|
Come ogni
produzione fantasy che si rispetti, l’opera di Terry Brooks non è
esente dal presentare ‘cattivi’ come antagonisti classici degli eroi.
Pur tuttavia nel corso degli anni il Male in Brooks ha subito una
graduale ma notevole evoluzione sotto vari punti di vista. Ciò è un
pregio innegabile, giacché ha aumentato la complessità socio-psicologica
e soggettistica all’interno delle singole opere, e perché ha portato
alla produzione di romanzi di grande originalità come la trilogia
del Verbo e del Vuoto. Nel corso dell’articolo esploreremo meglio
tale evoluzione, che – come vedremo – presenta anche un difetto di
cui il pubblico si è accorto nelle ultime produzioni: quello di far
perdere fascino ai nuovi capitoli della saga di Shannara inserendo
cattivi troppo sfaccettati e, in generale, un Male troppo moderno e
sfuggente che priva gli antagonisti di verve e carisma.
In principio il
Male è puro Male. Niente sfaccettature, solo l’esatto contrario del
Bene. C’è il Signore degli Inganni, che in sé contiene tutto il lato
negativo degli Uomini, degli Elfi, dei Nani, di tutti i popoli delle
Quattro Terre. Ci sono i Messaggeri del Teschio, il lato negativo
dei Druidi: come i Druidi usano la magia a fin di bene, i Messaggeri
usano la magia per soli scopi malvagi. C’è l’Ildatch, il cuore della
magia nera e quindi il cuore di tutta la malvagità insita nel mondo.
Come già visto nell’articolo
Terry Brooks e J.R.R.
Tolkien, maestri a confronto, la figura del Signore degli
Inganni è modellata su quella del Sauron tolkeniano. Entrambi non
hanno fini reali: agiscono solo “per pura malizia e oscura
vendetta”. Come l’umanità ha per suo fine ultimo la creazione di una
vita migliore, e in definitiva il bene di tutti, il Signore degli
Inganni ha un fine esattamente opposto: egli ricerca solo il male,
agisce solo per il male, e intende distruggere tutto ciò che
l’umanità considera ‘bene’. Il Signore degli Inganni è protagonista
assoluto de La Spada di Shannara, ma il suo spettro è ben
presente anche nel futuro La Canzone di Shannara e,
naturalmente, ricompare in tutto il suo potere nel grande prologo
Il Primo re di Shnnara (oltre ad avere una ‘particina’ nel più
tardo Jarka Ruus). E’ la più
imponente figura carismatica della produzione di Brooks. Su di esso
non c’è nulla da dire. Esiste soltanto, e tanto basta.
Nel romanzo
successivo al capostipite, Le Pietre Magiche di Shannara,
compaiono nuovi nemici che entreranno anch’essi nella storia: i
Demoni. Si tratta ancora di Male assoluto e senza possibilità di
redenzione. E’ ancora un Male che agisce senza uno scopo ben
preciso, ma a differenza del Signore degli Inganni i Demoni hanno
una ragione che li spinge a provocare il male. Essendo in epoche
molto antiche stati cancellati dalla realtà da parte degli Elfi, che
hanno così conquistato il diritto di vivere nel nostro mondo a
scapito dei Demoni, essi hanno come scopo primario la completa
distruzione della razza elfica. E’ così che inizia la storia. In
realtà si tratta di un movente che non regge: Allanon sa bene che,
una volta completata la distruzione degli Elfi, i Demoni torneranno
al loro scopo primario: sottomettere tutte le razze e dominare il
mondo in modo puramente malvagio. Si ritorna così al tema classico
del fantasy: il Bene contro il Male senza sfumature. Un’altra
diversificazione rispetto al precedente romanzo è la comparsa di più
antagonisti notevoli: ne abbiamo infatti tre, il Dagda Mor, il
Mietitore e il Camaleonte. Entrambi si diversificano per potenza
dalla massa comune dei Demoni, che compongono l’esercito del male di
questo romanzo. Grazie alla loro ben definita crudeltà e a un
atteggiamento squisitamente sottile nelle loro trame, i Demoni
saranno poi fonte d’ispirazione di Brooks per la successiva saga del
Verbo e del Vuoto.
Capitolo
conclusivo della trilogia, La Canzone di Shannara mostra una
certa difficoltà a mettere in campo nuovi ‘cattivi’ d’effetto.
Ricompaiono così i vecchi temi de La Spada di Shannara.
L’origine di tutto il Male deriva dall’Ildatch, il libro nero che a
suo tempo trasformò il druido Brona nel Signore degli Inganni già
ben conosciuto. Vittime degli incantesimi di questo libro
auto-cosciente, alcuni uomini si trasformano in Mortombre,
null’altro che una nuova generazione degli antichi Messaggeri del
Teschio. Anch’essi fondano un nuovo ‘centro del terrore’ come a suo
tempo lo fu il Regno del Teschio, questa volta tra le torri e le
guglie inaccessibili di Graymark, fortezza spettrale nell’estremo
est. Gli gnomi ritornano, come ne La Spada, a costituire le
fila della nuova ondata malvagia il cui scopo è, nuovamente, la
conquista delle Quattro Terre tramite la forza. Il romanzo,
tuttavia, si dimostra originale per l’assenza di un antagonista
principale, un ‘capo dei cattivi’ da distruggere in un epocale
faccia a faccia. Questa volta il fulcro da distruggere è l’Ildatch,
il quale, per la sua natura non-umana e, allo stesso tempo, per la
sua singolare auto-coscienza, si dimostra un elemento
caratterizzante di questo romanzo e un’innovazione davvero ben
gradita. Ancora una volta, con l’Ildatch, ritorna il Male
strisciante e insinuante fatto di inganni e false promesse, un Male
che pare stare particolarmente a cuore a Brooks, che infatti
riutilizza in buona parte l'idea dell'Ildatch nel creare Antrax,
l'antagonista centrale de Il Labirinto all'interno della
trilogia della "Jerle Shannara".
Seguendo l’ordine
temporale, nel 1986 l’autore della trilogia di Shannara scrive il
primo romanzo di una saga fantasy ambientata in un mondo diverso,
Landover. La saga di Landover mostra parecchie differenze rispetto a
quella di Shannara: in primo luogo, ha temi di fondo e stili
narrativi diversi. Inoltre, mostra nelle peculiarità tipicamente
fantasy una tendenza che si potrebbe definire fiabesca. L’umanità di
Shannara, presente anche negli Elfi, nei Nani e nelle altre razze
delle Quattro Terre, si attenua qui in favore di creature magiche
tra le più diverse: cani-uomini, donne-albero, scimmie umanoidi.
Questo aspetto ‘fiabesco’ di Landover si nota anche nel Male di
questa saga.
Antagonisti
principali dell’opera sono tre: Meeks, il mago che mette in vendita
il trono di Landover e trama per portare caos e male a suo
vantaggio; la Strega del Crepuscolo, con le sue stregonerie e i suoi
sotterfugi; il drago Strabo, che terrorizza campi e città. Da come
si può vedere attraverso la lettura dei romanzi, nessuno di questi
tre ‘cattivi’ sopraccitati è in realtà davvero temibile. La Strega
del Crepuscolo è sicuramente un personaggio mosso da intenti
puramente maligni, ma il suo comportamento e la sua ridicola
denominazione di ‘strega’ non fa per nulla paura. Strabo, al di là
del primo romanzo in cui ha una tenue parvenza di drago temibile, è
in realtà un mostro frustrato e bonaccione. Meeks senz’altro è il
più malvagio, e ne L’Unicorno Nero si dimostra un nemico
davvero temibile, ma non raggiunge mai vette come quelle del Male di
Shannara. Tutti e tre possiedono debolezze umane (anche Strabo, per
quanto drago) e connotazioni vagamente umoristiche. In realtà a fare
la parte del ‘leone’ nel primo capitolo di Landover è il Marchio di
Ferro, il principe dei demoni, l’unico essere completamente privo di
connotati umani e fatto di puro male: nulla di nuovo in esso, dato
che è facile vederlo come una proiezione dei Demoni de Le Pietre
Magiche di Shannara.
Tuttavia non si
deve commettere l’errore di pensare che la saga di Landover, priva
com’è di antagonisti degni di tal nome e di nemici capaci di
incutere davvero paura, sia la più debole tra le produzioni
brooksiane. La saga ha tra le sue straordinarie peculiarità quella
di essere una ‘favole adulta’ in cui il tema di fondo è la crescita
interiore del suo protagonista assoluto, Ben Holiday. Non ci sono
terre da salvare, nemici da combattere, che non siano le proiezioni
dei dubbi e delle paure interiori di Ben. Il male esteriore di
Landover è solo una specie di ‘allegoria’ del male interiore che Ben
Holiday è costretto ad affrontare in ogni capitolo (ma per una
migliore comprensione di Landover vi rimando a
La magia di crescere, commento generale alla saga).
Di ritorno alle
Quattro Terre nel 1990, Terry Brooks dimostra di non avere alcuna
difficoltà nel ridefinire il Male nell’aspetto assoluto tipico di
Shannara. La saga degli Eredi di Shannara, che nel suo
complesso è definita a furor di popolo la migliore e meglio
orchestrata creazione di Brooks, mostra anche una crescita notevole
di spessore – riscontrabile sia nello stile e nei temi trattati –
rispetto alla trilogia primogenita. Anche il Male, quindi, dimostra
di essersi ‘evoluto’ e di essere divenuto più complesso e
molteplice. Il principale antagonista è Rimmer Dall, a capo degli
orribili Ombrati che stanno diffondendo il Male nelle Quattro Terre.
In realtà in questa saga non esiste più un Signore degli Inganni o
un Dagda Mor, ossia un ‘cattivo’ assoluto, ma un Male che è diffuso
ovunque, che si nasconde, trama nel buio ed è nascosto in ognuno dei
protagonisti. Gli Ombrati, creature deformate dalla magia e mosse
solo da scopi malvagi, sono in realtà l’incarnazione di molti mali
diffusi all’interno dell’umanità e dei suoi consimili. Come
scopriremo ne La Regina degli Elfi di Shannara, sono stati
proprio gli Elfi ad aver originato gli Ombrati e quindi il Male che
devasta le Quattro Terre. In questa saga gli Ombrati hanno una
specifica funzione di ‘monito’. Gli Elfi dovranno affrontare le
drammatiche conseguenze delle loro scelte avventate e del loro
desiderio di acquisire più potere e magia. Gli Ohmsford e Walker Boh
vedranno negli Ombrati il silenzioso avvertimento delle possibilità
orribili della magia, e dovranno lottare con la loro parte ombrata e
mantenere la loro umanità. Gli Uomini in generale dovranno subire un
duro rinsavimento dalla situazione in cui sono decaduti.
La saga degli
Eredi di Shannara è una saga in cui grandezza ed eroismo,
elementi principali della trilogia antecedente, scompaiono lasciando
il posto a una cupa disperazione provocata dalla comprensione del
degrado in cui tutti, nessuno escluso, è caduto. In questo contesto
gli Ombrati quindi non sono più il Male contrapposto nettamente al
Bene, ma il male presente in ognuno di noi. Il loro stesso nome fa
capire tutto: Ombrati, l’ombra dell’umanità, il Lato Oscuro, per
dirla alla Star Wars. Ma anche l’allegoria di ciò che l’uomo diventa
non appena abbandona i suoi aspetti umani per ricercare qualcosa che
va al di là delle possibilità umane: un’ombra, uno spettro. E la
Federazione, secondo antagonista della saga, si inserisce
perfettamente in questo insieme. Essa dimostra come le dittature, i
regimi autoritari, non sono altro che il prodotto del degrado umano.
Ciò che avviene quando l’umanità dà ascolto alle sue passioni
segrete e segue i suoi impulsi più abietti: la Federazione infatti
si è sviluppata grazie agli Ombrati.
Il Male assoluto è
tuttavia presente ancora in quest’opera. Però anche qui c’è una
notevole differenza rispetto alla trilogia precedente. Si tratta
infatti di un Male assoluto che agisce puramente d’istinto. Esso è
rappresentato da creature disumane quali i Serpidi e i Demoni creati
dagli Elfi, che non fanno il male con uno specifico intento, ma
seguendo impulsi irrazionali. I Demoni sono attratti dalla magia,
così come gli squali dal sangue: si tratta di un stimolo
involontario. Allo stesso modo il re della Pietra, Ulh Belk. Egli è
una creature ancestrale nata da una magia primordiale così come il
suo fratello, il re del Fiume Argento. Il suo scopo è pietrificare
il mondo, ma lo fa spinto dal compito che il Verbo gli aveva imposto
all’inizio dei tempi. Ulh Belk travisa le parole del Verbo e alla
fine agisce per proprio conto, ma sempre usando il potere che gli
era stato conferito inizialmente: quello di portare stabilità.
Stabilità diventa immutabilità, e tutto diviene pietra. Ma è una
concatenazione più istintiva che logica.
La trilogia del
Verbo e del Vuoto, iniziata nel 1997 con Il Demone e
terminata due anni più tardi, riprende e sviluppa maggiormente molti
dei temi che Brooks aveva già iniziato a trattare con la saga degli
Eredi di Shannara: il male presente in ognuno, la lotta tra
Verbo e Vuoto vista come lotta tra due forme diverse ma coesistenti
dell’animo umano, la degradazione dell’esistenza. Word & Void
è una trilogia complessa sotto tutti i punti di vista (per una
maggiore comprensione:
Demoni e Divoratori: attenti alla vostra ombra), e in cui il
Male è senza ombra di dubbio il protagonista assoluto. Questa volta
esso si incarna nei Divoratori, creature che si nutrono delle
violente emozioni umane, e soprattutto nei Demoni. Questa volta i
Demoni hanno la possibilità di assumere sembianze umane, e per
questo si confondono tra la gente intessendo le loro trame
diaboliche. In questa trilogia si assiste alla totale mancanza di un
Male da combattere: niente più eserciti da distruggere, niente più
roccaforti da abbattere. Il Male è ovunque, sradicarlo è impossibile
perché significherebbe cancellare l’umanità, che ne è portatrice.
Word & Void
porta
il Male a raggiungere la massima vetta evolutiva. Questa volta è
insidioso, subdolo, nascosto, invincibile. La lotta contro di esso è
ora una lotta che è definita, sempre e ovunque, una battaglia persa.
Tuttavia una battaglia che vale la pena di combattere, per salvare
ciò che è possibile, per contrastarne gli effetti dilaganti. Una
battaglia, soprattutto, che viene vista come esempio da seguire per
tutta l’umanità, se essa crede nell’importanza di evitare
l’autodistruzione. La trilogia del Verbo e del Vuoto è cupa e tratti
anche molto angosciante nel suo crudo realismo, ma mostra
perfettamente il degrado in cui l’umanità è caduta e l’importanza
della lotta contro questa forma impalpabile di Male. Demoni e
Divoratori sono ombre che non possiamo vedere perché sono parte di
noi stessi, ed è questo ciò che ci fa più paura: sapere che il Male
da combattere è dentro di noi. Terry Brooks raggiunge quindi,
sicuramente, l’estremo sviluppo delle premesse poste sin nel 1986
con Landover, e in un modo nitidamente spaventoso.
Ancora una volta
Brooks ritorna alla sua ‘terra natale’ nel 2000 con La Strega di
Ilse, il primo capitolo della trilogia Il viaggio della Jerle
Shannara, concluso due anni più tardi. Il ritorno alle Quattro
Terre è questa volta molto più difficoltoso di quanto era avvenuto
con Gli Eredi di Shanna: ora, infatti, Brooks è reduce di
un’esperienza letteraria che gli ha fatto comprendere lo scarso
realismo rappresentato da creature come il Signore degli Inganni o
le Mortombre delle sue prime opere. Tuttavia questa comprensione mal
si amalgama con il clima puramente fantasy che Shannara possiede, e
l’intenzione di portare maggior realismo ha un effetto di
‘sfatamento’ per la trilogia. Questa volta gli antagonisti sono tre:
Grianne, la strega di Ilse; il Morgawr, creatura bestiale che
rappresenta l’eredità dei demoni e delle Mortombre della prima
trilogia; Antrax, la macchina autocosciente bramosa di energia per
sopravvivere. Maggior realismo, quindi, e maggior originalità, senza
dubbio. Ma anche mancanza di un Male degno di tal nome, un male
troppo ricco di sfaccettature. Grianne è fin dall’inizio una strega
troppo umana e troppo gentile per fregiarsi di questo appellativo. E
ne Il Labirinto perderà totalmente la sua forza davanti a un
dilemma come quello che gli viene posto davanti alla sua realtà. Il
Morgawr, nient’altro che un’ombra poco reale per i primi due romanzi,
viene liquidato con troppa facilità rispetto a quanto ci si
aspettava. Antrax è forse l’innovazione più geniale, perfettamente
sviluppata da Brooks, ma il suo essere macchina e quindi composto di
semplici ingranaggi gli nega un fascino che avrebbe giovato.
Ci ritroviamo
dunque davanti a una saga che, tra quelle di Shannara, è forse la
più adulta e ralistica. Ma, allo stesso tempo, ci ritroviamo con
l’assenza di nemici degni di tal nome. E il difetto non può essere
colmato, come in Landover, da un tema diverso da quello della lotta
Bene-Male. Shannara è sempre stato questo. Inoltre il tema del
degrado umano che doveva essere risolto ne I Talismani di
Shannara con la sconfitta della Federazione perde del tutto
significato con questa nuove trilogia, in cui la Federazione è
ancora viva è potente tra gli uomini. Non c’è nessun tentativo di
cambiare questo stato di cose, nessun intenzione di sviluppare
questo tema fondamentale. La speranza è che la nuova saga di Brooks,
Il Druido supremo di Shannara, ambientata di nuovo nelle
Quattro Terre ed iniziata nel 2003 con Jarka Ruus, torni ad
affrontare e a risolvere definitivamente temi che sembravano risolti
molto prima e che invece, ritornati non richiesti, hanno anche
finito per perdere valore. Questo potrà essere fatto solo se il Male
in questa nuova saga tornerà a ricoprire un ruolo da protagonista
come è giusto che sia, perché – come Brooks ci ha mostrato nelle sue
opere – la vita è sempre, in qualsiasi forma possibile, una lotta
eterna senza vincitori né vinti tra Bene e Male.
©
Fabbricantidiuniversi.it 2004-2007 - i testi
del sito sono liberamente
riproducibili citandone la fonte. |