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Beowulf combatte contro il drago. Ispirazione a Tolkien per Lo Hobbit.

Frodo Lives (Frodo vive) fu il motto degli hippies che adottarono Il Signore degli Anelli come manifesto.

Una conferenza di Azione Giovani, affiliato ad Alleanza Nazionale, su Tolkien.

 
AVVENTURA O ALLEGORIA?

Alcuni motivi del successo del Signore degli Anelli


In Gran Bretagna il successo del "Signore degli Anelli" è stratosferico: in più di un sondaggio ufficiale, l'opera massima di Tolkien è risultata, dopo oltre quarant'anni, il romanzo più letto in Inghilterra. E tale successo non è certo limitato all'area britannica: negli USA, il romanzo ottenne un boom di vendite eclatante alla sua uscita in edizione economica e ancora adesso, per quanto il suo primato sia stato abbondantemente surclassato, "Il Signore degli Anelli" rimane un'opera fondamentale nella letteratura. Perfino nella nostra disillusa Italia, che ben poco concede al genere fantastico, la trilogia ha riscosso una grande popolarità sia ai tempi della sua uscita (anche per motivi che sarebbe meglio sorvolare) sia oggigiorno grazie alla pubblicità ottenuta dal magico film di Peter Jackson. Come mai?

Il successo inglese era facilmente prevedibile. "Il Signore degli Anelli", così come "Lo Hobbit", possiede un innegabile fascino britannico. Lo possiamo ritrovare nel sedentario popolo degli stessi hobbit, che rispecchia alla perfezione la tranquilla agiatezza della borghesia inglese, ma anche in molti altri elementi. In primo luogo il suo carattere medioevale, che un po’ richiama le leggende sassoni di Re Artù e della Tavola Rotonda, ma che fa anche riferimento al Sir Gawayn e al Beowulf, poemi entrati nella storia della letteratura anglosassone e che un maestro del genere qual era Tolkien non poteva certo ignorare. E' facile vedere qualcosa di più di una semplice ispirazione al Beowulf nella trama dello Hobbit: nel poema anglosassone, 14 volontari partirono per una spedizione il cui scopo era liberare un castello dalla nefasta presenza di una pericolosa creatura. Nello Hobbit, 14 'volontari' (per quanto l'hobbit Bilbo non lo fosse) partono verso il nord nel tentativo di liberare le grandi caverne abbandonate della Montagna Solitaria dalla presenza di un malvagio drago che si è anche impossessato del ricco tesoro dei nani. Per altro, lo stesso Tolkien non negò mai di essersi ispirato a queste celebri opere per i suoi romanzi.

L'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, però, cadde sul Signore degli Anelli per motivi molto più meschini: come molte delle opere di successo, anche la trilogia di Tolkien fu infatti oggetto di contestazioni politiche. Negli USA, il romanzo divenne fondamentale nella cultura hippy e in quella dei Figli dei Fiori: Il Signore degli Anelli predicava il ritorno alla natura e alle cose genuine, e la sua grande abbondanza di magie e incantesimi rispecchiava benissimo il desiderio di quelle generazioni di 'uscire degli schemi' tramite il visionario mondo di Tolkien. Per non parlare poi di come il romanzo sia diventato famoso in Italia: quegli insopportabili neofascisti e neonazisti, con la loro ottusa convinzione che la trilogia fosse un grande inno all'estrema destra, portarono il Libro all'attenzione degli ambienti politici e non, con conseguenze disastrose. Il successo, naturalmente, fu considerevole (e lo è ancora oggi), e col tempo molte persone senza troppe convinzioni politiche finirono per leggere ed apprezzare l'opera. Purtroppo, l'uscita del film di Peter Jackson in Italia ha vigorosamente rivangato quelle vecchie e abominevoli storie. Non c'è persona comune che non abbia sentito parlare del Signore degli Anelli senza aver sentito parlare anche del "camerata Tolkien". E il brutto è che ci credono! L'erronea convinzione che il romanzo del Professore di Oxford sia un'opera naziskin continua a persistere anche negli ambienti della critica letteraria: più e più volte recensori disinformati e senza voglia di approfondire le loro conoscenze hanno stroncato il Libro e il film giudicandolo troppo di destra! E a me è capitato di entrare nella più prestigiosa libreria di Napoli e leggere, nell'area appositamente dedicata alle opere di Tolkien, un articolo di commento tratto da un quotidiano nazionale che parlava di "quel fascista di Tolkien". E' ovvio che le persone che lo leggevano rimanevano convinte che l'autore del Signore degli Anelli fosse un innegabile estremista di destra. Proprio Tolkien che, quando nel 1938 gli venne domandato da una casa editrice tedesca se fosse di razza ariana, si rifiutò di rispondere dichiarando che sarebbe stato orgoglioso di avere invece sangue ebreo. E' vero che era leggermente conservatore e non amava troppo la tecnologia, ma è anche vero che le sue idee politiche (se mai le aveva) non erano certo di tendenza fascista. Comunque, tutta questa pubblicità negativa ha avuto l'effetto positivo di far interessare anche moltissimi italiani alle opere di Tolkien, e alcuni di questi oltre ad apprezzare il Libro hanno finito per approfondire la lettura tramite altri romanzi.

Tolkien, comunque, non era interessato all'allegoria. Più volte disse che non gli piaceva inserire elementi allegorici ai suoi romanzi e che Il Signore degli Anelli era, nel bene e nel male, un romanzo di avventura, al di là di tutto ciò che nacque in seguito, creato allo scopo di divertire l'autore e il lettore. "Non c'è simbolismo o allegoria cosciente nella mia storia (…) Chiedere se gli orchi sono comunisti è per me come chiedere se i comunisti sono orchi." scrisse una volta Tolkien. E' ovvio quindi che qualsiasi stupido riferimento politico che si può leggere nel Signore degli Anelli è del tutto inventato, per quanto lo stesso autore disse "Che non ci sia allegoria non significa, naturalmente, che non ci sia la possibilità di leggervene una." Ma gli unici simbolismi 'coscienti' di Tolkien sono riferiti alla religione cattolica, come riconosceranno i lettori attenti anche tramite il recente saggio "Il Mito e la Grazia".

Indubbiamente, molto del fascino dell'opera di Tolkien deriva dagli splendidi paesaggi descritti in cui si muovono i personaggi. Sono luoghi incantevoli, dove ci si può perdere e danno realtà a un incredibile mondo parallelo, ricreando atmosfere perdute che richiamano le campagne inglesi e le foreste tedesche. Anche la trama è naturalmente ricca di fascino, così come i personaggi. Tuttavia, c'è un elemento fondamentale che, come tutti i lettori riconosceranno, è il vero punto di forza della trilogia. Lo stesso Tolkien se ne rese conto, e lo descrisse più o meno come il sapere che il blocco di ghiaccio che vediamo in superficie è solo la punta di un iceberg enorme che non riusciamo a vedere. In parole povere, la vera bellezza di tutta l'opera è il sapere che al di sotto della semplice trama c'è tutto un mondo complesso, intrigante e realissimo che attende di essere scoperto: è la Terra-di-Mezzo, con la sua storia, i suoi miti, le lingue, le usanze, i popoli. Tolkien ha creato alla perfezione questo mondo, ma nel Signore degli Anelli racconta solo pochi particolari, senza mostrare tutta la potenza della sua creazione e lasciando quindi al lettore la voglia di saperne di più. E' una tecnica che dà un realismo straordinario a tutto il romanzo, un realismo che fino ad oggi ancora nessun autore di mondi paralleli è mai riuscito a ricreare (forse solo Herbert, ma il suo universo è molto più semplice di quanto voglia far credere).

Come si fa a non rimanere incantati dalla straordinaria complessità della storia, delle lingue, dei miti della Terra-di-Mezzo, che Tolkien nonostante la sua immensa mole di appendici non riesce volutamente a rivelarci in pieno? Quante volte sarà capitato anche ai lettori più visionari di rimanere un po’ infastiditi dalle trovate difficili da mandare giù di certe creazioni come Star Trek o Guerre Stellari? Creazioni complesse ad affascinati, vero, ma che non mostrano quel senso del concreto che può dare l'opera di Tolkien. E' più o meno la stessa cosa che ci capita leggendo un mito classico: nonostante la presenza di mostri, centauri, ciclopi, minotauri, tutto ci appare stranamente possibile. Quando si sente un elfo dire elen sila lumenn' omentielvo, non si rimane sbigottiti dalle parole ma sembra che all'interno della trama tutto assuma un significato a livello inconscio nel nostro cervello. E quando si legge delle antiche e primitive guerre contro Morgoth, l'Avversario, sia nel Signore degli Anelli sia soprattutto nel Silmarillion, la cosa viene accettata senza battere ciglio, come viene accettata la guerra tra i Giganti e gli dei dell'Olimpo nei miti classici (e Peter Jackson questo problema l'ha dovuto affrontare nel cercare di dare realismo alle prime scene di battaglie senza cadere nello splatter a lui molto caro). Quando nelle appendici Tolkien ci spiega la pronuncia dei nomi e delle parole Quenya, solo a pochi disillusi viene da dire "ma questo che vuole?": i lettori lo accettano come accetterebbero una nota sulla pronuncia del cinese o del francese fatta da un qualsiasi professore.

Poi naturalmente c'è molto altro: la simpatia e il fascino dei personaggi, dall'enigmatico Gandalf all'epico Legolas, la spaventosità dei 'cattivi' Saruman e Sauron (quest'ultimo con il suo mitico Occhio Senza Palpebre immerso nel fuoco), il coraggio, l'eroismo, l'amicizia, l'amore, tutti quei valori così presenti nelle grandi saghe medioevali. Il fascino dei luoghi lontani, il realismo che infonde la visione della mappa della Terra-di-Mezzo, con le sue coste, le insenature, i fiumi tortuosi. Il modo stesso con cui è scritto il Libro, così scorrevole ma al tempo stesso ricco di quegli arcaismi che danno l'impalpabile sensazione di leggere un poema dei tempi antichi. E tutto questo, col passare del tempo, rende tutt'oggi Il Signore degli Anelli il libro più conosciuto del mondo dopo la Bibbia e il Corano.

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