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PARTE II
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Prima parte
Il Beowulf
Il
Beowulf è l’unico poema in una antica lingua germanica giuntoci
completo. E’
composto di ben 3200 versi, ed è una delle composizioni dalla
maggior mole dell'epoca. Come la maggior
parte dei poemi epici, anche esso nasce a partire da un vasto numero
di leggende, tradizioni e miti popolari che si tramandavano tra la
gente grazie all'opera costante di poeti girovaghi. Il Poema come lo
conosciamo nella versione attuale fu composto con molta probabilità
attorno all’ VII secolo D.C, forse da un unico
poeta in qualche monastero della Northumbria, tuttavia il più
antico manoscritto dell’opera al momento ritrovato risale
approssimativamente al X secolo. Le vicende narrate risalgono invece
ad un periodo di gran lunga antecedente, collocabile tra il V ed il
VI secolo D.C. E' singolare il fatto che il Poema, che si sviluppò
ed ebbe successo principalmente oltremanica tra le genti
anglosassoni, in lingua anglosassone, descriva invece le vicende di
popolazioni che vivevano sul continente, ovvero i popoli germanici
dei Geati e dei Dani. Non è difficile trovare il motivo di questa
particolarità: i sassoni erano difatti i discendenti di quelle tribù,
che avevano navigato attraverso i mari del Nord fino a raggiungere
le coste inglesi. Un problema ben più interessante è invece legato
alla questione della presunta cristianità del Poema. E' un dato di
fatto che il Poema contenga tra i suoi versi un gran numero di
spunti biblici, pur essendo ambientato chiaramente in epoca
precristiana. E' assai probabile che l'autore del Beowulf fosse un
fervente cristiano e, occupandosi nel suo poema di miti, leggende e
tradizioni pagane, avesse sentito la necessità di riaffermare la
propria fede. Tutto questo venne comunque fatto nel massimo rispetto
della tradizione culturale del popolo sassone: se nell'opera non
sono citate divinità pagane, non vi è neppure alcun accenno a Cristo
o a Dio.
La Fiaba
Con la nascita
delle fiabe cominciamo ad entrare nel mondo che farà da sfondo alla
quasi totalità delle storie ora definite “Fantasy”. Il mondo delle
fiabe è pieno di draghi, di mostri, di creature fantastiche e
personaggi che assomigliano molto ad eroi dal cuore impavido. Tutte
prerogative che ritroviamo nelle maggiori opere fantasy del nostro
tempo. Volendo ridurre all’osso la definizione di Fiabe (operazione
alquanto pericolosa, lo stesso Tolkien vi dedicò un intero saggio)
possiamo dire essere una Fiaba una storia ambientata in un mondo (il
nostro o un altro) popolato da creature irreali, dove vi sia la
presenza dell’elemento magico, semplice espressione della natura
oppure esercitato dai personaggi stessi. Gli abitanti di questo
mondo, anche detti “Faires”, sono nati da storie e credenze
popolari del mondo latino e celtico, salvo poi essere modificati
nell’aspetto e nelle azioni dagli scrittori che utilizzavano queste
creature nelle loro storie. Nani (dal latino Nanus), Gnomi (dal
greco Gnomé – conoscenza, sentenza) ed Elfi (dal latino Albs –
Bianco), esistevano già nell’antica Roma, e ben presto si unirono ad
essi i Folletti e le Fate, molto popolari in Britannia ed Irlanda. I
Draghi, creature tra le più antiche conosciute, hanno origini
differenti: nelle leggende del Nord Europa sono malefici e
pericolosi, in quelle mediorientali creature benigne e sagge. Con
l’avvento del Cristianesimo, i Faires subiscono una vera e
propria persecuzione. Nell’intero periodo medioevale credere
nell’esistenza di creature di questo genere era pericoloso quanto
essere considerati streghe. I vecchi Dei celtici e vichinghi furono
dimenticati dai popoli europei, e una grande parte delle leggende
che li riguardavano andarono perdute. Ciononostante, qualcosa si
salvò. Molti miti furono cristianizzati (è il caso della leggenda di
S.Giorgio e il Drago), ma alcuni scritti erano oramai talmente
famosi da renderne impossibile l’adattamento. E’ il caso dell’antico
Beowulf e della stessa Edda di Snorri, ma anche delle leggende di
Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, ambientate nella
Britannia del V secolo circa, che, pur contenendo chiarissimi
riferimenti alla magia (basti pensare a figure come Merlino o
Morgana), narravano le avventure di un regno cristiano, quello di
Artù di Camelot, contro invasori infedeli (i Sassoni). Ciò che
restava del mondo delle fiabe venne però relegato nelle storie per
bambini, dove restò fino al termine del Medioevo.
Il Periodo Moderno
Durante il
Rinascimento ed i secoli XV-XVI assistiamo ad un parziale ritorno
sulla breccia dei personaggi delle storie fantastiche. L’alchimista
Paracelso (1493-1541) suddivide il piccolo popolo fatato in spiriti
della terra, dell'acqua, dell'aria e del fuoco.
Nei sistemi cabalistici gli Gnomi (una
vecchia conoscenza) presiedono all'elemento Terra, laddove le Ondine
presiedono all'elemento Acqua, le Silfidi all'Aria e le Salamandre
al Fuoco. Ciononostante, gli argomenti fiabeschi sono ancora
scarsamente conosciuti, se non dalle balie e dagli alchimisti.
Bisognerà attendere l’Ottocento perché i Faires
tornino a popolare, sebbene in misura ancora assai ridotta,
l’immaginario degli scrittori e dei letterati. Nel 1824 Giacomo
Leopardi (1798-1837), uno dei maggiori esponenti del Romanticismo
italiano, pubblica le sue Operette Morali, una serie di prose
di argomento filosofico, i cui concetti sono esposti tramite una
serie di invenzioni fantastiche, miti, allegorie, paradossi,
apologhi… Molte delle operette sono dialoghi, e tra questi ne
troviamo alcuni i cui interlocutori sono creature immaginose o
personificazioni (Ercole ed Atlante) o personaggi mitici o favolosi,
come nel Mago Malanbruno e il Diavolo Farfarello, ma
soprattutto nel Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo.
L’intento di Leopardi non è certo quello di divertire: anche le
invenzioni più fantasiose si concentrano intorno ai temi
fondamentali del pessimismo:
Folletto:
Son tutti morti, diceva la chiusa di una tragedia dove morivano
tutti i personaggi.
Gnomo: Che vuoi tu inferire?
Folletto: Voglio inferire che gli
uomini sono tutti morti, e la razza è perduta. (…)
L’importanza
di questo Dialogo per il Fantasy è tuttavia grandissima. Non solo
vengono inserite figure fantastiche all’interno di un’opera che
tutto è tranne un racconto per bambini, ma agli stessi personaggi
sono fornite caratterizzazioni specifiche, in relazione alla loro “razza”.
I folletti amano e contemplano la natura e la bellezza del mondo,
gli gnomi sono più interessati al sottosuolo e alle miniere:
Gnomo:
Eh, buffoncello, va via. Chi non sa che il mondo è fatto per gli
gnomi?
Folletto.
Per gli gnomi, che stanno sempre sotterra? Oh questa e la più bella
che si possa udire. Che fanno agli gnomi il sole, la luna, l'aria,
il mare, le campagne?
Gnomo:
Che fanno ai folletti le cave d'oro e d'argento, e tutto il corpo
della terra fuor che la prima pelle? (…)
Ormai, il
Fantasy è pronto a tornare nel mondo, ed il mondo sembra pronto ad
accoglierlo. Per la legge dell’uovo di Colombo, manca soltanto
qualcuno disposto a cimentarsi nell’impresa…
Arriva Tolkien
Nel 1937 la
casa editrice inglese Allen and Unwin pubblicò, nella
categoria dei libri per bambini, “The Hobbit” (Lo Hobbit), un
piccolo romanzo di un professore di Oxford, J.R.R.Tolkien. La storia
narrava di Bilbo Baggins, un hobbit (popolo dalla statura ridotta),
che aiutava un mago ed un gruppo di nani dalle barbe colorate a
recuperare un favoloso tesoro e battere un terribile drago. Il libro
ebbe un certo successo, e l’editore ne chiese un seguito a Tolkien.
Dodici anni dopo (1949) era pronto Il Signore degli Anelli,
di oltre 1300 pagine. Il libro, di livello molto superiore al suo
“prequel”, ha venduto, dalla sua prima edizione ad oggi, oltre cento
milioni di copie, e rappresenta la punta di un enorme iceberg
narrativo. Da anni Tolkien lavorava infatti alla stesura della
storia, della mitologia e delle lingue della Terra di Mezzo (il
continente in cui ambientò la sua opera massima) popolato da Elfi,
Uomini, Hobbit, Nani, Orchi ed uno stuolo di altre creature
fantastiche. Il lavoro di Tolkien aveva come scopo quello di dare
all’Inghilterra una mitologia ricca quanto quella greca o vichinga,
di cui l’isola britannica era priva. Basandosi molto sulla mitologia
nordica, sull’Edda e sul Beowulf, egli creò dal nulla
il suo “mondo secondario”, definito fin nei minimi dettagli
filologici e geografici. Il “Professore di Oxford” morì nel 1973,
lasciando dietro di se una produzione immensa: con lui è nato il
genere Fantasy così come lo conosciamo oggi. Nel secondo dopoguerra,
specialmente dagli anni ’70 ad oggi, si è verificata grazie a lui
una eccezionale diffusione della narrativa Fantasy in tutto il mondo.
Centinaia di autori si sono cimentati, con più o meno fortuna,
nell’emulazione del loro grande predecessore. Una trattazione
approfondita delle saghe ora in circolazione, ammesso che sia
possibile, meriterebbe un discorso a parte. Alcuni autori si sono
distaccati dal filone fantasy post-tolkieniano, che è attualmente il
più seguito grazie a scrittori come Brooks (autore della famosissima
Saga di Shannara), Eddings o Gemmel, ed hanno dato vita,
ispirandosi anche al romanzo gotico romantico, al genere Horror.
Altri autori si sono ispirati alle leggende britanniche medioevali,
come la statunitense Marion Zimmer Bradley, autrice fra l’altro
della Saga di Avalon, o George R.R. Martin, autore delle
Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ambientate in un continente
molto simile, per geografia e personaggi, all’Inghilterra della
Guerra delle Due Rose. Come genere, il Fantasy non manca però di
significati profondi; è il caso (oltre, ovviamente, allo stesso
Signore degli Anelli) della Storia Infinita di Michael Ende,
che usa un linguaggio adatto anche ai più piccoli ma tratta di
argomenti estremamente attuali, come il ruolo dell’immaginazione
umana nell’epoca della globalizzazione e della standardizzazione.
Anche nell’ottima versione cinematografica del libro è facile,
ascoltando le parole di Gmork, la perfida belva al servizio delle
tenebre, capire il pericolo che è insito nella perdita della
fantasia:
“Fantàsia
è il mondo della fantasia umana: ogni suo elemento, ogni sua
creatura scaturisce dalle speranze dell’umanità. La gente ha
rinunciato a sperare, e il Nulla dilaga. (Il Nulla) è il vuoto che
ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo, ed io ho
fatto in modo di aiutarlo, perché è più facile dominare chi non
crede in nulla, e questo è il modo più sicuro di conquistare il
potere…”
E’ ormai tanta
la fama del genere Fantasy tra le masse, grazie anche alla continua
produzione fumettistica del ‘900 ed alla filmizzazione del Signore
degli Anelli portata a termine dal regista neozelandese Peter
Jackson, che manca soltanto un riconoscimento ufficiale perché
questo genere possa a tutti gli effetti entrare a far parte della
letteratura contemporanea.
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