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Una pagina del Beowulf.

 

 

 

San Giorgio e il Drago.

Re Artù.

 

 

 

 

Giacomo Leopardi.

 

 

 

 

 

 

 

J.R.R. Tolkien.

Michael Ende.

 

 
LE ORIGINI STORICHE della FANTASY

di Maurizio Rovatti

PARTE II

<--- Prima parte

Il Beowulf

Il Beowulf è l’unico poema in una antica lingua germanica giuntoci completo. E’ composto di ben 3200 versi, ed è una delle composizioni dalla maggior mole dell'epoca. Come la maggior parte dei poemi epici, anche esso nasce a partire da un vasto numero di leggende, tradizioni e miti popolari che si tramandavano tra la gente grazie all'opera costante di poeti girovaghi. Il Poema come lo conosciamo nella versione attuale fu composto con molta probabilità attorno all’ VII secolo D.C, forse da un unico poeta in qualche monastero della Northumbria, tuttavia il più antico manoscritto dell’opera al momento ritrovato risale approssimativamente al X secolo. Le vicende narrate risalgono invece ad un periodo di gran lunga antecedente, collocabile tra il V ed il VI secolo D.C. E' singolare il fatto che il Poema, che si sviluppò ed ebbe successo principalmente oltremanica tra le genti anglosassoni, in lingua anglosassone, descriva invece le vicende di popolazioni che vivevano sul continente, ovvero i popoli germanici dei Geati e dei Dani. Non è difficile trovare il motivo di questa particolarità: i sassoni erano difatti i discendenti di quelle tribù, che avevano navigato attraverso i mari del Nord fino a raggiungere le coste inglesi. Un problema ben più interessante è invece legato alla questione della presunta cristianità del Poema. E' un dato di fatto che il Poema contenga tra i suoi versi un gran numero di spunti biblici, pur essendo ambientato chiaramente in epoca precristiana. E' assai probabile che l'autore del Beowulf fosse un fervente cristiano e, occupandosi nel suo poema di miti, leggende e tradizioni pagane, avesse sentito la necessità di riaffermare la propria fede. Tutto questo venne comunque fatto nel massimo rispetto della tradizione culturale del popolo sassone: se nell'opera non sono citate divinità pagane, non vi è neppure alcun accenno a Cristo o a Dio.

La Fiaba

Con la nascita delle fiabe cominciamo ad entrare nel mondo che farà da sfondo alla quasi totalità delle storie ora definite “Fantasy”. Il mondo delle fiabe è pieno di draghi, di mostri, di creature fantastiche e personaggi che assomigliano molto ad eroi dal cuore impavido. Tutte prerogative che ritroviamo nelle maggiori opere fantasy del nostro tempo. Volendo ridurre all’osso la definizione di Fiabe (operazione alquanto pericolosa, lo stesso Tolkien vi dedicò un intero saggio) possiamo dire essere una Fiaba una storia ambientata in un mondo (il nostro o un altro) popolato da creature irreali, dove vi sia la presenza dell’elemento magico, semplice espressione della natura oppure esercitato dai personaggi stessi. Gli abitanti di questo mondo, anche detti “Faires”, sono nati da storie e credenze popolari del mondo latino e celtico, salvo poi essere modificati nell’aspetto e nelle azioni dagli scrittori che utilizzavano queste creature nelle loro storie. Nani (dal latino Nanus), Gnomi (dal greco Gnomé – conoscenza, sentenza) ed Elfi (dal latino Albs – Bianco), esistevano già nell’antica Roma, e ben presto si unirono ad essi i Folletti e le Fate, molto popolari in Britannia ed Irlanda. I Draghi, creature tra le più antiche conosciute, hanno origini differenti: nelle leggende del Nord Europa sono malefici e pericolosi, in quelle mediorientali creature benigne e sagge. Con l’avvento del Cristianesimo, i Faires subiscono una vera e propria persecuzione. Nell’intero periodo medioevale credere nell’esistenza di creature di questo genere era pericoloso quanto essere considerati streghe. I vecchi Dei celtici e vichinghi furono dimenticati dai popoli europei, e una grande parte delle leggende che li riguardavano andarono perdute. Ciononostante, qualcosa si salvò. Molti miti furono cristianizzati (è il caso della leggenda di S.Giorgio e il Drago), ma alcuni scritti erano oramai talmente famosi da renderne impossibile l’adattamento. E’ il caso dell’antico Beowulf e della stessa Edda di Snorri, ma anche delle leggende di Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, ambientate nella Britannia del V secolo circa, che, pur contenendo chiarissimi riferimenti alla magia (basti pensare a figure come Merlino o Morgana), narravano le avventure di un regno cristiano, quello di Artù di Camelot, contro invasori infedeli (i Sassoni). Ciò che restava del mondo delle fiabe venne però relegato nelle storie per bambini, dove restò fino al termine del Medioevo.

Il Periodo Moderno

Durante il Rinascimento ed i secoli XV-XVI assistiamo ad un parziale ritorno sulla breccia dei personaggi delle storie fantastiche. L’alchimista Paracelso (1493-1541) suddivide il piccolo popolo fatato in spiriti della terra, dell'acqua, dell'aria e del fuoco. Nei sistemi cabalistici gli Gnomi (una vecchia conoscenza) presiedono all'elemento Terra, laddove le Ondine presiedono all'elemento Acqua, le Silfidi all'Aria e le Salamandre al Fuoco. Ciononostante, gli argomenti fiabeschi sono ancora scarsamente conosciuti, se non dalle balie e dagli alchimisti. Bisognerà attendere l’Ottocento perché i Faires tornino a popolare, sebbene in misura ancora assai ridotta, l’immaginario degli scrittori e dei letterati. Nel 1824 Giacomo Leopardi (1798-1837), uno dei maggiori esponenti del Romanticismo italiano, pubblica le sue Operette Morali, una serie di prose di argomento filosofico, i cui concetti sono esposti tramite una serie di invenzioni fantastiche, miti, allegorie, paradossi, apologhi… Molte delle operette sono dialoghi, e tra questi ne troviamo alcuni i cui interlocutori sono creature immaginose o personificazioni (Ercole ed Atlante) o personaggi mitici o favolosi, come nel Mago Malanbruno e il Diavolo Farfarello, ma soprattutto nel Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo. L’intento di Leopardi non è certo quello di divertire: anche le invenzioni più fantasiose si concentrano intorno ai temi fondamentali del pessimismo:

Folletto: Son tutti morti, diceva la chiusa di una tragedia dove morivano tutti i personaggi.
Gnomo: Che vuoi tu inferire? 
Folletto: Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta. (…)

L’importanza di questo Dialogo per il Fantasy è tuttavia grandissima. Non solo vengono inserite figure fantastiche all’interno di un’opera che tutto è tranne un racconto per bambini, ma agli stessi personaggi sono fornite caratterizzazioni specifiche, in relazione alla loro “razza”. I folletti amano e contemplano la natura e la bellezza del mondo, gli gnomi sono più interessati al sottosuolo e alle miniere:

Gnomo: Eh, buffoncello, va via. Chi non sa che il mondo è fatto per gli gnomi? 
Folletto. Per gli gnomi, che stanno sempre sotterra? Oh questa e la più bella che si possa udire. Che fanno agli gnomi il sole, la luna, l'aria, il mare, le campagne? 
Gnomo: Che fanno ai folletti le cave d'oro e d'argento, e tutto il corpo della terra fuor che la prima pelle? (…)

Ormai, il Fantasy è pronto a tornare nel mondo, ed il mondo sembra pronto ad accoglierlo. Per la legge dell’uovo di Colombo, manca soltanto qualcuno disposto a cimentarsi nell’impresa…

Arriva Tolkien

Nel 1937 la casa editrice inglese Allen and Unwin pubblicò, nella categoria dei libri per bambini, “The Hobbit” (Lo Hobbit), un piccolo romanzo di un professore di Oxford, J.R.R.Tolkien. La storia narrava di Bilbo Baggins, un hobbit (popolo dalla statura ridotta), che aiutava un mago ed un gruppo di nani dalle barbe colorate a recuperare un favoloso tesoro e battere un terribile drago. Il libro ebbe un certo successo, e l’editore ne chiese un seguito a Tolkien. Dodici anni dopo (1949) era pronto Il Signore degli Anelli, di oltre 1300 pagine. Il libro, di livello molto superiore al suo “prequel”, ha venduto, dalla sua prima edizione ad oggi, oltre cento milioni di copie, e rappresenta la punta di un enorme iceberg narrativo. Da anni Tolkien lavorava infatti alla stesura della storia, della mitologia e delle lingue della Terra di Mezzo (il continente in cui ambientò la sua opera massima) popolato da Elfi, Uomini, Hobbit, Nani, Orchi ed uno stuolo di altre creature fantastiche. Il lavoro di Tolkien aveva come scopo quello di dare all’Inghilterra una mitologia ricca quanto quella greca o vichinga, di cui l’isola britannica era priva. Basandosi molto sulla mitologia nordica, sull’Edda e sul Beowulf, egli creò dal nulla il suo “mondo secondario”, definito fin nei minimi dettagli filologici e geografici. Il “Professore di Oxford” morì nel 1973, lasciando dietro di se una produzione immensa: con lui è nato il genere Fantasy così come lo conosciamo oggi. Nel secondo dopoguerra, specialmente dagli anni ’70 ad oggi, si è verificata grazie a lui una eccezionale diffusione della narrativa Fantasy in tutto il mondo. Centinaia di autori si sono cimentati, con più o meno fortuna, nell’emulazione del loro grande predecessore. Una trattazione approfondita delle saghe ora in circolazione, ammesso che sia possibile, meriterebbe un discorso a parte. Alcuni autori si sono distaccati dal filone fantasy post-tolkieniano, che è attualmente il più seguito grazie a scrittori come Brooks (autore della famosissima Saga di Shannara), Eddings o Gemmel, ed hanno dato vita, ispirandosi anche al romanzo gotico romantico, al genere Horror. Altri autori si sono ispirati alle leggende britanniche medioevali, come la statunitense Marion Zimmer Bradley, autrice fra l’altro della Saga di Avalon, o George R.R. Martin, autore delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ambientate in un continente molto simile, per geografia e personaggi, all’Inghilterra della Guerra delle Due Rose. Come genere, il Fantasy non manca però di significati profondi; è il caso (oltre, ovviamente, allo stesso Signore degli Anelli) della Storia Infinita di Michael Ende, che usa un linguaggio adatto anche ai più piccoli ma tratta di argomenti estremamente attuali, come il ruolo dell’immaginazione umana nell’epoca della globalizzazione e della standardizzazione. Anche nell’ottima versione cinematografica del libro è facile, ascoltando le parole di Gmork, la perfida belva al servizio delle tenebre, capire il pericolo che è insito nella perdita della fantasia:

Fantàsia è il mondo della fantasia umana: ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dalle speranze dell’umanità. La gente ha rinunciato a sperare, e il Nulla dilaga. (Il Nulla) è il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo, ed io ho fatto in modo di aiutarlo, perché è più facile dominare chi non crede in nulla, e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere…

E’ ormai tanta la fama del genere Fantasy tra le masse, grazie anche alla continua produzione fumettistica del ‘900 ed alla filmizzazione del Signore degli Anelli portata a termine dal regista neozelandese Peter Jackson, che  manca soltanto un riconoscimento ufficiale perché questo genere possa a tutti gli effetti entrare a far parte della letteratura contemporanea.

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