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Al di là
della 'semplice' creazione dell'Opera fantasy per
antonomasia, Il Signore degli Anelli, Tolkien è noto
ed apprezzato dai suoi estimatori in genere per l'invenzione
di un numero straordinario di linguaggi fittizi usati nelle
sue creazioni. Addirittura, il Professore di Oxford creò una
complessa grammatica minuziosamente descritta in migliaia di
pagine sparse (per la maggior parte non pubblicate) della
sua prestigiosa lingua elfica Quenya, il latino della Terra-di-Mezzo.
Lo studio di tale lingua, attività estremamente intrigante e
ricca di soddisfazioni, può essere affrontata da qualsiasi
persona disposta a familiarizzare con un linguaggio
totalmente inventato ma straordinariamente realistico.
Fin
dalla sua giovinezza Tolkien creò semplici linguaggi segreti
da usare con gli amici e la sua passione per le lingue è
celebre: adorava il Finnico, dal quale trasse ispirazione
per il Quenya, e in particolar modo tutte le numerose
antiche lingue anglosassoni da cui poi nacque il moderno
inglese, per quanto non apprezzasse il francese e i suoni
della sua stessa madrelingua. Se ci pensiamo, tutte le
lingue oggi esistenti hanno suoni particolari che potrebbero
essere derivati dall'indole stessa dei popoli che le usano:
grossolanamente si potrebbe dire che la scorrevolezza e
austerità dell'italiano derivino dall'essere sia stata una
delle lingue più parlate del mondo all'epoca dell'Impero
Romano, sia l'essere sempre stata usata come lingua per
buona parte delle opere celebri medioevali; la fluidità e
gradevole dolcezza del francese potrebbe derivare da una
particolare cura estetica insita in questo popolo; l'estrema
facilità pratica e i suoni molto incorporei dell'inglese
deriverebbero quindi dal desiderio di questo popolo di far
imparare la propria lingua ai sudditi delle colonie, e
oggigiorno dal fatto che l'inglese si stia evolvendo in una
lingua totalmente pratica e diretta; i suoni austeri,
potenti e a volte cacofonici del tedesco sono forse derivati
dall'indole autoritaria degli abitanti della Germania,
abituati al comando sin dalla nascita del Sacro Romano
Impero. Tolkien sapeva bene tutto ciò, ed è per questo che i
suoi linguaggi hanno suoni così diversi tra loro ma ben
riconoscibili: il Quenya ha il gradevole suono del latino,
essendo utilizzato dagli antichi Elfi; il Linguaggio Nero è
sgradevolmente simile al tedesco, essendo la lingua del
terribile Sauron (Tolkien ha fatto leva sul suono oscuro del
tedesco poiché era il linguaggio usato da Hitler); e così
via.
Addirittura, Tolkien giunse ad affermare che la creazione
della Terra-di-Mezzo e di tutto il Signore degli Anelli
fosse un pretesto per creare un mondo dove le lingue da lui
create potessero apparire reali! Alcuni hanno visto nelle
note etimologiche alla fine del SdA e del Silmarillion
l'opera di un pazzo: nessuno si sognerebbe di mettere delle
note finali a mo' di breve grammatica greca in un romanzo
creato per il divertimento dei lettori. Ma è proprio qui lo
sbaglio: Tolkien non creò certo i suoi racconti e romanzi
solo per il divertimento del lettore, ma per un grande
numero di altri motivi: il desiderio di creare un nuovo
corpus mitologico, quello di descrivere una terra con una
storia ben delineata, di creare un popolo che avesse molte
delle sua caratteristiche (gli Hobbit), e anche il desiderio
di creare un mondo dove si parlassero le sue lingue.
Ci sono
molti tolkieniani al giorno d'oggi sparsi per il mondo che studiano (come 'hobby
erudito', ovvio) il linguaggio più sofisticato creato dal
grande filologo di Oxford: il Quenya. Vi rimando al sito
Ardalambion
per sapere molto di più su tutte le lingue di Tolkien e per
scaricare il corso gratuito di lingua Quenya. Questa breve
guida è solo un compendio, non certo un'opera completa.
TOLKIEN E LE
LINGUE
Il
rapporto tra John Ronald Reuel Tolkien e le lingue è sempre
stato presente, a memoria dello stesso. La passione per i
linguaggi, assieme a quella per i miti, fu ereditata dalla
madre, inglesissima (sebbene cattolica). Al College, Tolkien
studiò le lingue anglosassoni, e quelle classiche, latino e
greco per intenderci. Ma la sua passione rimase per le
prime. Fu in quegli anni che Tolkien trovò in una biblioteca
un libro di grammatica finnica e, leggendolo, rimase
completamente invaghito da questo linguaggio. Il Finnico fu
una delle sue principali ispirazioni per la creazione del
Quenya. Durante gli anni della giovinezza, Tolkien iniziò la
creazione di un 'linguaggio delle fate', quello che poi
diventerà il Qenya e dal quale si evolverà il Quenya. Le
lingue furono comunque il suo principale e ufficiale
interesse (unite alla letteratura inglese): all'università
tenne corsi di filologia e ottenne la cattedra di lingua e
letteratura anglosassone, che mantenne fino al pensionamento.
Era impensabile che tale passione non avrebbe comunque
influenzato le sue creazioni, e infatti così fu. Tolkien
diceva che un linguaggio, per poter essere accettato, doveva
fungere da sfondo a storie mitologiche: per intenderci,
c'erano miti in greco e miti in latino, così come mitologie
in lingue nordiche. Ecco quindi il bisogno di creare un
corpus mitologico dove potessero esistere e vivere senza
problemi le lingue da lui inventate. Sia nel Signore
degli Anelli, ma soprattutto nel Silmarillion e
nelle opere a questo connesse (Racconti Perduti e
Ritrovati, e la History of the Middle-Earth) sono
presenti scorci di queste lingue.
IL QUENYA
Il
Quenya è sicuramente la più importante creazione di Tolkien,
la sua lingua più celebre e la più rinomata nelle sue opere.
Il Quenya è associabile al Latino, poiché nel Signore
degli Anelli tale lingua era ormai relegata ai libri e
ai canti epici degli Elfi, e ben pochi la parlavano.
All'epoca delle vicende raccontate nel Silmarillion,
invece, il Quenya era la lingua ufficiale dei Noldor, il
ramo degli Elfi che dalla Terra di Mezzo giunse nel Reame
Beato di Valinor. Dopo che Melkor, il Nemico per antonomasia
dei popoli liberi, distrusse i preziosi alberi fonti di luce
di Valinor, sdegnati per l'immobilismo dei Valar (gli Dei),
i Noldor abbandonarono Valinor e si fusero con gli Elfi
Grigi rimasti nella Terra di Mezzo. Col tempo, il
prestigioso Quenya si fuse col Sindarin, la lingua elfica di
quelle terre, e rimase solo in uso nelle famiglie regnanti,
nelle opere letterarie e in alcuni nomi di luoghi.
Il
Quenya nacque verso il 1915, col nome di Qenya. Fu la prima
lingua 'seria' inventata da Tolkien, che lui inizialmente
denominava "Lingua delle Fate". Col tempo, il Qenya si
tramutò nel Quenya che viene parlato nel Signore degli
Anelli, e molte regole grammaticali e parole cambiarono
rispetto a quelle presenti nel Lessico Qenya compilato da
Tolkien in precedenza. Il Quenya doveva essere la lingua
fonicamente più bella e musicale di tutte, un misto tra
latino, greco e finnico, con influssi spagnoli e italiani,
ma molto più ricca di vocali e consonanti labiali. Per chi
non ha molta dimestichezza con tale lingua, ci basta citare
gli esempi più celebri presenti nel Signore degli Anelli:
il famosissimo saluto Elen sila lumenn' omentielvo
("una stella brilla sull'ora del nostro incontro"), e
l'inizio del canto "Namarie" di Galadriel, Ai! Laurie
lantar lassi surinen… ("come oro cadono le foglie nel
vento…"), entrambi presenti nel primo romanzo. Si tenga
presente che il Quenya, più o meno come il Greco, è
difficile da leggere in modo scorrevole a causa delle
numerose accentazioni che bisogna rispettare, e che in
questo articolo però non ho inserito. Nel Silmairllion
abbiamo le celebri esclamazioni della battaglia della
Nirnaeth Arnoediad: Auta i lome, aure entuluva ("la
notte sta finire, il giorno risorgerà". Si tenga presente
che queste due esclamazioni nel testo vero e proprio sono
distanti tra loro).
In tutte
le lingue di Tolkien, beninteso, gli articoli e le
preposizioni presenti nelle odierne lingue inglesi, francesi
e italiane non ci sono. Nel Quenya è presente l'articolo
det. i, singolare e plurale (i cyriar = le
navi, ma anche i aran = il re). Per creare i
complementi bisogna utilizzare le desinenze, che formano i
casi, come in Latino e in Greco. Il Quenya ha
sostanzialmente 6 casi: il genitivo, cioè il complemento di
specificazione, con suffisso -o al singolare e -on al
plurale; Il possessivo, che corrisponde al genitivo sassone
inglese (Mark's home, la casa di Marco), con
desinenza -va; il dativo, ossia il complemento di termine,
desinenza -n (Eldan = all'Elfo, per
l'Elfo); il locativo, complemento di stato in luogo, con
desinenza -sse, -ssen in plurale; l'ablativo, che qui ha la
funzione di complemento di moto da luogo, con -llo;
l'allativo, che ha molti tratti in comune col locativo,
desinenza -nna (Endorenna = nella Terra di
Mezzo); lo strumentale, con il quale si indica o lo
strumento con cui si è fatta una cosa o la causa per cui si
è fatta, desinenza -nen. Per quanto riguarda i numeri, c'è
il singolare, il plurale, il duale (come in Greco:
indica un paio di cose, una coppia che si trova in natura,
che è logicamente sempre in coppia, tipo "le mani" diventa
"il paio di mani") con desinenza -t, e un oscuro
partitivo plurale perlopiù ignorato. Per i verbi, ci
sono diversi modi: il presente, che a volte si traduce con
il presente continuativo (= present continous in
inglese: "sta morendo", non "muoio"), l'aoristo, il passato
(che sono diversi l'uno dall'altro), il perfetto (che non è
esattamente quello Latino) e il futuro. Da qui la questione
diventa più complessa, quindi non approfondiremo oltre.
IL SINDARIN
Se il
Quenya è il linguaggio più famoso e apprezzato nelle opere
di Tolkien, il Sindarin è però quello più importante di
tutte, a causa anche dell'elevato numero di esempi che
Tolkien ci fornisce nelle sue opere. Il Sindarin è la lingua
degli Elfi Grigi, coloro che rifiutarono di recarsi in
Valinor come fecero i Noldor. Essi rimasero dunque nella
Terra di Mezzo, e svilupparono una lingua propria.
Naturalmente, avendo la stessa origine del Quenya, il
Sindarin ha molti tratti in comune con quest'ultima ma non è
certo uguale. Fatto sta che quando i Noldor, dopo tremila e
più anni di separazione, tornarono nella Terra di Mezzo,
ebbero difficoltà a prendere contatti con gli Elfi Grigi a
causa della lingua differente. Il Sindarin si evolse dai
dialetti Doriath, Falathrim e Mithrim, prendendo
un'intonazione più pratica e meno leggiadria di quella del
Quenya. I Noldor, tuttavia, appresero in fretta il Sindarin
e cominciarono anche loro a utilizzarlo. Quando però il re
degli Elfi Grigi proibì l'uso del Quenya dopo un orribile
atto commesso dai Noldor contro di essi, la lingua parlata
in Valinor scomparve quasi del tutto e divenne quella che
poi sarà il Latino Elfico. Gli ultimi rimasugli Quenya erano
parlati nell'isola di Numenor, abitata da umani benedetti,
ma anche qui scomparvero dopo che la dinastia regnante fu
corrotta e l'isola fu distrutta.
Il
Sindarin è anche detto "Grigio-Elfico". Tolkien lo aveva
creato come linguaggio usuale tra gli Elfi, quelli ciò che
nel Signore degli Anelli incontriamo a Gran Burrone o
a Lothlorien. Diversamente dal Quenya, il Sindarin si
ispirava all lingue gallesi, e aveva quindi una musicalità
ben diversa. Ma come la prima creazione di Tolkien, il
Sildarin ha le stesse regole fonetiche. Inizialmente era
denominato Gnomico, poi tolkien lo adottò come la lingua dei
Noldor e dunque la chiamò Noldorin. Infine, decise di
separare gli Elfi Grigi dai Noldor e quindi il Quenya dal
Sindarin, creando il linguaggio odierno. Il Sindarin è
anch'esso una lingua imparabile. Tolkien ha lasciato un
vasto corpus di opere in questa lingua, dal quale gli
'studiosi' hanno creato vocabolari e grammatiche.
Attualmente, sono disponibili numerosi vocabolari
Italiano-Sindarin, Sindarin-Italiano su Internet.
C'è
infine da dire una cosa essenziale per le lingue elfiche.
Qui, come ovunque nelle opere di Tolkien e nelle creazioni
su Internet, il Sindarin e il Quenya sono scritti in lettere
latine. In realtà, Tolkien creò un alfabeto diverso
utilizzato dagli elfi, composto da lettere molto elaborate
chiamate Rune. E' il cosiddetto Tengwar, molto complesso e
piuttosto impegnativo da assimilare. Scriverlo poi è anche
più difficile, ma chi ha esperienze del cinese, del
giapponese o delle lingue più facili con alfabeti diversi
come il Russo o il Greco, la cosa potrebbe risultare più
semplice.
L'OVESTRON
L'Ovestron è la cosiddetta Lingua Corrente, l'idioma parlato
dagli umani e dagli hobbit, diffuso praticamente in tutta la
Terra di Mezzo e utilizzato anche dagli Elfi e dai Nani come
seconda lingua. L'Ovestron è in pratica l'Inglese della
nostra epoca. Dato che all'epoca del Signore degli Anelli
la razza degli Elfi si stava rapidamente estinguendo,
partendo per l'ovest per ritornare a Valinor, e quella dei
Nani era relegata nell'estremo Nord, gli umani erano ormai i
padroni di casa della Terra di Mezzo. L'Ovestron era già
parlato dagli Edain (i Padri degli Uomini) all'epoca del
Silmarillion, sebbene in quei tempi fosse subordinato
all'utilizzo delle lingue elfiche. I regni umani di Gondor e
Rohan utilizzavano un Ovestron antico, ricco di inflessioni
arcaiche che lo rendevano serio e imponente. Nella Contea,
invece, gli hobbit parlavano un Ovestron grossolano, misto
con dialetti propri che lo rendeva rustico e semplice. Lo
Hobbit e Il Signore degli Anelli derivavano dal
Libro Rosso e dalle opere di Biblo e Frodo Baggins, ed erano
scritti in Ovestron. Tolkien dichiara esplicitamente nelle
prefazioni di aver tradotto le opere dall'Ovestron
all'Inglese, e dunque rimangono pochissimi frammenti di tale
lingua da poter 'studiare'.
Sappiamo
comunque che i nomi maschili finivano in -a, che era appunto
un suffisso maschile, mentre -o era utilizzato per i nomi
femminili. Quindi, il vero nome di Bilbo era Bilba e
quello di Frodo Maura. L'Ovestron utilizzava tutte le
lettere dell'alfabeto, dando vita a suoni a volte poco
piacevoli ma comunque pratici, a differenza del Quenya, che
non utilizza la k o la z. Per l'articolo determinativo si
aggiungeva alla parola il suffisso -t, mentre i sostantivi
al plurale escono in -in. Gli aggettivi aggiungevano la
desinenza -n.
IL KHUZDUL
Del
Khuzdul (inventato da Tolkien negli anni '30) si sa molto
meno che dell'Ovestron, sebbene abbiamo un numero maggiore
di vocaboli. Il Khuzdul era la lingua dei Nani della Terra
di Mezzo, insegnata a loro dal Vala Aule, che li creò. Il
Khuzdul era ben poco conosciuto da altre razze che non
fossero i Nani: essi la consideravano propria e non
gradivano che qualcuno la apprendesse (per quanto comunque
alcuni studiosi elfi la impararono). Il Khudul è una lingua
complessa e cacofonica, del tutto dissimile dall'idioma
elfico e o umano. La scarsa conoscenza del Khuzdul derivava
anche dal fatto che tra la stirpe dei Nani e quella degli
Elfi avevano ben pochi contatti culturali tra di loro e
preferirono rimanere in questo stato. Dal canto loro, i Nani
utilizzavano un altro linguaggio speciale, anch'esso
segreto, e del tutto artificiale: l'iglishmek, ossia il
linguaggio gestuale.
I Nani
chiamavano se stessi Kazad, e questo nome deriva dalla
stessa radice di Khuzdul: si ritiene che questa radice
significasse forse il numero 'sette', spesso messo in
relazione con i Nani. Gli Elfi chiamavano i nani Casar, una
deformazione da Khuzdul appunto. Khazad-Dum, ossia la
celebre Moria, infatti, è in pratica la casa dei Nani. Se
però i Nani non rivelavano mai qualcosa sulla propria
lingua, ci tenevano però a diffondere l'utilizzo dei nomi in
Khuzdul dei luoghi in cui abitavano (Quindi Khazad-Dum e non
Moria). I loro nomi, invece, rimanevano completamente
segreti e nessuno al di fuori di loro stessi li conosceva:
Durin, Balin e i nomi di altri nani comparsi nel Signore
degli Anelli e nello Hobbit sono in realtà nomi
di lingua umana.
IL LINGUAGGIO
NERO
Il
Linguaggio Nero è la seconda lingua artificiale dopo
l'iglishmek dei nani, ma a differenza di questo è vocale. Fu
inventato da Sauron, l'Oscuro Signore, durante gli Anni
Oscuri, allo scopo di creare una lingua unica che venisse
parlata dai suoi sudditi tutti. Gli Orchi, che costituivano
la parte integrante del suo esercito, usavano infatti idiomi
diversi: parole elfiche, umane e nane debitamente storpiate
per essere rese più orribili e più vicine alla mentalità
degli Orchi. Per porre fine a questo caos, Sauron inventò un
orribile linguaggio unico, che si sarebbe dovuto diffondere
in tutta la Terra di Mezzo. Ma alla sua prima caduta il
Linguaggio Nero fu dimenticato da tutti, fuorché dallo
stesso Sauron e dai suoi Nazgul. Quando l'Ombra tornò, il
Linguaggio Nero fu ripreso. La Torre Oscura di Mordor fu
denominata Lugburz, che appunto significa Torre Oscura.
Tutti, dai luogotenenti ai soldati semplici orchi parlavano
l'orribile Linguaggio Nero.
Tolkien
si ispirò probabilmente al tedesco, che in quegli anni della
cupa ascesa di Hitler doveva ispirare sentimenti negativi e
oscuri. Il Linguaggio Nero è ricco di lettere poco
utilizzate in elfico, tra cui le sibilanti z e sh, nonché
gruppi di lettere quali sk, rz e zg. Il risultato è di una
tonalità aspra e al contempo cupa. Il Linguaggio Nero può
essere definito una specie di lato oscuro delle lingue
parlate nel Reame Benedetto di Valinor. Infatti, essendo
Sauron un Vala, è probabile che egli si sia ispirato alla
lingue dei Valar e anche al Quenya per molti termini del suo
oscuro idioma.
Il
Linguaggio Nero non veniva naturalmente parlato da nessuno
eccetto che dai servi di Sauron. Quando ciò avveniva,
l'effetto era drammatico: lo vediamo ne La Compagnia
dell'Anello, libro secondo, quando Gandalf osa
pronunciare parole in tale linguaggio durante il Consiglio
di Elrond. Del Linguaggio Nero abbiamo ben pochi esempi:
Uruk-hai è uno di questi. Sappiamo da questa parola che
hai significa probabilmente "popolo", "razza", ma più
importante ancora Uruk sembra derivare dal Sindarin orch,
il che sembra appoggiare la teoria di un'ispirazione alle
lingue elfiche da parte di Sauron. Infine, l'esempio più
importante è la frase incisa a fuoco sull'Anello del Potere
di Frodo: Ash nazg dubatuluk, ash nazg gimbatul, ash nazg
thrakatuluk agh burzum-ishi krimpatul. E' una frase che
mette i brividi! Peraltro, sappiamo da questa frase che "agh"
è una congiunzione, che ash è forse un art. ind. (o
forse un pron. dimostrativo) e che nazg significa
anello (cfr. Nazgul, spettri dell'anello).
* * *
Ci sono
naturalmente altre lingue create da Tolkien, ma qui ne
abbiamo solo un piccolo campionario tra quelle più
importanti che vengono parlate nella Terra di Mezzo. Ci
sarebbe anche il celebre Adunaic, la lingua parlata a
Numenor, che però esula dall'argomento di questo articolo, o
l'Entese, troppo raro per poter essere trattato. Per chi
vuole approfondire, c'è sempre il succitato sito Ardalambion.
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