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La spada di Shannara in un'elegante illustrazione.

L'ombra del druido Allanon emerge dal Perno dell'Ade.

 
STRANI COMPORTAMENTI DELLA MAGIA

Nessun elemento dei romanzi fantasy di Terry Brooks viene mai trattato con superficialità: anche quando la narrazione si sofferma su particolari generalmente considerati infantili (gli gnomi, i libri magici, i demoni…), l'Autore riesce a mantenersi su livelli stilistici molto elevati. E' questo un esempio della straordinaria bravura di Brooks, una capacità che solo Tolkien aveva e che nessun altro autore fantasy è ancora riuscito pienamente a padroneggiare. La magia è un tema fondamentale e ricorrente in tutti i romanzi di Brooks: è l'elemento dominante, il vero protagonista delle grandi saghe fantasy, da Shannara a Landover. Anche qui, Brooks è riuscito a creare qualcosa di molto più serio e profondo di quanto gli altri autori siano riusciti a fare: altro che "Bididi-bodidi-bù" e il gioco è fatto! La magia di Brooks si evolve, cresce, acquista coscienza e finisce per sfuggire al controllo e divenire da serva a padrona. Non è un dono, o meglio non lo è nel senso stretto della parola: la magia, per poter essere usata, deve anche essere capita; inoltre, non è possibile farne un largo uso, perché agisce come una droga e alla fine si raggiunge l'overdose, da dove non è più possibile uscire.

"Non mi lascio turbare da queste cose" disse Par sulla difensiva "La magia è un dono." "Oh, davvero? E come mai? Un dono non è qualcosa che nascondi, così come faresti come una malattia disgustosa. Non è una cosa di cui ti vergogni, o che riveli con cautela, o addirittura che ti spaventa. Non è qualcosa che potrebbe ucciderti" (…) Gli occhi di Walker erano duri come pietre: "La magia che ti ostini a considerare un dono è sempre stata poco più che uno strumento al servizio dei Druidi." [Gli Eredi di Shannara, 1990]

Sono le parole di Walker Boh, l'eremita tra i protagonisti della saga degli Eredi di Shannara, a rivelare con maggior efficacia la realtà della magia di Brooks. Non si tratta semplicemente di agitare la bacchetta e pronunciare "Wingardium Leviosa", come ci insegna il professor Vitius in Harry Potter, né di toccare una porta chiusa con un bastone ed esclamare "Mallon!" come suggerirebbe Gandalf nel Signore degli Anelli. La magia di Brooks è qualcosa di totalmente impalpabile, astratto. Quando, nel Primo Re di Shannara, il re elfo Jerle Shannara si trova tra le mani la Spada magica che permette di distruggere il Signore degli Inganni, egli non si rende conto del potere insito nell'arma. La brandisce come se fosse una semplice spada, e finisce per non credere alla grande magia che si trova dentro di questa: uno scetticismo che costerà caro alle generazioni future. Anche nel classico La Spada di Shannara, Shea Ohmsoford si ritrova ad avere a che fare con una magia che non comprende: è quella delle Pietre Magiche. Per poterle far funzionare, il giovane mezzoelfo le mette sotto la luce, le scuote, cerca di parlarci. Nessuno di questi semplici metodi funziona, perché la vera magia scaturisce solo quando la si sente anche dentro. Furono i Druidi a scoprire per primi questo fatto, e fu per questo che disdegnarono col tempo lo studio delle arti magiche, giudicandole pericolose ma soprattutto perché non riuscivano a comprenderle.

La saga di Shannara è la più ricca di esempi sulle stranezze della magia. La più pericolosa forma di magia che Brooks ci descrive è la straordinaria Canzone Magica: passata di generazione in generazione tra gli Ohmsford, la Canzone permette di trasformare in realtà ciò che si chiede cantando. Diverrà col tempo una formidabile arma contro gli Ombrati, ma sempre troppo pericolosa per poter essere usata senza pensarci due volte. Par Ohmsford lo scoprirà a sue spese, finendo per essere impaurito dalla forza che emana e sforzandosi inutilmente di non usarla: "No, tu non userai la magia. A meno che non sia assolutamente necessario, e non lo è. (…)" Par annuì, sollevato. Damson aveva compreso d'istinto. Lui aveva paura di usare la magia. Non si fidava più di essa. [I Talismani di Shannara, 1993] Lo stesso Par, che considerava la magia un dono di cui essere fieri, finisce per comprendere la sua pericolosità. Potremo definire la magia un'arma a doppio taglio: da una parte aiuta con il suo immenso potere, permettendo a chi la usa di uscire da qualsiasi guaio gli capiti. Dall'altra, danneggia il suo possessore togliendogli a mano a mano il controllo, deteriorandolo e impossessandosi della sua volontà. La Canzone Magica, per esempio, finisce per diventare autonoma: per quanto Par si sforzi di non usarla, scopre che essa viene fuori istintivamente al profilarsi di una minaccia. E' diventata incontrollabile. Anche le più semplici ma sempre potenti magie infuse nelle armi sono molto pericolose: tra queste spicca la Spada di Leah. E' Brooks stesso a rivelarci che tal prodigio, come tutte le magie dei tempi passati, era contemporaneamente una benedizione e una maledizione. Il suo potere produceva una sorta di assuefazione, e chi la usava ne diventava sempre più dipendente [Gli Eredi di Shannara]. Par si chiede se deve o no informare l'amico Morgan, possessore della Spada di Leah, della minaccia che essa rappresenta.

Un potere immenso è quello racchiuso nella formidabile Pietra Nera, un talismano dalla forza così grande da essere agognato da tutti. Se la Spada di Shannara è il più potente talismano del Bene, la Pietra Nera è la più potente magia del Male. Antichissima tanto che il luogo dov'è custodita è mutato coi millenni, la Pietra Nera è oggetto di vere e proprie sfide: il Signore degli Inganni, il druido Bremen, Allanon, il Re della Pietra, gli Ombrati, Walker Boh. Tutti, nel corso dei secoli, alla ricerca di questo talismano di inestimabile valore. Ma la Pietra Nera è una magia che non può essere soggiogata: chi riesce a impossessarsene finisce per perdere la sua indipendenza. E' la magia della Pietra, infatti, ad usare il 'possessore' per i suoi scopi, e non il contrario. Ecco perché la Pietra Nera può essere usata tranquillamente solo dal Male, perché essendo già corrotto il Male non può essere ancora più contaminato di quanto è già. La Pietra Nera era in attesa del comandi di Tay, l'aveva previsto, si era legata a lui fin dal momento in cui l'aveva prelevata, in un rapporto padrone-schiavo, ma con i ruoli ancora de definire (…) [La Pietra] divorò tutto. Ridusse in cenere uomini e mostri, poi rubò le loro vite e le riversò in colui che la impugnava. [Il Primo Re di Shannara, 1996]. Solo Walker Boh riuscirà ad utilizzarla senza morire o finire nelle schiere del Male: egli userà il suo potere per portare nel mondo dei vivi la fortezza dei Druidi, Paranor, riversando così nella sua anima tutto il potere e le conoscenze dell'antico ordine distrutto. La Pietra Nera è il massimo esempio di arma a doppio taglio: l'elfo Tay Trefenwyd, nel "Primo Re", la utilizza contro gli emissari del Signore degli Inganni, uccidendoli ma finendo per diventare come loro tanto da essere costretto a farsi uccidere per impedire di trasformarsi in ciò che ha combattuto.

Non è solo la Saga di Shannara, però, ad avere esempi di questo incredibile tipo di magia. Prendiamo in considerazione Landover: in questa saga che unisce grandi valori umani, sentimento e umorismo, la magia è perlopiù quella utilizzata dal maldestro mago di corte Questor Thews. La magia che vediamo in Landover è spesso una magia molto semplice, che per funzionare ha bisogno solo di semplici incantesimi e pozioni. Anche qui, però, abbiamo esempi di come la magia non sia semplicemente quello che sembra. E' il caso del Paladino. Il Paladino, protettore del signore di Landover, è un cavaliere invincibile e di straordinaria potenza che permette a chi lo controlla di essere protetto da tutte le minacce. L'aspirante Alto Signore Ben Holiday cerca, nel primo romanzo della serie, di invocare più volte il Paladino ma senza successo. Sarà solo alla fine che scoprirà il modo di chiamarlo, in un modo che non avrebbe mai creduto possibile: Per riportare a Landover il Paladino bastava rinunciare alla possibilità di fuga e prendere irrevocabilmente la decisione di rimanere a tutti i costi [Il Magico Regno di Landover, 1986]. Sarà così che Holiday avrà la protezione a vita del Paladino, anche se in realtà quest'ultimo si rivelerà essere qualcosa di più di un semplice cavaiere corazzato…

Anche nella più profonda e complessa saga del Verbo e del Vuoto la magia è molto di più di quella che conosciamo. Un esempio lo abbiamo nel primo romanzo della trilogia, quando il Demone affronta la nonna della protagonista, anch'essa depositaria di una grande magia. Abbiamo qui un esempio di come la magia, non usata, finisce per sfuggire al controllo semplicemente sparendo: "Evelyn, sei sorprendente! Non ci avevo assolutamente pensato (…) Hai perso tutta la tua magia vero? (…) Raccontami cosa è successo. L'hai consumata tutta? No, non l'avresti mai fatto. Risparmiavi la magia per usarla contro di me. (…) Ed ecco cos'è successo: l'hai persa tutta perché non l'hai usata!" [Il Demone, 1997]. Una cosa simile avviene nella saga degli Eredi di Shannara con la già citata Spada di Leah, che sembra aver perso tutta la sua magia dopo il conflitto ne La Canzone di Shannara. In realtà la magia si risveglierà solo davanti a un'altra magia che avrà l'effetto di stimolarla. Insomma, la magia di Terry Brooks è ben diversa da quelle che possiamo vedere in altre opere fantasy: è complessa e misteriosa come tutto ciò che leggiamo nelle opere di Brooks, sfugge alla nostra comprensione, è subdola, inavvertibile, spaventosa. Cosa che ne fa la grande protagonista di tutti romanzi di Terry Brooks.

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