Isaac Asimov | Star Wars | J.R.R. Tolkien | Dune | Harry Potter | Star Trek | Terry Brooks

 

 

 

 

 

Terry Brooks ina una foto degli anni '80.

Terry Brooks in una foto recente.

A volte la magia funziona, edizione italiana dell'autobiografia/guida alla scrittura di Brooks.

La copertina dell'edizione originale de I figli di Armageddon (2006).

 
TERRY BROOKS, L'UOMO CHE CREDETTE NELLA MAGIA

Come il protagonista di uno dei suoi più noti romanzi, Il magico regno di Landover, Terry Brooks inizia la sua storia come un giovane avvocato dotato di una straordinaria immaginazione, troppo ampia perché il mondo in cui vive riesca a contenerla. Decide così di partire e diventare signore di un regno magico in cui la sua immaginazione può finalmente diventare realtà: «Ciò che può essere immaginato può essere creato», ha detto una volta. «E se tu puoi crearlo, puoi viverlo».

Terry Brooks nasce l’8 gennaio del 1944 nella cittadina di Sterling, nell’Illinois, priva di particolari attrattive, abitata da lavoratori delle acciaierie, lontana più di cento chilometri da Chicago. E’ un’epoca in cui mancano ancora i moderni passatempi, la televisione entra in casa solo quando il nostro ha sei anni, e il piccolo Terry passa la sua infanzia leggendo e giocando con i vicini di casa. Il rapporto con i libri e con le storie è un fatto di famiglia. Il padre, che durante la guerra ha servito nell’esercito, gestisce insieme ad altri soci una piccola tipografia ed ha aspirazioni letterarie che non lo porteranno lontano; prima della guerra aveva svolto il lavoro di redattore per una rivista di narrativa, con il compito di correggere e spesso riscrivere parti di storie da pubblicare. La madre, casalinga, è come il marito un’assidua lettrice e tiene un diario personale che aggiorna quotidianamente. Terry viene così spinto fin da giovanissimo alla lettura di tutto ciò che riesce a trovare in casa. Si appassiona alle avventure fantastiche di Edgar Rice Burroughs e H.G. Wells, a quelle del vecchio west di Zane Grey e James Fenimore Cooper, ai  grandi classici ottocenteschi di Dumas e Stevenson, alla fantascienza più seria di Asimov, Heinlein e Lester Del Rey. All’università una ragazza gli presta un romanzo di moda, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. La lettura di quell’opera lo segnerà per sempre. Ben presto Terry scopre che la semplice lettura non gli basta. Con gli amici del circondario mette in scena le più improbabili avventure: pirati all’arrembaggio di velieri, cavalieri di re Artù con tanto di mazze da scopa per le lance e coperchi di bidoni come scudi, cowboy texani contro gli indiani. Quando non è con gli amici Terry prosegue quelle avventure da solo servendosi di figurine e della sua straordinaria immaginazione. A scuola comincia a rendersi conto che esiste un’altra possibilità per dar sfogo alla propria creatività: scrivere. Ad incoraggiarlo su questo terreno sono i suoi genitori e soprattutto i suoi insegnanti di inglese. Alla scuola primaria Terry scrive il suo primo racconto che coinvolge alcuni ragazzi, una casa infestata e degli alieni: la sua insegnante è entusiasta e lo esorta a continuare. Alle medie, durante le ore di lezione, si cimenta nella realizzazione della sua prima opera lunga incentrata su un viaggio sulla Luna. Alle superiori è sottoposto alle rigide esigenze della sua professoressa di letteratura, dalla quale Terry imparerà l’importanza di uno schema preliminare da seguire nella stesura dei suoi futuri romanzi. Il desiderio del giovane è, da subito, quello di diventare scrittore, uno scrittore di storie d’avventura come quelle che lo hanno emozionato negli anni dell’infanzia, ma dove vi sia spazio per la riflessione, per l’approfondimento dei personaggi, per la costruzione di scenari fantastici.

Nel 1966 Terry Brooks consegue il Bachelor of Arts in letteratura inglese presso l’Hamilton College e alcuni anni più tardi la laurea in Legge presso la Washington and Lee University. Conseguita l’abilitazione per l’avvocatura, Brooks torna nel proprio paese natio e inizia l’attività di procuratore legale. Si sposa e dalla moglie, Judine, ha quattro figli. La scrittura, passione che l’aveva mosso negli anni precedenti, sembra essere stata riposta in una cassetto. Non è così. Brooks porta infatti avanti, in parallelo con la propria attività ufficiale, la stesura di un lungo romanzo fantasy che riprende la tradizione del Signore degli Anelli, quella di una fantasy epica dove i protagonisti non sono grandi eroi ma persone qualunque alle prese con sfide al di là delle loro forze. Nel 1974 l’opera, ormai conclusa (e composta da più di ottocento pagine), è inviata da Brooks alla DAW Books, casa editrice diretta da Donald A. Wollheim. Questi gli restituisce il dattiloscritto e gli consiglia di rivolgersi a qualcuno più esperto in quel genere di cose: la Ballantine Books, e precisamente i coniugi Del Rey. Lester Del Rey era stato uno dei miti d’infanzia di Brooks, di cui aveva letto con passione i suoi scritti di fantascienza. Nell’estate di quello stesso anno la Ballantine aveva assunto Judy-Linn Del Rey per dirigere la collana fantascientifica della casa editrice: l’editore Ron Busch sperava così facendo di coinvolgere nell’iniziativa lo stesso Lester Del Rey, le cui qualità non solo di scrittore ma anche di critico letterario ed editore erano ben note. Ricevuto il dattiloscritto di Brooks con la lettera di accompagnamento di Wollheim, Judy-Linn pone quindi l’opera all’attenzione del marito affinché la giudichi. Lester Del Rey vede subito in quel testo, intitolato La Spada di Shannara, la possibilità di rovesciare un luogo comune che circola tra gli addetti ai lavori: quello che la fantasy non possa essere venduta al grande pubblico, lontana ormai anni luce dai canoni irraggiungibili di Tolkien. Del Rey decide di fare de La Spada di Shannara l’opera di punta della nuova collana fantasy/fantascientifica della Ballantine, idea che viene sottoscritta dal direttore Busch. E così che, nel novembre 1974, Terry Brooks riceve una lunga lettera di Del Rey stesso il quale giudica il romanzo «la migliore fantasy epica dopo Il Signore degli Anelli di Tolkien». Essendo la prima opera seria realizzata da Brooks, essa è tuttavia ancora troppo imperfetta per la pubblicazione. Del Rey gli chiede dunque di iniziare una lunga attività di revisione, sulla base di una serie di istruzioni che questi gli invia poco più tardi. Per tutto l’anno successivo, Brooks e Del Rey lavorano al perfezionamento de La Spada di Shannara, mentre l’anno ancora successivo – è il 1976 – Judy-Linn Del Rey inizia il lavoro di persuasione tra i librai e i rivenditori riguardo il valore dell’opera. La Literary Guild, tra i più importanti club del libro americani, decide di metterlo in vendita attraverso il proprio catalogo come “libro del mese”, anche se in edizione rilegata. Nell’aprile 1977, infine, La Spada di Shannara esce finalmente nelle librerie in brossura e – solo in edizione limitata – in rilegato. La scommessa di Lester Del Rey è vinta: La Spada di Shannara è il primo romanzo fantasy ad apparire nella classifica dei best-seller del New York Times, restandovi per cinque mesi nelle posizioni più alte. Sul quotidiano appare anche un’ampia e favorevole recensione di un critico d’eccezione, Frank Herbert. Terry Brooks viene così lanciato, fin dal suo primo lavoro, nell’Olimpo degli scrittori; i coniugi Del Rey fondano una sezione a parte della Ballantine, la Del Rey Books, che diviene pochi anni dopo la prima casa editrice di fantascienza e fantasy negli Stati Uniti. «Riflettendo su quanto mi è accaduto», ha scritto al riguardo Brooks nella sua pregevole autobiografia/guida alla scrittura Sometimes the Magic Works (da cui sono tratte gran parte di queste notizie) «sono giunto alla conclusione che la magia a volta funziona davvero».

La Spada di Shannara non era stato scritto per avere un seguito, ma i progetti dei Del Rey sono ben diversi. Bisogna lanciare una saga che fidelizzi il lettore, soprattutto per appagare il desiderio di nuova fantasy che proviene a gran voce dai pubblico. Solo Terry Brooks può riuscirci, perché i lettori credono nella sua capacità di rendere quel genere nuovo e originale rispetto ai deludenti tentativi precedenti. Brooks si lancia così nella stesura di un seguito, che intitola Il canto di Lorelei, incentrato sui poteri di un canto magico e sul personaggio di Rone Leah, parente del Menion Leah apparso nel romanzo precedente. Giunto oltre le quattro pagine, Brooks entra in crisi e non riesce a dare una svolta al progetto. Lo invia dunque, sotto pressante richiesta di questi, a Lester Del Rey affinché dia qualche suggerimento in merito. «Quando arrivò la lettera tanto attesa, non era affatto come me l’aspettavo», racconta Brooks. «Lester mi diceva che Il canto di Lorelei era una schifezza». Seguono giorni terribili: Brooks si chiede se la sua carriera sia da buttare via o se le pretese di Del Rey siano eccessive; ipotizza di cambiare editore, forzando magari la mano grazie al nome che ormai si è fatto. Ma quando gli viene recapitato il suo dattiloscritto corredato da lunghe note scritte da Del Rey, il nostro – pur riluttante – si getta nella rilettura dell’opera e delle critiche dell’editore. «Scoprii di cambiare idea ogni volta e all’istante. I commenti di Lester erano concisi, approfonditi, e centravano ogni volta il bersaglio. Vedevo perfettamente i miei errori… si moltiplicavano come conigli». Terminata la lettura, la decisione è presa: abbandonare Il canto di Lorelei e lanciarsi nella stesura di un romanzo completamente nuovo. Nasce così il seguito de La Spada di Shannara, che s’intitola Le pietre magiche di Shannara (1982). I temi centrali della precedente opera abortita saranno ripresi da Brooks nel romanzo successivo, La canzone di Shannara (1985).

La pubblicazione de La canzone di Shannara spinge Brooks a mettere momentaneamente la parola fine al filone delle Quattro Terre che l’ha accompagnato per quasi quindici anni. Un primo tentativo di realizzare qualcosa di nuovo avviene con Il re di Koden, di cui Brooks invia ai Del Rey un dettagliato riassunto per avere la loro opinione. I due non sono molto convinti, lo incoraggiano a far di meglio, e il nostro abbandona l’idea. Nel gennaio 1984 Brooks si reca quindi a New York per incontrarsi di persona con i Del Rey e parlare dei suoi futuri progetti. «Il dubbio sul mio successivo lavoro era ulteriormente complicato dal fatto che ero giunto a un bivio della ma vita», racconta Brooks. La trilogia di Shannara lo ha trasformato in uno scrittore di successo, quello che egli ha sempre desiderato diventare; ma esita ad abbandonare la carriera di avvocato che rappresenta la stabilità, il rifugio sicuro qualora la fortuna girasse e l’ispirazione l’abbandonasse. «Perciò andai a New York per incontrare Lester con l’intenzione di trovare qualcosa di più dell’idea per un nuovo libro. Vi andai per cercare la direzione da dare alla mia vita. Avevo bisogno di un’illuminazione, un’epifania». L’illuminazione di cui Brooks ha bisogno arriva proprio attraverso il suo protettore, Lester Del Rey. Durante una informale colazione ‘di lavoro’, Brooks espone il suo desiderio di dedicarsi a qualcos’altro, a una nuova saga fantasy che abbandoni però il carattere epico di Shannara e sia qualcosa di radicalmente nuovo. Ed ecco che Lester Del Rey, quasi come se da tempo stesse aspettando quell’occasione, afferma di avere l’idea per una storia che gli sembra buona ma che certamente non è adatta per Brooks; quest’affermazione suona al nostro quasi come una sfida ed egli costringe Del Rey a raccontargli il succo di questa storia. E’ la storia di un uomo che, sfogliando un catalogo di articoli natalizi, scopre un regno magico in vendita. Brooks accetta al volo la sfida: vuole essere lui a trasformare in realtà quella storia, lo affascina, ma soprattutto l’affascina la possibilità di cimentarsi con qualcosa di nuovo. Del Rey accetta con la condizionale: se entro un anno Brooks non caverà niente di buono, i diritti della storia torneranno a lui. Nel viaggio di ritorno nell’Illinois, Brooks riflette sull’abbozzo e traccia le linee guida della nuova saga; soprattutto, si rende che il protagonista da lui ideato – Ben Holiday, avvocato disilluso in cerca di una nuova vita – rappresenta il suo alter ego, l’immagine riflessa delle sue aspirazioni. E come Ben Holiday troverà un regno magico ad attenderlo, Terry Brooks troverà al termine di quest’avventura la svolta che cercava. Holiday’s Magic (“La magia di Holiday”) viene scritto in soli dieci mesi, leggermente revisionato e poi re-intitolato Magic Kingdom for Sale/Sold! (1986), il primo romanzo della serie de Il magico regno di Landover. La sicurezza economica è raggiunta, Brooks lascia la carriera di avvocato e la ristretta vita di Sterling per trasferirsi con la famiglia a Seattle. La serie di Landover proseguirà poi subito dopo con L’unicorno nero (1987) e Mago a metà (1988), cui seguiranno più tardi La scatola magica di Landover (1994) e La sfida di Landover (1995). Recentemente sembra che la Universal stia lavorando a un adattamento cinematografico del primo romanzo della serie, la cui regia sarebbe stata affidata a Stephen Sommers. Nel caso in cui il film vedesse la luce, Brooks si è impegnato a scrivere un nuovo capitolo di Landover.

Nel 1991 Terry Brooks scopre a sua spese che la carriera di scrittore non è tutta rose e fiori. Durante una visita vacanziera ad Albuquerque con la moglie, il nostro telefona all’amico Owen Lock, caporedattore della Del Rey Books dopo la morte di Judy-Linn. Al termine della conversazione Lock lo informa che la casa editrice ha acquisito i diritti per la novelizzation (cioè la versione romanzata) del prossimo film di Steven Spielberg: Hook – Capitan Uncino, un seguito cinematografico di Peter Pan con Dustin Hoffman e Robin Williams. Resta da trovare lo scrittore. Brooks si entusiasma all’idea di confrontarsi con un capolavoro della letteratura fantastica come il Peter Pan di Barrie e si offre di scrivere l’opera. Lock cerca di dissuaderlo, perché l’impresa – afferma – sarà per lui assolutamente negativa: la gente del cinema è diversa da quella delle case editrici, non tiene conto di niente se non dei soldi e per Brooks potrebbe rivelarsi un fallimento artistico. Ma la sfida, infine, è raccolta. Brooks è convinto che la sceneggiatura, che ha potuto leggere in anteprima, è perfetta ed esprime bene il senso delle avventure originali di Barrie. Decide di parlare con lo sceneggiatore, Jim V. Hart, ma viene a sapere che il progetto non è più suo e il copione originale è in fase di totale revisione. Brooks e la moglie si recano quindi a Los Angeles per visitare gli studios e farsi un’idea del film, sperando anche di incontrare lo stesso Spielberg per parlarvi di persona. Ma giunti ad Hollywood vengono accolti da «un funzionario di medio livello che chiaramente aveva cose più importanti da fare che perdere tempo con noi». Non gli viene concessa che la visita a qualche set e la visione di alcune fotografie di scena. Nessuna traccia di Spielberg, degli sceneggiatori e del materiale necessario per l’opera. Tornato a Seattle, Brooks comincia ad essere quotidianamente inondato di pagine di nuove sceneggiature che stravolgono completamente il senso originale del film, americanizzandolo e trasformandolo in un prodotto “surreale”; man mano che Brooks, sulla base dei copioni ricevuti, cerca di scrivere i capitoli del libro, ecco che un nuovo copione sostituisce il precedente e tutto va cambiato. Quando il film è finalmente concluso, così come il romanzo, la tragedia è appena iniziata: «Il manoscritto mi tornò inedito non con una, ma con tre serie di revisioni da parte di tre diverse persone del mondo del cinema… Per una frase che diceva: “L’interno della stanza era buio come la notte”, il commento era: “Questa azione non si svolge di notte”… Accanto a una citazione di Topolino c’era il misterioso commento: “Cancellare i riferimenti ai personaggi Disney”». Quando tutto finisce il film si rivela un mezzo fiasco e il romanzo viene perlopiù ignorato. Brooks giura a se stesso di non scrivere mai più un altro adattamento di film. Sarà costretto a ricredersi otto anni dopo.

Intanto, i tempi sono ormai maturi per un ritorno alle origini, un ritorno nelle Quattro Terre di Shannara. Tutto sommato la trilogia di Landover non aveva entusiasmato come la precedente: «La storia era piaciuta abbastanza, ma il commento che udivo con maggior frequenza era “Quando scriverà un altro Shannara?”. Quando però, invece di fare quello che mi veniva chiesto, scrissi altri due libri della serie di Landover, la cosa non mi guadagnò nuove simpatie». Le vendite calano, i lettori e l’editore sono insoddisfatti: vogliono la fantasy epica. E la fantasy epica è quel che Brooks decide di dar loro. Il ciclo dell’Eredità di Shannara, il più celebre ed acclamato ciclo all’interno della monumentale saga di Shannara, rilancia in grande stile la formula della trilogia “classica” e ne supera il successo. Gli Eredi di Shannara (1990), Il Druido di Shannara (1991), La regina degli elfi di Shannara (1992) e I talismani di Shannara (1993) formano il ciclo di maggior successo realizzato da Brooks. Mentre la stesura dell’ultimo capitolo sta per terminare, nel 1993, il nostro riceva dalla Del Rey Books la proposta per la stesura di una nuova serie fantasy completamente diversa dalle precedenti. E’ il momento, per Brooks, di estrarre dal cilindro un’idea che aveva coltivato per anni: quella di una fantasy contemporanea, ambientata nel nostro mondo, precisamente nella stessa middletown dove Brooks aveva passato la sua giovinezza e incentrata sulla crescita dei personaggi, appena adolescenti, e sulla loro brusca uscita dal mondo dei sogni per entrare in quello cupo della realtà adulta. L’idea centrale gli viene fuori mentre è in auto e torna a casa: sull’autostrada una macchina gli taglia la strada e per poco non si sfiora l’incidente. Brooks inizia a riflettere pessimisticamente sulla fine delle buone maniere, sulla crudeltà umana, sul declino della civiltà contemporanea, sui terribili danni ambientali, le guerre, l’indifferenza verso gli altri. Questa serie di idee, che provengono anche dalle ferme convinzioni politiche di Brooks, lo portano al primo romanzo della nuova serie: Il Demone (1997). «Nel caso del Demone, le idee mi arrivarono così in fretta e così facilmente da permettermi appena di prendere nota di una che già ne affiorava un’altra. Prima di finire di pensare a quel libro, avevo l’ossatura di altri due: una trilogia con un inizio, una storia centrale e una conclusione». La trilogia prosegue infatti con Il Cavaliere del Verbo (1998) e Il fuoco degli Angeli (1999). Ma, nonostante le aspettative, commercialmente il successo non è enorme. Brooks ritiene Il Demone “il suo romanzo migliore”, tesi questa che una parte del pubblico e la larga parte della critica gli riconoscono; ma il mercato con le sue regole non è ugualmente convinto: Brooks vuol dire Shannara, e un Brooks senza Shannara non vende. Dopo essere schizzato ai primi posti della classifica best-seller del New York Times già nella prima settimana, le vendite colano a picco. Non sono un insuccesso economico, certo, ma un tradimento delle aspettative questo sì. Le conseguenze di tutto questo si scopriranno più tardi.

Nel novembre del 1997 Brooks è costretto a tornare sui suoi passi e rimangiarsi la promessa fatta otto anni prima di non realizzare più alcun adattamento di film. Linda Grey, presidente della Ballantine Books, e Owen Lock – che dopo la morte di Lester Del Rey è divenuto direttore della Del Rey Books – lo informano che il regista George Lucas vuole affidare proprio a lui la novelizzation dell’attesissimo Star Wars, Episodio I: La Minaccia Fantasma. E’ il film più atteso del decennio e Brooks non può dire no: non solo perché è un affare che aprirà il suo nome a un vasto pubblico, ma anche perché in qualche modo sottile Star Wars e la sua fantasy sono inestricabilmente legati. Lucas vuole lui e la Ballantine perché non si è dimenticato che nel 1977, quando nessuno avrebbe scommesso niente su Star Wars, fu proprio Judy-Linn Del Rey ad acquistare i diritti della novelizzation del film e a promuoverlo insieme a La Spada di Shannara come romanzo di punta della collana fantastica della Ballantine. Lucas e Brooks furono le prime scoperte dei Del Rey e i loro destini hanno camminato di pari passo. Le cose si rivelano subito ben diverse da quanto accaduto otto anni prima con Hook. Brooks è subito invitato allo Skywalker Ranch di Lucas dove assiste alla proiezione delle scene, gli vengono consegnati CD colmi di foto, modellini e costumi, gli si dà libero accesso alla sceneggiatura e soprattutto la possibilità di incontrare George Lucas stesso. L’incontro tra i due è emblematico: due sognatori che si scambiano reciprocamente le idee. Lucas dimostra tutto il suo amore per Star Wars, chiede a Brooks di impostare il romanzo dal punto di vista di Anakin Skywalker perché è quello che lui avrebbe voluto fare ma che il film non gli ha permesso. Gli descrive gli avvenimenti che verranno, quelli dei due film successivi, e la storia di Anakin, quella dei Sith e degli Jedi. Lucas rivela il suo cuore di fabbricante di universi a Brooks, che riconosce subito come suo simile: «Quel pomeriggio vidi qualcosa di stupefacente. Lucas chiese all’operatore della console di proiettare parecchie volte la gara di una corsa sugli “sgusci” e io, mentre guardavo, mi sentivo come un bambino che avesse trovato un nuovo gioco. Anche George Lucas mi pareva condividere quello che provavo io». Il film, come è noto, sarà un successo, e il romanzo di Brooks – uscito tre mesi prima, è il 1999 – resterà al primo posto nella classifica rilegati del New York Times per cinque settimane.

Le esperienze con i cicli di Landover e del Verbo e del Vuoto portano Brooks ad alcune riflessioni sul modo dell’editoria e sulle esigenze del grosso pubblico. Il suo desiderio, da sempre, è stato solo quello di scrivere storie che gli piacessero ed andare incontro alle sue aspirazioni. Gli è stato sempre permesso di farlo, ma a volte gli editori non hanno accolto molto bene i suoi desideri di libertà creativa. Il suo amore per la saga di Shannara, che lo ha lanciato come scrittore, è enorme, ma spesso le esigenze del mercato hanno la meglio. Nell’ottobre 2001 esce nelle librerie The World of Shannara a cura di Terry Brooks e Teresa Patterson: è una guida ufficiale alla saga, con illustrazioni e descrizioni di luoghi, eventi, personaggi. Brooks ha lavorato per molto tempo al progetto ma alla fine non ne è stato molto soddisfatto: i ritocchi imposti dall’alto hanno portato a un prodotto tutto sommato deludente rispetto alle aspettative. Così, anche la trilogia de Il viaggio della “Jerle Shannara”, composta dai romanzi La strega di Ilse (2000), Il labirinto (2001) e L’ultima magia (2002) e ambientata 150 anni dopo il ciclo dell’Eredità, non ha riscosso tra gli appassionati il successo dei romanzi precedenti e ai più smaliziati è sembrata un’operazione commerciale: l’opera, di per sé originale, sarebbe potuta essere riassunta in un solo tomo invece di frammentarla in tre romanzi. Brooks ha di certo corretto il tiro con la trilogia successiva, quella del Druido supremo di Shannara, che in effetti forma un tutt’uno con quella precedente: Jarka Ruus (2003), Tanequil (2004) e La regina degli Straken (2005) hanno riportato la saga a standard elevati, pur non sfiorando il capolavoro. Il perché di tutto questo era già stato spiegato da Brooks: «A volte arte e mercato si scontrano in modo tale che solo uno dei due può uscirne vincitore. Uno scrittore deve comprendere e accettare questa verità».

Con l’ultima saga appena iniziata, quella del Grandi Guerre che funge da prologo a tutto il ciclo di Shannara e al tempo stesso si collega alla trilogia del Verbo e del Vuoto (il primo romanzo appena uscito è I figli di Armageddon), Brooks sta forse tentando di coniugare infine esigenze commerciali e desideri artistici: ha sempre voluto raccontare le origini delle Quattro Terre fin da quando nel 1996 realizzò lo splendido Primo Re di Shannara, prequel della trilogia classica. Ed ha sempre amato la trilogia del Verbo e del Vuoto che per lui rappresenta la maturità artistica. Unendo le saghe sta forse realizzando la sua opera migliore, facendo sì che la magia torni di nuovo a funzionare.

© Fabbricantidiuniversi.it 2004-2007 - i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.