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L'opinione
pubblica tende sempre a non pensare con la propria testa.
Ecco perché i critici hanno sempre tanto successo. Senza mai
leggere nemmeno un libro, la grande maggioranza della gente
accetta le recensioni negative che critici senza troppa
intelligenza fanno verso i romanzi del genere fantastico. La
letteratura di fantascienza ha vissuto periodi drammatici,
sottovalutata e disprezzata da pseudo-intellettuali e
ignoranti senza cultura, ma grazie alla serietà di autori
come Isaac Asimov, Philip K. Dick, Arthur Clarke, Ray
Bradbury e altri, si
è risollevata tanto da entrare finalmente nella cerchia
della letteratura 'seria'. In questi tempi è il cinema di
fantascienza ad essere disprezzato, e a volte anche
giustamente perché da un po’ di anni grandi 'kolossal' di
serie B imperversano tristemente nelle sale facendo cadere
nuovamente nel baratro dell'infantilismo tutto il genere
fantascientifico. In Italia la situazione è tra le più
critiche in assoluto: grandi capolavori come Star Wars, o
celebri romanzi come Dune sono disprezzati dal grosso
pubblico. Ma se la fantascienza è da sempre in crisi, stessa
situazione non si può dire essere diversa per il genere
fantasy.
Perlopiù,
l'opinione pubblica non comprende l'etichettatura 'fantasy':
a quanto sembra, questa semplice e orecchiabile parola
inglese non è molto conosciuta. Ed è una vera catastrofe
cercare di spiegare in termini semplici cosa sia in realtà
la letteratura fantasy, senza scadere in dettagli che
comprendano elfi, troll, unicorni e roba simile. Per
fortuna, il fantasy in questi tempi sta tornando sotto i
riflettori come non succedeva dall'uscita, quasi mezzo
secolo fa, del capolavoro di Tolkien "Il Signore degli
Anelli". Proprio a causa di questo romanzo è nata la 'nuova
era' del fantasy: la saga cinematografica di Peter Jackson
ha entusiasmato milioni di spettatori e non pochi, sull'onda
della passione, si sono dati alla lettura dell'omonimo
romanzo di Tolkien. Da qui la rinascita del genere fantasy
che, a quanto sembra, ha leggermente ottenuto più consensi
dal pubblico in generale. Anche Harry Potter, pur non
essendo tipica fantasy, possiede elementi tipici di questo
genere ed ha avuto il merito di destare l'attenzione delle
masse per questo filone narrativo. E' proprio grazie
all'azione congiunta di questi due kolossal che sta
avvenendo questa 'rinascita'.
Perché
considerare il fantasy roba per bambini o per un pubblico
esclusivamente femminile? Pare una sciocchezza ma è pura
realtà, e se si pensa che un tale fenomeno era stato
sottolineato dall'illustre Isaac Asimov già in un suo
racconto, Roba per bambini, del 1954, si può vedere
come la situazione non sia minimamente cambiata da allora.
Sondaggi autorevoli, tra cui uno pubblicato su Delos Science
Fiction, mostrano la gravità del fenomeno. Eppure la grande
mole di romanzi scritti dal notissimo J.R.R. Tolkien
dovrebbero aver almeno attenuato l'ingenua definizione di
letteratura infantile. Del resto, anche se Lo Hobbit
e lo stesso Signore degli Anelli possono essere letti
ed apprezzati da chiunque, certamente non si può considerare
una lettura impegnativa come quella del Silmarillion
per bambini. E tanto meno si può dire che l'opera massima di
Tolkien sia adatta solo ai ragazzi: eppure il 'rinomato'
Club degli Editori, uno delle più celebri società italiane
dedicate ai libri, segnala Il Signore degli Anelli
come libro adatto a ragazzi dai 7 ai 13 anni! E' un insulto
se si pensa a tutti i saggi scritti intorno ai significati
reconditi e allo stile di scrittura della trilogia di
Tolkien. Ma se è con Tolkien che si raggiungono nel genere
fantasy le più alte vette di serietà, ci sono anche molti
altri autorevoli scrittori che hanno dato lustro a tale
genere letterario, in primis la grande Marion Zimmer
Bradley, scomparsa nel 2000, con la sua formidabile saga di
Darkover e con molte altre opere. Certo non si può
considerare priva di merito una saga come quella di Avalon,
acclamata dalla critica di mezzo mondo. E' poi vero che altri autori che
hanno scritto opere fantasy non hanno fatto altro che
rendere piatto e monocorde questo genere tutt'altro che
noioso, e non si può non dire che i bravi autori fantasy si
contano sulle punta delle dita di una mano.
Terry
Brooks merita un discorso a parte. E' stato lui, assieme a
Tolkien, a meritarsi un posto in questa ristretta cerchia di
grandi autori di Fabbricanti di Universi. Originale,
divertente, straordinario, Brooks meriterebbe un encomio
specialissimo solo per la sua superba capacità narrativa. In
effetti, è difficile in questi tempi trovare uno scrittore
che sappia ancora scrivere così bene. Se quindi Tolkien può
essere duro da leggere per la sua voluta complessità
narrativa, Brooks risulta invece avere uno stile di una
leggerezza straordinaria. Ad essere leggero però,
chiariamoci, è solo il suo stile narrativo: infatti è
proprio con Brooks che assistiamo a una fondamentale
evoluzione della narrativa fantasy, e cioè da un genere
narrativo avventuroso e senza troppe pretese a un filone
narrativo in cui magie, elfi ed esseri fatati sono spesso
pretesti per raccontare qualcosa di più complesso. La saga
di Shannara è ricca di critiche verso la nostra razza e
verso la violenza che condurrà all'apocalisse. La saga di
Landover utilizza tipici cliché del fantasy per mettere in
primo piano il grande personaggio di Ben Holiday, la sua
evoluzione interiore, la sua trasformazione nel modo di
pensare e di agire. La saga del Verbo e del Vuoto punta il
dito contro il baratro di abbrutimento in cui è caduta la
razza umana in questi tempi, mostrandoci con spaventosa
nitidezza gli aspetti più infimi del nostro mondo. Come si
può parlare di letture per bambini davanti a romanzi che
trattano di temi sociali così scottanti? E' la stessa cosa
che spesso avviene con Star Trek, il quale, nonostante
l'alto contenuto di 'messaggi subliminali' rivolti verso il
nostro modo di vivere e di pensare, viene bollato come
telefilm semplice e ingenuo. Eppure, è stato Star Trek a
inserire per la prima volta nella storia della televisione
un bacio tra un bianco e un nero, e sempre Star Trek ha
affrontato i più disparati temi sociali: dall'eutanasia alla
pena di morte, dai problemi religiosi ai rischi della
tecnologia. Si deve pensare forse che l'opinione pubblica è
così ottusa da non cogliere gli ovvi significati insiti in
questa serie?
Il Mago di
Oz è uno dei
più grandi classici per bambini da sempre. Ed è ovviamente
fantasy. Si può forse pensare che da questo è nata l'idea di
associare letteratura fantasy e letteratura per bambini?
Eppure Il Mago di Oz è colmo di riferimenti,
allusioni e allegorie che menti giovani spesso non colgono.
La Storia Infinita di Micheal Ende è uno dei più
grandi classici della letteratura fantasy, apprezzato dai
critici di tutto il mondo: eppure la sua trasposizione
cinematografica, pur piuttosto godibile, è stata fatta
appositamente per un pubblico giovanile (per non parlare poi
degli scadenti seguiti). Questo solo per citare gli esempi
più autorevoli, intendiamoci. E' vero che Il Mago di Oz,
assieme al Signore degli Anelli, è tra i pochissimi
romanzi fantastici entrati nell'elenco delle opere
fondamentali del secolo XX. E' pur vero, però, che
l'opinione pubblica (e non solo) continua a considerare tali
romanzi adatti ad un pubblico esclusivamente infantile, e
non per niente Il Mago di Oz è diventato un film
della Disney.
La
situazione continua a rimanere nera. Se la consacrazione di
Tolkien è ormai quasi ufficiale, quella delle altre grandi
opere fantasy è ancora lontana. Servirà forse un film tratto
da un romanzo di Terry Brooks per accendere l'interesse del
pubblico generale verso questo autore? In questi tempi,
sull'onda breve del doppio successo Signore
degli Anelli-Harry Potter, sono in fase di realizzazione
alcuni film fantasy che probabilmente si tramuteranno in
flop. Ma anche se la trasposizione di Dungeon and Dragons
fosse un successo, una pellicola del tutto priva di
contenuti come questa potrà realmente mostrare all'opinione
pubblica la serietà del genere fantasy? Le speranze sono poche,
ma vale la pena tentare di difendere il lato culturale della
letteratura fantastica e cercare di valorizzarlo in tutte le
sedi possibili.
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