|
II PARTE
<----
I PARTE
La morfologia delle Quattro Terre viene gradualmente
rivelata nell’ultima saga a cui Brooks sta ancora lavorando,
quella della Genesi di Shannara. L’ambientazione è la
nostra Terra, ancora geograficamente e topograficamente
riconoscibile, nell’epoca delle Grandi Guerre. L’azione si
concentra nelle rovine di Seattle, una delle ultime
metropoli ancora libere dall’invasione dei demoni. Il grosso
dell’esercito degli uomini si è abbarbicato nelle Fortezze,
di cui Castledown costituiva l’antesignano letterario. Si
scopre così che le future Quatto Terre, che morfologicamente
richiamano in modo prepotente l’Europa occidentale, non sono
altro che l’America settentrionale trasformata dalle
mutazioni continentali. Infatti molti dei luoghi presenti
nella saga di Shannara si ritrovano qui: il reame delgi Elfi
e la loro capitale, Arborlon, si trovano nella foresta di
Cintra, nell’Oregon, così come le remote montagne dove è
custodita la Pietra Nera; il Fiume Argento non è altro che
il fiume Columbia; in realtà dunque le Quattro Terre
risultano molto più ristrette geograficamente di quanto
previsto e si limitano alla parte orientale degli Stati
Uniti. Le terre dove, ne La regina degli Elfi di Shannara,
si rifugiano gli Elfi in esilio, sono verosimilmente poste
in quel che resta del Centro America, considerando il clima
tropicale e la presenza di un grande vulcano. In sostanza la
ragione della scelta di Brooks di ambientare le vicende di
Shannara nel nostro mondo va rintracciata nel messaggio
etico che l’intera produzione dello scrittore vuole
veicolare. In alcuni passi de La Spada di Shannara
s’intravede una forte critica dello sviluppo tecnologico
sconsiderato, ma Brooks in realtà non si scaglia contro la
scienza e la tecnologia quanto contro la sconsideratezza
umana. La saga del Verbo e del Vuoto e soprattutto la
trilogia della “Genesi di Shannara” approfondiscono questo
tema. La trasformazione del nostro mondo in quello selvaggio
e pericoloso delle Quattro Terre simboleggia l’inevitabile
riconquista da parte della natura sulla tecnologia. Il Regno
del Fiume Argento, una sorta di Eden nell’universo di
Shannara, è l’ideale meta del viaggio che le varie razze del
mondo devono compiere per purificarsi dalle colpe accumulate
con le Grandi Guerre, le successive Guerre delle Razze e i
tanti errori dovuti alla brama di potere (lo spietato
dominio della Federazione, l’avvento degli Ombrati causato
degli Elfi).
L’interazione tra mondo reale e immaginario diventa completa
nella saga di Harry Potter di J.K. Rowling. Il mondo
dei maghi elaborato dall’autrice fin nei minimi dettagli non
è localizzato in un vago altrove né in una dimensione
parallela alla nostra, ma nel nostro stesso mondo di cui
condivide gli spazi. La scuola di Hogwarts è in Scozia; la
strada dove vive Harry, Privet Drive, dal nome del tutto
animo, è immaginata come parte di uno dei tanti
sobborghi metropolitani inglesi, non molto lontano da Londra.
E proprio a Londra si sviluppano molte vicende: qui ha sede
il Ministero della Magia, l’Ospedale di San Mungo e
soprattutto Diagon Alley, il rione dei maghi il cui accesso
si trova sul retro del pub “Il Paiolo Magico”, invisibile ai
normali ‘babbani’ ma posto su Charing Cross Road, una delle
strade principali di Londra. Il binario 9 e 3/4, da dove
parte l’Espresso per Hogwarts ogni 1° settembre, viene
situato dalla scrittrice nella stazione londinese di King’s
Cross. La sua fame è tale che i dirigenti della stazione
hanno negli ultimi anni realizzato proprio in quella
stazione un angolo dedicato agli appassionati di Harry
Potter con la dicitura “binario 9 e 3/4”. Del resto lo
stesso nome del binario sintetizza un po’ la filosofia alla
base della convivenza tra questi due mondi – babbano e
magico – secondo la Rowling: il binario 9 e 3/4 è una
simbolica “terra di nessuno”, o meglio una “terra di mezzo”
tra due realtà fisiche (il binario 9 e 10). Nell’intermezzo
tra questi due blocchi del mondo reale c’è lo spazio per
inserire un mondo immaginario che non necessariamente,
quindi, cozza con quello conosciuto dai babbani. Quando
Harry per la prima volta giunge al numero 12 di Grimmauld
Place, a Londra, dove l’Ordine della Fenice ha posto il suo
quartier generale, si stupisce che questo numero civico non
ci sia tra le case che danno sulla piazza: ma
improvvisamente il numero 11 e il numero 13 si fanno ‘da
parte’ consentendo l’emersione per magia di una piccola
porta con tanto di numero civico. Ecco un altro caso di
luogo immaginario che emerge dalle interruzioni di
continuità del mondo reale. L’Ospedale San Mungo, dove i
maghi inglesi vengono ricoverati, si trova anch’esso a
Londra e corrisponde fisicamente a un grande magazzino
abbandonato da decenni, con tanto di insegna “Purge & Dowse
Ltd”.
Il rischio che si incontra con la soluzione trovata dalla
Rowling è che si possano leggere tra le righe della vicenda
fittizia riferimenti al mondo reale. Questo rischio
naturalmente è presente in qualsiasi romanzo, ma qui risulta
maggiore nel momento in cui s’innesta un gioco di
parallelismi tra un mondo reale e un mondo immaginario
coesistenti. Il sesto capitolo della serie, Il Principe
Mezzosangue, si apre con un preludio ambientato nello
studio del Primo Ministro inglese. Questi si trova a
barcamenarsi tra i resoconti di diverse disgrazie che hanno
colpito il paese nei precedenti mesi, che il lettore sa
essere dovuti all’azione di Voldemort e dei suoi Mangiamorte.
Il critico più smaliziato cercherà di estrarre da quel breve
ma intenso capitolo eventuali riferimenti della Rowling alla
situazione politica contemporanea: il primo ministro dipinto
dalla Rowling potrebbe essere Tony Blair, considerata la
battuta nel testo sul “clima sinistro” calato sulla nazione
fatta da un suo avversario politico, ma tenendo conto della
cronologia che si evince dai romanzi ci troviamo nell’estate
1996 e per pochi mesi ancora a capo del gabinetto britannico
sarà il conservatore John Major. Ancora, alcuni critici
hanno letto nella scelta della Rowling di ubicare il
nascondiglio segreto di Voldemort in Albania negli anni
precedenti la sua risurrezione come un’eventuale spiegazione
‘alternativa’ agli sconvolgimenti politici che proprio in
quegli anni hanno scosso tale paese. In questo caso la
coincidenza cronologica può avallare l’ipotesi. Si tratta
comunque di errore e malafede nella maggioranza dei casi: si
pensi al fatto che nel quarto romanzo Dudley viene descritto
giocare con una Playstation, cosa impossibile nell’estate
1994 essendo la consolle sbarcata in Europa nell’autunno
dell’anno seguente. In realtà questo come altri errori
palesi (uno dei quali è quello prima citato) servono alla
Rowling per dimostrare che lo sfasamento tra il mondo
babbano e il suo mondo magico è molto più forte di quanto
inizialmente lasci intendere. E a nulla serve che il lettore
si accanisca nel cercare sulla mappa la possibile ubicazione
di Hogwarts e Hogsmeade, di Beauxbotons e Durmstrang: così
come il babbano che si avventura nelle vicinanze di Hogwarts
non scorge altro che un terreno recintato che gli fa perdere
l’interesse ad approfondire cosa vi sia oltre, così il
lettore non può penetrare i misteri del mondo immaginario di
Harry Potter con le nozioni in suo possesso.
C.S. Lewis fa del Regno di Narnia un mondo parallelo al
nostro, ma dove non mancano i passaggi dimensionali che ne
permettono l’interazione. Peter, Edmund, Susan e Lucy
entrano per la prima volta a Narnia attraverso un vecchio
armadio in una stanza dimenticata; successivamente Edmund,
Lucy e il loro cugino Eustachio trovano un accesso a Narnia
in un grande quadro di un veliero; ancora, Eustachio e Jill
ritornano a Narnia aprendo un portone abbandonato che dà
sull’esterno della loro scuola. Nel preludio al ciclo, Il
Nipote del Mago, i protagonisti si trovano in una grande
e antica foresta che è una sorta di “porto d’imbarco” per
altri mondi: nei tanti stagni che si trovano nella foresta
c’è una porta per un universo completamento ‘alieno’:
l’apparente assenza di confini fisici e temporali della
foresta simboleggia l’infinitezza di immaginazione che c’è
alla base dell’elaborazione creativa di C.S. Lewis e in
generale di ogni creatore di mondi come già era il suo amico
e collega Tolkien. Il rapporto tra mondo reale e immaginario
è qui sfasato: non solo Narnia è un mondo ‘altro’, pur
essendo accessibile dal nostro, in termini spaziali, ma lo è
anche considerando il fattore cronologico: ogni giorno sulla
terra corrisponde quasi a un anno nel tempo di Narnia,
cosicché i protagonisti del ciclo vedono l’alba e il
tramonto di un mondo intero nel corso della loro vita.
Questo stesso senso di infinitezza si ritrova nell’opera di
Michel Ende. Ne La Storia Inifinita il regno di
Fantàsia non ha confini fisici e non ha una precisa
estensione geografica: la sua infinita estensione è però
messa a rischio del Nulla, che rappresenta la perdita
d’immaginazione. Se infatti, come il nome di Fantàsia
suggerisce, è la fantasia intesa come immaginazione a
permettere l’esistenza di quel mondo, allora solo il Nulla
lo può distruggere, perché esso è appunto il contrario
dell’immaginazione, è l’assenza di ogni cosa, innanzitutto
di sogni e desideri. In un passo del libro si legge la
seguente, fondamentale affermazione: «Tutto ciò che accade,
tu lo scrivi. Tutto ciò che io scrivo accade». La frase
sintetizza il pensiero di Ende: tutto ciò che
l’immaginazione crea, esiste. Per uno scrittore
quest'affermazione è una sorta di Credo: ciò che egli
inventa nella sua mente diventa immediatamente reale se
trasmesso ad altri attraverso la scrittura; così il mondo
immaginario diventa in qualche modo reale. E Fantàsia,
frutto dell’immaginazione degli uomini, può esistere come
terra solo finché la fantasia continuerà ad albergare nella
mente degli uomini. Questo spiega il senso dell’enigmatica
risposta di Mork, l’inviato del Nulla, alla domanda di
Atreiu sul perché egli voglia distruggere Fantàsia: «Voi
avete avuto un mondo vostro, e io no». Ende esplora così il
concetto di sub-creazione ancor più di quanto abbia fatto
Tolkien. I mondi esistono se esiste Fantasia, altrimenti ci
sarà solo il Nulla, il non-luogo.
©
Fabbricantidiuniversi.it 2004-2008 - i testi
del sito sono liberamente
riproducibili citandone la fonte. |