di
Maurizio Rovatti
Ecco qua… dopo un
anno esatto esce finalmente un altro 33% del Signore
degli Anelli. Oltre ad ampie battaglie di fronte ai
botteghini per ottenere gli impossibili posti alle
prime, darà, come ogni film che si rispetti, luogo
anche a battaglie ideologiche tra Fan e denigratori.
Ciò che segue vuole essere una primissima opinione
“a caldo” del film, per chi voglia saperne di più.
Il mio parere personale sul film emerge dalle righe,
e quindi ho evitato di esplicitarlo, ma spero mi
perdonerete una lieve mancanza di oggettività nel
non essere andato a fondo con i contro e nell’aver
subornato i pro (ad un giorno di visione, è
comprensibile…)
Ciò che di sicuro
colpisce in questo film è l’imponenza. Come Tolkien
non si risparmiò le descrizioni di immagini in
grande scala come la Battaglia al Fosso di Helm o
l’attacco a Isengard, così Jackson non si è
risparmiato nel riproporcele con infinita
accuratezza. Tre quarti d’ora di scontro tra le
Mura Fossato ed il Trombatorrione risulterebbero
indigesti anche per un guerrafondaio, eppure
trascorrono con facilità, alternandosi a momenti di
“aggiornamento” sulle vicende parallele, meno
mastodontici ma di tensione non inferiore. Gli Orchi
non perdono nulla della loro bestialità, i Rohirrim
sanno sempre arrivare al momento giusto, e la loro
fierezza nel giungere sui cavalli migliori della
Terra di Mezzo è ben visibile. In quanto a imponenza
non sono da meno i dorati e corazzati Esterling, o
gli orientaleggianti Sudroni (in qualcosa simili
agli scagnozzi di Mr.Osama), ne il Cancello Nero,
diventato “per esigenze filmografiche” Nero Cancello
e la lotta tra Gandalf ed il Balrog. Il tema
pietrafango, poi, risulta predominante, sia nel
viaggio tra gli Emyn Muil e le Paludi Morte, sia
nella foresta di Fangorn e tra le montagne di Rohan.
La filmizzazione e
conseguente semplificazione della trama sembrano non
nuocere poi tanto ai personaggi; molti di loro
risultano rivalutati rispetto al loro effettivo
ruolo nel libro, o alla lora partecipazione alle
vicende de “La Compagnia dell’anello”. Un caso
celebre è ancora una volta Arwen, fedele all’amato
nonostante gli inviti di Elrond (che in questo mette
in campo molti aspetti di un padre umano nei suoi
rapporti col genero) a salpare per Valinor. Merry ed
in particolare Pipino si riscuotono dal senso di
allegra ingenuità che li accompagnava, per lasciar
posto all’astuzia che il caso richiede. Legolas è
ancora più “elfico”, Gimli più simpatico, Aragorn
più scaltro, Sam più attaccato a Frodo e Frodo più
attaccato all’anello (a sua volta piu attaccato a
Sauron, si potrebbe dire). Ricompare poi, in secondo
piano, Haldir, l’ ”elfo antipatico” di Lorien.
Saruman ha una parte fondamentale, ma le sue
apparizioni non sono frequenti come ci si
aspetterebbe. Ciononostante, è resa perfettamente la
sua altezzosità nei confronti di Rohan, il suo
miscuglio di servilismo e paura per l’occhio della
Torre Oscura, e la sua disperazione per la rapida
quanto improvvisa sconfitta. Ma è nelle new-entry
che il film mostra il suo lato migliore; il “nuovo”
Gandalf, dopo una generale lavatura che lo ha
portato da “il Grigio” a “il Bianco”, risulta più
imponente, oltre che più potente, dello stesso
Saruman. Grima Vermilinguo, viscido e dagli occhi
acquosi, emana un senso di insidia e di sporco che
colpisce gli stessi spettatori. Théoden, da spento e
incartapecorito qual’ è, con un cambiamento fisico e
mentale che lo libera dall’ombra di Saruman,
riprende l’antica forza e fierezza (di quando
capitanava il Titanic!). Eomer è una bella sorpresa,
sia per chi lo ricorda nei panni di Giulio Cesare in
“Xena Warrior Princess” sia per chi si aspettava che
fosse Erkenbrand a guidare la “carica dall’alto”
degli Eorlingas al Fosso di Helm (una delle scene
più ad effetto). La sorella Eowyn, giovane e bella,
vive tra l’amore per il padre ed i tentativi di
uscire dalla solitudine in cui è costretta a
palazzo, ed anche Barbalbero, nella sua calma e
lentezza e nella sua rabbia difficile da scatenarsi
ma terribile una volta liberata, si dimostra fedele
allo scritto. Di simili discorsi è Faramir, molto
simile anche fisicamente al fratello defunto, che
assomma in se la tristezza degli uomini di fronte ad
un futuro con poche speranze e ad un passato ormai
irripetibile. Ma su tutti i personaggi domina senza
discussione Gollum, creatura ignobile eppure capace
di infondere pietà, simpatia, in qualche modo anche
tenerezza. La sua doppia personalità, il suo
amore-odio per l’anello, il suo vago e triste
ricordo per un passato da essere umano sono solo in
parte esaltati dalla sua forma computerizzata e dai
dialoghi Gollum-Smeagol che fa con se stesso. Lo si
può considerare uno delle rappresentazioni più
curate dei due film.
Ad ornare il tutto,
poi, c’è la colonna sonora; sa essere decisa, lieve,
impercettibile e completamente assorbita nella scena
allo stesso tempo. A grandi linee le musiche
ripropongono gli stessi motivi della Compagnia,
disposti in nuovi brani per diverse situazioni, con
l’inserimento, è importante citarlo, di alcuni
spezzoni di sottofondo in stile
anglosassone-celtico-antico, da sfondo alle scene
svolte tra le case di Edoras, o nella fortezza del
Trombatorrione, sottofondi che potremmo senza fatica
chiamare Rohaniani…o Rohirrim?
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