Isaac Asimov | Star Wars | J.R.R. Tolkien | Dune | Harry Potter | Star Trek | Terry Brooks

 

 

 

 

Il Silmarillion raccoglie tutte le 'leggende' della mitologia della Terra-di-Mezzo.

Melkor, o Morgoth nella lingua elfica, rappresenta il Male.

Il lume dei Valar che fu distrutto da Melkor portando alla creazione del Sole e della Luna.

Il Reame Beato di Valinor.

L'ultimo dei tre Silmaril viene gettato nel Mare.

Beren strappa dalla corona di ferro di Morgoth uno dei Silmaril.

 
ANALISI DI UNA MITOLOGIA

Raggiungere il successo di critica e pubblico con il suo primo romanzo, Lo Hobbit, era indubbiamente un fatto più che positivo per J.R.R. Tolkien. Ancora di più fu ottenere un successo pressoché planetario e intramontabile con il suo lavoro più lungo e riuscito, Il Signore degli Anelli. Tuttavia, la carriera creativa di Tolkien aveva un altro scopo principale più che la creazione della mitica trilogia che tutti conoscono, uno scopo così grande e semplicemente 'superiore' che l'essere concepito da una sola mente umana risulta quasi totalmente impossibile e inconcepibile. All'incirca ottantacinque anni fa, John Ronald Reuel Tolkien ebbe un sogno: per la mente giovane e visionaria di quel ragazzo, quel sogno era così assurdo e al tempo stesso così affascinante da costituire un'attrazione irresistibile. Per vari anni, Tolkien fu tentato di dar vita a quel sogno, ma gli studi, la guerra, le varie vicissitudini gli impedirono di farlo. Dopo la penosa esperienza sul fronte e la sua indiretta partecipazione alla battaglia della Somme, la febbre di trincea colpì il suo debole fisico e, tornato in patria - in un ospedale - per essere curato, Tolkien capì che non poteva rimandare oltre. Fu così che, durante i giorni della convalescenza, il giovane ex combattente prese un quaderno e sulla copertina vi scrisse a matita: Il Libro dei Racconti Perduti. Stava per nascere un nuovo corpus mitologico, il primo della Gran Bretagna, così epico e complesso da poter rivaleggiare con la mitologia celtica e il ciclo arturiano, abbastanza potente da eclissare i miti nordici e avvicinarsi alla fama di quelli classici. Perché darsi a una tale opera? «L'idea era nata dalla sua passione di inventare le lingue. Aveva scoperto che, per portare queste lingue a un elevato grado di complessità, doveva creare una 'storia', in cui le lingue in questione potessero svilupparsi. (…) C'era anche un'altra forza al lavoro: il desiderio di esprimere il suo profondo sentimento poetico (…) E c'era un terzo elemento in gioco: il desiderio di creare una mitologia per l'Inghilterra.» [Humprey Carpenter - J.R.R. Tolkien: La Biografia]

Tolkien non vide mai pubblicata la vasta creazione mitologica da lui pazientemente creata per cinquant'anni. Il Silmarillion, in pratica il sunto definitivo di tutta la sua opera, fu pubblicato solo nel 1975 grazie alle pazienti ricerche del figlio Cristopher. Il successo, naturalmente, fu straordinario, e non poteva essere che così: perché al di là dello scrivere due romanzi entrati nella storia della letteratura, Tolkien aveva addirittura superato i confini della letteratura stessa creando qualcosa che non ha mai avuto precedenti, un'intera mitologia. I numerosi racconti più lunghi e curati furono pubblicati col tempo in vari volumi, fino a dare al lettore comune la visione d'insieme di tutto il sogno di J.R.R. Tolkien. La sua mitologia era finalmente nata.

La storia inizia come tutte le storie, vere o false che siano, iniziano per forza di cose: dal principio. E in principio Eru Ilùvatar, l'Uno, insieme con i suoi figli, gli Ainur (poi Vàlar), compone un tema musicale in cui esprime la sua visione. Gli Ainur cantano insieme a lui, aggiungendo altri elementi alla sua visione, dando vita pezzo per pezzo a quello che diventerà il nostro mondo. Ma Melkor, il più potente degli Ainur, esce fuori dagli schemi e compone un tema che si discosta dagli altri, provocando le ire di Eru. Quando finalmente Eru dà vita al mondo che conosciamo, Eä, o Arda, Melkor ne è così innamorato da finire per volere tutto per sé. Quando gli altri Ainur gli si oppongono, Melkor inizia a distruggere tutto ciò che incontra, sovvertendo l'ordine che tanto pazientemente i figli di Eru hanno creato. Melkor perde ogni traccia di santità, si corrompe diventando una creatura di soli fini malvagi e nera come la notte. Lentamente, tutti i suoi antichi ed enormi poteri iniziano a indebolirsi, ma a controbilanciare tale perdita c'è il suo infinito odio.

Quella di Melkor è la storia di una Caduta. Tutta la storia mitologica di Tolkien racconta di Cadute. La ripetuta Caduta degli Elfi, la Caduta di Nùmenor. «Non c'è storia senza una Caduta.» dichiara molto esplicitamente lo stesso Autore. E tutte le grandi storie hanno avuto cadute: «la più famosa è quella di Lucifero, come raccontato nella Bibbia. Nel mondo cinematografico, un ulteriore esempio si ritrova nella caduta di un cavaliere Jedi, nella trilogia di Guerre Stellari. Anakin Skywalker diventa il malvagio Darth Vader quando sedotto dal lato oscuro della Forza.» [Leif Jacobsen - L'Indefinibile Terra d'Ombra]. Melkor cede al Male e l'idillio finisce, così come Adamo ed Eva mangiano il frutto proibito e vengono cacciati dal loro Eden. Intanto, però, la storia prosegue: dopo molte ere, finalmente su Arda nascono i Primi Nati, i Quendi (in altre parole, gli Elfi). Sono loro le creature nate dal canto di Ilùvatar, e loro hanno il privilegio di abitare nella terra creata appositamente per loro dagli Ainur. Tuttavia, subito alcuni di essi vengono corrotti da Melkor e cedono al male. I Vàlar, venuti a conoscenza della nascita dei Quendi, decidono di scendere in guerra per eliminare la minaccia di Melkor e dare ai Quendi una vita senza inquietudini. Dopo un grande conflitto di poteri, il signore del Male viene sconfitto e portato in catene a Vàlinor, il reame dove si sono ora stanziati i Vàlar. Cancellata la minaccia, un messaggero dei Vàlar invita tutti i Quendi a stanziarsi nel Reame Beato, dove potranno convivere con i Vàlar e vivere beati per sempre.

L'invito rivolto loro inquieta i Quendi: alcuni decidono di partire, altri di rimanere. Questo darà vita a una frattura nel popolo elfico, un frattura di mentalità, di lingua, di usanze. Gli Avari, coloro che hanno rifiutato l'offerta, rimarranno per sempre nel buio della Terra di Mezzo, illuminata solo dalle stelle, che loro amano più di ogni altra cosa. Col tempo, di loro non si avranno più notizie. Mentre gli altri, gli Eldar, iniziano il lungo viaggio verso Vàlinor, durante il quale tuttavia molti rivedranno le loro posizioni decidendo di rimanere nella Terra di Mezzo. E' un lungo esodo dai toni biblici, quello degli Eldar, la cui lunghezza - come quello guidato da Mosé verso la Terra Promessa - finisce col portare a molte defezioni. Infine, tuttavia, gli Eldar giungono nel Reame Beato e lì si stanziano felici per molte ere.

Gli Eldar vivono un età d'oro, il corrispondente delle età della mitologia greca. L'età dell'oro, tuttavia, finisce prima o poi perché giungono elementi esterni o per decadenze interne. Melkor, infatti, ha riacquistato la libertà dopo aver scontato per innumerevoli anni la punizione dei suoi mali. Ora Melkor sembra essersi volto al Bene, e inizia ad aiutare gli Eldar e a far conoscere loro l'arte di forgiare i metalli e di creare gioielli, un'arte che gli Eldar svilupperanno meglio di chiunque altro. Tuttavia, Melkor sta attuando i suoi turpi scopi di vendetta fingendosi buono, e iniziando invece a far serpeggiare inquietudini e malcontento tra gli Eldar. Quando Feanor creò i Silmaril, gemme brillanti di luce propria, Melkor ne fu abbagliato e decise così di impadronirsene e «tanto più alacremente si mise alla ricerca del modo di distruggere Feanor e di mettere fine all'amicizia tra i Valar e gli Elfi.» [J.R.R. Tolkien - Il Silmarillion] Così, utilizzando menzogne e inganni, Melkor finisce per provocare la ribellione dei Noldor verso i Valar, i quali tuttavia scoprono che dietro queste agitazioni si trova Melkor. Melkor finisce per fuggire da Vàlinor, inseguito da alcuni tra i più coraggiosi Valar, ma raggiunge la sua antica fortezza e riprende il dominio nella Terra di Mezzo.

Tuttavia, presto Melkor ritorna insieme all'orribile Ungolinat, l'enorme ragno affamato di oro e ricchezze. Giunge di nascosto nel Reame Beato distruggendo i Due Alberi sacri, fonte di luce in Arda. Il mondo cala nelle tenebre, e i Silmaril vengono rubati. Questo porta i Noldor a compiere un giuramento terribile e blasfemo (queste sono le parole che userà Tolkien per descriverlo in seguito), con il quale si impegnano a perseguitare qualsiasi essere, elfo o Valar, che possieda uno dei Silmaril. E i Noldor, così,abbandonano il Reame Beato in cerca delle magiche gemme. I Valar, furiosi per ciò, impediranno in futuro ai Noldor di ritornare nel Reame Beato, abbandonandoli a loro stessi e allo battaglia contro Melkor (che i Noldor ora ribbatezzano Morgoth). La guerra sarà lunga e sanguinosa, e a fianco agli Elfi si schiereranno anche gli Uomini, i Secondi Nati, esseri fieri ma mortali.

La lunga guerra sanguinosa viene raccontata nelle pagine del Silmarillion, ma tutti gli altri racconti sparsi scritti da Tolkien girano sempre intorno a questa vicenda. La guerra non potrà concludersi fino a che i Valar, perdonando i Noldor, decideranno di ridiscendere in guerra e sconfiggere così il Male. Tutta la mitologia di Tolkien, come si può notare, segue una trama unica che è quella della lotta contro l'Avversario. Questo fatto la differenzia da tutte le altre mitologie, le quali sono insiemi di racconti diversi tra loro che hanno in comune i soli personaggi (gli dei). E' vero che l'epos greco, ad esempio, contiene cicli di racconti con una trama centrale di sottofondo: la spedizione degli Argonauti, la Guerra di Troia - quest'ultima, specialmente, è rilevante per i tratti in comune sia di trama sia di stile con la lunga guerra contro Morgoth. Tuttavia, solo la creazione di Tolkien è un insieme di racconti diversi che intrecciandosi formano la storia centrale del conflitto contro l'Avversario.

Proprio questo epico conflitto, che vede contrapposti Elfi-Uomini-Valar alle forze di Morgoth-Sauron-Orchi-Balrog-Draghi, ha portato a ritenere la mitologia di Tolkien come una grande allegoria manichea. Il manicheismo è una religione, anche se sarebbe più corretto definirla filosofia, con un principio di base che la ha resa in pratica 'religione universale', accolta favorevolmente praticamente ovunque. In pratica, tale religione si basa sulla coesistenza e la lotte perpetua tra due principi opposti: quello del Bene, simbolizzato dalla luce, e quello del Male, rappresentato dalle tenebre. Secondo tale idea, le fasi della lotta tra Bene e Male scandiscono la creazione del mondo terreno e dell'uomo. Moltissimi creatori di mondi si sono ispirati a questa religione: George Lucas creando la sua Forza, Terry Brooks nel suo ciclo del Verbo e del Vuoto. Tuttavia, per quanto la mitologia di Tolkien e lo stesso Signore degli Anelli appaiano come esempi clamorosi di manicheismo, non pochi commentatori hanno rifiutato tale idea: «Vorrei sottolineare che le buone fiabe presentano questa lotta con tutte le diverse ombre e sfumature tipiche del confronto bene/male nella vita reale: non c'è una semplificazione buoni-cattivi (infatti questa potrebbe minare la credibilità dell'universo mitico); al contrario, l'autore si sforza di presentare la lotta interiore che ogni personaggio deve combattere, allo scopo di dipingere meglio il ruolo-chiave della libertà e di mostrare in quali modi misteriosi viene preservata la libera volontà di scegliere senza costrizioni.» [Eduardo Segura - Guerre Stellari e la Terra di Mezzo: Universi mitici e mondi secondari] Notiamo infatti che i personaggi presenti nelle storie hanno comunque posizioni 'sfumate': Galadriel, che sembra quasi cedere alla tentazione dell'Anello; Boromir, che invece cede salvo poi pentirsi in fin di vita; Gollum, che comunque è da compatire perché schiavo dell'Anello e perché tenta di redimersi senza successo. In quanto a Morgoth e a Sauron, i due massimi 'cattivi' della mitologia di Tolkien, essi vengono presentati come esseri crudeli e basta, sicuramente privi di una qualsiasi sfumatura. Anche questo è un elemento originale della creazione di Tolkien, in quanto raramente in un corpus mitologico incontriamo creature realmente crudeli: gli dèi non dovrebbero esserlo. Seth, per esempio, il cosiddetto 'dio del male' egiziano, era indicato solo come "l'impurità", e anzi veniva spesso e volentieri invocato e il suo culto era diffuso in tutto l'Egitto. Crono, o Ade, o Eris, o i Titani dei Greci non erano mai maligni, ma avevano comportamento tipicamente umani che li portavano spesso ad assumere atteggiamenti negativi.

La mitologia classica non presenta dèi totalmente cattivi, e questo ci porta a tenere conto del fatto che Tolkien non si volle rifare ai miti che noi Italiani conosciamo bene, ma a miti più vicini alla mentalità dell'Autore: nella mitologia nordica, infatti, è presente Loki, divinità del male che gli altri dèi finiscono poi per incatenare a una roccia. Soprattutto, però, Morgoth si rifà al Cristianesimo più che al mito politeista. Il Maligno per eccellenza non può che essere Satana (o il Diavolo, o Lucifero, che dir si voglia). E' infatti dalla popolare storia di Satana che Tolkien prende spunto per l'espediente della Caduta: un tempo, Satana era uno dei più potenti tra gli Angeli, ma osò sfidare Dio e per questo venne scaraventato giù sulla Terra perdendo ogni traccia di potere benigno. La storia di Morgoth e di Ilùvatar è in pratica costruita su questa falsariga. Nemmeno Tolkien, però, aveva intenzione di creare nella sua mitologia una allegoria della guerra tra Bene e Male. Disse infatti: «Nella mia storia non esiste il male assoluto. Non penso nemmeno che esista, a meno che non sia lo Zero. Non penso, comunque, che una creatura razionale possa essere completamente malvagia.» [Lettere, # 183 da "La Realtà in Trasparenza"]. Questo pone fine alla questione del manicheismo nel Signore degli Anelli e nelle altre opere tolkeniane.

Torniamo invece ai singoli racconti della sua mitologia. La Caduta di Gondolin, una delle storie più vivaci e interessanti del suo corpus, fu la prima a essere scritta nel lontano 1917, e rappresenta il primo capitolo - non cronologicamente parlando - di quello che diverrà poi Il Silmarillion. Le storie che dovevano entrare a far parte della mitologia di Tolkien erano inizialmente raccontate con un pretesto: il viaggio di un marinaio, Eriol, il quale si sente narrare da ogni persona che incontra una storia nuova e interessante. Questo pretesto verrà poi abbandonato, anche e soprattutto perché molte delle storie scritte saranno poi lasciate incompiute. Un elemento però rimane comune a tutte le storie mitologiche: lo stile di scrittura. Inizialmente Tolkien aveva composto The Gest of Beren and Luthien in versi, così come alcune delle sue prime storie. Si trattava tuttavia di versi deboli per l'Autore, il quale decise di abbandonare tale idea e scrivere i suoi racconti in prosa. Una prosa, tuttavia, che non poche volte trascende la poesia e composta in uno stile inusitato per il Novecento: Tolkien, infatti, prese a cambiare la maggior parte delle moderne espressioni con gli equivalenti passati. Lo possiamo tranquillamente notare anche in Italiano: "subito" diventa "tosto", "sì "così", "In realtà, infatti" "Invero", e le forme verbali più dirette furono abbandonate in favore di subordinate più complesse: "così dicendo", "essendo narrato"… gli esempi potrebbero continuare all'infinito. E' proprio questo stile narrativo a costituire uno degli elementi più originali e interessanti della mitologia di Tolkien, e che fa del Silmarillion una delle più notevoli opere dei nostri tempi (per quanto anche "Il Signore degli Anelli" adotti - diluita - questa formula narrativa)

Tra tutte le vicende raccontate nel "Silmarillion" la più celebre rimane quella di Beren e Lùthien. La storia narra di un fuorilegge umano, Beren, che s'innamora di una giovane elfa di sangue reale, Lùthien. Il padre di lei, sconvolto per il fatto che Beren la chieda in moglie, decide di acconsentire alle nozze solo nel caso che Beren gli porti uno dei Silmaril, che attualmente si trovano incastonati nella corona di ferro di Morgoth. L'impresa è praticamente impossibile, tuttavia Beren (aiutato da Lùthien e non solo) riesce a portarla a termine dopo un susseguirsi di emozionanti vicende. Quasi tutti sanno l'origine del racconto: per un breve periodo di tempo, seguente la nascita del loro primo figlio, Tolkien e la moglie erano soliti recarsi in bosco dove quest'ultima danzava e cantava. Quasi abbagliato dalla bellezza di Edith, Tolkien finì per inventare questa storia, che entrò nel suo cuore perché la considerava naturalmente molto personale. Tuttavia la vicenda di Beren e Lùthien ha anche altri significati: «Qui troviamo, tra le altre cose, il primo esempio del motivo (che diverrà dominante ne Lo Hobbit) che i grandi avvenimenti della storia del mondo, "le ruote del mondo", spesso non sono determinati da Signori e dai Governatori, e nemmeno dalle divinità, ma da esseri apparentemente sconosciuti e deboli (…)» [Lettere, # 131 da "La Realtà in Trasparenza"]. Altri racconti, tuttavia, sono degni di essere citati: la storia di Tùrin, per esempio, che possiamo leggere in tutta la sua straordinaria complessità e drammaticità nei Racconti Incompiuti. Ma soprattutto c'è la Caduta di Numenor. Questo racconto, presente integralmente nel Silmarillion, è la concretizzazione del "complesso di Atlantide" di cui Tolkien si diceva affetto: egli, da bambino, era solito sognare un enorme onda travolgere un'isola che sprofondava a causa di questo cataclisma. Numenor, un'isola abitata da esseri umani più longevi del normale, ha dato vita a una grandiosa civiltà di marinai, architetti, artisti. Quando tuttavia un re corrotto, Ar-Pharazon, finisce per attaccare Sauron e assoggettarlo portandolo in patria in catene, la storia prende un'intonazione grave. Sauron, con la menzogna, finisce per divenire consigliere del re e decide di vendicarsi: fa sì che Ar-Paharazon muova la sua enorme flotta verso il Reame Beato per sfidare i Valar e ottenere l'immortalità. I Valar non possono far altro che invocare Eru, il quale dona loro i poteri necessari per distruggere la flotta e far sprofondare inevitabilmente Numenor nelle acque, uccidendo tutti gli abitanti. Anche qui abbiamo una Caduta, la caduta di un intero popolo causata dalla malvagità di Sauron, il quale tuttavia si salva dal disastro.

E' sorto a moltissimi lettori e commentatori un dubbio abbastanza interessante: la mitologia di Tolkien tratta dei Valar, di Morgoth, dei Maiar - ossia gli 'stregoni'. Tutti questi dèi non sono totalmente in contrapposizione alla morale cristiana dell'Autore? Tutti sanno che Tolkien era un fervente cattolico, e che ha infuso nelle sue opere molta della sua morale e delle sue credenze. Tuttavia, creare un universo politeista sembra andare contro tutto ciò. In realtà questo non è assolutamente vero, e Tolkien è esplicito su tale argomento. I Valar non sono dèi come li concepiamo noi, ricevono il loro potere da Eru Ilùvatar, l'Uno, o semplicemente Dio. Essi inoltre «Non ci sono "dei" sullo sfondo mitologico delle mie storie. Il loro posto è occupato dalle creature a cui mi riferisco con Valar (o Potenze): esseri angelici creati appositamente perché governassero il mondo.» [Lettere, # 286 op. cit.]. In altri suoi scritti Tolkien discute del fatto che non ci siano luoghi di culto o riti nelle sue opere, poiché la religiosità è insita nella trama e non è necessario mostrarla esplicitamente. Anche i Maiar, gli stregoni come Gandalf, sono emissari dei Valar e quindi più angeli che altro. A proposito di ciò, «Tolkien, da buon cattolico quale era, non poteva certo limitarsi a riproporre un panteon creato ad immagine e somiglianza di quello scandinavo. Conseguentemente ha impregnato il suo delle credenze cristiane. Ha sostituito le Parche, che tessevano il destino di uomini e dei con Eru , l'Uno, che nella sua mente vede tutto ciò che è stato, è e sarà in Arda. Ha trasformato la figura di Odino, scaltro ma infido in un Manwe più simile a Gesù Cristo. Essendo egli si il più saggio tra i Valar, ma in quanto eletto a comprendere i disegni dell'Illuvatar (Dio). Da Loki ha tirato fuori un perfetto emulo di Satana quale è Morghot. Da Thor, figura che combatte per "odio naturale"ha creato Tulkas parallelo di S. Michele Arcangelo.» [Alessandro Gambino - Tolkien e i miti nordici].

Con la pubblicazione del "Silmarillion" l'enorme lavoro di Tolkien è stato finalmente rivelato in tutta la sua complessità. Questo fa apparire "Il Signore degli Anelli" come la proverbiale punta di un enorme iceberg che nasconde agli occhi la sua vera potenza…

© Fabbricantidiuniversi.it 2004-2007 - i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte.