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Terry Brooks (1944)

J.R.R. Tolkien (1892-1973)

 
MAESTRI A CONFRONTO

Un raffronto tra i due geni della fantasy: J.R.R. Tolkien e Terry Brooks.


Da quando La Spada di Shannara fu pubblicato negli USA nel 1977, il neo-fondatore del genere fantasy Terry Brooks è stato oggetto di numerose critiche per la fortissima somiglianza di trama e personaggi con il capostipite e capolavoro eterno della fantasy, Il Signore degli Anelli di Tolkien. Con il suo primo romanzo nel ’77 Brooks ha ridato vita a un genere che sembrava morto con il suo creatore inglese e che negli anni precedenti aveva sfornato praticamente nessun’opera di successo. Ed al di là di tutto ciò che si può tentare di dire per difendere Brooks, la somiglianza tra le due opere è innegabile. E qui andremo proprio a vederne i numerosi parallelismi. Ma è anche innegabile che, dopo La Spada di Shannara, Brooks ha creato opere così diverse e originali, capolavori letterari talmente straordinari tanto da esseri meritato il titolo di re del fantasy, che definire Brooks un semplice imitatore di Tolkien non è solo sbagliato o riduttivo: è semplicemente assurdo. E qui andremo a vedere anche l’aspetto originale di Brooks, e anche la differenza tra gli stili narrativi, gli elementi presenti nei romanzi, l’introspezione dei personaggi, le descrizioni, le trame di Terry Brooks e J.R.R. Tolkien. Tutto questo, naturalmente, senza togliere né all’uno né all’altro a questi due grandi maestri non solo del fantasy, ma della letteratura mondiale. 

La somiglianza tra le due opere prime dei due grandi autori si riscontra innanzitutto nella trama generale dei romanzi. Volendo ridurle all’osso, le loro trame non sono altre che questo: una missione compiuta da un gruppo di volontari di diverse razze del mondo, capitanati da una specie di mago, il cui intento è proteggere un pover’uomo che si è ritrovato immischiato senza volerlo in quest’avventura. Compito di questo pover’uomo è distruggere un’arma o entrarne in possesso (e qui c’è la differenziazione principale), al fine di sconfiggere un’entità sovrumana dotata di poteri malvagi il cui desiderio è assoggettare il mondo. Come vediamo, questa trama stilizzata descrive perfettamente sia Il Signore degli Anelli che La Spada di Shannara. Abbiamo visto qual è la differenza principale: nel romanzo di Tolkien il “pover’uomo” ha come compito distruggere l’arma che – se usata dal nemico – porterebbe alla disfatta dei popoli liberi. Nel romanzo di Brooks Shea Omshford, il nostro eroe riluttante, deve invece entrare in possesso di un’arma, la Spada di Shannara appunto, che se usata proprio da lui potrà sconfiggere il male che minaccia di conquistare il mondo.

Il tema della Compagnia si riscontra in tutti e due i romanzi. Nel Signore degli Anelli i componenti sono nove, mentre ne La Spada ne sono otto. Quattro uomini (due in più rispetto al romanzo di Tolkien), due elfi (anche qui uno in più), un nano, uno stregone. Niente hobbit. Entrambe le compagnie si formano spontaneamente sotto la giurisdizione di un mago (ma sia per Gandalf che per Allanon la definizione ‘mago’ è altamente semplicistica e riduttiva), allo scopo di salvaguardare la vita del povero “eroe suo malgrado”. Per quanto riguarda le razze presenti nei due romanzi, incontriamo sia uomini che nani che elfi in entrambe le opere ma ci sono differenze sostanziali in questi popoli che possono essere notate nell’articolo sulle Quattro Terre.

In entrambe le opere c’è un malvagio per antonomasia da combattere. Sauron, il Signore Oscuro o Signore degli Anelli, nel romanzo di Tolkien, e Brona, Il Signore degli Inganni, in quello di Brooks. Già dai loro nomi si intravede una somiglianza. Ciò che però è importante notare è che entrambi sono il Maligno in terra. In pratica, agiscono non per scopi che ai loro occhi e agli occhi dei loro seguaci possono essere comprensibili e auspicabili, ma per «pura malizia e oscura vendetta», come ci spiega Gandalf nel Signore degli Anelli. Insomma, per il semplice desiderio di compiere del male. E’ per questo che i due grandi antagonisti vogliono spazzare via o rendere schiave tutte le popolazioni della terra, è per questo che il loro desiderio è trasformare verdi e ridenti lande in zone deserte e inabitabili (Mordor e il Regno del Teschio, dove risiedono rispettivamente Sauron e Brona, sono terre dove non cresce nulla di verde e dove l’aridità è interrotta solo da piccoli ruscelli di acque torbide e avvelenate). Essi odiano il sole: entrambe le creature, nel momento in cui si apprestano ad avviare la conquista del mondo, diffondono una tetra oscurità che ricopre i cieli e segue i loro eserciti; quando il mondo cadrà, il sole sarà completamente coperto dal buio perenne. Ma né il Signore degli Anelli né il Signore degli Inganni scendono in guerra direttamente, tranne che in rare circostanze e solo in epoche anteriori a quelle narrate (Sauron partecipa alla battaglia dell’Ultima Alleanza, Brona alla battaglia di Rhenn nella Seconda guerra delle Razze): i maligni preferiscono usare terribili emissari per i loro compiti più importanti. Per questo, Sauron usa i Nazgul, gli spettri dell’anello, per catturare Frodo. Brona si serve invece degli alati Messaggeri del Teschio per catturare Shea. E’ da notare il fatto che sia i Nazgul che i Messaggeri non sono esseri normali ma creature corrotte dalla magia: i Nazgul sono caduti nel baratro del Male sotto la tentazione degli anelli del potere; i Messaggeri sono divenuti schiavi del potere oscuro scoperto da Brona e da cui poi l’ex druido non si è più liberato. Ultima nota rilevante di questi due formidabili antagonisti: la loro estrema resistenza. Sauron sfuggì sia alla cattura del suo padrone Melkor, sia alla cattura effettuata dal re di Numenor, sia alla battaglia dell’Ultima Alleanza. Egli, pur perdendo forma fisica e parte dei suoi poteri, ritorna sempre in vita. Anche il Signore degli Inganni: sfuggito sia alla Prima che alla Seconda guerra delle Razze, solo nella Terza verrà definitivamente battuto. Quella dell’immortalità apparente è una nota che contraddistingue anche un altro grande cattivo: Voldemort, nei romanzi di Harry Potter (quest’articolo fa luce sul male assoluto e relativo delle avventure di Harry).

Le somiglianze e i parallelismi tra i numerosi luoghi e situazioni dei due romanzi sono davvero notevoli. Vediamole più in dettaglio. Il percorso tra la Palude della Nebbia e le Pianure dei Tumuli compiuto da Shea, Flick e Menion è molto simile a quello compiuto da Frodo e Sam nella Vecchia Foresta e nelle Tumulilande. L’aspetto delle terre è lo stesso, e le vicende si rassomigliano: in entrambi i casi, i protagonisti vengono sopraffatti dagli elementi e rischiano di morire. Solo l’intervento fortuito di un terzo li salva dalla fine: è il Re del Fiume Argento, una creatura misteriosa e leggendaria sulla cui natura e origini non si sa assolutamente nulla. Egli domina la natura e fa sì che i giovani eroi si salvino la vita. Stesso ruolo e stesse caratteristiche ha Tom Baombadil nel Signore degli Anelli. Inoltre lo svenimento finale di Shea e il suo risveglio giorni dopo nella pacifica comunità di Culhaven è identico a quello che avviene nel romanzo di Tolkien quando Frodo, ferito dai Nazgul, perde i sensi e si risveglia molto tempo dopo nel riposante rifugio di Gran Burrone. Somiglianze si hanno anche nell’avventura della Compagnia della Spada nelle catacombe della Cripta dei Re. In queste caverne oscure i protagonisti s’imbatteranno nel terribile serpente Valg, che solo l’intervento di Allanon distrugge. E’ lo stesso che avviene quando la Compagnia dell’Anello, costretta a percorrere le tenebre di Moria, incontra il potente Balrog che solo Gandalf, dopo giorni di lotta, riuscirà a sconfiggere. La Compagnia, poco dopo questi avvenimenti, si scioglie e si divide in vari gruppi. Questo avviene in entrambi i romanzi.

Anche se ora i membri delle due Compagnie proseguono su strade differenti, le due opere continuano a seguire la stessa linea d’azione. Shea/Frodo viaggia verso la terra del male dove dovrà affrontare l’Oscuro Signore. E’ aiutato da altri personaggi: Sam per Frodo, Panamon Creel e il gigantesco troll muto Keltset per Shea. Allanon/Gandalf cede al tentativo di raggiungerlo e si occupa di salvare un re: Theoden per Gandalf, prigioniero delle catene mentali di Saruman, e Eventine degli elfi per Allanon, prigioniero di catene più fisiche a cui è stato costretto dall’esercito del male. Il resto del gruppo, dopo varie vicende, si ritrova infine a Tyrsis, città principale della razza degli uomini, del tutto identica alla Gondor del Signore degli Anelli. Il re della città è ormai folle e privo di ogni capacità di governare. Non è simile al grande re di Gondor, Denethor, ma a Theoden: infatti egli è stato reso simile a un animale a causa dei veleni e delle stregonerie di Vermilingo, l’infido servitore al soldo di Saruman. La figura di Vermilingo è così identica a quella di Stemnin ne La Spada di Shannara da lasciare stupefatti. Stemnin avvelena la mente del re e lo porta lentamente alla morte, ponendo il pazzo figlio minore sul trono e preparandosi ad aprire le porte di Tyrsis al Signore degli Inganni. La somiglianza è così palese da non aver bisogno di esplicitazione. E la battaglia per Tyrsis riecheggia fin troppo quella per Gondor nell’opera di Tolkien. La città-roccaforte è l’unica speranza rimasta per gli uomini di frenare l’avanzata del Male. Se essa cade, anche il mondo degli uomini cade.

Se pure come trama abbiamo visto che La Spada di Shannara e Il Signore degli Anelli hanno realmente punti in comune non indifferenti, è fondamentale osservare le differenze tra le due opere, sicuramente più notevoli rispetto alle somiglianze. Le differenze tra questi due romanzi rendono chiara anche la assoluta differenza tra lo stile di Terry Brooks e quello di Tolkien, stili che hanno in pratica quasi niente in comune. La grande invenzione di Tolkien fu quella di creare con la Terra di Mezzo il primo mondo immaginario perfettamente descritto fin nelle più piccole e insignificanti sfaccettature. Di questo mondo egli ne descrisse la storia, le lingue, gli usi e i costumi, le genealogie, le forme di governo, i miti e le leggende. La storia da narrare era ovviamente il fattore più importante, ma il mondo in cui la storia si muoveva aveva quasi pari importanza per Tolkien. E la sua capacità inventiva e narrativa si ha soprattutto su questi due livelli: creare un racconto ben costruito, e un mondo ben costruito. Brooks, diversamente, ha dato poca importanza al suo mondo, relativamente a Tolkien. Le Quattro Terre sono solo uno sfondo geografico, certo importante, a volte fondamentale per lo sviluppo della storia, ma mai così importante da prendere talvolta il sopravvento sulla storia vera e propria, come succede nel Signore degli Anelli. Non che Brooks non ci descriva scorci della storia passata di questo mondo, e non lo renda adeguatamente credibile. Lo fa sicuramente, ma lasciando sempre che il fattore mondo rimanesse come sfondo al fattore storia.

Questa è una prima differenza da notare, una differenza che soprattutto imposta i romanzi dei due autori su piani del tutto differenti. Brooks si lancia completamente nella storia, creando trame perfette e straordinarie ma del tutto prive di qualsiasi originalità letteraria. Con l’importanza data al suo mondo immaginario, Tolkien ha invece creato un romanzo unico nel suo genere e assolutamente originale (e geniale). Tuttavia, così facendo, Tolkien ha tralasciato molto l’importanza del fattore storia. Egli non era un romanziere eccezionale: non leggeva molta narrativa, quindi ne sapeva poco di come funzionassero le trame e i personaggi. Per le sue opere narrative si rifaceva agli stili delle fiabe e dei racconti popolari, come notiamo ne Lo Hobbit e in singolari creazioni come Il Cacciatore di Draghi, Mr. Bliss e altri suoi racconti, e ad esse mescolava le sue profonde conoscenze della letteratura epica medioevale, in primis quella del Beowulf. Certo, Tolkien non scrisse questi racconti come vere e proprie fiabe o poemi epici, ma riuscì a trovare una via di mezzo tra questi e il generel del romanzo moderno. Tuttavia non fu mai realmente un romanziere, e questo influisce anche nel Signore degli Anelli. La trama di quest’opera, il suo stile, riecheggia i toni favolistici e fanciulleschi che caratterizzavano le sue precedenti opere, resi grandiosi e adulti poi dalla fondamentale aggiunta di toni mitologici e leggendari che si rifacevano alle grandi opere del passato. Elementi di romanzo ci sono, naturalmente, ma in funzione di una trama che predilige per essere narrata stili essenzialmente molto diversi rispetto a quelli dei romanzi puri e semplici.

Terry Brooks fin da subito non tenta nemmeno per un momento di imitare questo singolare stile narrativo. I suoi romanzi sono sempre e solo improntati sulla narrazione, e narrazione ad altissimo livello, beninteso. Le trame sono perfette, serrate e ben orchestrate, ma improntate su un tono narrativo ben inserito nei classici canoni del romanzo e non trascendono assolutamente nel fiabesco-mitologico. Ciò che è ancor più importante, Brooks rende i suoi personaggi i veri protagonisti dei suoi libri, cosa che raramente accade con Tolkien. Nel Signore degli Anelli il protagonista è la Terra di Mezzo e la lotta tra Bene e Male. E’ sbagliato vedere nei personaggi il punto di forza della narrazione tolkeninana perché questi sono sì importanti e comunque psicologicamente abbastanza ben delineati, ma essi non agiscono in base a motivazioni e sentimenti tipicamente umani: più che altro, il loro comportamento imita i melodrammatici atteggiamenti di personaggi usciti da grandi tragedie storiche e mitologiche: il rogo di Denethor, la donna-guerriera Eowyn, Theoden e Aragorn al fosso di Helm. I personaggi di Brooks non trascendono mai i limiti della loro umanità e anche quando sono alle prese con situazioni estreme – e le vincono – le loro debolezze e i loro limiti rimangono e anzi solitamente si accentuano. Questo anche ne La Spada di Shannara: per quanto tutti i personaggi subiscano nel corso dell’avventura una significativa evoluzione, essi continuano a rimanere esseri umani in tutto e per tutto.

Comunque sia non bisogna certo vedere Terry Brooks come un semplice romanziere incapace, diversamente da Tolkien, di inserire nei suo libri dei temi di fondo (come la critica contro la diffusione delle macchine, la crociata in favore della natura e della semplicità, la critica contro la follia bestiale della guerra). Tutt’altro: Brooks è riuscito anche ad uscire dai semplici canoni di Shannara creando opere di straordinaria profondità come quella del Verbo e del Vuoto, che più di tutte possiamo dire dimostra la vera grandezza di questo autore. Ma anche in Landover, e nella stessa saga di Shannara, i temi di fondo sono molti: basta solo trovarli.

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