nel ’97 e nel 2004 i film
sembrano realizzati oggi. E questo, diversamente dalla prima
riedizione, senza stonature piuttosto irritanti. Le scene nuove e
quelle vecchie si fondono perfettamente dando all’opera
un’organicità e una limpidezza che le mancava. L’unico piccolo
difetto di cui tutti si sono accorti è che, nella scelta della
palette cromica per l’edizione in DVD, un qualche errore ha prodotto
l’effetto rosato per tutti gli spari laser nell’episodio IV. I più
maldicenti hanno parlato di una pink edition (edizione ‘rosa’)
per fare il verso alle scelte di Lucas, ma davvero è un difetto
insignificante.
Ancora una volta, dunque, l’edizione originale della
trilogia classica è stata soppiantata da una nuova edizione. Se
prima era la versione del 1997 ad essere diventata quella canonica,
ora sarà naturalmente quella del 2004 a prendere il testimone di
questa staffetta di riedizioni. I fan più oltranzisti sono rimasti
delusi dal fatto che la loro richiesta di far uscire nell’edizione
in DVD anche i film nella loro versione originale sia stata ignorata.
Ciò comunque porta a ripensare alle parole di M.S. Fiengo: se una
riedizione deve cancellare dalla Storia del cinema la versione
originale, che ha un suo imprescindibile valore culturale, questa
riedizione è un danno. Per i fan di vecchia e nuova data – che sono
centinaia di migliaia – e per coloro che vedranno la saga di Star
Wars nella sua completezza senza aver vissuto nei tempi del
dibattito decennale tra classicisti e modernisti, l’edizione (forse)
definitiva del 2004 rappresenta comunque il tassello essenziale
perché conclusivo del mosaico che ci ha raccontato le storie
incredibili avvenute tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…