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Cliccare per ingrandire. Una rappresentazione di Arborlon, di Andy Simmons.

Il fiume Oregon, che nei romanzi di Brooks è il Fiume Argento.

Cliccare per ingrandire. Un'illustrazione del castello di Hogwarts.

Il binario 9 e 3/4 riprodotto nella stazione di Kng's Cross.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Lanterna è il legame tra Narnia e il mondo reale nel primo romanzo della saga.

La Torre d'Avorio a Fantàsia.

 

 

 

TERRE REALI, TERRE IMMAGINARIE

Il rapporto tra mondo reale e mondo immaginario nella letteratura fantasy


II PARTE

<---- I PARTE

La morfologia delle Quattro Terre viene gradualmente rivelata nell’ultima saga a cui Brooks sta ancora lavorando, quella della Genesi di Shannara. L’ambientazione è la nostra Terra, ancora geograficamente e topograficamente riconoscibile, nell’epoca delle Grandi Guerre. L’azione si concentra nelle rovine di Seattle, una delle ultime metropoli ancora libere dall’invasione dei demoni. Il grosso dell’esercito degli uomini si è abbarbicato nelle Fortezze, di cui Castledown costituiva l’antesignano letterario. Si scopre così che le future Quatto Terre, che morfologicamente richiamano in modo prepotente l’Europa occidentale, non sono altro che l’America settentrionale trasformata dalle mutazioni continentali. Infatti molti dei luoghi presenti nella saga di Shannara si ritrovano qui: il reame delgi Elfi e la loro capitale, Arborlon, si trovano nella foresta di Cintra, nell’Oregon, così come le remote montagne dove è custodita la Pietra Nera; il Fiume Argento non è altro che il fiume Columbia; in realtà dunque le Quattro Terre risultano molto più ristrette geograficamente di quanto previsto e si limitano alla parte orientale degli Stati Uniti. Le terre dove, ne La regina degli Elfi di Shannara, si rifugiano gli Elfi in esilio, sono verosimilmente poste in quel che resta del Centro America, considerando il clima tropicale e la presenza di un grande vulcano. In sostanza la ragione della scelta di Brooks di ambientare le vicende di Shannara nel nostro mondo va rintracciata nel messaggio etico che l’intera produzione dello scrittore vuole veicolare. In alcuni passi de La Spada di Shannara s’intravede una forte critica dello sviluppo tecnologico sconsiderato, ma Brooks in realtà non si scaglia contro la scienza e la tecnologia quanto contro la sconsideratezza umana. La saga del Verbo e del Vuoto e soprattutto la trilogia della “Genesi di Shannara” approfondiscono questo tema. La trasformazione del nostro mondo in quello selvaggio e pericoloso delle Quattro Terre simboleggia l’inevitabile riconquista da parte della natura sulla tecnologia. Il Regno del Fiume Argento, una sorta di Eden nell’universo di Shannara, è l’ideale meta del viaggio che le varie razze del mondo devono compiere per purificarsi dalle colpe accumulate con le Grandi Guerre, le successive Guerre delle Razze e i tanti errori dovuti alla brama di potere (lo spietato dominio della Federazione, l’avvento degli Ombrati causato degli Elfi).

L’interazione tra mondo reale e immaginario diventa completa nella saga di Harry Potter di J.K. Rowling. Il mondo dei maghi elaborato dall’autrice fin nei minimi dettagli non è localizzato in un vago altrove né in una dimensione parallela alla nostra, ma nel nostro stesso mondo di cui condivide gli spazi. La scuola di Hogwarts è in Scozia; la strada dove vive Harry, Privet Drive, dal nome del tutto animo, è immaginata come parte di uno dei tanti sobborghi metropolitani inglesi, non molto lontano da Londra. E proprio a Londra si sviluppano molte vicende: qui ha sede il Ministero della Magia, l’Ospedale di San Mungo e soprattutto Diagon Alley, il rione dei maghi il cui accesso si trova sul retro del pub “Il Paiolo Magico”, invisibile ai normali ‘babbani’ ma posto su Charing Cross Road, una delle strade principali di Londra. Il binario 9 e 3/4, da dove parte l’Espresso per Hogwarts ogni 1° settembre, viene situato dalla scrittrice nella stazione londinese di King’s Cross. La sua fame è tale che i dirigenti della stazione hanno negli ultimi anni realizzato proprio in quella stazione un angolo dedicato agli appassionati di Harry Potter con la dicitura “binario 9 e 3/4”. Del resto lo stesso nome del binario sintetizza un po’ la filosofia alla base della convivenza tra questi due mondi – babbano e magico – secondo la Rowling: il binario 9 e 3/4 è una simbolica “terra di nessuno”, o meglio una “terra di mezzo” tra due realtà fisiche (il binario 9 e 10). Nell’intermezzo tra questi due blocchi del mondo reale c’è lo spazio per inserire un mondo immaginario che non necessariamente, quindi, cozza con quello conosciuto dai babbani. Quando Harry per la prima volta giunge al numero 12 di Grimmauld Place, a Londra, dove l’Ordine della Fenice ha posto il suo quartier generale, si stupisce che questo numero civico non ci sia tra le case che danno sulla piazza: ma improvvisamente il numero 11 e il numero 13 si fanno ‘da parte’ consentendo l’emersione per magia di una piccola porta con tanto di numero civico. Ecco un altro caso di luogo immaginario che emerge dalle interruzioni di continuità del mondo reale. L’Ospedale San Mungo, dove i maghi inglesi vengono ricoverati, si trova anch’esso a Londra e corrisponde fisicamente a un grande magazzino abbandonato da decenni, con tanto di insegna “Purge & Dowse Ltd”.

Il rischio che si incontra con la soluzione trovata dalla Rowling è che si possano leggere tra le righe della vicenda fittizia riferimenti al mondo reale. Questo rischio naturalmente è presente in qualsiasi romanzo, ma qui risulta maggiore nel momento in cui s’innesta un gioco di parallelismi tra un mondo reale e un mondo immaginario coesistenti. Il sesto capitolo della serie, Il Principe Mezzosangue, si apre con un preludio ambientato nello studio del Primo Ministro inglese. Questi si trova a barcamenarsi tra i resoconti di diverse disgrazie che hanno colpito il paese nei precedenti mesi, che il lettore sa essere dovuti all’azione di Voldemort e dei suoi Mangiamorte. Il critico più smaliziato cercherà di estrarre da quel breve ma intenso capitolo eventuali riferimenti della Rowling alla situazione politica contemporanea: il primo ministro dipinto dalla Rowling potrebbe essere Tony Blair, considerata la battuta nel testo sul “clima sinistro” calato sulla nazione fatta da un suo avversario politico, ma tenendo conto della cronologia che si evince dai romanzi ci troviamo nell’estate 1996 e per pochi mesi ancora a capo del gabinetto britannico sarà il conservatore John Major. Ancora, alcuni critici hanno letto nella scelta della Rowling di ubicare il nascondiglio segreto di Voldemort in Albania negli anni precedenti la sua risurrezione come un’eventuale spiegazione ‘alternativa’ agli sconvolgimenti politici che proprio in quegli anni hanno scosso tale paese. In questo caso la coincidenza cronologica può avallare l’ipotesi. Si tratta comunque di errore e malafede nella maggioranza dei casi: si pensi al fatto che nel quarto romanzo Dudley viene descritto giocare con una Playstation, cosa impossibile nell’estate 1994 essendo la consolle sbarcata in Europa nell’autunno dell’anno seguente. In realtà questo come altri errori palesi (uno dei quali è quello prima citato) servono alla Rowling per dimostrare che lo sfasamento tra il mondo babbano e il suo mondo magico è molto più forte di quanto inizialmente lasci intendere. E a nulla serve che il lettore si accanisca nel cercare sulla mappa la possibile ubicazione di Hogwarts e Hogsmeade, di Beauxbotons e Durmstrang: così come il babbano che si avventura nelle vicinanze di Hogwarts non scorge altro che un terreno recintato che gli fa perdere l’interesse ad approfondire cosa vi sia oltre, così il lettore non può penetrare i misteri del mondo immaginario di Harry Potter con le nozioni in suo possesso.

C.S. Lewis fa del Regno di Narnia un mondo parallelo al nostro, ma dove non mancano i passaggi dimensionali che ne permettono l’interazione. Peter, Edmund, Susan e Lucy entrano per la prima volta a Narnia attraverso un vecchio armadio in una stanza dimenticata; successivamente Edmund, Lucy e il loro cugino Eustachio trovano un accesso a Narnia in un grande quadro di un veliero; ancora, Eustachio e Jill ritornano a Narnia aprendo un portone abbandonato che dà sull’esterno della loro scuola. Nel preludio al ciclo, Il Nipote del Mago, i protagonisti si trovano in una grande e antica foresta che è una sorta di “porto d’imbarco” per altri mondi: nei tanti stagni che si trovano nella foresta c’è una porta per un universo completamento ‘alieno’: l’apparente assenza di confini fisici e temporali della foresta simboleggia l’infinitezza di immaginazione che c’è alla base dell’elaborazione creativa di C.S. Lewis e in generale di ogni creatore di mondi come già era il suo amico e collega Tolkien. Il rapporto tra mondo reale e immaginario è qui sfasato: non solo Narnia è un mondo ‘altro’, pur essendo accessibile dal nostro, in termini spaziali, ma lo è anche considerando il fattore cronologico: ogni giorno sulla terra corrisponde quasi a un anno nel tempo di Narnia, cosicché i protagonisti del ciclo vedono l’alba e il tramonto di un mondo intero nel corso della loro vita.

Questo stesso senso di infinitezza si ritrova nell’opera di Michel Ende. Ne La Storia Inifinita il regno di Fantàsia non ha confini fisici e non ha una precisa estensione geografica: la sua infinita estensione è però messa a rischio del Nulla, che rappresenta la perdita d’immaginazione. Se infatti, come il nome di Fantàsia suggerisce, è la fantasia intesa come immaginazione a permettere l’esistenza di quel mondo, allora solo il Nulla lo può distruggere, perché esso è appunto il contrario dell’immaginazione, è l’assenza di ogni cosa, innanzitutto di sogni e desideri. In un passo del libro si legge la seguente, fondamentale affermazione: «Tutto ciò che accade, tu lo scrivi. Tutto ciò che io scrivo accade». La frase sintetizza il pensiero di Ende: tutto ciò che l’immaginazione crea, esiste. Per uno scrittore quest'affermazione è una sorta di Credo: ciò che egli inventa nella sua mente diventa immediatamente reale se trasmesso ad altri attraverso la scrittura; così il mondo immaginario diventa in qualche modo reale. E Fantàsia, frutto dell’immaginazione degli uomini, può esistere come terra solo finché la fantasia continuerà ad albergare nella mente degli uomini. Questo spiega il senso dell’enigmatica risposta di Mork, l’inviato del Nulla, alla domanda di Atreiu sul perché egli voglia distruggere Fantàsia: «Voi avete avuto un mondo vostro, e io no». Ende esplora così il concetto di sub-creazione ancor più di quanto abbia fatto Tolkien. I mondi esistono se esiste Fantasia, altrimenti ci sarà solo il Nulla, il non-luogo.

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