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Presentiamo, in esclusiva per Fabbricanti di Universi, un'intervista a cura di Ylenia Zanghi a Loredana La Puma (la sua pagina ufficiale), autrice fantasy palermitana (classe 1981) che ha firmato Il cerchio si è chiuso, real fantasy edito da "La Penna Blu" (che presto dovrebbe avere un seguito). La Puma è stata anche impegnata in un progetto di scrittura di un fantasy "a dodici mani", noto come "Il Consiglio di Aldreian". 1. Come ti presenteresti ai visitatori di Fabbricanti di Universi? Loredana La Puma, ventisette anni, palermitana, esordiente in campo letterario, innamorata dei libri e in particolare di tutti quei romanzi in cui la mente umana è riuscita a spingersi al di là dei propri limiti; non a caso, tutti e sette i “Fabbricanti di Universi” che avete scelto come vostri capisaldi sono fra i miei miti assoluti! 2. Qual è stato il primo spunto, la prima intuizione da cui è partita la creazione dell'intera storia? Tutto è partito da un’idea di base piuttosto vaga, che oltretutto aveva poco a che fare con il fantasy: una ragazza sorvegliata a sua insaputa da una misteriosa organizzazione segreta. Mi ronzava in testa da diverso tempo, e la notte spesso restavo sveglia a interrogarmi sul passato di questo nebuloso personaggio: chi era? Cosa aveva di diverso dalle altre persone? Da chi era composta l’organizzazione in questione, e a cosa mirava? In realtà non trovavo risposte soddisfacenti, e infatti conservo ancora un paio di versioni incompiute di un ipotetico primo capitolo. Avevo quasi mollato quando un pomeriggio, durante una pausa dallo studio, ho cominciato a scrivere alcune frasi su un quadernone e mi sono resa conto che era proprio ciò che cercavo. Da quel momento in poi sono andata avanti senza pause, e nel giro di sei mesi sono arrivata all’ultima pagina. 3. Nel tuo romanzo sono presenti idee scaturite da concrete esperienze di vita che hai avuto? Quali? Parecchie. Innanzitutto, la protagonista ha moltissimi aspetti in comune con me; mi somiglia molto sia nel fisico che nel carattere. Alcuni episodi che riguardano la sua infanzia sono accaduti realmente (anch’io avevo rapporti poco idilliaci con i miei compagni ed ero molto timida), e in generale per tutte le parti più “realistiche” della storia mi sono ispirata a eventi vissuti in prima persona. Anche per quanto riguarda gli altri personaggi mi è venuto naturale prendere spunto da persone che ho conosciuto, spesso facendo una specie di miscuglio: il personaggio di Rita per esempio (la migliore amica di Elli) è un pò la sintesi di varie persone che hanno fatto parte della mia vita, sia per il suo carattere, sia per il ruolo che riveste. Quando si scrive credo sia impossibile non ispirarsi alla propria vita e alle proprie esperienze, per quanto fantasiosa possa essere la storia narrata. Ricordo che durante la stesura, quando mi capitava qualcosa di particolare, non potevo fare a meno di pensare: “caspita, questa devo proprio metterla nel libro!”. 4. Mi risulta che tu sia una grande fan di Harry Potter. J.K. Rowling è stata tra i tuoi modelli? Quali sono in generale gli autori a cui ti ispiri? Di sicuro J.K. Rowling è l’autrice che più mi ha ispirato. Questa grande scrittrice ha creato un universo alternativo quanto si vuole ma al tempo stesso così vicino alla nostra realtà da risultarci straordinariamente familiare; ha avuto la capacità di costruire delle trame sorprendenti, coerenti in ogni parte e assolutamente perfette nei loro tempi di sviluppo; è riuscita a modellare personaggi così vivi da darci l’illusione che potremmo incontrarli sulla soglia di casa (davvero stupefacente, considerando che si tratta di maghi, streghe, elfi domestici e via dicendo); ogni suo romanzo ha la capacità di strapparci al nostro mondo per catapultarci letteralmente nel suo, e personalmente non mi è più accaduto con la stessa intensità. La spinta fondamentale che ha dato il via alla stesura del mio romanzo è stata proprio la voglia di creare qualcosa di mio che avesse anche solo un millesimo di quella stessa forza narrativa. Alla Rowling devo doverosamente aggiungere l’immancabile Tolkien, per avermi “insegnato” che creare un universo letterario, fantastico o meno, richiede cura, dedizione e moltissimo tempo, e che ogni particolare, per quanto piccolo o apparentemente insignificante, non dev’essere mai collocato a caso. Per quanto riguarda i miei modelli attuali, rispetto a quando ho iniziato la stesura del mio romanzo le mie cognizioni in fatto di fantasy e di fantascienza si sono notevolmente ampliate, e adesso sono una grande estimatrice un pò di tutti i maestri del genere. Fra le opere che più mi hanno colpita, la saga di “Dune” di Frank Herbert per la complessità e i temi affrontati e quella di “Earthsea” della Le Guin per la sua bellezza e poesia. 5. Il tuo romanzo è stato accostato al capolavoro di George Orwell "1984". Conoscevi questo romanzo? Ti ha influenzata in qualche modo nella creazione della tua storia? Devo ammettere con un pò di vergogna di non averlo ancora letto. E’ uno di quei romanzi che mi ripropongo sempre di leggere ma che poi, per un motivo o per un altro, finisce ogni volta per essere rimandato a un momento futuro. Ovviamente ne ho sentito parlare e conosco a grandi linee la trama, ma non credo proprio di averlo tenuto presente durante la creazione della mia storia. Interrogandomi più a fondo sulla questione, credo che la sensibilità verso il tema della libertà dell’individuo sia nata in me da una base se vogliamo meno “nobile”: una decina di anni fa vedevo sempre un telefilm in Italia intitolato “Jarod, il camaleonte” (“The Pretender” in lingua originale), in cui una misteriosa organizzazione chiamata “Il Centro” manipolava assiduamente la vita del protagonista e di molti altri per i suoi loschi scopi (mai del tutto svelati né particolarmente definiti, il che alla lunga costituiva un pò una debolezza della serie). L’idea di questo gruppo di persone che si permetteva con disinvoltura di disporre degli altri come di pedine, senza alcun riguardo per i loro diritti o sentimenti, all’epoca mi colpì profondamente, affascinandomi e spaventandomi al tempo stesso, e fu sempre allora che iniziai a domandarmi se qualcosa del genere potesse esistere davvero nel nostro mondo e a che livello. Da queste prime riflessioni, nel corso degli anni, credo sia maturata poi l’idea dell’Ordine dei Custodi. 6. In quale "genere" di fantasy si inquadra il tuo romanzo? Quando l’ho scritto, da brava neofita del genere, non avevo idea che esistessero dei sottogeneri del fantasy, e infatti quando ho cominciato a inviarlo alle case editrici mi trovavo sempre un pò in imbarazzo al momento di indicare il genere di appartenenza. Per cui oggi sono ben felice di poter affermare senza ombra di dubbio che il mio romanzo è definibile come un real-fantasy o come un urban-fantasy, un fantasy calato nella nostra realtà quotidiana e ad ambientazione prettamente urbana. 7. Cosa pensi del fantasy cosiddetto "classico"? Il fantasy “classico” ha un fascino indiscutibile, dato senz’altro dalla sua peculiare ambientazione: mondi dal sapore medievale ma totalmente diversi dal nostro, arcani e senza tempo, dove tutto o quasi è possibile purché in accordo con i limiti imposti dalla coerenza interna. E’ un genere tuttavia che difficilmente riesce a svincolarsi dall’eterno problema che lo affligge: l’immancabile confronto con “papà” Tolkien. Il problema è che l’universo fantastico creato dallo scrittore inglese è così vasto, così perfetto in ogni sua parte, così verosimile e affascinante, che spesso si ha l’impressione che sia già stato detto tutto a proposito di terre immaginarie, Elfi, Nani, Orchi, Draghi e Stregoni. Si possono creare nuove terre, nuove razze, nuovi idiomi, nuovi conflitti, personaggi più “problematici” di quelli tolkieniani, ma la trappola è sempre lì in agguato, e sfuggire al confronto evitando di cadere negli ormai abusati stereotipi del genere risulta sempre più difficile. A mio parere sono pochi gli autori che in questo campo sono riusciti a creare qualcosa di veramente originale. Secondo me più che i capisaldi dell’opera tolkieniana bisognerebbe seguirne lo spirito: la volontà e il bisogno di creare un mondo intimamente perfetto, un vero e proprio universo secondario in cui nulla è lasciato al caso. Curiosamente, l’unico autore che secondo me ha creato un mondo in grado di rivaleggiare con la Terra di Mezzo non è uno scrittore di fantasy, ma di fantascienza. Mi riferisco ovviamente a Frank Herbert con la sua saga di “Dune”. 8. Che cosa ti ha creato maggior difficoltà nell'integrare le invenzioni "fantastiche" al nostro mondo? In generale il problema maggiore per chi si cimenta in una storia “fantastica” è quella di riuscire a renderla verosimile. Per citare un esempio fatto dallo stesso Tolkien, è molto più difficile descrivere un sole verde e far sì che il lettore lo percepisca come plausibile, piuttosto che limitarci a descrivere il sole che tutti noi conosciamo. Nel caso di un real-fantasy le difficoltà aumentano, perché in esso gli elementi facenti parte della nostra realtà e quelli “fantastici” convivono fianco a fianco, e se non si sta molto attenti si rischia di cadere nel ridicolo involontario. Per fare l’esempio del mio libro, fino a un certo punto il lettore vive situazioni più o meno normali, in cui tutti potranno facilmente immedesimarsi, come una lezione universitaria o una serata fuori con gli amici. Ma qualche capitolo dopo quello stesso lettore si ritrova ad avere a che fare con ciondoli magici ed esseri sovrannaturali dagli occhi luminosi. Renderlo credibile avrebbe potuto rivelarsi un problema, se non fosse che l’articolazione stessa della trama mi ha portato a inserire gli elementi fantastici con una certa gradualità, lasciando che la storia scivolasse progressivamente dal realismo al fantastico. Credo che questo sia stato molto d’aiuto. CONTINUA ---> © Fabbricantidiuniversi.it 2004-2009 - i testi del sito sono liberamente riproducibili citandone la fonte. | ||||