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Lo spettacolare logo della special edition della trilogia del 1997.

Il cofanetto argentato (esiste anche una rara edizione dorata) della trilogia in DVD del 2004.

Una delle scene più corpose aggiunte alla special edition è quella tra Han e Jabba.

Una Bespin digitalizzata nella special edition

La differenza tra l'Imperatore dell'edizione originale (sotto) e quello dell'edizione 2004 (sopra)

Lo spirito di Anakin con i connotati di Hayden Christensen.

 

 

UN QUARTO DI SECOLO, MA NON LO DIMOSTRA

Le riedizioni della Trilogia Classica di Star Wars


Il termine ‘invecchiare’ unito a quello di ‘fantascienza’ crea quasi una contraddizione in termini. Eppure anche la fantascienza invecchia, tanto più quella cinematografica che risente maggiormente dell’evoluzione dei tempi. George Lucas e gli esperti della Lucasfilm – l’avveniristica casa di produzione di effetti speciali – lo hanno scoperto a proprie spese all’approssimarsi del ventennale dell’uscita nei cinema del capostipite della saga, Una nuova speranza che nel 1977 si chiamava semplicemente Star Wars. Nel 1995, in occasione della prima uscita in cofanetto delle VHS della trilogia, i film avevano subito un ritocco audio per renderli più vividi e stereofonici rispetto agli standard dell’epoca. Ma il restauro parziale aveva avuto il contro-effetto di far notare come quelle pellicole si fossero ormai deteriorate al di là di ogni immaginazione, e fossero ormai irrimediabilmente desuete. Nel 1997 si sarebbe dovuto festeggiare il ventennale, e Lucas si chiese in che modo rendere omaggio a quella saga che aveva a suo tempo entusiasmato il mondo intero. L’idea di una riedizione, cioè di un restauro integrale della pellicola unito all’inserimento di alcune nuove scene nei film, nacque per un buon numero di ragioni.

In primo luogo si era scoperto che il negativo originale del primo Star Wars, che nel 1977 era stato riposto in un deposito nel Kansas e mantenuto alla temperatura di 11° per garantire una perfetta conservazione, si era in realtà deteriorato tanto da renderlo inservibile. Era per tale motivo assolutamente necessario agire in fretta e massicciamente per restaurare la pellicola. A questo primo motivo tecnico se ne aggiunsero però ben altri. Già dall’inizio degli anni ’90 Lucas aveva deciso di prendere in seria considerazione l’idea di una seconda trilogia di film che fungesse da prequel a quelli ‘classici’. Voleva così rimettere mano al suo iniziale e ambizioso progetto di una saga di Star Wars formata da una “trilogia di trilogie” e di cui i film usciti tra il 1977 e il 1983 costituivano la parte centrale. Proprio agli inizi degli anni ’90 usciva nelle librerie il caso letterario della trilogia L’Erede dell’Impero di Timothy Zahn, che raccontava le vicissitudini degli eroi della saga dopo la vittoria sull’Impero a Endor. Lucas aveva concesso a Zahn la possibilità di realizzare tale trilogia perché ormai l’idea di una trilogia sequel cinematografica era irrealizzabile, a meno di non voler coinvolgere attori del tutto nuovi e allora non sarebbe stato Star Wars. Diversamente la possibilità di narrare l’antefatto alla trilogia classica era più che fattibile, perché si potevano coinvolgere attori del tutto nuovi e usare la figura di Anakin Skywalker/Darth Vader come legante tra le due saghe. Ecco perché la Lucasfilm proibì ufficialmente a tutti gli scrittori del cosiddetto ‘expanded universe’ di non narrare e/o menzionare eventi precedenti quelli narrati nell’episodio IV, materia che sarebbe stata tratta direttamente da Lucas in una nuova trilogia.

C’era però un problema: Star Wars all’epoca ebbe un grande successo, e una nuova trilogia avrebbe sicuramente entusiasmato i fan di vecchia data. Ma Star Wars era ed è soprattutto un prodotto per i giovani e i giovanissimi. Poteva ai giovani di fine XX secolo interessare un progetto che si basasse su film a cavallo tra gli anni ’70 e ’80? Sicuramente era necessario accendere nelle giovani generazioni l’entusiasmo per Star Wars, e un’edizione speciale della trilogia sarebbe potuta servire allo scopo. George Lucas sapeva bene che i film dell’epoca avevano perso molto del loro fascino agli occhi disincantati dei ragazzi di oggi. «Quando uscì il film nei cinema la gente diceva che era troppo veloce. Lo era perché si presentavano troppe cose nuove», racconta Lucas nel commento all’edizione 2004 dell’episodio IV. «Oggi non è più così, oggi l’inizio sembra lento». Una considerazione del genere è indicativa di come sia cambiato il modo di vedere Star Wars negli anni. L’incipit di Una nuova speranza ricco di eventi e strane cose entusiasmava nel 1977, annoia nel 1997. Per non parlare degli effetti speciali. All’epoca quelli prodotti dalla nascente Lucasfilm erano i più realistici e avveniristici mai creati, ma negli anni ’90 quegli effetti facevano sbadigliare davanti a creazioni sensibilmente più avanzate (Independence Day, il film con più effetti speciali fino ad allora, uscì nel 1997 e nel 1993 la Lucasfilm aveva superato se stessa con il lavoro fatto in Jurassic Park). Nel momento in cui si decise di far uscire i tre film a distanza ravvicinata nei cinema per il ventennale – in modo da far provare ai giovani che non ne avevano avuto l’occasione l’emozione di assistere ai film sul grande schermo – ci si trovò nella necessità di dare a queste nuove generazioni film con effetti all’altezza di quelli che ormai erano divenuti gli standard. Anche per tale motivo era indispensabile restaurare i film classici e magari migliorarne gli effetti. Lo scopo principale di tutta l’operazione, insomma, era quello di preparare il mondo, e principalmente il mondo dei giovani, al grande fenomeno mediatico della trilogia prequel che nel 1999 sarebbe sbarcata nei cinema di mezzo mondo. Del resto è proprio un ‘addetto ai lavori’, il supervisore agli effetti speciali del primo Guerre Stellari Dennis Muren, a confermarlo: «E’ chiaro a cosa stesse puntando Lucas [nel corso della riedizione 1997]. Quello fu un test per gli altri tre film di Star Wars (gli episodi I, II e III), per valutare le tecnologie e i mezzi».

Costata ben 10 milioni di dollari, il restauro della trilogia divenne ben presto qualcosa di più: non solo il più grande restauro di un film mai effettuato, ma anche un rifacimento a immagine e somiglianza del pensiero originale del regista. Per tre anni uno staff di trenta persone lavorò quotidianamente per ore a ripulire, armato di spugnetta e solventi, il deteriorato negativo originale fotogramma per fotogramma per rimuoverne la polvere e i graffi. Il film ripulito fu poi sottoposto a una rimaneggiamento nei colori e nelle luci, che si erano sbiaditi fino al 15% dell’originale, fu trasferito su PC e da lì prima gli venne associata la nuova colonna sonora passata dal sistema ottico a quello digitale in THX, poi venne manipolato con le più sofisticate tecnologie per aggiungere nuovi effetti di dissolvenze e tendine tra le scene e per inserire le scene inedite ritoccate anch’esse in digitale. Fu ben presto chiaro, tuttavia, che si sarebbe creato un effetto di stonatura tra la pellicola originale – seppur restaurata – e le nuove scene realizzate con tecnologie sensibilmente più nuove. Dave Carson, il supervisore degli effetti visivi per l’edizione speciale del ’97, sembrò rendersi particolarmente conto della difficoltà: «Ogni volta che inserivamo un rifacimento per migliorare una scena, volevamo che non apparisse del tutto nuova, diversa.» Ma l’effetto di stonatura ci fu comunque, soprattutto in quelle in cui alle creature in costume a ai pupazzi così tipici dei film classici si associavano creature realizzate interamente in digitale. Il Jabba the Hutt nella scena con Han Solo, sebbene splendidamente realizzato, stonava clamorosamente con il Jabba del Ritorno dello Jedi; e sempre parlando di Jabba, stonavano clamorosamente anche le creature impegnate nel ballo nel palazzo del gangster su Tatooine se messe in relazione con le altre creature non digitali. Dennis Muren, che ha potuto dire la sua nella versione del 2004, è stato forse l’unico ad ammettere il fallimento di molte nuove scene nell’edizione del 1997: «[L’uso del digitale] nel film funzionò a meraviglia, ma lo rese molto diverso dall’originale».

Le nuove scene aggiunte e alcune di quelle rifatte finirono per provocare anche l’indignazione dei fan. Jabba in Una Nuova Speranza sembrava un bonaccione, la scelta di far vedere il wampa interamente e non farne udire solo la voce fu visto come un voltafaccia a una scelta molto artistica, scandalizzò il fatto che nella sparatoria fra Greedo e Han nella taverna di Mos Eisley fosse ora Greedo a sparare per primo, giustificandone l’uccisione da parte di Han. L’edizione speciale ottenne quindi un successo azzoppato. Raggiunse senza dubbio il proprio obiettivo nel preparare le nuove generazioni alla prossima nuova trilogia il cui primo episodio sarebbe uscito di lì a due anni; fu un grande successo economico grazie alle proiezioni nei cinema e alle vendite dei pregevoli cofanetti; permise un pieno recupero delle pellicole originali salvandole dai danni del tempo; integrò molte scene che per la fretta e lo scarso budget erano state cancellate o sacrificate nell’edizione originale dei film. Non piacque però quasi per nulla ai fan, i quali chiesero a gran voce che fosse messa in vendita anche l’edizione semplicemente restaurata della trilogia classica senza aggiunte e rimaneggiamenti, richiesta che fu declinata da Lucas il quale ci tenne a dichiarare più volte che da quel momento l’edizione ‘speciale’ sarebbe stata quella originale, e quella precedente sarebbe stata archiviata definitivamente: «Un famoso cineasta disse che i film non si finiscono mai, vengono solo abbandonati. Io ho ripreso il mio film abbandonato e l’ho completato», dichiarò nella presentazione all’edizione speciale. E’ però vero che il tempo ha dato ragione ai fan denigratori: molte delle modifiche fatte dalla Lucasfilm nell’edizione del 1997 sono state corrette o addirittura eliminate nell’edizione ‘definitiva’ del 2004. Un passo indietro che da un lato ha confermato il giudizio negativo verso una parte del lavoro del ’97, e dall’altro ha probabilmente dovuto irritare molti dei tecnici degli effetti speciali che hanno visto molti mesi di lavoro a computer cancellati in poco tempo dalle scelte di Lucas. Del resto, a esprimere meglio di tutti il pensiero di fan e critici riguardo l’edizione speciali è stata Maria Silvia Fiengo che nel suo saggio Il restauro di Star Wars ha concluso scrivendo: «Di fatto queste operazioni, che non possono essere considerate restauri, sono legittime, e spesso interessanti. Rimane il fatto che anche, e soprattutto, la versione di distribuzione d'epoca deve essere conservata, duplicata, e resa accessibile al pubblico, con i suoi difetti e con il suo valore di usato. Quando così non è, questi interventi vanno considerati comunque uno scempio.»

Forse è stato proprio per correggere parte di questo presunto scempio che, in occasione della tanto attesa versione DVD della trilogia classica nel 2004, George Lucas abbia deciso di produrre una nuova riedizione. Voci di una cosiddetta Ultimate edition, cioè edizione definitiva della trilogia, si sono susseguite dagli inizi del nuovo secolo. Molti addetti ai lavori confermarono più volte che ci sarebbe stata una riedizione definitiva della trilogia, che sarebbe partita da quella del 1997 per giungere a un’opera che si amalgamasse perfettamente con la trilogia prequel in lavorazione. Lo stesso John Williams, il pluripremiato compositore delle colonne sonore della saga, aveva reso noto che in una molto probabile riedizione sarebbe stata composta una nuova colonna sonora che integrasse temi dei prequel e dei film classici, ad esempio introducendo in Una nuova speranza la notissima marcia imperiale che domina in tutti i film ma non nell’episodio IV. Sicuramente passi in tal senso furono compiuti dalla Lucasfilm. E’ quasi certo, perlomeno, che furono fatti tentativi di vivacizzare il duello tra Obi-Wan e Darth Vader nell’episodio IV creando azioni più atletiche col digitale. Ed è quasi certo che fu sia la mancanza di tempo (si doveva pensare ancora agli episodi dei prequel) che l’orrore più volte esposto dei fan a portare Lucas a una marcia indietro. Tuttavia il rapido affermarsi del DVD, e la conseguente rapidissima uscita di film classici sul nuovo supporto, rappresentarono una nuova sfida per i produttori di Star Wars. Se la Lucasfilm e la Industrial Light & Magic erano sempre state all’avanguardia nella tecnologia cinematografica (dai primi sofisticati effetti speciali del 1977 alle prime ‘pellicole’ completamente digitali del 2002), era ovvio che bisognasse stupire il mondo con un’edizione DVD che non fosse semplicemente il passaggio dalla videocassetta al disco ma che fosse l’esempio più alto prodotto fino a quel momento di tecnologia col supporto digitale. Per tale motivo la trilogia classica in DVD è uscita solo nel 2004, quando il pubblico l’attendeva da almeno tre anni.

La necessità di far uscire, dunque, questa nuova versione della trilogia portò Lucas alla decisione di riprendere alcune idee della sua ultimate edition per sfruttare l’evento imminente come tentativo di avvicinare ancora di più la l’edizione del 1997 alla trilogia dei prequel. Si deve tener conto che, se l’edizione del ’97 fu realizzata anche e soprattutto per fungere da preludio e introduzione alla trilogia prequel, l’edizione del 2004 è stata realizzata ed è uscita in un momento in cui gli episodi I e II erano già stati assimilati dal pubblico e ci si stava preparando all’uscita del terzo ed ultimo episodio. In un tal contesto il principale interesse dei produttori è stato quello di rendere l’edizione 2004 un preludio all’episodio III anche correggendo alcune stonature tra le due trilogie. Tutti i cambiamenti non soltanto tecnici dell’edizione 2004 sono infatti prodotti di questo pensiero. Fondamentale il dialogo tra Darth Vader e Palpatine ne L’Impero Colpisce Ancora: oltre ad aver finalmente dato all’Imperatore il volto storico e tradizionale di Ian McDiarmid, sono state aggiunte delle battute che hanno senso solo nell’ottica della saga complessiva. In principal modo il cambiamento più incisivo, quello di dare allo spirito di Anakin al termine de Il Ritorno dello Jedi il volto non più di Sebastian Shaw ma del giovane protagonista dei prequel Hayden Christensen, sarebbe incomprensibile a chi si limitasse a vedere solo la trilogia classica e non la saga del suo complesso. Questo particolare cambiamento, che ha destato perplessità nel pubblico, è comunque fondamentale nell’ottica della ‘chiusura del cerchio’ che l’edizione 2004 ha avuto il compito di realizzare. Anche l’aggiunta, nelle scene conclusive dei festeggiamenti galattici per la caduta dell’Impero, delle celebrazioni su Naboo – che nella trilogia classica non c’è – poteva tranquillamente evitarsi, ma ha comunque il suo valore nell’amalgamare le due parti della saga. Significativi, poi, sono stati alcuni cambiamenti che più che veri cambiamenti si possono definire ripensamenti rispetto alla special edition. Nell’edizione 2004 Greedo e Han sparano contemporaneamente, cambiando nuovamente ciò che già era stato cambiato nel 1997; il Jabba dell’episodio IV, aggiunto appunto nella prima riedizione, è stato qui completamente modificato per adattarlo a quello visto nell’episodio VI e nell’episodio I.

Tecnicamente l’edizione del 2004 ha portato la Lucasfilm e la ILM (a cui si è aggiunta la Lowry Digital, che ha curato il restauro della trilogia di Indiana Jones) a superarsi di nuovo. Non si è trattato infatti di un mero riversamento dei film su disco, ma di un nuovo e definitivo restauro. Utilizzando questa volta non più le spugnette e l’olio di gomito ma le sofisticate tecnologie informatiche, i negativi originali sono stati ripuliti da qualcosa come un milione di pulviscoli per inquadratura. L’effetto è sbalorditivo, perché grazie anche alla resa migliore sul supporto digitale degli effetti speciali aggiunti nel ’97 e nel 2004 i film sembrano realizzati oggi. E questo, diversamente dalla prima riedizione, senza stonature piuttosto irritanti. Le scene nuove e quelle vecchie si fondono perfettamente dando all’opera un’organicità e una limpidezza che le mancava. L’unico piccolo difetto di cui tutti si sono accorti è che, nella scelta della palette cromica per l’edizione in DVD, un qualche errore ha prodotto l’effetto rosato per tutti gli spari laser nell’episodio IV. I più maldicenti hanno parlato di una pink edition (edizione ‘rosa’) per fare il verso alle scelte di Lucas, ma davvero è un difetto insignificante.

Ancora una volta, dunque, l’edizione originale della trilogia classica è stata soppiantata da una nuova edizione. Se prima era la versione del 1997 ad essere diventata quella canonica, ora sarà naturalmente quella del 2004 a prendere il testimone di questa staffetta di riedizioni. I fan più oltranzisti sono rimasti delusi dal fatto che la loro richiesta di far uscire nell’edizione in DVD anche i film nella loro versione originale sia stata ignorata. Ciò comunque porta a ripensare alle parole di M.S. Fiengo: se una riedizione deve cancellare dalla Storia del cinema la versione originale, che ha un suo imprescindibile valore culturale, questa riedizione è un danno. Per i fan di vecchia e nuova data – che sono centinaia di migliaia – e per coloro che vedranno la saga di Star Wars nella sua completezza senza aver vissuto nei tempi del dibattito decennale tra classicisti e modernisti, l’edizione (forse) definitiva del 2004 rappresenta comunque il tassello essenziale perché conclusivo del mosaico che ci ha raccontato le storie incredibili avvenute tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…

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